lunedì 25 agosto 2014

STRADE ROMANE: PRATI



                                                                                       
                                                            
GIUSEPPE MAZZINI  (1805-1872) : La sua vita , quanto mai coerente con i suoi ideali , è nota. Mi limito soltanto a evidenziare alcuni tratti della sua personalità e del suo pensiero.  Secondo lui la missione particolare dell’ Italia, attraverso la creazione di uno Stato Repubblicano Unitario e indipendente, consisteva nel  porsi a guida del movimento rivoluzionario europeo e alla fondazione degli Stati Uniti d' Europa.  Mazzini riteneva che tutte le nazioni fossero parti di una sola Umanità, (incarnazione divina) e che ogni popolo in collaborazione con gli altri doveva contribuire alla realizzazione finale  di un’ unione fraterna di tutti gli uomini.  Partecipò alla fondazione della I Internazionale ma ne uscì  non condividendone l’ impostazione materialistica storica. La sua idea “volontaristica” del “nazionalismo”  può , a mio parere,  ancora fungere da  antidoto all’ idea  naturalistica e aggressiva del “nazionalismo”  alla Bismarck, o alla Crispi , estremizzata , poi, dai fascisti e dai nazisti .
                                                                             
     

CIRO MENOTTI (1798-1931) Patriota e  liberale  democratico modenese. Già coinvolto nei moti del 1820-21, progettò , nel 1830,  insieme a Enrico Misley ed altri,   un’ insurrezione nell’Italia centrale. A tale programma sembrò aderire, motivato  da ambizioni di espansione territoriale, anche il duca di Modena, Francesco IV . Come è noto  il duca, poi, ci ripensò e fece arrestare preventivamente Ciro Menotti, e , poi, dopo la repressione per opera degli Austriaci dei moti del 1830-31, lo fece impiccare.  Ricordo anche  che Menotti, con un notevole anticipo, rispetto alla maggior parte dei patrioti italiani del suo tempo, aveva ben chiara, come meta finale,  la proclamazione di un’ Italia “indipendente, unita e libera”. Infine ho sentito dire che vi sono ancora famiglie  di Modena o originarie di Modena che conservano gelosamente frammenti di legno appartenenti alla forca sulla quale Ciro Menotti fu  impiccato.
                                                                               
                                                                       
                                                                   
ELEONORA DE FONSECA PIMENTEL (1758-1799). Di origine portoghese, si  separò ancora giovane da un marito violento,  generale dell’esercito napoletano. Fu egualmente bene accolta alla  Corte di Ferdinando IV  e della regina  Maria Carolina grazie alla sua grande cultura, ispirata alle  nuove idee illuministe. Dopo l’avvento della Rivoluzione francese i contenuti libertari della filosofia illuminista  che prima erano  relativamente tollerati furono rigorosamente repressi e trovatole nel suo appartamento libri di Diderot e D’Alembert  Eleonora Pimentel fu arrestata. Liberata dalla sollevazione popolare  del 1799 e dall’arrivo dei francesi diventò, durante  il periodo della Repubblica Napoletana,  giornalista e direttrice  del giornale libertario “Le Moniteur”. Con il ritorno dei Borboni  fu condannata a morte  e  affrontò il patibolo con grande serenità e coraggio.
                                                                             
                                                  
LUISA SANFELICE (  1764-1800), nobildonna napoletana, venne a sapere da un suo corteggiatore, il tenente filo-monarchico,  Gerardo Baccher,  che si stava preparando una congiura per rovesciare il regime repubblicano e informò di ciò , in via del tutto riservata, il suo amante repubblicano, Ferdinando Ferri,    perché si mettesse in salvo. Ferdinando Ferri ( o secondo un’altra versione ,Vincenzo Cuoco)  avvisò le autorità repubblicane e la congiura fu repressa.  Sebbene Luisa San Felice, convocata dal tribunale rivoluzionario si rifiutò sempre di fare i nomi dei congiurati, Baccher e i suoi complici furono arrestati e pochi giorni prima della caduta della Repubblica  vennero fucilati. La Sanfelice, senza che lei lo volesse, fu proclamata Madre della Patria e salvatrice della Repubblica. Quando il re Ferdinando IV e la corte riconquistarono il trono di Napoli,  la Sanfelice fu, per quell’episodio,  processata e condannata a morte.  Nonostante il vano tentativo di evitare la morte , fingendosi incinta, dopo un anno di carcere, fu decapitata.

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