PIETRO FERRERO ( 1892-1922)
anarchico, sindacalista, segretario della FIOM-CGIL. Nato a Grugliasco (
Torino) da Giuseppe Ferrero, uno dei fondatori, nel 1891, della Cooperativa
Lime di Grugliasco e da Carlotta Carolina Scaraffia. Alla morte del padre, Pietro
, essendo il più grande di quattro fratelli, dovette, per mantenere la famiglia, lavorare come piastrellista nella
Ditta Grabbi di Torino senza però trascurare, da autodidatta a formarsi una cultura, il più possibile adeguata alla comprensione delle grandi innovazioni scientifiche e sociali di quei primi anni del XX secolo . Frequentò, giovanissimo, il Circolo libertario di studi
sociali presso la Barriera di Milano,
quartiere proletario di Torino. MAURIZIO
GARINO ( 1892-1972) anarchico, sindacalista. Nato a Ploaghe ( provincia di
Sassari) da padre Michele,
carabiniere in servizio in Sardegna e da madre Nicoletta Chigini, sarda.
A causa di una malattia agli occhi il
padre lasciò, dopo 25 anni, l’arma dei
carabinieri e con la famiglia, cinque figli di cui due morti quando erano
ancora bambini, si trasferì in Piemonte ,
prima a Torino e poi a Cassine, provincia di Alessandria, dove ebbe un posto
di comandante delle guardie campestri. A
11 anni Maurizio dovette, , per ragioni economiche, abbandonare gli studi e apprese il mestiere di falegname Alla ricerca di un lavoro più remunerativo per
entrambi Maurizio e la sorella furono mandati a
Torino, dove trovarono , lui, un lavoro presso un laboratorio di
falegnameria e la sorella in una
sartoria . Dopo un periodo, 1908, in cui militò in un gruppo socialista nel quartiere
Barriera di Milano si avvicinò
all’anarchismo, dove conobbe Pietro Ferrero , a cui fu legato , sino alla morte
di questi, da una profonda amicizia e da
una comune identità di vedute. Nel 1910, a Torino, Pietro Ferrero , assieme a
Maurizio Garino e ad altri, fondarono la scuola Moderna
“Francisco Ferrer”, ( di cui fu segretario, ) per giovani operai. (cfr.
brano)
Brani
da commentare: Brani da commentare: 1) "..Ora noi non seguiamo esattamente , anche perché
ci m:ancherebbero i mezzi materiali e morali, la pratica di
Francisco Ferrer inquantoché egli dedicava la massima cura ai
bambini, ma dedichiamo modestamente le nostre attenzioni ai giovani i quali
hanno abbandonato da poco le scuole ufficiali per l'officina. Inoltre non
dobbiamo confondere con la nostra iniziativa quelle pseudo Università Popolari le quali hanno tutto, meno il merito
di essere popolari . […] [...] Assicurata la vita materiale del nostro
Circolo, le nostre maggiori attività saranno volte all'opera principale: Fare
degli uomini [...] Cercheremo modestamente nei limiti del possibile di iniziare
i corsi di istruzione i quali andranno dall'insegnamento pratico ed elementare
dei maggiori problemi della vita, alle conferenze che rivestono un carattere
scientifico [....] Indiremo le
conferenze scientifiche nel modo più elementare possibile, per renderle
accessibili a tutti. Cercheremo di renderle più pratiche mediante la
constatazione diretta delle verità affermate, promuovendo visite ai musei.
Invitiamo i soci all'allenamento oratorio. Li incoraggeremo al massimo studio
[....] Un altro ramo di attività sarà la ricreazione [...] E allo scopo
incoraggeremo il canto, la musica, faremo gite ricreative famigliari ". (
Programma del circolo di Cultura Francisco Ferrer di Torino
(1911) ; 2) “ Dei Soci fondatori
saremo stati 30 o 25, quasi tutti socialisti della zona. Noi non abbiamo potuto
costruirla sul modello delle scuole di Francisco Ferrer perché lui le aveva
concepite e realizzate per
l’insegnamento a bambini, ai giovani, e noi invece l’avevamo messa in piedi
soprattutto per gli adulti. Certo, venivano anche dei ragazzi, magari dei
fratelli minori, a sentire le lezioni e le conferenze, ma erano soprattutto gli
adulti che facevano funzionare questo Circolo. Come ho detto, eravamo una
trentina di soci fondatori, giovani e anziani mescolati. C'erano degli anziani
molto anziani con i capelli bianchi, socialisti e anarchici. […]. Abitavamo
quasi tutti in Barriera di Milano. […] Questa scuola è andata avanti fino al
'20, dopo si è dissolta a causa del fascismo. E' finita. Ma negli ultimi tempi
eravamo più di trecento in quel Circolo. […] Il dibattito delle idee era
continuo, in mezzo a noi, agli associati e anche all'altra gente che veniva poi
quando c'erano delle conferenze importanti, anche non iscritti. E questo
sistema è stato molto utile, perché di lì sono poi venuti fuori degli elementi
veramente coscienti. […] E poi poco lontano c'era il circolo socialista, una
specie di Casa del Popolo, dove i socialisti dibattevano a loro volta i
problemi. Eravamo amici, si collaborava in un certo senso, non c'era odio, non
c'era scontro…. […] Come avevo detto, la base programmatica della
Scuola Moderna si basava su tre punti essenziali: l'attività sindacale, per far
maturare nell'operaio la coscienza dei suoi interessi, e metterlo in condizioni
di rivendicarli; la parte politica, ognuno nel suo partito, nei singoli gruppi,
per dare una coscienza politica a questi giovani; poi la parte culturale, per
dare una cultura, sia pure un'infarinatura generale, di quello che c'è di
meglio con la scienza e col sapere. A questo proposito si facevano molte
conferenze, trattando di astronomia, di evoluzione della specie di Darwin trattando
di argomenti che interessavano a questi operai,, che erano assetati di queste
cose, di sapere queste cose, perché a quei tempi là non c’era come oggi, una
coscienza, ma comunque pur sempre una coscienza, di cosa della nostra esistenza - e-che so io-
dell’anatomia. In questo caso, Ci avevano dato dall'Università addirittura uno
scheletro umano completo sul quale noi si facevano le discussioni. E tutte le
pareti erano tappezzate di grandi cartelli per lo studio appunto del corpo
umano. Erano argomenti che ci appassionavano molto. Tu vedevi come questi
operai con le mani callose che erano poi fonditori, sbavatori, tornitori,
meccanici in genere – si abbeveravano di queste conferenze e continuavano a
partecipare. Tanto è vero che
quest’opera ha avuto un successo molto rilevante in tutti gli avvenimenti
politici che ci sono stati tra il 1920 e il 1922, fin dopo l’occupazione delle
fabbriche. […] Poi c'erano dei
fresatori, dei tornitori, i quali dopo una giornata di lavoro - allora si
facevano 10 ore e prima 12 fino al 1907 - dopo questo orario, dopo cena, ecco che affluivano
in questa scuola, per sentire delle conferenze che i diversi oratori si
alternavano a tenere. E allora si parlava di astronomia, di scienze naturali,
che primeggiavano su tutto! Si discuteva delle
religioni, anche se l'ambiente era tutt'altro che religioso, perché la maggior
parte erano atei. […]Siamo andati a vedere il Museo di Antropologia di Lombroso
e quindi - si andava poi a fare dei
sopralluoghi, dopo la conferenza, a volte ci portavano nei loro laboratori. -; Al Museo Egizio abbiamo fatto molte visite e
diverse lezioni si son fatte proprio sul posto, dentro il Museo . Noi ci
entusiasmavamo, quando vedevamo quei corpi
mummificati di 4.000 anni fa, magari con
tutto l'arredo Per noi era scoprire il mondo di quei tempi. E' venuto anche il direttore
dell'Osservatorio del Pino, perché studiavamo anche astronomia - siamo sempre a
sessant'anni fa eh - poi noi siamo andati al Pino a vedere le stelle. E ci
interessavamo dell'universo. Noi per esempio leggevamo i libri di Verne, Ventimila
leghe sotto i mari, che venivano poi spiegati con conferenze. [… ]Parlavamo
dell'evoluzione della specie: il Darwin noi l'abbiamo discusso molto tra di
noi, e con degli studenti, che venivano e naturalmente portavano tra di noi
quello che avevano imparato all'Università; era tutta un'integrazione tra uno e
l'altro. Queste cose ci servivano per controbattere la propaganda clericale, il
potere del clero. Ma il nostro non era un anticlericalismo uso
"l'Asino" di Podrecca. Per esempio noi avevamo quell’opuscolo di
Giovanni Most sulla religione , un opuscoletto che leggevamo e imparavamo quasi
a memoria, perché le sue parole, le sue controprove erano così evidenti che ci
facevano aprire gli occhi. Poi ci occupavamo anche di poesia e anche di arte .
Per esempio allora c'era quella macchinetta, come si chiama? la lanterna magica, e vedevamo i quadri di
Raffaello, le opere di Michelangelo. Negli ultimi tempi è venuto addirittura uno
studioso d’arte che per un mese ci ha illustrato tutte le opere dei massimi pittori.
Il piatto forte per noi, però, era Galilei e prima ancora di Galileo, Keplero e
gli altri. Si andava proprio alla sorgente! Alle origini!
E poi filosofia! Nietzsche, Stirner… Naturalmente si è incominciato
dalla “Città del sole” di Campanella, e gli utopisti e avanti, avanti! Si
discuteva di filosofia! … “ (
estratto dall’ intervista di Marco Revelli a Maurizio Guarino realizzata
nel 1975 realizzata per conto del Centro Studi
“Piero Gobetti” di Torino); “)
Bibliografia: Primo brano in
Tobia Imperato, Pietro Ferrero e la strage del dicembre 1922 a Torino, in
Collegamenti Wobbly per una teoria critica libertaria n. 13
gennaio-Giugno 2008 a. VII n. 1 p. 72. Secondo brano in Il sogno
nelle mani torino 1909-1922 passioni e lotte rivoluzionarie nei ricordi di
Maurizio Garino, a cura di Guido Barroeo e Tobia Imperato., Zero in
condotta, 2011, pp. 49-51-52-53-54.
Ferrero e Garino , entrambi operai metallurgici, nel 1912, fortemente critici del riformismo e del' apparato burocratico della FIOM-CGIL dettero vita , insieme ad altri operai, a un sindacato rivoluzionario (SUM=Sindacato Unitario Metallurgico, se ho capito bene ) (cfr. brano)
Brani
da commentare: 1) Il 10 gennaio 1912 è stato fondato il sindacato autonomo
Metallurgico in via della Zecca al numero mi pare 44 o 46 dove c’era il vecchio
distretto militare di Torino. L’iniziativa è nata quasi spontanea tra noi
operai spinti dai sindacalisti rivoluzionari- allora a Torino ce n’era un
gruppo discreto- e dagli anarchici, che preferivano molto di più l’azione
diretta del Sindacato [metallurgico] che non l’azione riformista della FIOM. […] Volevamo
sottolineare che il nuovo sindacato era
una cosa autonoma dalla Fiom,
indipendente dai partiti. Indipendenza assoluta del sindacato dai partiti.
Accusavamo la FIOM di essere strumentalizzata dai riformisti e poi di essere in
mano a gente di poca fiducia. A questo sindacato aveva aderito un bel gruppo di
attivisti operai, elementi con una grande esperienza alle spalle, ma poi c’era
anche una grossa massa di operai qualunque. …” ( estratto dall’ intervista di Marco Revelli
a Maurizio Garino realizzata nel 1975 realizzata per conto del Centro
Studi “Piero Gobetti” di Torino)
Bibliografia: Primo brano in Il sogno nelle mani torino 1909-1922
passioni e lotte rivoluzionarie nei ricordi di Maurizio Garino, a cura di
di Guido Barroeo e Tobia Imperato., Zero in condotta, 2011, pp. 60-61
Ma nel 1913 in seguito al
fallimento di uno sciopero indetto dallo SUM e dal relativo successo della FIOM
molti furono gli operai che aderirono a quella organizzazione; anche Maurizio Garino e Pietro
Ferrero tornarono al vecchio sindacato con lo scopo di fare avanzare, all'interno,, la tendenza rivoluzionaria invece di quella
riformista. (cfr. brani)
Brani
da commentare: 1) “ Poi alcuni mesi dopo il fallimento di questa
agitazione, quando la FIOM, 8 mesi dopo, aveva indetto nuovamente lo sciopero
ed era riuscito a strappare qualche
cosa… perché Agnelli , furbo, mentre con noi aveva tenuto duro, in questa
occasione, invece, dopo una certa resistenza, aveva dato agio a Buozzi di
dimostrare di aver ottenuto almeno una
parte di quello che era stato concesso già prima. […] Allora io ho radunato i
miei amici della Scuola [Moderna] e ho
detto “ Guardate, io da questo momento non seguo più questa scissione, io mi
stacco dal Sindacato che abbiamo organizzato e vado dove c’è la massa. Perché
la FIOM aveva indetto di nuovo sciopero la massa era [rientrata ] di
nuovo alla Camera del Lavoro, che era un
luogo classico. E allora ci siamo
staccati dal Sindacato metallurgico e abbiamo aderito alla Confederazione del
Lavoro, pur essendo criticati da una parte che non ne voleva sapere. E sono
convinto di avere fatto bene perché da quella nostra decisione è poi nata la
conquista della Sezione della FIOM nel 1918 – cioè l’esclusione dei riformisti
– e da lì è poi venuta la collaborazione
con Gramsci , i Consigli di fabbrica, ecc. “
( ( estratto dall’ intervista di Marco Revelli a Maurizio Garino
realizzata nel 1975 realizzata per conto del Centro Studi “Piero Gobetti” di Torino); 2) “ …Nei circoli incontravo anche operai anarchici:
Maurizio Garino, sardo che nel 1911 aveva fondato un sindacato metallurgico
libertario; Pietro Ferrero , torinese, operaio metallurgico aderente al sindacato
di Garino, ma dopo il 1913 diventato con Garino sostenitore del ritorno nella
FIOM e dell’Unità sindacale; Pietro Borghi, e moltissimi altri giovani
anarchici, assidui frequentatori delle riunioni e conversazioni a cui
partecipasse Gramsci. Nessuna chiusura settaria escludeva dai circoli
lavoratori dell’uno, dell’altro , o di nessun partito o gruppo politico. Il
diritto di voto nelle assemblee deliberative era riservato agli iscritti, ma
durante le discussioni di problemi riguardanti l’insieme della classe operaia,
o qualche particolare settore o ambiente sociale-giovani, donne, studenti, e
così via- la partecipazione era aperta a tutti.” ( Camilla Ravera, Diario di
trent’anni , 1913-1943, Roma 1973); 3) “ Cari figli, nipoti e giovani conosciuti in questi
ultimi anni, desidero fare un breve ritratto di Pietro Ferrero, a cui ero
legato da ammirazione e sincero affetto. Era un uomo forte, adamantino, dalla
profonda fede nell’emancipazione della classe operaia e dalla grande
generosità. Fu un amatissimo eroe operaio e martire dell’antifascismo. Anarchico, aveva partecipato alle rivolte
operaie del periodo che va dal 1910 al 1922, anno della sua morte. Fu
segretario della Scuola Moderna, fin dalla sua nascita, e in essa formò il suo
pensiero e il suo carattere. Attivo militante dell’USI ne uscì con gran
dispiacere e rimpianto dei compagni, per entrare nella FIOM. Egli pensava che
l’unità dei lavoratori fosse la forza più importante del movimento operaio.
Diffuse e difese, con grande coerenza e coraggio la politica sindacale dei
rivoluzionari all’interno della CGL, compito che riteneva di primaria rilevanza
e urgenza in quegli anni di predominio ,
nel più numeroso sindacato italiano, dei riformisti. Divenne segretario della FIOM, dopo aver ricevuto
la maggioranza del voto dei lavoratori, che avevano fiducia in lui per le sue
capacità di “combattente” e di “guida” della classe operaia contro il
capitalismo, il nazionalismo, il nascente fascismo. Prima ancora, avevano
fiducia e stima in lui per le sue qualità umane. Era un convinto difensore del
movimento dei Consigli di Fabbrica e in essi, delle idee dei rivoluzionari che
li consideravano il primo passo verso la gestione diretta delle fabbriche da
parte dei lavoratori. I suoi interventi in Ordine Nuovo erano sempre così
puntuali , lucidi, coerenti, persuasivi
(perché frutto di esperienze personalmente vissute e sofferte) e gli
acquistarono la considerazione di Gramsci e dei suoi compagni. […] Come altri
sindacalisti rivoluzionari nell’USI, non facevo grande distinzione fra le
nostre posizioni e quelle di Ferrero, che consideravo l’intelligente e
valoroso compagno anarchico di sempre.
Sapevo che all’interno della FIOM, egli proponeva le nostre stesse azioni e che
queste venivano discusse, ma alla fine approvate dai lavoratori fiduciosi nella
sua dedizione alla causa della classe operaia e nella sua lungimiranza. Un uomo di tale impegno , rettitudine,
perseveranza e coraggio non poteva non
essere ferocemente avversato dagli
industriali e dai fascisti da questi prezzolati. …” ( Gaetano Gervasio,
Giovanna Gervasio, Un operaio semplice. Storia di un sindacalista
rivoluzionario anarchico…) ; 4) …”
Organizzatore onesto e serio, invano gli
industriali metallurgici e i mandarini della Fiom tentarono di corromperlo, di
farne un funzionario sindacale secondo il conio confederale. Ferrero ha sempre
testualmente risposto: “ Sono qui per difendere gli interessi e le aspirazioni
degli operai metallurgici e li difenderò fino a quando essi vogliono che io rimanga a questo posto. Ritornerò in
fabbrica a riprendere il mio mestiere non appena i metallurgici avranno scelto
elemento più capace della modesta persona. In molte occasioni il Ferrero sempre
sventare intrighi e compromessi che la Fiom e la Confederazione Generale del
Lavoro imbastivano con gli industriali, impedendo così che altri tradimenti si
verificassero. Gli industriali avevano ben compreso che il Ferrero era l’anima
degli operai e che non sarebbe mai diventato un loro collaboratore: perciò lo
segnarono nella lista dei condannati a morte consegnata agli esecutori, loro
mercenari. …” ( Giovanni Parodi, La fabbrica Ferrero a Mosca, “ L’Ordine Nuovo” s.III, a 1 n.1 Marzo 1924)
Bibliografia: Primo brano in Il sogno nelle mani torino 1909-1922
passioni e lotte rivoluzionarie nei ricordi di Maurizio Garino, a cura di
di Guido Barroeo e Tobia Imperato., Zero in condotta, 2011, pp. 60-61;
Secondo brano in Pietro Ferrero un eroe operaio , I
quaderni di Alternativa Libertaria, 2022 pp. 22-23, Terzo brano in Gaetano Gervasio, Giovanna Gervasio, Un
operaio semplice. Storia di un sindacalista rivoluzionario anarchico (1886-1964, Zero in condotta, 2011, pp. 161-
163.; Quarto brano in Pietro Ferrero un eroe operaio , I quaderni di
Alternativa Libertaria, 2022 pp.
Tale tendenza rivoluzionaria e
libertaria si manifestava chiaramente
con la concezione di Ferrero e di Garino, e per merito di loro nella FIOM
torinese, dei "Consigli di fabbrica" , tema, in quel periodo ,
fondamentale, anche tenendo dell'importante ruolo, che essi avevano avuto, col
il nome di "soviet" nelle rivoluzioni russe, del 1905 e del
febbraio del 1917 (cfr. brano)
Brano
da commentare: “ Il problema dei Consigli di Fabbrica e di Azienda,
riveste in questo momento una speciale importanza anche nei riguardi del
movimento comunista anarchico. […] La necessità di foggiare, nella cerchia
delle possibilità contingenti, armi maggiormente idonee a sostenere l’urto
rivoluzionario, ci ha consigliati a favorire il sorgere di questi nuovi
organismi, eccellenti strumenti: primo per l’azione immediata, secondo per
garantire la continuità della produzione nel periodo insurrezionale, terzo per
l’essere essi le possibili cellule della gestione comunista. Il Consiglio di
Fabbrica è un organismo a sé. Esso raggruppa tutti i produttori del braccio e
del cervello sul luogo stesso del lavoro. Essendo plasmato sui diversi momenti
della produzione, dà garanzia di conoscere intero il processo produttivo e
quindi ha in sé qualità sufficienti per assumere l’eventuale gestione
spogliandosi dell’involucro capitalista, rigettando fuori del sistema
produttivo tutti gli elementi parassiti. Inoltre, come mezzo di
lotta immediata rivoluzionaria, il Consiglio è perfettamente idoneo,
sempre che non sia influenzato da elementi non comunisti. Esso sostituisce alla
mentalità del salariato la coscienza del produttore, imprimendo ai movimenti
operai un chiaro sentimento espropriatore. Una delle maggiori qualità del
Consiglio, inteso come mezzo di lotta rivoluzionaria, è appunto questa. Esso
porta la lotta di classe sul suo terreno naturale, e la feconda di
una grande forza di conquista […] Si è confuso il Consiglio di Fabbrica con il
Soviet. E’ d’uopo ripetere che mentre il primo inquadra tutti i produttori sul
luogo di lavoro, allo scopo di gestire i mezzi di produzione, il secondo è
l’organo politico, attraverso il quale i comunisti autoritari intendono esercitare
il potere … “ ( dalla relazione presentata da
Maurizio Garino al Congresso dell’Unione Anarchica
Italiana dell’1-4 luglio 1920 a Bologna)
Bibliografia:
in Il sogno nelle mani. Torino 1909-1922., Passioni e lotte
rivoluzionarie nei ricordi di Maurizio Garino, a cura di Guido
Barroero e Tobia Imperato, Zero in condotta, 2011 pp. 227-228
Durante
il cosiddetto “biennio rosso” (1919-1920) Ferrero
e Garino svolsero un ruolo importante nelle lotte operaie di quegli
anni e in particolare nello “scio pero delle multe”
(novembre 1919), nello “sciopero delle lancette” (marzo-aprile 1920)
, e infine , in seguito alle serrate delle maggiori
industrie italiane , nell’ occupazione armata delle fabbriche . Nonostante il
loro manifesto dissenso nei confronti della cessazione dell’occupazione delle
fabbriche toccò proprio a Ferrero, segretario della FIOM di Torino, e a
Maurizio Garino il doloroso compito di riconsegnare la FIAT
all’industriale Giovanni Agnelli (1866-1945). La lotta operaia
comunque non cessò anzi si fece ancora più dura. Oltre al fatto che , come
era prevedibile, le promesse fatte dalla classe dominante (maggiore
controllo operaio nelle fabbriche, condizioni di lavoro migliore,
ecc.) non furono mantenute, la situazione degli operai, dopo il 1920, era molto
peggiorata. Furono, infatti, licenziati dalla
FIAT 1500/2000 operai ed ebbero inizio, da parte dei
fascisti, ampiamente spalleggiati dalla forza
pubblica, quotidiane aggressioni contro tutti
gli operai che si erano esposti durante l’occupazione. E in tale clima di
feroce reazione, nel 1922, in piena ascesa del fascismo al potere, venne deciso di colpire a morte la
Torino operaia. Al comando della squadra d’azione, denominata “ La Disperata” a cui fu affidata la
spedizione punitiva, dotandola di camion
forniti dagli industriali torinese vi era Pietro Brandimarte, che nel 1934 fu promosso
console generale. Pietro Ferrero a causa
del suo grandissimo ascendente sulla classe
operaia , divenne durante “ la caccia per le strade
“ , come Carlo Levi, anni più tardi
,definì “la strage di Torino”, uno
dei principali nemici da eliminare a tutti i costi. (cfr. brano)
Brani
da commentare: 1) “ 18 dicembre
– E’ il giorno funesto delle stragi di Torino. Undici morti e più di venti
feriti gravi sono il tragico bilancio. Nella notte tra il 17 al 18 e durante
l’intera giornata non si è fatto che uccidere e massacrare. Pacifici operai
sono stati colpiti furiosamente nelle loro case, alla presenza dei familiari e
dei bambini. Altri sono stati caricati sui camion e crivellati di colpi in riva
al Po, nei prati della Barriera Nizza sulle strade della collina. I racconti dei
superstiti – i colpiti lasciati per morti e scampati alla strage -fanno fremere
di sdegno. Fra gli assassinati sono
particolarmente da ricordare il ferroviere Carlo Berruti – comunista,
segretario della sezione locale del sindacato in gioventù fervente anarchico. –
e Pietro Ferrero, anarchico militante, segretario della sezione dei
metallurgici. Il Berruti è stato “prelevato” dal suo ufficio, fatto salire in
automobile, portato alla periferia e ucciso senza pietà. Pietro Ferrero, dopo
essere stato colpito ferocemente, è stato legato per i piedi ad un camion e
trascinato a lungo per i viali di Torino. Il suo corpo martoriato
irriconoscibile, è stato abbandonato presso l’aiola di un viale, non molto
distante dalla Camera del Lavoro. …” ( Anonimi Compagni , 1914-1945 un trentennio
di …); 2) “ Oltre a Pietro Ferrero e Carlo Berruti furono
trucidati: Erminio Andreoni,
operaio fuochista, socialista, 24 anni. Prelevato nella propria abitazione (che
viene devastata e saccheggiata) in via Alassio ( Barriera di Nizza) alla
presenza della moglie e del figlio di 18 mesi. E’ ucciso a revolverate nei
pressi della cascina Ceresa in via Bormida. Evasio Becchio,
tornitore, comunista, 25 anni. Prelevato in un’osteria di via Nizza assieme a
Ernesto Arnaud. Portati in corso
Bramante, son colpiti da numerosi proiettili. Il suo compagno, sebbene
gravemente ferito si salverà. Matteo Chiolero, tranviere,
socialista. I fascisti invadono la sua casa in via Molinette (Barriera di
Nizza) mentre sta cenando con la moglie e la figlia di due anni e mezzo e lo
freddano con tre colpi di arma da fuoco. Dopodiché, alla presenza della moglie
disperata, dileggiano il cadavere. Andrea Chiomo, operaio ,
comunista, 25 anni. Già implicato nella morte del fascista torinese Dario Pini
[…], assolto dalla magistratura, è prelevato in casa di amici in via S.
Rocchetto (Campidoglio) dove si era rifugiato. E’ ucciso con numerosi colpi in
testa in via Pinelli alla presenza di un gruppo di guardie regie che non
interviene. Giovanni Massaro, ex operaio delle ferrovie, 34 anni.
Gli squadristi invadono un’osteria di via Nizza, alcuni avventori fuggono. Gli
inseguitori trovano il Massaro, malato di mente più volte ricoverato, in stato
confusionale. Lo uccidono con 4 colpi in
testa. Leone Mazzola, oste. Proprietario di un’ osteria in via Nizza,
protesta per il ferimento di un operaio socialista da parte di una squadraccia
che aveva invaso il locale sparando. E’ crivellato di colpi e poi pugnalato al ventre;
l’osteria viene devastata e scaccheggiata. Non si occupava di politica ed era
un informatore della questura […] Cesare Pochettino, cappellaio 26 anni.
E’ prelevato in casa in via Balangero, alla presenza della moglie e dei figli,
assieme al cognato Cesare Zurletti. Portati in collina , in strada Valsalice,
sono fatti segno di numerosi colpi di arma da fuoco. Il cognato gravemente
ferito, riuscirà a salvarsi. Angelo Quintagliè , impiegato delle
ferrovie , 43 anni, apolitico, ex carabiniere, ex combattente decorato, reo
di avere deplorato pubblicamente il modo barbaro con cui era stato assassinato
Berruti, viene a sua volta assassinato sul posto del lavoro da una squadra
fascista. Matteo Tarizzo, operaio artigiano, comunista, 34 anni.
E’ prelevato nella propria abitazione in via Canova (Barriera di Nizza) mentre
sta dormendo. Portato in aperta campagna (via Galileo Galilei) , viene ucciso a
bastonate. Sul suo cadavere vengono gettati per spregio alcuni numeri dell’Ordine
Nuovo che aveva in casa. ( Tobia Imperato, Pietro Ferrero e la strage ….)
Bibliografia : Primo brano in Anonimi Compagni 1914-1945 Un
trentennio di attività anarchica, Samizdat. Il presente volume riproduce
il libro che con ugual titolo ed autori
venne pubblicato a Cesena nel 1953 dalle Edizioni L’ANTISTATO p. 91. Secondo brano in in Tobia Imperato, Pietro
Ferrero e la strage del dicembre 1922 a Torino, in Collegamenti Wobbly
per una teoria critica libertaria n.
13 gennaio-Giugno 2008 a. VII n. 1 pp
83-84 nota n. 3.


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