lunedì 2 maggio 2011

ANARCHICINI: MOVIMENTI ANARCHICI E LIBERTARI NEL XXI SECOLO (2) : STATI UNITI ED EUROPA

                                                                           
OCCUPY: WE ARE THE 99%
   Passando ora ad esaminare la  “questione sociale” nel primo decennio del XXI secolo,  nelle società capitaliste occidentali ancora assai forte  è la miseria e la disoccupazione e l’emarginazione  di molti strati  della popolazione e ciò sfata inesorabilmente il mito connesso al capitalismo secondo cui esso  è portatore sicuro di progresso e di benessere.  Un mito, quello del successo del capitalismo,  la cui fragilità si scorgeva già  , per alcuni  studiosi, alcuni anni prima quindi della cosiddetta crisi economica (finanziaria e industriale) e sociale contemporanea. (cfr. brano)
Brano da commentare :    Non c’è ombra di dubbio che il Capitalismo Liberale sia fallito. Poco importa che anche il suo  antagonista “classico” (il suo amato nemico),  il Socialismo  Reale, sia fallito: il Capitalismo  liberale non doveva vincere tanto il suo avversario ideologico quanto le difficoltà che avrebbe incontrato nel momento di realizzare il suo programma, il suo progetto, nel momento in cui sarebbe stato all’altezza delle sue  promesse – e si è arreso di fronte a questa difficoltà, non è riuscito nemmeno a sfiorare ciò che aveva promesso. […]  E’ già da parecchio tempo che il capitalismo è fallito fuori dalla sua  patria (il Nord) e non accetta venga tirata in ballo la sua responsabilità nella condizione di miseria e terrore in cui versa la maggior parte del Pianeta. E’ una lunga storia che iniziò con il colonialismo, continuò con la dipendenza economica, fece un altro passo avanti con il riordinamento multinazionale delle forme e dei modi dell’imperialismo e presto finirà con il capitolo più fallimentare di tutti, quello che si intitola “globalizzazione”. Eppure risulta che il capitalismo abbia fallito anche a casa propria. Aveva promesso la prosperità, il benessere, l’eliminazione della povertà, la tranquillità materiale delle popolazioni, una vita degna sulla base della cancellazione del problema della fame e della vulnerabilità di fronte alle malattie, ecc. Non è riuscito a ottenere questo nemmeno nei suoi domini, nel mondo occidentale. Non mi riferisco solo alle “sacche di povertà” che persistono qua e là nei paesi  “ricchi” , ma anche alla comparsa in questi paesi di una  nuova povertà  e al fatto sconcertante […]  che perfino nei periodi di prosperità economica, di crescita dell’economia, come quelli vissuti a partire dal 1980, questa povertà si è aggravata e ingrossa le proprie fila in maniera allarmante […] I prossimi anni ci daranno altre prove di questo fallimento economico del Capitalismo Liberale anche nei luoghi in cui celebrava i suoi festini “ (Pedro García Olivo,   L’enigma della docilità o della servitù in Democrazia,  Barcellona 2005)
 Bibliografia:  Pedro García Olivo,   L’enigma della docilità o della servitù in Democrazia,  Nautilus , 2014, p. 86
                                                                                 
 PADRE E MADRE  SFRATTATI CON FIGLI
 

Una palese “turpitudine sociale” ( cfr. post: CAMILLE PISSARRO)  del nostro tempo consiste  nella disattesa,  nelle nostre società, cosiddette “ civilizzate” del diritto all’ abitazione  per un  grande numero di persone .  E ciò rappresenta un così grave problema  che, nel 2012, Michael Albert, chiedendosi come allargare il consenso nei confronti  del movimento statunitense, “Occupy” , elencava l’ipotesi di alcune “azioni dirette”, idonee a contrastare sfratti, pignoramenti, ecc. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Tra le priorità di Occupy ci sono le condizioni di vita delle persone e degli attacchi che subiscono. Occupy, in un luogo preciso, o in molti luoghi, o anche in tutto il mondo, potrebbe, per esempio, chiedere la sospensione dei pignoramenti e la ricollocazione di coloro che hanno perso la casa. Potrebbe Occupy lottare per questo  obiettivo con modalità che abbiano gli effetti desiderati sui propri membri e su quanti seguono le sue battaglie, ottenendo quanto chiede? Certo.  Banche e società finanziarie potrebbero essere gli obiettivi di raduni, picchetti, e, se il sostegno è sufficiente, occupazioni. Le famiglie che abitano case che stanno per essere pignorate potrebbero essere collettivamente protette dallo sfratto. Si potrebbe anche  immaginare di assediare  le abitazioni dei dirigenti di quelle banche e società finanziarie che rendono operativi i pignoramenti sfrattando gli abitanti dalle case. Si potrebbe immaginare di prendere in consegna edifici vuoti per destinarli ad alloggio. E si potrebbe anche immaginare di avanzare richieste a catene di hotel e motel per assegnare alcune camere agli sfrattati.  Oppure , e questo sarebbe un colpo grosso, si potrebbe immaginare di chiedere la riconversione di alcune basi militari per costruirvi alloggi ad affitti contenuti, da assegnare prima agli stessi militari  in forza in quelle basi che partecipano attivamente al progetto di riconversione, lasciandone la gestione alla burocrazia militare, e poi estendendo il diritto anche agli abitanti della zona. Fare una qualsiasi o tutte queste cose, senza dubbio, tra le molte possibili, potrebbe, se ci fosse un sostegno sufficiente, avere gli effetti desiderati. Fare le stesse cose in più luoghi, pensarla come una campagna globale, potrebbe rendere ogni istanza molto più forte e influente, aumentando le probabilità di ottenere i risultati voluti. “ ( Michel Albert, Dove va Occupy?
Bibliografia:  Michel Albert, Dove va Occupy?  In Salvo Vaccaro, agire altrimenti. Anarchismo e movimenti radicali nel XXI secolo,  eléuthera, 2014 , p. 54

                                                                                   
   Anche per quanto riguarda il  drammatico problema del lavoro   all' interno delle società capitalistiche contemporanee e alla necessità di un cambiamento più equo e più giusto   Michel Albert avanzava , nel 2012, riferendosi ad Occupy , l’ipotesi di alcune  pacifiche “ azioni dirette “ .  (cfr. brano)
Brano da commentare: “ … Come possiamo ottenere la piena occupazione in un’ economia che non sta nemmeno consumando quello che produce, anche con l’attuale dura disoccupazione? Pensiamo alla redistribuzione di cui sopra, oltre a un cambiamento delle strutture lavorative. Non solo lavoro per tutti, ma salari minimi incrementati e un tetto al reddito massimo, oltre a un limite per gli straordinari. In effetti, perché non chiedere una settimana lavorativa più corta, quindi con più posti di lavoro disponibili, ma senza riduzione della retribuzione tortale (pur lavorando meno ore ) per coloro che guadagnano meno della media della società ? Sarebbe molto redistributivo. Si potrebbe lottare per questo parlando non solo dei benefici immediati, ma di come sia un percorso verso una equità e giustizia. Non è il traguardo, ma è certo una tappa importante lungo il percorso. Anzi, ottenendo un minor tempo di lavoro potremmo anche creare una base per il cambiamento grazie al maggior tempo da dedicare al movimento. Qualsiasi tipo di azione può essere utile – dai raduni ai teach-in, dai cortei alle occupazioni – per far conoscere i benefici sociali contenuti in queste richieste . E, come con il programma relativo alla casa, possiamo immaginare che cosa succederebbe se i movimenti Occupy in tutto il mondo avanzassero richieste per una settima
na lavorativa più corta, per la redistribuzione  del reddito e per la piena occupazione, e tutti agissero in modo coordinato, rifacendosi all’aiuto reciproco. ….”  ( Michel Albert, Dove va Occupy? )
Bibliografia:  Michel Albert, Dove va Occupy?  In Salvo Vaccaro, agire altrimenti. Anarchismo e movimenti radicali nel XXI secolo,  eléuthera, 2014 , pp. 55-56

                                                                             


D'altronde c'è da rattristarsi profondamente anche considerando l' attuale condizione del lavoro dipendente. Nel  corso del primo decennio del  XXI secolo,  la situazione lavorativa è ulteriormente peggiorata  come  mostra il diffondersi  di fenomeni come   l’abbassamento dei salari,  l' aumento dei tempi di lavoro, la perdita progressiva dei diritti conquistati con le lotte degli anni sessanta e settanta, l’aumento delle cosiddette  “morti bianche”  nei luoghi di lavoro, ecc. 
 Brano da commentare:  “ ….  I mass media agitano la parola “sicurezza”  di continuo, ma non si riferiscono alla guerra quotidiana del lavoro, no, con quella parola agitano lo spettro dell’immigrazione, ché avere  un nemico facile a portata di mano conviene  […]   Meglio farebbero  quei media, invece, a spendere un po’ di tempo e spazio per dar conto di come vanno i procedimenti sulle morti del lavoro. O meglio  di come non vanno  avanti. Di come queste vite vengano cancellate anche dopo la morte. Del resto le sanzioni sono del tutto inadeguate , e questo è una garanzia per chi vuole usare vite umane come merci.  Cominciamo da qui, da sanzioni pesanti, è questo che dice la maggior parte dei familiari delle vittime. Non per vendetta del passato, ma per giustizia del futuro. Però non basterebbe neppure questo, senza una serie di altre misure. Perché si tratta  di affrontare davvero i dati strutturali della questione: la frammentazione del processo produttivo, la catena infinita degli appalti, la ricattabilità e la precarietà dei lavoratori,  la competizione selvaggia scaricata sul costo del lavoro e sulla sicurezza …” ( Marco Rovelli, introduzione ....) 
 Bibliografia: Marco Rovelli, Introduzione al suo libro Lavorare uccide BUR 2008   
Nel convegno “In bilico tra sicurezza e lavoro” , svoltosi a Torino il 23 febbraio 2008 ed organizzato dai sindacati di base del Piemonte,  furono trattati, in modo approfondito, questi temi e furono elencate  le più importanti lotte  sociali ed operaie, avvenute in quegli anni,  in Italia, e di cui alcune di esse sono tuttora in corso 
Brano da commentare:  " Su questo terreno il sindacalismo di base in questi anni ha condotto lotte importanti, pensiamo solo alla May Day che ha  posto al centro la questione generale del precariato, agli scioperi dei precari, alle lotte e manifestazioni contro la privatizzazione dei servizi sociali e la mercificazione dei beni naturali indisponibili che abbiamo organizzato, a mille vertenze locali, aziendali e categoriali. In questo convegno è stata portata, d’altro canto, l’esperienza che abbiamo fatto nella lotta della Valle di Susa contro il TAV, quella degli scioperi autoorganizzati dei ferrovieri dopo la strage di Crevalcore,, le vertenze contro il Petrolchimico di Marghera e le lotte popolari di Scanzano e delle popolazioni campane contro le discariche e gli inceneritori, per citare solo alcuni esempi. Queste lotte hanno affermato una visione generale dell’indipendenza degli interessi dei lavoratori e delle popolazioni contro la logica del profitto e gli interessi delle élites politico affaristiche..” 
  Bibliografia: Simone Carinzi, Tra sicurezza e lavoro    in   A -  Rivista anarchica n.  336  Giugno 2008 p . 26 e  p. 25
 
BALENO E SOLE


Tra le vittime delle   lotte  alla fine degli anni novanta e i primi anni del duemila, e tuttora in corso,  condotte dalla popolazione locale della Val di Susa contro la devastazione ambientale e   i notevoli riflessi negativi  sulla vita  quotidiana e sull’esistenza  dei valligiani  a causa del  progetto della cosiddetta  TAV  (cioè Alta Velocità) , appoggiato dal governo a favore degli interessi di grandi gruppi industriali e finanziari, si deve ricordare la giovane “suicidastata” MARIA SOLEDAD ROSAS (1974-1998), (cfr. post: CAMILLE PISSARRO )  che accusata ingiustamente di alcuni attentati, avvenuti in Val Susa, contro i primi lavori per il TAV,  si impiccò l’11 luglio 1998 qualche giorno dopo la morte per impiccagione del suo compagno, anche lui “suicidastato”, EDUARDO (Edo)  MASSARI   ( Baleno)  (1963-1998), nel carcere delle Vallette il 28 marzo  1998.
Brano da commentare: “  Ci vogliono morti perché siamo i loro nemici e non sanno che farsene di noi perché non siamo i loro schiavi” (parole di Soledad)
Canzone da commentare: “ Solitudine /Perche? Anche i serpenti volano / Non tradiscono il loro idioma / Solitudine / Volteremo le spalle con te / al passato…conforme / Per vincere nelle stanze occupate / Solitudine / Nelle celle che ti hanno racchiusa/ mentre Edo moriva re….mando / Solitudine /  Adesso possiamo intingere le penne nel Sangue / Hanno schiacciato anche i sospiri / Sento uno stormo di sassi da vetro / Solitudine /  voglio che il mare sia cielo !!! /  Il tuo pugno di cenere disperso / è con noi tutti / Solitudine / Non più “ ( Canzone per Sole di  Salvatore Corvaio  e cantata dal gruppo musicale Kurkuma. )
Bibliografia: Il brano e la canzone si trovano nel documentatissimo libro di Tobia Imperato, Le scarpe dei suicidi Sole  Silvano Baleno e gli  altri, Torino 1998 due suicidi di Stato Autoproduzioni Fenix 2003 p. 144

 
 


                                 
                                                                         

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