lunedì 2 maggio 2011

ANARCHICINI: ANARCHICI ITALIANI TRA 1900 e 2000: FRANCO LEGGIO (1921-2006); LUIGI (GINO) VERONELLI (1926-2004) ; ENRICO BAJ: (1924-2003); CARLO DOGLIO ( 1914- 1995)


                                                                      


FRANCO LEGGIO (1921-2006), minatore in  una miniera di zolfo divenne presto anarchico e a un certo momento si arruolò in marina per sfuggire alla persecuzione fascista. Nel 1945 partecipò attivamente  alla rivolta del “ Non si parte, ma non si torna indietro” ed entrò in contatto con numerosi compagni, tra cui MARIA OCCHIPINTI (cfr.infra  post EMILIO CANZI .........) (cfr. brano).

Brano da commentare: “Un pomeriggio, mentre stiravo, venne a casa di mia madre un giovane con baffi lunghi, originali, quasi uguali li portava uno studente fascista, pensai fossero parenti e la visita mi seccava. Non avevo nulla in comune con i fascisti, trattai l’ospite freddamente; egli calmo mi faceva certe domande sempre sui fatti del sei gennaio, ad un certo punto pensai che era meglio dirgli che non volevo avere a che fare con lui perché era fascista. La mia sorpresa fu grande; rispose con tanta fierezza che era anarchico, io di anarchia ne avevo sentito parlare poco, però Santangelo mi aveva detto che era un’idea difficile a realizzare ma era la migliore per il bene del popolo. Subito sentii di confidargli la mia indignazione [….] gli chiesi il suo indirizzo; volevo leggere i loro libri, istruirmi sull’anarchia. Il mio primo pensiero fu di pubblicare sul loro giornale l’ingiusta condanna di Santangelo. Leggio, il compagno anarchico mi consigliò di conoscere Paolo Schicchi. […]   Da Leggio  seppi  che a Ragusa durante il fascismo, c’era stato un gruppo anarchico e che dopo la liberazione pubblicarono un  giornaletto ciclostile. Conobbi pure il ruolo importante che il gruppo ebbe nella rivoluzione, a mia insaputa spesso sorvegliavano armati la mia casa per proteggermi. La mitragliatrice sul campanile della Chiesa dell’  Ecce Homo l’avevano messa loro; Santangelo e il gruppo anarchico avevano preso la responsabilità armata. Ignoravo la loro esistenza e il loro eroismo in quei tragici momenti; il loro obiettivo era: non si parte, ma questo non significava tornare in dietro […] Era chiaro che non fare il militare voleva dire essere un partigiano, purificare la Sicilia dalla peste del feudalesimo, creare un mondo migliore dove non ci fossero né sfruttati né sfruttatori …” (Maria Occhipinti, Una donna di Ragusa, ………)
Bibliografia: Maria Occhipinti, Una donna di Ragusa, Sellerio editore Palermo, 1993, pp. 177-178.  Testimonianze su di lui si trovano anche nel numero di gennaio 2007 di Sicilia Libertaria, nel numero  1 di gennaio 2007 di Umanità Nuova  , anno 87 e  in A Rivista anarchica n. 323 febbraio 2007 pp. 53 ss.

Arrestato per la sua partecipazione alla rivolta, , fu condannato a  1 anno e 6 mesi di prigione . Nel 1949 Franco Leggio tornò a lavorare in miniera e partecipò a un grande sciopero di minatori, in cui venne messa in pratica anche una provvisoria autogestione delle miniere. Tra il 1948 e il 1969 visse in diverse città, tra cui Genova  (ove si  distinse nella rivolta del luglio 1960). Collaborò alla lotta clandestina contro Franco intrattenendo stretti rapporti con JOSE’ LOUIS FACERIAS, ANTONIO TELLEZ (cfr. post LIBERTARI CONTRO FRANCO),  e con CIPRIANO MERA  ( cfr. post “ ad nomen”) . Fondò la libreria “ Zuleima  e la casa editrice “La Fiaccola”  con le due collane " L' Anteo" e " La Rivolta) (cfr. brano) . 
Brano da commentare: “ Nota dell’ editore . Come ebbimo a preannunciare con la “Nota” al primo opuscolo della “Collana Anteo”, iniziamo , adesso, col presente, “La Collana  LA RIVOLTA”. E, allora , pensiamo sia bene precisare che, mentre, la “Anteo” verrà a pubblicare opuscoletti di propaganda atea, antireligiosa e anticlericale (vedi titoli nella copertina), “ La Rivolta” verrà a pubblicare opuscoletti di  propaganda rivoluzionaria e anarchica”  cioè “quei semi del pensiero rivoluzionario e aneliti di umana ribellione” che ci proponevamo con la prima “Anteo”.  Come col suo terzo numero ( vedi  Vecchio e nuovo Testamento )   la collana Anteo” si è assunto, per meglio qualificarsi agli occhi dei lettori, un  programma  ben definito facendo propria l’affermazione bakuniniana : “  Se Dio è, l’uomo è schiavo : ora l’ Uomo può, DEVE essere libero, dunque Dio non esiste “    così  “ La Rivolta” avrà il proprio , che sarà questo: “ Solo la distruzione del POTERE politico (Governi – Stato ),  di  quello economico ( Proprietà privata – Capitalismo di Stato ) e di quello religioso ( Dio – Chiesa) potrà porre fine allo sfruttamento, alla fame, alle guerre, all’oppressione, alla dominazione dell’uomo sull’uomo e alla schiavitù. Solo una rivoluzione di spiriti e d’ armi distruggerà i tre poteri infausti quanto criminali ed anacronistici, realizzando,  DI  FATTO,  l’ Associazione dei Liberi e Uguali” .   Programma certamente vasto, complesso e audace. Ma chiaro ed inequivocabile nella sua prospettiva. A qualcuno – o , a molti – può sembrare  utopistico, per noi – che non ci spaventa nemmeno il termine utopia – sarà la bandiera con la quale chiameremo a raccolta gli sfruttati e gli oppressi e tutti coloro che – generosi, sinceri, onesti e altruisti – hanno fatto, o vorranno fare propria la  gran causa del riscatto integrale dell’ Uomo.  Siamo convinti che, prima o poi,  è solo questione di volontà, di perseveranza, di abnegazione, di entusiasmo – le moltitudini (dell’ignoranza, dell’incoscienza, della paura, della rassegnazione, delle quali moltitudini dipende, in grandissima parte anche il destino  di TUTTI) finiranno col comprendere anche loro. ….. “ (  Franco Leggio,  Collana “ La Rivolta” n. 1, novembre 1961 )
Bibliografia: Franco Leggio,   Avanti avanti con la fiaccola nel pugno e con la scure , ,  La Rivolta 6,  edizioni La Fiaccola  1999 pp. 7- 8
Filmografia:  Franco Leggio, un anarchico di Ragusa, un film di Pino Bertelli , Testo e voce  Pippo Gurrieri  ,  Musiche originali , Carlo Natoli, Illustrazioni, Guglielmo Manenti , Allegato a Sicilia Libertaria 2007

LUIGI VERONELLI   (1926-2004)   anarcoenologo (come soleva definirsi) gastronomo,  scrittore ed editore.  Si laureò in filosofia e come assistente di Giovanni Emanuele  Barié  tenne corsi di filosofia teoretica. Nel 1956 divenne editore e pubblicò riviste come I problemi del socialismo (diretta da Lelio Basso) , Il pensiero (diretto da  Giovanni Emanuele Barié)  e Il gastrononomo (diretto da lui stesso).  Pubblicò anche opere come  La questione sociale  di Proudhon e Racconti, novelle e novelline  del marchese di Sade, per cui fu condannato a tre mesi di carcere per pubblicazione oscena.  Fu poi condannato a sei mesi per la sua partecipazione  alla occupazione dei  piccoli viticultori  piemontesi  della stazione di Santo Stefano Belbo  come segno di protesta contro  le nuove norme che favorivano la grande industria vinicola. Scrisse numerosi libri enogastronomici  e  numerosi articoli su giornali e riviste  italiane, , tra cui  Il Corriere della Sera, Il giorno, Panorama, L’espresso ecc. e anche straniere . Negli anni settanta condusse anche moltre trasmissioni televise di cui la più famosa fu A tavola /, prima con Delia Scala e poi Ave Ninchi.  Fu anche editore e direttore di  importanti riviste  come  L’Etichetta,  ,  Vini e liquori   Somelier italiano, e altre. Acuto critico della società dei consumi e degli irreversibili danni prodotti nell’ambiente, nell’alimentazione  e nella medesima vita quotidiana dei singoli individui partecipò a diverse battaglie locali, regionali e nazionali.
Brano da commentare: “ Che cosa può darvi un uomo della mia età se non i dati dell’esperienza? Solo oggi,  più che settantenne, vedo con chiarezza che il potere ha utilizzato – con un vero e proprio  capovolgimento dei propositi – ciò che era nei nostri sogni, anziché far l’uomo più libero con il progresso, la scienza, la macchina, la cultura ecc.  Renderne più rapido e sicuro l’asservimento. Ogni scoperta ed ogni invenzione – nate tutte – oso credere – dal proposito di essere  vantaggiose all’uomo – sono state deviate ed utilizzate contro l’uomo. Basta guardarsi attorno, con un minimo di senso critico e morale e ci si accorge che tutto, ma proprio tutto, viene attuato per renderci servi.  Un tentativo che – pur essendo tutt’altro che escluse  le violenze e le atrocità dei vari fondamentalismi (sotto le tante maschere, religione ed etnia in primis )- aggredisce l’uomo , con i mezzi suadenti delle comunicazioni di massa […]   Ad ogni ora del giorno persuasori tutt’altro che occulti esaltano ciò che dovrebbe civilmente essere condannato. Fanno consumare le stesse cose in ogni angolo del mondo, costringono a consumi non necessari anche i più poveri, impongono alimenti geneticamente manipolati di cui si ignorano gli effetti a tempo lungo sull’organismo umano – i cosiddetti alimenti  transgenici, che ci propongono l’uniformità dei gusti – ed annullano il mutare delle stagioni.  Mi limito ai due prodotti – simbolo: la coca-cola e  l’hamburger (se dis inscì?) uguali – pensa tè – in ogni luogo del mondo. Se vi sono una bevanda ed un cibo vecchi – che sentono e sanno di vecchio – questi sono proprio la coca cola e l’hamburger. L’uno e l’altra monotoni e statici. L’uno e l’altra tuttavia esaltati come fossero prediletti dai giovani, nel futuro dei giovani.  Perché la bevano e lo mangino – i giovani, dico – gli debbono costruire attorno un “castello” (un castello? Un finimondo) di pubblicità e promozioni miliardarie. Smette la pubblicità? Un castello di sabbia, pronto ad andare in sabbia alla prima delle onde serie (Onda d’Urto, mi viene da pensare, o Muro del Magazeno 47). I giovani prediligono – ed io vorrei esigessero – il nuovo e il diverso. Tutto nuovo e tutto diverso- spazio alla creatività – certo, ci viene da infinite evoluzioni, dalle millenarie lotte e sofferenze di uomini perseguitati, nuovo e diverso. I giovani si sono resi conto che la tradizione e la cultura sono non un piedistallo,  bensì un trampolino di lancio.  Nuovo e diverso presentati con una serie d’interventi critici, di note culturali e di provocazioni, così da esaltare proprio nel nostro sangue e nelle nostre idee, luci e coraggio. Ho parlato di tradizione e di cultura. Un distinguo. Necessario.  Ciò che ci concedono e ci presentano i detentori del potere, con le immense possibilità di corruzione del denaro, anche quando ci viene presentato come cultura o peggio  ( peggio  da che vi è il tentativo di maligna subornazione, come contro-cultura è, nei fatti, sottocultura. Noi siamo – e qui lo dico da anarchico – la cultura, per definizione sempre impegnata e nel domani.  […]  Postilla alla lettera :   L’arma più efficace per imporcela, la schiavitù – in un modo , in apparenza pressoché indolore – è nei mezzi di comunicazione di massa, attraverso i quali con trasmissioni solo in apparenza giovani e di contestazione , impongono le forniture e i costumi del capitale.  Le prese di posizione e le “aggressioni” dei centri e, con forte incisività degli squatter, sono – con la sola, ma grave penalità della violenza – esemplari. Fanno saldo riferimento alla tradizione vista, ripeto, non come un piedistallo, bensì come trampolino di lancio. Con l’occupazione e la gestione dei palazzi, delle fabbriche trasferite, dei boschi, dei terreni abbandonati o in gerbido, vi è un effettivo ritorno ai valori. ….(  tratto da Luigi Veronelli , Lettera aperta ai giovani estremi,  in  A “ 251 –febbraio 1999  )
 Bibliografia : in    Dossier  Luigi Veronelli / Critical Gino in  A rivista anarchica  393, novembre 2014  p. 81, 82, 83. 
                                                                                         
                                                                                 
ENRICO BAJ
                                                
 Enrico Baj è stato uno dei più importanti artisti contemporanei e un instancabile “fustigatore del potere”. Nel 1954  fondò assieme ad Asger Jorn  il “Mouvement international pour un Bauhaus immaginiste”. Nel 1983 scrisse il Manifesto del "Futurismo statico" , dove contestava le idee espresse nel manifesto futurista del 1909.  Le sue opere libertarie più significative, secondo me, sono: “I generali (1964) ;“ I funerali dell’anarchico Pinelli” (1972); e il “Monumento a Bakunin” (1996). 
Brano da commentare: "....1) Noi disprezziamo il pericolo, lo spreco, la  forza. 2) Coraggio, audacia e ribellione continua portano solo lotta e morte. 3) Disprezziamo il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno. Esaltiamo la quiete pensosa, l'estasi, il sonno e il dolce far niente .[.......] 5)   Noi disprezziamo il volante, il cambio, l'acceleratore, il motore sprint e la fetente benzina, droga d'ogni motorista. Siamo tutti dei benzotossicodipendenti. [....] 9) Vogliamo glorificare la donna, e disprezzare la guerra, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore e le "belle idee " per cui si muore. Unica morte accettabile è quella nel proprio letto.  [....]11) Fanno schifo le grandi folle manipolate dai media, il fervore degli arsenali e dei cantieri, i fumi puzzolenti e venefici delle officine, i moti rivoluzionari e fasulli delle violente e criminali città moderne. Fa schifo il baccano delle locomotive e ogni pretesto motoristico che induce corruzione, consumismo, miasmi, inquinamenti e incidenti a catena. Vogliamo una città solare. Noi fondiamo oggi il Futurismo Statico, in nome dell'immobilismo plastico, per liberare gli uomini dalla cancrena del moto, del motore, del turismo dopolavoristico o intellettuale che sia ........" ( da Enrico Baj, Nuovo Manifesto futurista  Ottobre 1983) 

"I funerali dell’anarchico Pinelli” avrebbero dovuto essere esposti a Milano nel 1972 , ma la mostra fu annullata per la morte del commissario Calabresi e solo recentemente  quest’ opera ha potuto  ricircolare in Italia. Questo bellissimo quadro  di  Baj sulla morte di Pinelli (fig.1) mi ha fatto venire la voglia di rappresentarla anche io (fig.2) pur essendo completamente consapevole che in quel grande artista esisteva una perfetta coincidenza tra arte e "sentimenti libertari" mentre nel mio caso esistono solo "sentimenti ...." e ciò vale ovviamente  per tutte le volte, che citando alcune opere di grandi artisti libertari (Courbet, Pissarro e altri), mi sono lasciato trascinare dalla voglia di fare anche io una scenetta sul tema.
Bibliografia: 1) Enrico Baj,  Futurismo statico e  Patafisicoin Enrico Baj, Cose, fatti, persone  Eléuthera 1988 pp. 91-92 ; 2) Luciano Caprile, Enrico Baj: fantasia, segni e libertà contro il potere in Libertaria gennaio-marzo 2004, anno 6-n. 1 pp. 83-89  
                        


                                        
      
CARLO DOGLIO (1914-1995) Nel 1936 nominato, grazie ai numerosi premi littoriali  vinti,  vice responsabile  culturale del GUF di Bologna  approfittò di questo ruolo per fare attività antifascista con il  Partito d’azione clandestino. Nel 1942 venne arrestato, poi rilasciato e  infine nuovamente arrestato. Durante la resistenza   si avvicinò sempre più alle idee anarchiche e pubblicò  il giornale clandestino “Il libertario. . Dal 1945 al 1949  si impegnò  intensamente  nel movimento anarchico con conferenze e articoli su Volontà e su altri periodici libertari. Dal 1951 al 1955 organizzò all’interno dell’Olivetti un attivo gruppo anarchico. Dal 1955 al 1960 trascorse molto tempo in Inghilterra, dove  ebbe frequenti e saldi contatti con Vernon Richard, Colin Ward e la redazione di Freedom . Dal 1961 collaborò,  per tre anni,  al Centro Studi di Partinicco di Danilo Dolci. Svolse poi una intensa carriera universitaria insegnando in numerose università (Bologna, Palermo, Algeri ecc.) Dal 1969 si riavvicinò al movimento anarchico, pur mantenendo una sua totale autonomia.
Brano da commentare: “ L’introduzione di  Scalorbi spiega abbastanza criticamente le origini della iniziativa cui si deve questo fascicolo, [….]  Non dice però, o almeno non esplicita quanto sembra necessario che un intento era anche  quello di “uscire  dal chiuso” di vecchie rimasticature, di provar l’anarchismo al vento della cultura ( o incultura)  così marxista come crociana  o cattolica o chissà cosa: di confrontare infine posizioni le quali , richiamandosi all’anarchismo si differenziano, e talora profondamente, tanto di teoria quanto di pratica: e se non lo facciamo noi anarchici, questo; se non è codesta la nostra funzione, qual mai altra ci attende?” Io l’ho detto più volte, in 25 e più anni che sono anarchico (anche quando stavo in un partito? Ma certo , e chiederne ai socialisti del PSI, dove stetti, per rassicurarsene,) come sia deleterio all’anarchismo ricercare sigle, inventarsi selezioni e definizioni che escludono gli uni privilegiando gli altri…..”  ( dalla prefazione di Carlo Doglio a “Anarchismo ‘70. Materiali per un dibattito a cura dell’Anti stato  1 (1970)
Bibliografia: in  “Anarchismo ‘70. Materiali per un dibattito a cura dell’Anti stato  1 (1970)

 

                                                                      

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