lunedì 2 maggio 2011

ANARCHICINI: * 1) LA RIVOLUZIONE SESSUALE; CLARA WICHMANN (1885-1922), WILHELM REICH (1897-1957), FELIX MARTI IBANEZ (1911- 1972, ELISE OTTESEN-JENSEN (1886-1973), DANIEL GUERIN (1904-1988) , CAMILLO BERNERI (1897-1937)


   

OTTO GROSS  (1877-1919) figlio di un noto  criminologo dell’ Impero austro-ungarico, Hans Gross,  dopo brillanti studi in medicina si dedicò alla psicoanalisi  influenzato dalle recenti scoperte di Sigmund Freud, da cui però lo  differenziava una più forte sensibilità sociale che lo portò presto su posizioni anarchiche e libertarie. Convinto sostenitore del “libero amore” ebbe una vita sessuale assai intensa. Sposato con   Frieda Schlofer , da cui ebbe un figlio, Peter, numerose furono le sue amanti  tra cui  l’aristocratica Else von Richtofen-Jaffè, che gli dette anche lei un figlio,  la sorella di Else, Frieda, che sposò poi in seconde nozze D.H. Lawrence, la scrittice svizzera Regina Hulmann, poi amica intima di Rilke , la  pittrice anarchica Sophie Benz  che si suicidò poi nel 1911 e tante altre. In questo periodo frequentò con assiduità  Monte Verità, divenendo amico, tra gli altri di  Erich Musham e di Ernst Frick.  Scandalizzato dalla condotta  immorale del figlio il padre riuscì, infine , a convincere Otto Gross a sottoporsi ,  alle cure di Carl Gustav Jung in una clinica privata.  All’inizio si stabilì tra i due psicoanalisti un sentimento di  reciproca stima e collaborazione sino a quando   Carl Gustav Jung  diagnosticò, ufficialmente, Gross come  affetto da ”dementia praecox”, Da quel momento il padre, Hans,  ottenne la piena custodia sul figlio  e tentò  anche di sottrarre  a Frieda Scloferl, che nel frattempo era andata a vivere con lo scultore anarchico,  Ernst Frick,  la custodia del nipote Peter (il che non avvenne  grazie alle testimonianze a favore di Frieda,  di Max Weber e di sua moglie, Marianne)  . Solo  dopo la morte del padre nel 1915 la situazione legale di Otto Gross cominciò lentamente a migliorare, ma ormai egli  era , pur continuando a pubblicare  interessanti  saggi e articoli, sempre più dipendente dall’uso quotidiano di droghe . Morì il 13 febbraio  1920 ( o secondo alcuni nel 1919). E’ da dire inoltre che il suo anticonformismo in materia sessuale, in totale sintonia con quella che poi negli anni 60/70 sarà  chiamata la "rivoluzione sessuale"   non scandalizzò solo il suo austero e autoritario genitore e i "benpensanti" di quei tempi,  ma anche il personaggio più influente dell’anarchismo tedesco di quegli anni, Gustav  Landauer, che proprio in quegli anni polemizzò sul  tema del libero amore e degli eventuali danni inflitti sui bambini e sulle bambine nelle famiglie monogamiche  anche con Margarethe Faas Hardegger e  Erich Muhsam. Un  importante articolo di Otto Gross sul concetto di rivoluzione sessuale , intrinsecamente legato, secondo lui,  alla subordinazione della donna all'interno di una società patriarcale, si trova in  L'idea fondamentalmente comunista del simbolismo del paradiso  pubbicato sulla rivista Sowjet, 2, 1919 (cfr. brano ) 
Brano da commentare: “ …. La vergogna  del sesso, espressione oppressiva del conflitto dell’uomo con tutto ciò che ha di autentico e di vivo, è il marchio spettacolare di una sessualità che ha cessato di costituire una risposta a un interesse comune. Al suo posto si è instaurato lo scontro di interessi opposti, in altre parole una lotta di potere, si sviluppa sempre più come obiettivo proprio, si trasforma in automatismo finendo col fare della lotta fra i sessi una faccenda scontata. Questa interminabile lotta per il potere crea allora i propri limiti esterni e le proprie catene in un rapporto di autorità ben definito. […]  La vera liberazione della donna, l’abolizione della famiglia patriarcale esistente tramite un’assunzione comunitaria e sociale della maternità, reintrodurrà l’interesse di ciascuno nei confronti della società, che da quel momento assicurerà la possibilità della libertà suprema e illimitata, e ognuno avrà, da qualsiasi parte provenga, lo stesso interesse a combattere le istituzioni che oggi conosciamo […]  Per preparare una simile rivoluzione occorre che ciascuno si liberi individualmente del principio di autorità di cui è egli stesso portatore, che si liberi da ogni  adeguamento all’ essenza delle istituzioni che ha sviluppato in sé nel corso dell’infanzia nel grembo della famiglia autoritaria, che si liberi di tutte  le istituzioni che da bambino ha ripreso dalle persone del suo ambiente sempre in lotta tra loro  e con lui per il potere; bisogna soprattutto che si liberi soprattutto del carattere servile che una simile infanzia lascia in tutti, senza eccezioni; che si liberi dello stesso peccato originale e della volontà di potere...”  ( Otto Gross, L’idea fondamentalmente comunista del simbolismo del paradiso  in  Sowiet, 2,  1919)
Bibliografia: in  Otto Gross, Senza freni, Gratis 2001 p.  69 
 
                                                         
CLARA WICHMANN (1885-1922) . Nata in Germania trascorse la sua infanzia e adolescenza In Olanda e si laureò in Giurisprudenza all’Università di Utrecht.  Frequentò   gli ambienti femministi e libertari e nel 1919 fondò il    Comitato d’ Azione contro le nozioni  esistenti del Crimine e della Punizione” Nel marzo 1921 , insieme al suo compagno JO MEIJER e all’anarchico pacifista   BART DE LIGT  (1883-1938) ,  fondò  “War Resister International “ un’ organizzazione  fortemente  impegnata su problemi come l’emancipazione della donna , la questione sessuale e contro  la violenza e il militarismo, ecc.  Ancora, a mio parere , assai importante è un suo saggio, scritto nel 1924,  sui   diritti, misconosciuti dagli uomini,  degli animali domestici  equiparati, tra l’altro, con la posizione giuridica e socio- economica delle donne di non molti anni fa  e non ancora completamente scomparsa nel mondo. (cfr. brano) 
Brano da commentare:  “ .. Gerade  die  der  Haustiere, sage ich, denn ihre mit den Menschen Verbundene Lebensweise erfordert mehr als die der wilden Tiere eine eigene Rechtsposition. Die Tiere in der Wildnis haben ihre eigenen gewonthen Rechtsregeln, woran sie, wie man aus den Berichten vieler Forscher ableiten kann, ebenso gebunden sin wie die Menschen an die Ihrigen. Aber die Haustiere leben unter Fremdenrecht , ebenso wie die Heloten, die dem spartanischen Recht oder wie die unterworfenen Kelten, die dem germanischen Recht gehorchen mussten.  Es ist eine Tatsache, dass der Mensch gegenüber den wild lebenden Tieren eine Art von Kriegsrecht anwendet: das Recht des Stärkeren ohne Gnadenur bei einzelnen und in individuellen Fällen etwas durch Mitleid abgemildert und gegenwärtig für einen sehr kleinen Teil der (in Menschenaugen) “ nützlichenTiere durch einige Gesetzesartikel ein klein wenig eingeschränkt. Aber dasselbe völlige Verfügungrechtals wenn dal Tier eine  Sache Wäre-, maßt der Mnensch sich nur gegenüber den Tieren an, mit denen er im Kriegszustand ist, sondern auch gegenüber den Haustieren, mit denen er angeblich auf freuundschaftichem Fuße steht.  Und diese sind durch ihre ökonomischen Um stände unendlich viel machtloser als die wilden Tiere, die ja ökonomisch von dem Menschen unabhänging sind. Vielleicht kann man die armselige Rechtsstellung der Haustiere un mittelbar mit ihrer abhängigen  ökonomischen Stellung in Zusammenhang bringen –und bei näherem Hinsehen wird man eine  gewisse Ähnlichkeit mit der ökonomischen und der rechtlichen Position der Frau – wie sie Jahrhunderte lang bestand- erkennen Und alle die inneren Widersprüche und ungeheuren Missstände in derRechts-stellung der Haustiere kommen daher, dass man ihnen gegenüber (wie früher gegenüber den Sklaven und in einem witeren Sinne auch  gegenüber den Frauen) von der Fiktion ausgeth. Sie  wären Sachen. ….     ” ( Clara Wignam, Die Rechtsstellung der Haustiere 1924)
Bibliografia : Clara Wignam, Die Rechtsstellung der Haustiere 1924 in www.tvg- aar-vegan.de/themen/haustiere/ .                                                                        
                                                                    
WILHELM REICH E LA MACCHINA ORGONICA
 
 WILHELM REICH  (1897-1957). Nel 1920 diventò membro della Società psicoanalitica. Nel 1927 a causa  del suo impegno politico rivoluzionario entrò in conflitto con Freud e s’ impegnò nella fondazione dei primi consultori psicoanalitici proletari gratuiti. Nel 1930 andò a a Berlino e si iscrsse al  KPD (Partito comunista tedesco). Fondò il Sexpol (associazione per la politica proletaria sessuale), nella cui piattaforma di base erano stabilite alcune rivendicazioni per una radicale riforma politico-sessuale. Per ragioni di spazio ne citerò solo alcune di esse (cfr. brano)

Brano da commentare:  « 1.  Combattere su larga scala la crisi degli alloggi pianificando la costruzione di nuove abitazioni a spese dei grandi patrimoni e redditi […] Cancellare il paragrafo sull’aborto, i paragrafi sugli anticoncezionali, i paragrafi sugli omosessuali, riformare le leggi sul matrimonio. 3. Obbligare le casse malattie a distribuire gratuitamente gli anticoncezionali. 4. Potenziare la politica sociale, la protezione della maternità e dell’infanzia, dispensare un’informazione sessuale  di massa attraverso la radio, la stampa, il cinema ecc. 5. Creare in ogni grande azienda consultori e asili per lattanti. 6. Abolire tutte le leggi che puniscono l’insegnamento sessuale. 7. Concedere licenze ai detenuti. Queste rivendicazioni possono essere attuate solo nel quadro complessivo della lotta proletaria contro l’ordinamento sociale capitalistico! contro il fascismo culturale ! contro l’istupidimento religioso e sessuale ! Contro la fame, lo sfruttamento, la compressione dei salari, la razionalizzazione capitalistica ! « (Le nostre rivendicazioni di lotta )

Bibliografia: Bernfield/Fromm/ Leunbach / Reich, Sexpol. Marxismo, psicoanalisi e rivoluzione sessuale a cura di Hans Peter Gente, Guaraldi editore 1971 pp. 83-84


 Nel 1933  Reich fu espulso dal Partito comunista, sempre più orientato su posizioni staliniste e sessuofobiche . Nel 1934   Reich fu costretto all’esilio dal nazismo e dopo un breve soggiorno in Danimarca, Svezia e Norvegia andò, nel 1939, negli USA e fondò, nel Maine, l’Orgon Istitute .Nel 1956, in pieno maccartismo,  venne, pretestuosamente,  accusato di ciarlataneria e di crudeltà nei confronti dei propri pazienti. Rifiutò di comparire in giudizio e fu condannato a due anni di prigione e alla distruzione di libri e macchinari. Morì in carcere nel 1957.
Brano da commentare: “..  Le inibizioni e debilitazioni sessuali che costituiscono le più importanti basi dell’esistenza della famiglia autoritaria e che sono le basi essenziali della formazione della struttura del piccolo borghese, vengono ottenute con l’aiuto della paura religiosa, che in questo modo si riempie di  senso di colpa sessuale, ancorandosi emotivamente in profondità.  E’ qui che ha origine il problema del rapporto fra religione e negazione del piacere sessuale. La debolezza sessuale provoca una diminuzione della coscienza di sé, che in un caso viene compensata dalla brutalizzazione della sessualità, e in un altro dalla formazione di rigidi tratti caratteriali […]  La lotta contro la sessualità dei bambini e degli adolescenti da parte della società autioritaria e la conseguente lotta contro il proprio Io si svolge nell’ambito della famiglia autoritaria che finora si è rivelata come la migliore istituzione per condurre vittoriosamente questa lotta […] Ciò che  è importante è il fatto che l’inibizione sessuale è il mezzo a cui si ricorre per creare il legame alla famiglia  autoritaria […] Le idee  di patria e nazione sono nella loro essenza soggettiva sentimentale le idee di madre e di famiglia.La madre è la patria del bambino nella borghesia, così come la famiglia è la sua “nazione in piccolo” ( Wilhelm Reich, Psicologia di massa del fascismo ) 
 Bibliografia: Wilhelm Reich,  Psicologia di massa del fascismo, Sugar editore 1971 pp. 88-90 

Mi sembra, inoltre, importante sottolineare che, almeno per quanto mi risulta,  le rivendicazioni sessuo-politiche adottate dal Sexpol  furono realizzate, in parte e nonostante il  boicottaggio controrivoluzionario dei partiti autoritari del governo del Fronte popolare , e in particolare dal partito stalinista , durante la rivoluzione sociale spagnola proprio dagli anarchici ( cfr. post infra  MUJERES lIBRES 1 E2).    Sul rapporto , infine, tra Reich e gli anarchici  ci resta un articolo intitolato « Dal dibattito internazionale sul Sexpol» (1937) scrittto dallo stesso Reich sotto lo pseudonimo  Karl  Teschitz. Ne cito alcuni frammenti . (cfr. brano)
Brano da commentare: «… Troviamo un’approfondita discussione sul Sexpol nella rivista olandese « Bevrijding «, addirittura un articolo di fondo nella rivista spagnola « Revista Blanca» . Si collocano entrambe sul terreno dell’ anarchismo  e rispettivamente dell’  anarco-sindacalismo.  La cosa non è di per sé sorprendente. Gli anarchici sono da sempre il gruppo socialista che ha dato il maggiore peso alla liberazione e alla  trasformazione rivoluzionaria della vita personale, all’attivazione della volontà rivoluzionaria; si sono occupati quindi ben presto anche del problema  della liberazione sessuale. . Le obiezioni  più interessanti sono quelle provenienti dal rifiuto anarchico del marxismo, del partito centralizzato e di ogni organizzazione autoritaria in genere. […] Credo che i compagni spagnoli hanno frainteso Reich, se hanno capito che già ora si dovrebbero liberare sessualmente gli uomini mediante la propaganda e l’ educazione, e renderli quindi rivoluzionari. Certo qualcosa si può ottenere, con un’informazione critica, e con la creazione di consultori per la prevenzione delle nascite e per le difficoltà psichiche, per diminuire la miseria sessuale e prevenire l’imborghesimento psico-sessuale: specialmente tra i giovani. Ma una gran parte di questo lavoro e delle esigenze che vanno avanzate sbocca in una critica della società esistente e in uno scontro  immediato con l’autorità statale. Questo scontro è il fattore veramente rivoluzionario , e non la liberazione sessuale, oggi possibile solo in piccola parte. […] Il Sexpol,  dunque, tiene conto delle essenziali rivendicazioni anarchiche, senza rinunciare alle concezioni marxiste verificate dall’esperienza circa la struttura economica e il ruolo del partito. Esso è, si potrebbe dire, l’unità di marxismo e anarchismo su base marxista . «  ( Karl  Teschitz, Dal dibattito internazionale sul sexpol .  1937)
 Bibliografia: Bernfield/Fromm/ Leunbach / Reich, Sexpol. Marxismo, psicoanalisi e rivoluzione sessuale a cura di Hans Peter Gente, Guaraldi editore 1971 pp. 136 - 142 -143


                                

FELIX MARTI IBANEZ (1911-1972). Nato a  Cartagena era figlio di un noto pedagogo,  Felix Marti Alpera e nipote   dello scrittore  Vicente Blasco Ibanez. Aderì, giovanissimo,  alla Federacion Iberica de Juventudes  Libertarias (FIJL) e alla CNT, . Laureato in medicina, ottenne, nel 1935,   un dottorato per l’Università di Parigi con una tesi sulla psicologia e fisiologia  mistiche dell’India. Si specializzò poi in psichiatria, sessuologia e neurologia.  e collaborò a diverse  riviste mediche , tra cui   GENERACION CONSCIENTE ( che, come si è già detto,  cambiò poi  nome in   “ESTUDIOS. REVISTA ECCLETICA)” dove sotto l’influenza del pensiero di Freud, di Havelock Ellis, di Wilhelm Reich  e di altri sessuologi si trattava della  sessualità, del libero amore, della famiglia e del controllo delle nascite. Nel 1936 iniziò sulla  rivista Estudios un “Consultorio psiquico-sexual”,  che  riscosse un notevole successo. Con il sostegno della CNT e delle “Mujeres Libres”  Felix Ibanez, durante la rivoluzione spagnola.  divenne un importante punto di riferimento per la riforma sanitaria e sessuale . Nominato dalla  ministra,  Federica Montseny,  sottosegretario alla  Sanità nel governo centrale e  direttore generale della Sanità in Catalogna dette avvio a importanti riforme quali l’introduzione in Spagna dell’aborto, l’ abolizione delle pene per gli omosessuali, la socializzazione delle cure mediche, ecc..  Ebbe anche alcuni rapporti, durante le giornate di maggio del 1937 con gli “Amigos de Durruti”. Dopo l’ascesa al potere del franchismo,  Felix Ibanez si trasferì negli USA, dove divenne  insegnante e direttore del Dipartimento di Storia della medicina al New York Medical College. Morì nel 1972 di infarto.
Brano da commentare: 1) “ Dal primo giorno di combattimento, noi medici della CNT, abbiamo costituito, grazie all’organizzazione sanitaria operaia, il primo controllo sanitario che è stato anche il primo sforzo di coesione organizzativa dei servizi sanitari della Catalogna. Quando il momento verrà, noi descriveremo queste giornate come frenetiche, nel corso delle quali il controllo sanitario della CNT  improvvisava, ad una velocità vertiginosa, le soluzioni agli innumerevoli problemi che nascevano senza sosta ”  (  Felix Martin Ibanez sull' impegno medico  della CNT durante la guerra civile )
Bibliografia: in  ita.anarchopedia.org/medicina sociale p. 3
Inoltre  mi sembra assai suggestiva, per quanto in realtà io  ne sappia molto poco e di seconda mano, l'  interpretazione   psicanalitica  di Felix Marti Ibanez della rivoluzione spagnola dove essa viene spiegata ricorrendo in gran parte  a categorie tipicamente  freudiane come complesso di edipo, totemismo, tabù, patriarcato  ecc.  
Bibliografia : in  Rafael Llavona y Javier Bandres, Psicologia  y Anarquismo en la guerra civil espanola: la Obra de Felix Marìi-IbanezPsicothema, vol. 10 n. 3  (1998) p. 673
 

ELISE OTTESEN-JENSEN, detta OTTAR (1886-1973),   anarchica, scrittrice, pioniera     dei diritti delle donne e degli omosessuali, del controllo delle nascite e dell’educazione sessuale, che lei voleva diffondere   anche e soprattutto nelle scuole Figlia di un pastore protestante, ruppe ben presto con la religione  e aderì all’anarchismo . Durante la prima guerra mondiale conobbe ALBERT OTTO JENSEN (1879-1949), noto  pacifista e antimilitarista , membro fondatore del sindacato anarco-sindacalista  svedese (SAC), redattore del quotidiano Arbetaren e direttore della rivista Syndicalism. Divenuta la sua compagna Elise  si impegnò  sia scrivendo  articoli e saggi sia nell’attività sindacale e si accorse presto di quanto per le lavoratrici  assumessero un’importanza prioritaria i problemi attinenti al sesso e in particolare  quello delle gravidanze  indesiderate. Problema  da lei particolarmente sentito , in quanto nata in una famiglia molto numerosa , (era la diciasettesima figlia) e  perché una sua  sorella era morta a causa di un aborto clandestino.   Su sua iniziativa  vennero istituiti, in Svezia,   centri di consultazione sessuale, dove tra l’altro venivano distribuiti preservativi, tra cui il  diaframma ,che divennero legali  in Svezia  solo nel 1937. Nel 1933 fondò la Federazione dell’ Educazione Sessuale  (RFSU) e nel 1953 la Federazione Internazionale  della Pianificazione Famigliare ( IPPF). Nel 1958 l’università di Uppsala le conferì il titolo di dottore “honoris causa”.
Brano da commentare:  “ …. Negli anni  30  le famiglie svedesi erano numerose e  le gravidanze erano viste come una costante minaccia per molte donne. Questo succedeva quando era un delitto informare  sulla contraccezione. Però  Elise Ottesen Jensen teneva come “sogno il giorno in cui ogni bambino appena nato sarà il benvenuto, quando gli uomini e le donne saranno uguali e quando la sessualità sarà espressione di intimità, gioia e tenerezza”. …. ( da  “ The Swedish Association for Sexuality Education. Our history. RFSU. )
Bibliografia: cfr. Elise Ottesen-Jensen Anarcopedia.                                                                                                                                                                
 DANIEL GUERIN(1904-1988) Di famiglia benestante e colta partì all’età di 23 anni per l’Oriente e rimase colpito dalla disumanità e ingiustizia del sistema coloniale. Tornato in Francia si avvicinò al trotzkismo. Lentamente se ne distaccò e cercò di trovare una sintesi tra marxismo e anarchismo, approfondendo in particolare il concetto di autogestione. Durante i fatti di Barcellona del 1937 condannò  apertamente il comunismo autoritario .Finita la guerra andò negli Usa da dove fu espulso per le sue critiche alle pesanti discriminazioni contro i poveri e gli afroamericani. Negli anni 60 e ‘70 partecipò attivamente alle lotte del movimento studentesco e operaio e a quelle del Fronte omosessuale d’azione rivoluzionaria (F.H.A.R.) Le sue opere più lette,  nel “1968”, furono “Saggio sulla Rivoluzione sessuale” e “L’anarchismo dalla dottrina all’azione”. Morì nel 1988.
Brano da commentare: “  Omosessualità e rivoluzione non sono per nulla incompatibili, provengono da premesse totalmente differenti. La prima è una versione naturale  molto particolare, minoritaria ben che numericamente non trascurabile, della funzione sessuale, variabile secondo le latitudini e secondo il caso, esclusiva o parziale, permanente o occasionale. La seconda è il prodotto dell’ingiustizia sociale, universale dell’oppressione dell’uomo sull’uomo. Attacca e rimette in dubbio i privilegi di ogni sorta, l’ordine stabilito nel suo insieme. […..] Si tratta dunque di fare in modo che la  più grande convergenza possa stabilirsi tra l’una e l’altra. Il rivoluzionario proletario dovrebbe dunque convincersi, o essere convinto, che l’emancipazione dell’omosessuale, anche se non lo vede direttamente coinvolto, lo riguarda alla stessa maniera, tra le altre, di quella della donna e dell’uomo di colore[…..] Solamente un vero comunismo libertario, antiautoritario, antistatalista sarà anche capace di promuovere la liberazione, definitiva e concomitante, dell’omosessuale e dell’individuo sfruttato o alienato dal capitalismo.” (estratto da  Daniel Guerin Omosessualità e rivoluzione)
 Daniel Guerin , Omosessualità rivoluzione in “ // ita.anarchopedia.org/Sessuali%C3%AO,-omosessualit%C3AO-e-Rivoluzione (di Daniel Guérin)

                                                                              
CAMILLO BERNERI

 Si ricordi , inoltre la ripubblicazione , negli anni settanta,  nel pieno delle lotte femministe in Italia e nel mondo,  dell’ opuscolo del 1926  di  Camillo Berneri ,  La Garçonne e la madre ,   con un nuovo titolo, alquanto infelice, L’emancipazione della donna. Considerazioni di un anarchico . In questo opuscolo, tra l’altro, Berneri contestava radicalmente la figura della  garçonne “ considerata in alcuni  contemporanei  romanzi a sfondo erotico e anticonformista,  ( per es. La garçonne di Victor Margueritte (1922) e Le adolescenti  (1920) di Mario Mariani  ) il modello supremo di donna emancipata”, toccando quindi in qualche maniera  la  “questione sessuale” , che il femminismo  dei primi decenni del novecento, anche se non sempre esplicitamentee,  sottointendeva (cfr. brano)
Brano da commentare: “ …” La garçonne tipica è la femmina che vuole mascolinizzarsi. E’ femminista, perché vuole somigliare all’uomo. Si crede libera, perché è scimmia. Non si avvede che  che tra la donna e l’uomo ci sono differenze psichiche irriducibili quanto quelle fisiche. Non vuole attuare in sé una vita superiore a quella della donna comune, passivamente onesta e schiavisticamente laboriosa, ma conquistare la libertà volgare del maschio: quello di fare i propri comodi sessuali. Da questa lebbra di modernità scatturisce l’ermafrodito fenomeno dell’emancipazione […]  Fenomeno che sarebbe impressionante fino  a portare alle più apocalittiche previsioni sociali e morali, se la cosa non si risolvesse, nella generalità dei casi, in una truccatura. La garçonne è femmina, suo malgrado. […] La differenza tra i due sessi implica per  l’uno e per l’altro una particolare maniera di amare. Per il maschio il rapporto sessuale è un fugace momento, un atto che non lascia tracce. Per la donna l’amore vale maternità, cioè  l’amore che modifica profondamente il suo organismo e vi si inviscera.  La vita sessuale è, nella donna, qualche cosa di intrinseco a tutto il suo organismo.  […]   Concludendo: nella donna, l’istinto sessuale è vivo, ma fuso e confuso con l’istinto della maternità. Questa fusione ha una base anatomica e nessi fisiologici evidenti. Al carattere sperperatore della vita sessuale maschile, corrisponde la funzione prevalentemente sociale dell’uomo, mentre al carattere economizzatore della vita sessuale femminile corrisponde la funzione prevalentemente  biologica e familiare della donna. Notevole è infatti l’antagonismo fra la sessualità e la maternità. [...]  ( Camillo Berneri, La Garçonne e la madre (1926)
Bibliografia:  Camillo Berneri,   L’emancipazione della donna. Considerazioni di un anarchico . Edizioni RL  , Pistoia,  1970 pp. 7 - 15 - 21 -- 12 -
 
 Così come negli anni venti ( cfr. post  CAMILLO BERNERI : INFANZIA e FORMAZIONE ...) anche negli anni settanta e ottanta questa tesi  di Berneri fu, in ambito anarchico,  decisamente  contestata . Su Volontà  , apparve , per esempio un articolo , nel 1975,  di   Andrea Pinto   ,  La donna e la femmina nell'ideologia sessuofobica,  ove  basandosi in particolare sugli studi sessuologici   di Wilhelm Reich,   non vennero risparmiate a Camillo Berneri severe critiche seppure riconoscendone i meriti in altri campi. (cfr. brano) 
Brano da commentare: “  …  Berneri infatti parte da un concetto che mette nettamente in antitesi la femmina e la donna.  La femmina è colei che " va in cerca di maschi per un'ora di libertà in albergo  "  la prostituta che si dà per soldi o quella che amoreggia per piacere; quella che vuole godere del rapporto sessuale o l'amante a tempo pieno. La donna, al contrario, è quella "che conosce la sanità spirituale che è nella famiglia" che "ha avuto ed ha nella maternità  la sua più alta funzione sociale" che "da femmina si fa donna mediante la maternità " [...] Siamo pertanto in un pantano sessuofobico che trova origine dalla morale sessuale patriarcale, morale che perpetuandosi direttamente tramite una educazione contraria al piacere, e indirettamente attraverso tutta l'ideologia dominante, riesce a far breccia anche per individui, per altro sinceramente rivoluzionari [...] Berneri diede la vita per la causa rivoluzionaria e questo, oltreché essere di importanza incommensurabile lo farà ricordare sempre con estremo rispetto a chiunque lotterà  contro la violenza del potere fascista o sedicente socialista, nonostante ciò egli lasciandosi trascinare dalla morale sessuofobica, non sottoponendola alla critica libertaria, permettendone   così ancora una volta la sua proliferazione si è reso responsabile del mantenimento dello  status quo sessuale . " L'emancipazione della donna" trova dunque la sua origine nella morale sessuale coercitiva della quale costituisce un congeniale prodotto" (“Volontà  a. XXVIII n. 3, maggio/giugno 1975)
Bibliografia:  Andrea Pinto    La donna e la femmina nell’ideologia sessuofobica  a. XXVIII n. 3, maggio/giugno 1975 pp. 183-188 
  
Una diversa prospettiva del pensiero di Berneri su temi quali  "l'emancipazione della donna " e la "questione sessuale"  venne, a mio parere,  alla luce quando    nel 1982 Andrea Chessi  pubblicò  l'articolo di Camillo BerneriLe pechê originel,  pubblicato, nel 1931, sulla rivista anarchica individualista  “ En  Dehors"  e tradotta in italiano da GIUSEPPE MASCII ( detto " Beppe  del cenciaio") nel 1955 a cura del gruppo Anarchico  "Albatros". Tra  le finalità di Chessa, se ho capito bene,  vi era, tra l'altro,  proprio quella di    porre in risalto la differente valutazione di Berneri sulle  donne contenuta in  Le pechê originel e quella in  La  Garçonne e la madre .  . (cfr. brano)
 Brano da commentare: " ....Da questo studio sul peccato originale della Bibbia , ne esce rivalutata la persona umana e soprattutto il ruolo della donna nella vita sociale esaltando l'amore tra le coppie dentro e soprattutto fuori del matrimonio legalizzato. Questo opuscolo, andato esaurito subito nella prima edizione in italiano , dopo quella in lingua francese, viene riproposto dall'Archivio Famiglia Berneri, a parziale  rivalutazione del pensiero berneriano sul ruolo della donna nella società, che aveva negletto nel suo studio, pubblicato dalle edizioni RL sotto il titolo " L' emancipazione della donna (considerazioni di un anarchico) che mi è sembrato generalmente inopportuno come testo contro la donna e il suo ruolo nella vita ( Aurelio Chessa, Presentazione alla seconda edizione di Il Peccato originale, Pistoia  luglio-agosto 1982)
 Bibliografia :  Camillo Berneri, Il peccato originale, Edizioni dell’Archivio Famiglia Berneri, 1982. Prefazione.


Non mi risulta comunque che la pubblicazione di questo scritto abbia cambiato molto, almeno nell'immediato, le critiche , negli ambienti anarchici,  a un presunto irrevocabile antifemminismo di Camillo Berneri.  Nel  1987  Nico Berti  , in occasione del 50° anniversario dell'assassinio di Camillo Berneri,  riassunse sinteticamente il suo pensiero  sull'emancipazione femminile, assumendo come principale punto di riferimento La  Garçonne e la madre , scritta nel 1926 (cfr. primo brano)
Brano da commentare :“ Anche rispetto all’emancipazione femminile, l’anarchico italiano (nota mia: Berneri) prende una posizione molto lontana dalla comune visione libertaria .  Egli ritiene immorali le concezioni edonistiche che esaltano l’eroticità della femmina a scapito della dignità della donna [ …] Per Berneri risulta pertanto arbitrario valutare la donna e il suo posto nella società prescindendo dalla sua effettiva dimensione di madre. A suo giudizio la sessualità femminile non è funzionale a se stessa perché è in rapporto alla procreazione. […] La donna realizza veramente se stessa, dando pieno corso alla sua autentica  vocazione, col divenire madre e sposa (52) . Certo, nella concezione di Berneri queste due figure hanno ben poco a che vedere con la precedente famiglia patriarcale (53) però in questa posizione tradizionalistica egli non va  molto più avanti delle retrive indicazioni proudhoniane. Come  Proudhon, Berneri motiva le sue proposte ricordando che la  famiglia è un baluardo contro la massificazione della società statolatra e che progettare la sua abolizione (programma che egli giudica “mostruoso”), significa annientare L’educazione umana “.   (Nico Berti, Sull'anarchismo di Berneri. Il problema del "revisionismo"  (1986) 
Bibliografia:  Nico Berti, Sull'anarchismo di Berneri. Il problema del "revisionismo" in Camillo Berneri nel cinquantesimo della morte, Edizione Archivio Famiglia Berneri, Pistoia 1986 p. 95. Nella nota  53 a fine pagina Berti accenna  a Le  pechê originel , ma non mi sembra che,  , per quanto riguarda il contenuto, lo distingua particolarmente da    La garçonne e la madre  .
 Il  saggio di Nico Berti  sull'anarchismo di Berneri fu pubblicato, in parte,  anche, su   Rivista anarchica n. 407 , giugno 1987, e nel numero successivo di  Rivista anarchica, apparve una lettera  di Gisella Escalar alla redazione della rivista , in cui, ritenenendo troppo "superficialmente critica" la valutazione di Berti sul pensiero di Berneri  sulla donna   esprimeva un  giusto sdegno  per l'ideologia "maschilista" contenuta nell'' opuscolo del 1926 (primo brano) . A quella lettera fu allegata nello stesso numero della rivista la risposta, anch'essa altrettanto dura,  della redazione  (secondo brano)
Brani da commentare:  1)  “ … ho letto con interesse le pagine dedicate a Camillo Berneri. Devo però dire che mi è apparso superficialmente critico nei confronti del pensiero berneriano. Ritengo  infatti quanto meno  discutibili le idee di Berneri sulla donna e, più in generale sulla questione femminile. Per rendersene conto basta la lettura de L’emancipazione della donna (sic!) da lui scritto nel 1926 . Infatti dietro un falso atteggiamento progressista, Berneri in tale pamphlet appare talmente imbevuto di maschilismo da far seriamente riflettere sulle sue  convinzioni di anarchico.  […] Che senso ha – mi chiedo – essere contro l’oppressione dell’uomo sull’uomo, se poi la rivoluzione sociale si ferma ancora davanti a una liberazione della donna ancora tutta da compiersi?  […] Se veramente, come è auspicabile, certa  ideologia oggettivamente autoritaria e maschilista non appartiene più al modo di rapportarsi tra compagni e compagne, criticare anche duramente Berneri non deve intimorirci, ma anzi esserci di stimolo. Invece, purtroppo, ho constatato che nel 50° anniversario del suo assassinio nessun giornale anarchico ha avuto il coraggio di mettere il dito nella piaga. Rimozione, autocensura o lapsus freudiano? …” ( Gisella Escalar , Berneri e la donna in A  Rivista Anarchica  n. 148  estate 1987 )   ; 2) Siamo pienamente d’accordo. Le posizioni espresse da Camillo Berneri in tema di donne /sessualità/famiglia/ ecc. ci sono sempre parse del tutto incompatibili con la nostra concezione dell’anarchismo. […] Da parte nostra - si rassicuri Gisella - non c'è alcuna remora a "criticare anche duramente Berneri " né ci manca  " il coraggio di mettere il dito nella piaga ". D' altra parte scegliendo - per la ripubblicazione su "A" alcune parti del lungo saggio di Nico Berti, ci siamo preoccupati di non saltare quel passo in cui si faceva riferimento proprio alle posizioni di Berneri sulla questione femminile.[...]  A fronte dello stridio tra le affermazioni di Berneri e la nostra sensibilità , si possono ritenere non abbastanza "dure" tali valutazioni di Berti. Forse. Ma la sostanza del giudizio critico è fuori discussione. [...] Se sulla questione femminile ha scritto delle vere e proprie boiate, noi le chiamiamo con il loro nome. Con la presunzione di pensare che anche lui - spirito così irrequieto ed ipercritico - apprezzerebbe la nostra sincerità ." ( La redazione, Berneri e la donna in Rivista anarchica  n. 148  estate 1987 ) 
 Bibliografia: Secondo e terzo brano in  Gisella Escalar , Berneri e la donna  e la risposta della redazione  in A Rivista Anarchica n. 148 estate 1987  

EMILE ARMAND, CAMILLO BERNERI,  JEANNE e EUGENE HUMBERT

Un' affermazione, quella delle due ultime righe della redazione della rivista , che condivido  pienamente , tanto più che la lettura di Le pechê originel ,  mi sembra confermare il sostanziale discostarsi di Camillo Berneri , negli anni trenta, dalle " indicazioni retrive proudhoniane " come si può dedurre. tra l'altro, a mio parere, dalla sua esplicita rivendicazione dell'incondizionato "diritto all'amore " della donna, dentro e fuori dal matrimonio, ed a una "maternità cosciente " ( Intendendo con ciò il diritto della donna all'autodeterminazione del proprio corpo ), che certamente Proudhon non avrebbe condiviso.  (cfr. brano)
Brano da commentare: " Se l' educazione sessuale è ai primordi, la colpa è del moralismo cattolico [...] Ovunque sorgerà una luce di educazione sessuale. ecco il prete con il suo spegnitoio di argomenti capziosi e di suggestioni tradizionalistiche, pronto a spegnerla. Non s farà mai abbastanza nel rivendicare la santità della maternità cosciente, il diritto alla donna all'amore, la secondaria importanza dell'astinenza sessuale a petto della castità dell' immaginazione, il nessun valore della verginità fisica scompagnata dal profumo dell' onestà morale. Quello che è peccato , nel rapporto sessuale, è la violenza, è l'insidia, è la venalità, è l'infezione venerea , è la procreazione di esseri deformi e malati. Peccato sessuale è quello che nuoce all'uomo o alla donna, o ad ambedue, o alla società ..." (Camillo Berneri, Le pechê originel ( 1931)
Bibliografia: Camillo Berneri, Il peccato originale, Edizioni dell' Archivio Famiglia Berneri, 1982, p. 15. Sulla eccessiva genericità dell'espressione "deformi e malati usati in questo contesto da Berneri, rinvio a quanto ho già detto nel post NEO-MALTHUSIANENSIMO ANARCHICO ...  sui " tarés, incurables, degénerés" ecc.)



Tornando adesso all'argomento specifico di questo post sulla rivoluzione sessuale mi sembra opportuno sottolineare come in  Il peccato originale  di Berneri era enunciata  una   morale sessuale, sotto più aspetti, alternativa a quella allora dominante e che, a mio parere,  presentava caratteristiche  alquanto analoghe a quelle diffuse   nel movimento neo-malthusiano di Eugène e Jeanne Humbert  ( cfr. post NEO-MALTHUSIANESIMO ANARCHICO) e con il "sessualismo rivoluzionario" di Emile  Armand, sul cui giornale l'  En dehors , Berneri, secondo quanto riferisce   Gaetano Manfredonia, pubblicò anche altri  "studi su questioni religiose e sessuali , di cui il più significativo trattava dell'incesto".(cfr. brano)
Brano da commentare:    L’inversione sessuale non è un peccato, ma un’anomalia  […]   Si può essere invertiti e nobili d’animo, casti di corpo e lussuriosi in ispirito, normali sessualmente ed immorali.  […]  Non c ‘è alcuna ragione logica di considerare oscena e viziosa una pratica sessuale che ci stupisce, che non ameremmo sperimentare. L’uovo marcio, delizia culinaria per Cinesi, rivolta lo stomaco al più arrabbiato masticatore di cicche europeo. L’intimità erotica ha i suoi uovi marci e le sue cicche, ed è banale il tentare di classificare le forme del piacere in normali ed anormali, oneste e disoneste, corrette ed oscene, ecc. quando ci si riferisce ai modi dei rapporti, e non alla cristillazione o sfrenatezza di essi. Se l’ipocrisia umana in materia sessuale non fosse così grande, certi costumi sessuali che nei libri di certi ingenui o moralisti passano per mostruosità e che ben pochi confesserebbero , si scoprirebbe essere quasi universali.  …. “ ( Camillo Berneri, Il peccato originale )
 Bibliografia:  Camillo Berneri, Il peccato originale, Edizioni dell’Archivio Famiglia Berneri, 1982  p. 17.  ,  Cfr.  Gaetano Manfredonia - Francis Ronsin ,   E. Armand et la "camarederie amoureuse". Le sexualisme revolutionaire et la lutte contre la jalousie in kropot.free.fr/Manfredonia-armand.htm, 



 1) Nota:  Per altri brani tratti da Le pechê originel , cfr.   i post  CAMILLO BERNERI:  ESILIO… e PIERRE-JOSEPH PROUDHON

 

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