La collaborazione data dal fascista Gelli del carcere Licio Gelli all’ assalto del carcere di Pistoia e alla liberazione dei detenuti politici sollevò un intenso dibattito tra i partigiani pistoiesi, che portò a istituire un processo informale contro Silvano Fedi , che si concluse con una sentenza di condanna a morte. E tutto ciò senza che lui fosse stato presente durante il processo o quanto meno fosse stato a conoscenza di quanto stava avvenendo alle sue spalle. (cfr. brano)
Brano da commentare: ….” Il sodalizio stretto da “Silvano” con Licio Gelli non fu, tuttavia, condiviso da tutti i componenti della sua formazione [nota mia: tra cui Tiziano Palandri e Archimede Peruzzi]. […] Il solidalizio di “Silvano” con Gelli ingenerò scompiglio anche nel gruppo dirigente degli anarchici pistoiesi [nota mia: tra cui Tito e Mario Eschini). Qualcuno di essi propendeva a credere che l’amico fosse diventato “matto”. Non si capiva come” Silvano”, sul cui capo pendeva un mandato di cattura, potesse stringere accordi, anche se evidentemente strumentali con Licio Gelli. […] Per discutere il caso fu convocata un’apposita riunione, allargata anche agli anarchici fiorentini [nota mia: tra cui Lato Latini e Augusto Boccone]. I convenuti discussero a lungo: un’accusa specifica e circostanziata contro “Silvano” non c’era, se non quella relativa alla sua anomala condotta politica. Tutti furono d’accordo, con più o meno distinguo, nel condannare la sua condotta come avventurosa. In ultima istanza, si trattava dell’accusa di avventurismo ed essa equivaleva a un verdetto di colpevolezza: in teoria comportava la condanna a morte; in pratica nessuno di loro si sentiva di eseguirla. L’affetto reciproco che li aveva (e li teneva) uniti inibiva gesti omicidi da perpetrarsi contro uno di loro. Per di più “Silvano” era il compagno pi dotato di carisma, l’amico da essi, forse, più amato. Non sapendo cosa fare, “Tiziano” e Archimede Peruzzi decisero, a nome di tutti gli altri, di investire “Pippo” [nota mia: Manrico Ducceschi comandante dell’ XI zona] della questione. Convinsero “ Silvano” con una scusa conveniente, a recarsi in bicicletta da Pistoia alle Tre Potenze. Pedalarono fino all’ Astracaccio e il resto del percorso lo fecero a piedi. “Pippo” ricevette festosamente i compagni pistoiesi. E li ascoltò. Di fronte a lui Peruzzi e “Tiziano” sciorinarono il repertorio delle accuse contro “Silvano” e la condanna emessa. Costui, colto di sorpresa, si difese con foga. Confermò il carattere strumentale e provvisorio del sodalizio con Gelli. E aggiunse che doveva tenerselo ancora “amico” , per qualche mese, per portare a compimento alcuni progetti che aveva in mente. Alla fine, bilanciate le accuse degli uni e la difesa dell’altro, “Pippo” concluse che quanto ascoltato non offriva materia per emettere sentenze. Cosicché tutti e tre ripresero in silenzio la via del ritorno verso la città. Qualche giorno dopo avvenne una sorta di riappacificazione generale, siglata dall’ incontro tra Tito Eschini , il patriarca del movimento anarchico piemontese e il giovane libertario. La condanna fu annullata. “ ( da un estratto, con alcuni tagli per ragioni di spazio, della ”dettagliata” e documentata” ricostruzione dell’episodio di Giorgio Petracchi)
Brano da
commentare: “ La morte di Silvano Fedi, avvenuta il 29 luglio 1944, presenta tutt’oggi dei lati oscuri . Fu
una imboscata da parte di italiani non potrei dire da quale parte politica
perché non ci sono prove. I fatti si svolsero così. In questa banda c’era un
partigiano nostro [nota mia: Iacopo Innocenti detto Ciapo o Ciappino].
Fummo avvertiti di questo fatto da un tale Agostini anch’egli vittima della
banda. Si presentarono a casa sua
presero in ostaggio la sorella, la portarono in un’altra stanza, le spararono
ad un orecchio. Così noi riuscimmo a prendere la banda che era composta di undici persone. Quattro furono fucilate e le altre sette furono processate. Oltre a
noi c’erano a giudicarle rappresentati
del partito comunista, del Partito d’azione, della Democrazia Cristiana. Per
noi dovevano essere fucilati, ma gli altri furono di parere contrario, e noi ci
astenemmo. Però Silvano chiese che tutta
la refurtiva ci fosse consegnata per essere restituita a coloro ai quali era
stata rubata. Si convenne che l’appuntamento fosse in località Montechiaro alle
ore 14. Silvano non era tranquillo e portò con sé nove uomini che furono
disposti nel modo seguente … Dobbiamo precisare che la maggior parte della
banda dei ladri apparteneva al Partito comunista. Poiché Silvano non era ben
visto non solo dai comunisti , ma anche da altri partiti, ritengo che fossero
in molti ad augurarsi la sua morte .
All’appuntamento furono trovati i tedeschi in luogo di coloro che dovevano
venire. Essi si giustificarono dicendo che al loro barroccio si era rotta una
ruota. Fu però constatato che le ruote del barroccio erano intatte e che si trovava a un
chilometro e mezzo di distanza dal luogo dell’appuntamento. Quando noi
arrivammo sul posto ci appostammo e dopo
poco dei tedeschi sbucarono da una boscaglia poco distante e cominciarono a
sparare. Non posso precisare se i tedeschi arrivarono dopo di noi, potevano
esser colà anche prima di noi. La boscaglia era fitta e non si poteva vedere
dentro. Silvano, Giulietti e Marcello erano armati di pistola, risposero al
fuoco, ma di fronte alla superiorità di
uomini e mezzi non c’era nulla da fare. Solo Marcello si salvò, perché ferito, riuscì
a fuggire e precipitò in un burrone, dove lo trovammo e portato in salvo. I
tedeschi fecero prigioniero Brunello
Biagini che fu poi fucilato a Montechiaro il
1° agosto. Perché riconosciuto
appartenente alla formazione Fedi.” (Enzo Capecchi, intervista
collettiva a Italino Rossi, 1980)
Bibliografia:
Ilic Aiardi e Roberto Aiardi, Agguato
a Montechiaro, Considerazioni sulla morte del comandante partigiano Silvano Fedi
Centro di documentazione di Pistoia 2014 in https://www.centrodocpistoia.it/notiziari/241testo.pdf. , p. 36. E per una versione più articolata di questi due autori sulla morte di
Silvano Fedi, cfr. anche Roberto Aiardi e Ilic Aiardi, Storie di resistenza a
Pistoia. La vicenda del comandante partigiano Silvano Fedi, Centro di
documentazione Pistoia editrice, 2017 p. 27 e pp. 291-335
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| PIETRO BRUZZI |
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| MARIO PERELLI, ANTONIO PIETROPAOLO, MARIO MANTOVANI, GERMINAL CONCORDIA (MICHELE) e la sua compagna MARILENA ODESSA. |
Brano da commentare: “ Sorvolando sui dettagli o sui fatti minori”, ricorda Il Libertario di Milano, “ gli episodi di natura militare a cui le brigate Malatesta-Bruzzi hanno portato il loro pieno concorso si possono così riassumere: il 25 aprile (1945) una colonna tedesca è disarmata ad Affori …. Lo stabilimento Carlo Erba viene occupato in collaborazione con elementi di altri partiti. Nostri gruppi armati a Porta ticinese procedono a requisizioni di armi”. Il giorno successivo la IV ( ?: L’interrogativo è mio) Brigata Malatesta controlla le vie che conducono alla zona Sempione e Garibaldi, viene occupata quindi la Triplex ed in collaborazione con altri, la radio. “ Ma l’azione delle nostre Brigate non si limita soltanto ad operazioni militari” afferma Il Comunista Libertario del 18 maggio 1945 “ non appena il successo dell’operazione appare assicurato in modo tale da impedire qualsiasi ritorno offensivo delle forze fasciste, l’epurazione viene condotta tenendo presente l’effetto sociale che si deve ottenere”. Generi alimentari e vestiario requisirti, sono destinati alle famiglie povere , sinistrate o vittime della persecuzione fascista. Sono anche requisite alcune ditte appartenenti a noti fascisti e consegnate agli operai che le avevano difese col loro sangue ed il loro lavoro. Le fabbriche , trasformate in cooperative, sono riaperte e la produzione viene subito ripresa con gestione diretta. Altrettanto avviene per la terra. …” ( Italino Rossi, La ripresa del Movimento Anarchico italiano e la….)
Bibliografia: Italino Rossi, La ripresa del Movimento Anarchico italiano e la propagnda orale dal 1943 al 1950, Edizioni Erre Elle, Pistoia 1981, pp. 36-37 .
BREVI CENNI BIOGRAFICI: MARIO ORAZIO PERELLI (1894-1979). Fervente antimilitarista e antinterventista aderì presto all’ anarchismo,. Dopo la prima guerra mondiale collaborò al quotidiano Umanità Nova, in cui coesistevano sia la tendenza comunista che quella individualista, diretto da Errico Malatesta . Fu anche egli coinvolto , pur essendo estraneo al fatto, nella repressione fascio-poliziesca seguita alla “Strage del Diana”. Condannato a vent’anni del carcere, nel 1940 la pena fu commutata con il confino a Ventottene , Ponza e infine Renicci d’ Anghiari, da dove nel 1943 , fuggì con tutti gli altri compagni detenuti ( cfr. post ALFONSO FAILLA , UGO FEDELI ……). Perrelli , insieme a Bruzzi e Pietropaolo, fu tra i primi a organizzare in Lombardia formazioni partigiane . Pur militando , dopo la guerra, in altri partiti, Perelli volle per i suoi funerali bandiere nere anarchiche. ANTONIO PIETROPAOLO ( 1899- 1965) . Nato a Briatrico in Calabria si trasferì presto a Milano. Coinvolto nell’attentato al teatro Diana fu condannato a diciassette anni non per quella strage ma per associazione a delinquere e fabbricazione e trasporto di bombe. Nel 1932 fu liberato in seguito ad un’amnistia e sottoposto a libertà vigilata a Vibo Valentia. Durante la Resistenza organizzo e comandò , sino al suo arresto, una formazione partigiana , la cosiddetta II Malatesta in provincia di Pavia in collegamento con quella di Milano, la cosiddetta I Malatesta. Si distaccò anche lui gradualmente , dopo la guerra, insieme a Perelli e a Germinal Concordia dal movimento anarchico. MARIO MANTOVANI (1897-1977) . Nato a Milano, si impegnò , sin da giovane , nel movimento anarchico e fu arrestato insieme a Perelli per l’ attentato al teatro Diana. Visse durante la dittatura fascista quasi sempre in carcere o al confino. Nel 1943 scappò insieme a Perelli ed altri dal campo di concentramento di Renicci e si recò a Milano. Durante la Resistenza, militò nelle brigate Malatesta-Bruzz, dove svolse importanti incarichi. Dopo la guerra fu uno dei più attivi esponenti della Federazione Anarchica Italiana (FAI) e direttore del settimanale Umanità Nova . GERMINAL CONCORDIA ( 1913- 1980) Pur dovendo interrompere gli studi universitari continuò a studiare come autodidatta e fu influenzato dal pensiero filosofico e politico di Benedetto Croce, che funse, durante il regime, da importante punto di riferimento per quei giovani che non si riconoscevano nell’ideologia fascista. Durante l’occupazione tedesca contribuì ad organizzare formazioni partigiane che confluirono poi con le brigate Malatesta-Bruzzi. Cercò anche di valersi , se ho capito bene , dell’appoggio di quei fascisti, nel 1945, sentendo avvicinarsi la fine del nazi-fascismo , erano, relativamente , disponibili a favorire iniziative resistenziali. Uno di questi casi fu per esempio , secondo Concordia, la liberazione dei detenuti politici rinchiusi, proprio come lui , la Belloria , Pietropaolo, e tanti altri a San Vittore. In effetti il carcere fu liberato dai tedeschi che lo presidiavano, secondo la testimonianza del partigiano Libero Cavalli alla guida della Brigata giovanile delle “Matteotti", il 26 aprile 1945 per un'azione armata condotta dall'esterno del carcere. Secondo il memoriale di Concordia esso avvenne invece un giorno prima per merito di un simultaneo attacco dall’esterno del carcere di San Vittore e da una riuscita rivolta dei detenuti scoppiata con l’aiuto di molte guardie carcerarie italiane, dall’interno. (cfr. brano)
Tale data è stata ribadita durante l’intervista con Marilena Dossena, compagna di Concordia, nel video Gli anarchici nella resistenza a cura del " Centro Studi Libertari Archivio Giuseppe Pinelli" in collaborazione con la " Fondazione Anna Kuliscioff "in occasione del 50° Anniversario della Resistenza.









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