venerdì 29 aprile 2011

ANARCHICINI: * AUGUSTO MASETTI (1888-1966) E LA "SETTIMANA ROSSA"

  Augusto Masetti, muratore, arruolato a forza e in procinto di partire per la Libia, il 30 ottobre 1911,  nella caserma Cialdini di Bologna , gridando “Viva l’Anarchia, Abbasso la guerra”, sparò al colonnello Stroppa, che  stava preparando i soldati alla partenza con discorsi incitanti all’odio verso i Turchi e i Libici, ferendolo a una spalla. Masetti venne immediatamente rinchiuso in un manicomio criminale militare, sottraendolo a un processo dove avrebbe potuto pubblicamente difendersi. Si dette vita da parte degli anarchici a un comitato per la sua liberazione , che ebbe come momento di maggiore rilievo  l’insurrezione,  nel 1914 ,di Ancona , nota col nome di “settimana rossa”. Sotto il fascismo venne più volte incarcerato, confinato e internato in  ospedali psichiatrici. Nel secondo dopoguerra  si dedicò ancora alla propaganda antimilitarista.
Brano da commentare:Per dimostrare che Masetti non era pazzo e che quindi aveva a un processo pubblico il comitato per la sua liberazione fece pubblicare alcune dichiarazioni fatte da masetti ai periti di Reggio Emilia : La patria? io non la conosco!La patria è il motivo. I proletari non hanno patria. Si fa uno sciopero arrivan guardie e bisogna scappare all’estero … La guerra la faccia chi vuole: Spingardi e il turco; non con il sangue dei proletari italiani. Ci vuol coscienza! …ah! Se fossero tutti come me! Eravamo seicento, e se avessero pensato tutti come me , sarebbe restato a casa il sei e avrebbero mandato a Tripoli i due zeri. […]  No, non è questa la  patria. Amiamo l’ umanità! ” ( dalla perizia  Petrazzani su  Augusto Masetti)

Bibliografia: in  L’ Internazionale numero speciale per l’ottantesimo anniversario della “Settimana Rossa” 1914-1994)  pp. 10-11
                                                                       

 
LE COMPAGNIE DI DISCIPLINA Contemporaneamente alle proteste contro la detenzione di  Augusto Masetti, il movimento antimilitarista,  guidato prevalentemente da anarchici e socialisti rivoluzionari e assai attivo dopo la guerra di Libia,,  rivendicò ripetutamente l’abolizione delle Compagnie di disciplina, ( tristemente famosa era quella del castello di San Leo ),  a cui erano destinati  i soldati sospetti di sovversivismo. Le condizioni disumane a cui erano sottoposti i militari rinchiusi in quelle compagnie, tra cui i più noti erano ANTONIO MORONI (, EMILIO LEONARDI ( 1889- 1929) e DARIO FIERAMONTE (1893 - ? ) emersero soprattutto grazie  alle   lettere che  clandestinamente venivano inviate da loro ai familiari o direttamente ai giornali e alle riviste socialiste e anarchiche. ( cfr. brano)
Brano da commentare: “  “ Fratello carissimo, è un mese che sono segregato in questa spelonca, le mie ossa sono indolenzite dalle notti insonni sul nudo tavolaccio, dal freddo e dall’immobilità forzata : pensa che non mi hanno accordato in tutto il mese  cinque minuti di aria libera! E la mia tomba non misura che due passi di lunghezza . Ora come chiusura della lunga tortura ami hanno affibbiato dieci giorni di rigore per ordine del comando di Gaeta in seguito al rapporto del capitano, per avere gridato forte dalle inferriata la mia imprecazione al fattaccio capitato a Leonardi. Dieci giorni di rigore a pane e acqua dopo un mese di sepoltura ! Se una madre assistesse al momento in cui uno di noi viene tolto da questi antri, non so cosa farebbe nel vedere in quale stato siamo ridotti dai benemeriti della patria! Soffre con me quindici giorni di rigore il mio compagno carissimo Gaiato, per avere fatto suo il mio grido dalla cella e averlo rivolto agli altri compagni. Qui siamo completamente inermi, ci hanno tolto persino il cucchiaio! Mentre ci circondano le baionette e le rivoltelle dei carcerieri pronti al minimo gesto di gettarci nelle celle a marcire quando non  ci slogano le ossa coi ferri corti. Siamo impotenti eppure siamo temuti! Se a nulla varrà lo sforzo dei compagni a persuadere il popolo a cancellare questa barbarie, non ci resta che affidarci a ciò che la disperazione può suggerisci . Saluta tutti compagni, tuo Antonio. “  (Antonio Moroni da San Leo, 14, 10, 1913 ) 
Bibliografia: in Numero speciale per l’ottentesimo anniversario della  “Settimana Rossa” (giugno 1914 –giugno 1994) in L’Internazionale anno XXIX n. 1 p. 22.
 
 

LA SETTIMANA ROSSA (7-14 GIUGNO 1914). Il 7  giugno , anniversario dello Statuto Albertino, su iniziativa di un comitato composto da anarchici, socialisti e repubblicani fu indetto, ad Ancona,  un comizio antimilitarista in cui, tra l’altro,  si protestava contro  la detenzione in un manicomio criminale di Augusto Masetti e contro il durissimo trattamento inflitto al  soldato di leva, Antonio Moroni e ad altri in una Compagnia di disciplina. Le finalità che gli anarchici si prefiggevano con questa manifestazione furono chiaramente esposti, alcuni giorni prima in un supplemento della rivista anarchica ,Volontà. (cfr. brano) 

Brano da commentare: “Dei giovani generosi , rei soltanto di amare il popolo e di aspirare a quelle forme di convivenza sociale che essi credono più atte ad assicurare il benessere e la libertà di tutti – rei di conservare sotto la corteccia militare dignità di uomo e pretendere al diritto di esprimere il loro pensiero, sono, per ordine del governo, rinchiusi, martoriati, sottoposti a tutte le piccole e grandi ingiurie che può concepire la mente di sgherri dal cuore impietrito che si vendicano contro chi colla fierezza ricorda loro la bassezza morale in cui sono caduti.  Per compiere questa opera infame e come minaccia continua conto ogni soldato che mostri dei sentimenti di ribellione , hanno istituito quei luoghi di tortura e di corruzione che sono le Compagnie di disciplina. […] Spetta al popolo, spetta ai lavoratori imporre al governo umanità e giustizia. Spetta ai lavoratori imporre la liberazione di Moroni, di Masetti, di Fieramonti,  di tutte le vittime della tirannia militare e della abolizione  completa delle Compagnie di disciplina. Per questo noi invitiamo tutti coloro che non sono cortigiani e servi volontarii a prender parte alla grande manifestazione nazionale del 7 giugno ed esprimere energicamente la loro volontà. Il 7 giugno è la festa dello Statuto che ricorda e glorifica il modo come fu sfruttata, a vantaggio di una dinastia e di una casta di vampiri, quella rivoluzione nazionale italiana, che era pur stata fatta sotto l’ispirazione di nobili ideali. E’ la festa del militarismo imperante. Faccia il popolo che esso diventi il giorno di protesta e di rivendicazione. E dai casi singoli di barbarie e di tirannia risalga alla causa prima e protesti contro l’istituzione stessa del servizio militare. Poiché è con questo sistema di costringere i figli del popolo a servire gli oppressori e farsi sgherri e carnefici dei loro padri e fratelli, che si reggono monarchia e borghesia, che si strappa ai lavoratori il frutto del loro lavoro, che si opprime la libertà, che si viola la giustizia, che si riduce tutta la popolazione alla miseria e all’  abbiezione, per il vantaggio di pochi privilegiati. Ed è demolendo questo mostro militarista, che dissangua il paese e lo costringe alla schiavitù, demolendo sia per corrosione interna e col suscitare la coscienza dei soldati, sia per attacco esterno coll’abituare il popolo a criticare, a resistere, a ribellarsi, che si potrà inaugurare l’età della libertà e della felicità di tutti. Sia la manifestazione del 7 giugno il principio di quell’azione concorde, concertata, contemporanea di tutti i paesi d’Italia che dovrà condurre il popolo alla vittoria. Gli  anarchici  ( Contro le compagnie di disciplina e contro il Militarismo , supplemento al n. 22 di Volontà 1914 )
 Bibliografia:    Valentina Carboni, Una storia sovversiva. La settimana rossa ad Ancona, Zero in condotta , 2014 p. 64. Cfr. anche il catalogo della Mostra  “ La settimana rossa cento anni dopo a cura di Mario Carassai-Patrizia Gabbanelli- Ninio Lucantoni-Emanuele Mobili, Mole Vanvitelliana -7 giugno-20 luglio 2014 Ancona.
Ad Ancona , essendo stata proibita la manifestazione  in piazza, un comizio fu tenuto alla Villa Rossa, sede del partito repubblicano. Dopo il comizio,   in cui parlarono tra gli altri Errico Malatesta, Pietro Nenni (allora repubblicano)  e  Benito Mussolini (allora socialista),  mentre si era ancora in trattative con la forza pubblica per lo svolgimento di un corteo pacifico verso la piazza principale, tutto a un tratto, i carabinieri cominciarono a sparare uccidendo tre giovani: Antonio Casaccia di 24 anni,  Nello Budini di 17 anni  ed  Attilio  Giambrignoni di 22 anni. Nella settimana che seguì a quei fatti si sviluppò una insurrezione  che si propagò ben presto anche in altre regioni italiane (Marche, Emilia Romagna, Toscana e Lombardia). Si fu , come mai prima di allora, sull’orlo di una vera e propria rivoluzione, che non scoppiò a causa dell’intervento dell’ esercito e dei tentennamenti delle organizzazioni politiche e sindacali riformiste. Alcuni mesi dopo questi eventi, inoltre, la compattezza dello schieramento rivoluzionario si ruppe a causa della scissione tra anti-interventisti e interventisti (cosiddetti "di sinistra" per distinguerli dai nazionalisti "di destra"). La I guerra mondiale era ormai alle porte. 
Brano da commentare: “ … Lo stato d’animo dei lavoratori era propizio a un cambiamento di regime.  L’accordo tra i  partiti rivoluzionari si era fatto da  sé […] i lavoratori repubblicani  lottavano in bell’armonia cogli anarchici  e con la parte rivoluzionaria dei socialisti. Si stava per passare agli atti risolutivi. Lo sciopero a tendenza insurrezionale si estendeva. […] La rivoluzione  stava per farsi, per impulso spontaneo delle popolazioni e con grande possibilità di successo. Certamente non si sarebbe in quel momento attuata l’ anarchia e nemmeno il socialismo, ma si sarebbero levati di mezzo molti ostacoli e si sarebbe aperto il periodo di libera propaganda, di libera sperimentazione, e sia pure di lotte civili, in capo al quale noi vediamo rifulgere il trionfo del nostro ideale.  I ferrovieri si apprestavano a prendere in mano la direzione del servizio per impedire le dislocazioni di truppe e non far viaggiare che i treni utili per il movimento insurrezionale.  Ma  tutto ad un tratto , quando maggiori erano le speranze, la direzione della Confederazione Generale del Lavoro con telegramma circolare  dichiara finito il movimento ed ordina la cessazione dello sciopero. E così le masse che agivano  nella fiducia di prendere parte ad un movimento generale, furono disorientate; ciascuna località vide naturalmente che era impossibile resistere da sola, e il movimento cessò”. (  Errico Malatesta , Movimenti stroncati in Umanità Nova n. 147, 28 giugno 1922)  
Bibliografia: in  L’Internazionale numero speciale per l’ottantesimo anniversario della Settimana Rossa (giugno 1914-giugno 1994) . 

                                                                         
Sei anni dopo, nel 1920,  sempre ad Ancona  scoppiò una rivolta contro l’invio di altri soldati in Albania, dove il governo italiano  aveva occupata Valona in base a un trattato del 1915 con la Francia e l’Inghilterra, non riconosciuto valido dagli albanesi. Grazie alla solidarietà del popolo anconitano  e degli anarchici  alcuni reparti  dell’ 11° bersaglieri si rifiutarono di partire e occuparono la caserma Villa Rei. La rivolta fu domata ,solo dopo una strenua resistenza da parte dei bersaglieri  e di alcuni gruppi di anarchici , durata alcuni giorni,   grazie a un furioso cannoneggiamento iniziato per mare e per terra dalle truppe fedeli al governo.  Intanto però in tutta la regione marchigiana venne proclamato lo sciopero generale e in altre città italiane, tra cui Palermo, Brindisi, Cervigliano molti soldati si rifiutarono di partire e infine il governo Giolitti desistette dal progetto di una guerra con  l’ Albania. Ci è noto, sulla base della testimonianza di Giovanni Mariga (cfr. post : PARTIGIANI ANARCHICI DI CARRARA), allora giovane bersagliere, di come, in quelle giornate, Errico Malatesta , travestito da bersagliere,  riuscì a penetrare nella caserma Villa Rei (cfr. brano)
Brano da commentare: “.. Io, Mariga giovanni, nacqui a Padova nel 1899 e non mi interessai di politica fino a dopo la prima guerra mondiale. […] Nella mia vita non ho mai chiesto niente a nessuno, e tanto meno di andar a far la guerra, ad imparare cioè ad ammazzare  la gente senza saperne il perché. Ma la mia classe fu chiamata e con quelli della mia età partii anch’io. Sono stato su Piave, in Trentino e poi liberai Trieste. Ho terminato il mio servizio di leva nel 1920. Ricordo che subito opo la guerra ero ancora bersagliere ed ero stato dislocato con la mia compagnia ad Ancona, nella caserma Villa Rei. Un  giorno, generale e governanti  decisero di mandarci con altre truppe alleate a sedare una rivolta in Albania, ma giunti al porto, quando gli ufficiali diedero ordine di montare sul piroscafo, noi ritornammo in massa  in caserma. In effetti, nei giorni precedenti all’imbarco, alcuni compagni, commilitoni anarchici) avevano portato in caserma, con una di quelle autoblindo che uscivano per la spesa del rancio, Errico Malatesta. Costui, travestito da bersagliere nonostante i suoi sessant’anni circa, si mise a far discorsi antimilitaristi: invitò la truppa alla diserzione e condannò tutte le guerre” (  Giovanni Mariga, Memorie)
Bibliografia: in Belgrado Pedrini, “ Noi fummo ribelli, noi fummo predoni. Scelte autobiografiche di uomini contro,  Edizioni anarchiche Baffardello,  2001, p. 70 . Sulla rivolta dei bersaglieri, che fu nota anche come “rivolta anarchica” cfr. Anonimi compagni,  1914-1945  un trentennio di attività anarchica Samizdat, 2002 pp. 41-46 e per quanto riguarda la presenza di Malatesta nella caserma di Villa Rei , cfr. anche “ Giovanni Mariga  in Dizionario  biografico degli anarchici italiani“ , vol II, ad vocem, BFS 2000 p. 95 .
 Canzone da commentare:  “ Soldato proletario che parti per Vallona / no, non ti scordare del popolo d’Ancona/ che volle col suo sangue/ la tua liberazione/ sol con la ribellione/ sorge radiosa la libertà/  Fuggiamo via  senza indugiare / dal sol dell’Albania/ fuggiamo la malaria, il massacro e la fame/ morte al governo infame/ che in questo inferno ci trascinò/ Soldato proletario che mamma tua lasciavi/ e schiavo andavi a trucidar  gli schiavi / no, non è là il nemico/ non è fra monti e mari/ lungi non lo cercare/ il tuo feroce tiranno è qui/  Fuggiam via senza indugiare/ dal ……..” ( Canzone d’Albania, testo di Spartacus  Picenus)
 Discografia:  Cesare  Bermani,  Pane, Rosa e libertà, BUR senza filtro, 2010 disco 2  n. 22

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