MAY PICQUERAY (1898-1983) Nata a Savenay (Loira -inferiore ) figlia di un portavalori (se ho capito bene) compì gli
studi primari con profitto in una scuola
di suore. A 11 anni mandata dalla madre presso un venditore di burro dove aveva
il compito di portare il burro a casa dei clienti . da quel pesante lavoro fu
sottratta da una sua ex insegnante, che dovendo trasferirsi in Canada la portò con
se come istitutrice del figlio
epilettico. In Canada frequentò il Liceo
di Montreal. Tornata in Francia lavorò come dattilografa e interprete. Divorziò
da un primo marito e partì per Parigi, dove dopo avere conosciuto un giovane
studente libertario serbo, Dragui Popovitch , iniziò a frequentare gli
ambienti anarchici. (cfr. brano)
Brano da
commentare: “Seguivo regolarmente le conferenze di Sebastien Faure... Una ebbe
luogo nella sala della Società degli scienziati, che era stracolma. Capimmo
subito che elementi provocatori si erano infiltrati tra le nostre fila e non
tardarono a mostrarsi.
Vicino a me un gran pezzo d'uomo dava colpi al suo cappello di carta, ciò che
presagiva la zuffa, lo tenevo d'occhio. Avevo infilato sotto la manica della
mia giacca, trattenuta dal mio polso destro, un piccolo randello di caucciù che
un compagno mi aveva dato per difendermi se ce ne fosse stato bisogno. Improvvisa
una pioggia di bulloni schizzò sugli specchi che ornavano la sala e grida
d'aquila scaturirono un po' dappertutto. Il mio vicino svuotò le sue tasche con
accanimento. Salii sulla sedia per poterlo aspettare (era alto ed io misuro 1
metro e 55) ed arrivai a mollargli un colpo di randello sul naso per calmarlo.
Dovetti fargli molto male perché smise il suo armeggio e provò a dirigersi
verso l'uscita. I suoi compagni fecero lo stesso avendo compiuto la loro
"missione". Ma gli anarchici non furono da meno: rudi pezzi d'uomo li
presero all'uscita e mollarono loro un sacco di legnate proporzionate
all'ammontare dei danni che avremmo dovuto pagare di tasca nostra per
solidarietà con l'organizzatore. Questo fu il mio battesimo del fuoco. Io non
ero ancora accettata dagli anarchici. Questa zuffa fu decisiva. (” May
Picqueray, May, La refractaire, …..)
|
Bibliografia: May
Picqueray, May la refractaire. Pour 81 ans d’anarchie, préface de Bernard Thomas, los Solidarios,
Editions 2003 p. 40 . Tradu zione italiana in Marcel Jullian, May
Picqueray, May la refractaire in Donne per la libertà a cura
del C.I.R.A. in A rivista
anarchica anno 18 n. 159, novembre 1988 su google. Nel 1921
in sostegno della campagna in difesa di Sacco e Vanzetti, ancora poco
conosciuta, compì un attentato, senza provocare vittime, contro
l'ambasciatore americano a Parigi (cfr. brano) Brano da commentare: “ …” Ciò
che contava ai miei occhi, è che, a partire da quell’istante, l’affare Sacco
e Vanzetti entrò nel campo del “fatto diverso” e che la “grande stampa”
stimava che di esso si poteva ormai
parlarne. Ed è ciò che fece abbondantemente….” (May Picqueray, May la
refractaire….) Bibliografia: May Picqueray, May la refractaire.
Pour 81 ans d’anarchie, préface de
Bernard Thomas, los Solidarios,
Editions 2003 p. 40 . Traduzione italiana mia.) Nel 1922 durante un congresso dell’Internazionale sindacale rossa a Mosca , dove era stata inviata , insieme ad altri, come delegata sindacale della “Federation unitaire des Metaux) rimproverò duramente i sindacalisti che gozzovigliavano mentre la popolazione moriva di fame (cfr. brano). Brano
da commentare: “ Io saltai sulla tavola, e , allo stupore dei miei vicini,,
ma non dei miei compagni io arringavo i
che si abbuffavano, dicendo quanto era odioso per i delegati operai
francesi di ingozzarsi allora quando gli operai russi crepavano di fame. Io
descrissi la condizione di che avevo visitato, senza fornire, ben inteso, precisazioni e li incitai a contentarsi del cibo più in sintonia (rapport)
con la loro condizione e quella del paese che ci accoglieva. Alcuni delegati
manifestarono la loro disapprovazione e mi urlarono contro, ciò di cui mene
infischiavo altamente. Da parte mia,
lasciai la tavola, seguita da qualche delegato e amici che mi approvavano. …” (May
Picqueray, May la refractaire….) Bibliografia: May Picqueray, May la refractaire.
Pour 81 ans d’anarchie, préface
de Bernard Thomas, los Solidarios,
Editions 2003 p. 80 . Traduzione italiana mia.) Infine,
sempre durante quel viaggio, incontrò Trotsky ,
le voleva stringere la mano lei la ritrasse e gli chiese invece l’immediata
liberazione degli anarchici in prigione (cfr. brano) Brano
da commentare: “… Io decisi di richiedere una intervista a Trotsky. Con mia
grande sorpresa, una settimana più tardi, ricevetti una convocazione al suo
ufficio, al Cremlino. Egli era allora generalissimo dell’ Armata Rossa in
tutta la sua gloria e la seconda autorità ( personnage ) in Russia. […] Egli era là, in una bella uniforme bianca, e
ci accolse con una cortesia glaciale .
Io non mi ricordo più del colore dei suoi occhi, ma non ho dimenticato il suo
sguardo, dritto, duro. Egli si alzò, venne verso di noi, e mi tese la mano. Spontaneamente, misi la mano
nella tasca del mio abito e lo lasciai là, la mano tesa.[…] “ Tu non vuoi
stringermi la mano, compagna May, perché dunque ? “ “ Io sono anarchica, e
c’è Makhno e Kronstadt tra di noi!,
gli risposi. […] Al momento di lasciarlo, gli dissi. “ Io amerei molto vedere
i miei amici liberi [nota mia: in particolare Mollie Steiner e Senia Flechine ] “ Tu sei tenace e …devota.
Te l’ho detto, noi vedremo questo. Arrivederci , compagna May! “(May
Picqueray, May la refractaire….) Bibliografia: May Picqueray, May la refractaire. Pour 81 ans d’anarchie, préface de Bernard Thomas, los Solidarios, Editions 2003 p. 85 e 86 . Traduzione italiana mia.) Tornata
in Francia, non senza difficoltà nel
passare la frontiera, accolse , nel 1924, senza sapere chi fossero, nella sua casa di
Parigi , sempre aperta ai profughi e ai
perseguitati politici di tutte le
nazioni, Makhno e la sua famiglia. (cfr. brano) Brano
da commentare: “ E’ così che vidi arrivare una mattina una coppia e una bambina, tutti e
tre molto stanchi e messi malamente. Lui, soprattutto, sul cui corpo non vi
erano che ferite. Essi si ristorarono
e si sdraiarono sull’ unico letto su
cui si presto addormentarono . Io feci cercare un compagno che capisse il
russo e appresi allora che i miei ospiti erano Makhno, la sua compagna Gallina
e loro figlia (fillette). Ero molto commossa davanti a questo “grande uomo”,
di cui conoscevo, per sentito dire, l’epopea, la parola non è troppo forte
per qualificare le imprese di Makhno. Io lo ascoltai parlare durante quasi un’ora,
ma sapendolo molto stanco , lo affidai, così la sua famiglia, a degli amici
di banlieu, che l’ospitarono e dove poté ricevere da un dottore, anche lui
amico , le cure che necessitavano alla sua condizione. Noi ci tornammo spesso
e una forte amicizia nacque tra di noi. …” (May Picqueray, May la refractaire….) Bibliografia: May Picqueray, May la refractaire.
Pour 81 ans d’anarchie, préface
de Bernard Thomas, los Solidarios,
Editions 2003, p. 152 . (Traduzione
italiana mia.) Nel
1926 fu, per un certo periodo
segretaria di Emma Godman a Saint-Tropez. (cfr. brano) Brano da commentare: “ Emma aveva iniziato a pubblicare le sue Memorie e mi domandò di collaborare con lei e una delle sue amiche e di dattilografare i suoi manoscritti. Era appassionante lavorare in sua compagnia, malgrado il suo carattere difficile; la vita di questa militante del femminismo, dell’antimilitarismo e dell’anarchismo, era veramente eccezionale e combien altamente arricchente. Questo lavoro durò sei mesi […] Molti amici vennero a farle visita: Eugene O’ Neill,, Upton Saint Claire, Rebecca West, Frank Harris, Eleonor Fitzgerald…” (May Picqueray, May la refractaire….) Bibliografia: May Picqueray, May la refractaire.
Pour 81 ans d’anarchie, préface
de Bernard Thomas, los Solidarios,
Editions 2003, p p. 111 e 112 . (Traduzione italiana mia.) Durante la rivoluzione spagnola si impegnò attivamente in un Comitato d’aiuto ai bambini spagnoli , che si valeva anche della collaborazione di quaccheri americani. Il suo aiuto si estese, anche , dopo la vittoria del franchismo, ai rivoluzionari spagnoli e di altri nazioni , che fuggiti dalla Spagna, erano stati radunati, in condizioni molti dure, nel campo di Vernet-d’Ariège. Contribuì anche alla riuscita di qualche evasione , tra cui quella di Nicolas Lazarevitch, da quel campo e più tardi quella di Mollie Steiner dal campo di Gurs. Durante l’occupazione nazista della Francia partecipò attivamente alla resistenza , dove si incaricò della fabbricazione di documenti falsi per coloro che , evasi o partigiani, ne erano provvisti. Nel dopoguerra non smise di impegnarsi in tutte le lotte e con entusiasmo seguì gli avventimenti del ’68 francese. Nel 1974 fondò e diresse, con l’aiuto di altri compagni (obiettori, artisti , femministe), il giornale Le Refractaire”, ("organo libertario per la difesa della pace e delle libertà individuali"), dove, tra l'altro precisa i suoi obittivi sia come obietrice che come femminista. |
Brano
da commentare: “... Era necessario che mi
appiccicassi ( que je me
colle) un’etichetta. Sarei diventata
individualista o comunista? Non avevo quasi scelta. Presso i comunisti,
la donna è ridotta a un ruolo tale che non si discute mai con lei,
neanche prima ( di formare una coppia). E’ vero che presso gli individualisti,
non è quasi differente. L’individualismo tuttavia, ebbe la mia
preferenza. Non dirò altrettanto dell’illegalismo. Trovo i rischi poco
proporzionati rispetto ai vantaggi . Un conferenziere – è così che in
questo ambiente, che non riconosceva alcuna autorità, si chiamano i “leader”
(meneur) si occupò di completare la mia educazione anarchica. Mai allieva fu
più fervente e più docile. Che volete? Io avevo il fuoco sacro. Io
seguivo con assiduità i “ Dibattiti popolari”
(Causeries populaires)” della città d’ Angouléme. Il luogo
era pittoresco; in fondo a un cortile oscuro di cui i
pavimenti sgretolati sudavano di miseria, si apriva in
un muro barcollante una specie di boutique che non
prendeva l’aria che da una vetrata che dava su questo
cortile. L’interno di quell’ antro prendeva di colpo un
aspetto (teinte) di lusso a causa delle decorazioni
di arte moderna che ornavano i muri. Un tavolo
zoppicante, alcune panche tarlate, una grossa
lampada fumosa , ridavano questa sala (salle)
il suo aspetto di caverna. Tutti i mercoledì venivano a rinchiudersi lì dei
compagni irsuti e scamiciati, delle compagne con il capo scoperto,
in sandali Kneipp e senza corsetto. Vi si trattava i più
elevati (hauts) argomenti . I conferenzieri erano qualche volta
degli scienziati celebri, dei letterati noti. Vi si discuteva dei
più gravi problemi della vita. E delle persone venute per caso in
questo luogo (endroit) se ne andavano ( partaient) stupiti che
non si fosse fatto
delle orgie ....". “ ( Rirette Maitrejean,
Commissaire Guillaume, Ne reveilles pas le morts …)in Confessions n. 16, 18 marzo 1937) So
Bibliografia:
Rirette Maitrejean,, Souvenirs d’anarchie Editions La Digitale, 2005 p. 80-81
Rirette Estorge divenne poi un'
assidua frequentatrice , a Parigi, delle “Causeries populaires”, che
si tenevano presso Libertad due volte alla settimana, e
incontrò , in quelle riunioni, il sellaio anarchico
Louis Maîtrejean , che sposò nel 1906, dopo avere avuto da
lui due bambine, Maud e Sarah, ( soprannominata
“Chinette”) . Nel 1909 più o meno nello stesso
periodo, in cui Louis Maitrejean fu
arrestato e condannato a quattro anni di prigione per fabbricazione
di soldi falsi, attività praticata più per
motivi ideologici che per bisogno
), Rirette Maîtrejean ebbe un’ intensa relazione che
durò circa due anni con l’anarchico MAURICE VANDAMME, noto
come MAURICIUS, scrittore e conferenziere.
Dopo la morte di Libertad furono loro per un breve
periodo a gestire L’
Anarchie . Dopo un viaggio insieme in
Algeria, al ritorno a Parigi , la relazione ,finì e
ben presto Rirette Maîtrejean si innamora,
ricambiata, di VICTOR KILBACHICH (poi noto con il nome
di VICTOR SERGE , cfr. infra post
"RAVACHOL" …….. e infra post "
VOLIN……). Insieme gestirono L’ Anarchie
e furono entrambi coinvolti nel processo
alla banda Bonnot perché nella sede del giornale furono
“trovate” due pistole, Rirette si seppe ben
difendere , durante il dibattimento, dall’accusa di essere una
complice della banda . (cfr. brano)
Brano
da commentare: " Rirette, vestita di un abito nero da scolara con il
colletto alla marinara piatto è seduta in prima fila. Più cronisti giudiziari ,
astiosi e sprezzanti verso gli accusati, si divertono a farne un ritratto
"en Claudine" " una Claudina a scuola, vivace e spigliata, che
tiene tra le dita una piccola matita di cui tempera la mina". Interrogata
per prima, Rirette sebbene in preda al panico, fa bella figura e risponde senza
apparente agitazione alle domande del presidente. Essa ricorda i principi
libertari di ospitalità e di solidarietà, si difende dall'accusa di avere
praticato l'illegalismo e sottolinea che la sua qualifica di direttrice di
giornale in quell'ambiente, che non conosce né padrone né direttore , è
una pura formalità. Le sue repliche, spesso al limite della impertinenza,
fanno a più riprese sorridere il pubblico e suscitano il consenso dei
suoi compagni, a tal punto che Callemin, seduto proprio dietro di lei , e poco
incline all'indulgenza, mormora al suo orecchio " Molto bene, sei andata
molto bene ..." ( Anne Steiner, En - dehors...)
Bibliografia:
in Anne Steiner, Les en-dehors. Anarchistes individualistes °
la “Belle Epoque” Editions L’ échappées,
2008, pp. 158-159, traduzione mia.
Dopo il processo fu accusata del reato di associazione di
malfattori e per avere illegalmente
tenuto armi rubate. La si condannò ad un anno di prigione nel famoso carcere di
Saint Lazare.
Nel 1913 Rirette scrisse per il giornale
“ Le Matin “ i suoi ricordi , raccolti poi, in un libro
intitolato, Souvenirs d' anarchie, che suscitarono un
acceso dibattito, critiche e ,tra
l’altro, infondate maldicenze e calunnie nei confronti dell’autrice. Nel 1917 Victor Serge uscì di prigione, ma la relazione con Rirette
Maitrejean, dopo qualche tentativo, di ripristinarla, non riprese. Tra loro ,
comunque, permase un rapporto d’affetto e d’amicizia rinforzata da una costante
corrispondenza epistolare. Nel 1937 il
commissario Guillaume pubblicò un libro
in cui, dalla sua prospettiva, rievocava
l’ “affaire della “Bande Bonnot”
ovverossia i cosiddetti “ Bandits Tragiques”. Rirette Maitrejeanne reag ìa queste memorie
oppnendo, invece, il suo punto di vista. (cfr.
brano)
Brano
da commentare: “ Commissrio Guillaume,
io ammiro il vostro talento. Voi non avete potuto conoscere i veri volti dei
Banditi Tragici. Ma quanto alle uccisioni che ebbero luogo tra loro e la polizia, colpi di revolver,
mitragliattrici, dinamite… voi li descrivete in una maniera che fa fremere. Io sento attorno a me la
gente estasiarsi – Voi sapete, le memorie di Guillaume hanno un enorme successo
! – Ah! Le storie di crimini e di sangue piacciono sempre al pubblic … - Sì, ma
questa volta , che macelleria (boucherie!) Voi, Rirette, che avete vissuto
quell’affare, ciò deve essere appassionante per voi… Appassionante, senza dubbio…. Dei visi viventi sono sorti in me, quelli dei miei compagni morti, contorti
nella loro atroce agonia della città d’Enghein, o piuttosto, un anno più tardi,
sotto la mannaia della ghigliottina. […] Io per molto tempo ho fuggito questi ricordi. Uscendo da questo terribile
incubo, era necessario ricominciare a vivere. Io dovevo guadagnare la mia vita, allevare le mie due bambine. Io lo feci in una sorta di atonia, come un amnesico che il passato non può più commuovere.
Ma i. morti sono stati risvegliati, si viene a rappresentarli mutilati, senza
visi, Sono dei corpi di decapitati che si mostrano alla folla. Su ognuno di
questi cadaveri sanguinanti, io ho rimesso la sua vera, la sua propria testa.
Ed ora , vi prego, bisogna riadagiare
pietosamente nelle loro tombe…” ( Rirette Maitrjean, Commissaire Guillaume, Ne reveilles pas les
morts! In Confessions n. 16
del 18 marzo 1937)
Bibliografia, Rirette Maitrejean, Souvenir d’anarchie,
Editions la digitale, 1989, pp. 80-81
Negli anni trenta e nei primi anni quaranta
lavorò come correttrice di bozze a Le soir e a Paris-soir e negli anni sessanta
a Liberation. Morì a Limeil
-Brevannes nel giugno del 1968.
Brano da commentare: “…. Così inizia con la famiglia patriarcale il tipo di struttura sociale del sistema capitalista e statalista. E’ necessario un capofamiglia responsabile, che eserciti il suo dominio di capo attraverso il suo dominio sulla sua donna e sui suoi figli secondo l’ideale voluto e mantenuto, eguale a quello che necessita a un capo-padrone, un capo di Stato, uno Stato-guida, di un ordine gerarchico che imperversa da milenni. […] Il capitalismo ha bisogno ideologicamente di questa forma di organizzazione della società; al fine di distruggere le barriere di classe, mettendo tutti gli uomini nel medesimo sacco nel nome della virilità trionfante, assegnandogli un ruolo dominante nella famiglia, sulla donna e i figli , al fine di istituzionalizzare i rapporti di dominazione subordinazione, di gerarchizzazione nell’ambito della struttura familiare. … “ ( Suzy Chevet, Feminisme et anarchisme)
Bibliografia: Il brano l'ho trovato wwww.increvables-anarchistes.org/articles/themes/feminisme/f….. (traduzione mia)
MAURICE JOYEUX (1910- 1991). Nel 1933 fu condannato a un anno di prigione per avere partecipato ad azioni sindacaliste-rivoluzionarie, organizzate dal Comitato dei disoccupati, di cui era segretario. Nel 1936 aderì all’ Unione Anarchica e venne nuovamente condannato a sei mesi di prigione con l’accusa di avere opposto resistenza a un poliziotto, durante l’occupazione di una fabbrica. Nel 1940 fu condannato a 5 anni per la sua opposizione alla guerra. Liberato nel 1944 si impegnò sia nella fondazione della Federation Anarchiste Française (FAF) sia nell’attività sindacale della CGT-Force Ouvrière. Dopo la scissione promossa da GEORGE FONTENIS (1920-2010) che fondò la Federation Comuniste Libertaire (FCL) , Maurice Joyeux fondò, insieme alla sua compagna, Suzy Chevet, il gruppo “Louise Michel ", il giornale “Le Monde Libertaire" e la rivista “La Rue”. Nel 1981 Maurice Joyeux partecipò alla prima trasmissione di “Radio Libertaire”. Intervenne al Congresso Internazionale anarchico di Carrara nel 1968. Ha scritto numerosi saggi , di cui, tuttavia, non mi risulta che siano stati tradotti in italiano. Nella canzone “Les anarchistes” di LEO FERRE ’vi è un indiretto omaggio a Joyeux , di cui il cantante francese era buon amico. (cfr. post "Leo Ferré".)





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