sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI : (2) ANARCHICI ITALIANI VOLONTARI IN SPAGNA :UMBERTO TOMASSINI (1896-1980), ENRICO ZAMBONINI (1893-1944) , RIVOLUZIO GILIOLI (1903-1937) , FOSCA CORSINOVI (1897-1972),TOSCA TANTINI (1913 -1940 ? ), ZAZZI MARIA ( 1904-1993), GIGLIOLI SIBERIA (1908-2005), EMILIA BUONACOSA ( 1895-1976), EMILIA NAPIONE ( 1901- ?), MIGNON LUCIA ( 1903 - ? )

                     NOTA:   GUARDARE QUESTO POST DOPO "  ANARCHICI ITALIANI VOLONTARI IN SPAGNA (1)                                      

                                                                               

 UMBERTO TOMMASINI (1896-1980) Nato a Vivaro, piccolo comune vicino a Trieste aderì  presto  al partito socialista e partecipò, controvoglia , come soldato, alla  I guerra mondiale. Fu catturato dagli austriaci  durante la disfatta di Caporetto. Nel 1921 seguendo l’esempio del fratello Vittorio, divenne anarchico. Nel 1922, fu arrestato per la prima volta e, poi, di nuovo, nel 1926. Condannato a 5 anni di confino nell’isola di Ustica, appena, fu libero, si   recò a Parigi , dove grazie a Rivoluzio Gilioli trovò un lavoro come operaio. A Parigi si unì alla compagna triestina Anna Renner ed ebbero un figlio nel 1935. Nel 1936 partì per la Spagna per arruolarsi nella Colonna italiana (cfr.brano)
Brano da commentare :  “ In Luglio arriva la notizia che un’insurrezione fascista aveva attaccato la Repubblica e che tre quarti della Spagna era sotto il controllo fascista. Dopo arriva la notizia che gli antifascisti avevano contrattaccato, specialmente a Barcellona, e in due giorni l’avevano liberata. Allora l’entusiasmo ai cieli. Era la prima volta che si affrontavano i fascisti con le armi in campo aperto. […..] Il 7 agosto mi sono deciso di partire anch’io […]  Sono arrivato alla frontiera francese, a  Cerbère. A  Port Bou c’è una galleria. Venendo fuori si è vista la stazione tutta pavesata in rosso e nero. Un’emozione! Striscioni  “CNT/FAI”, “UGT”, tutte queste cose. Un qualcosa di fantastico, proprio!  Io e un altro ci siamo presentati ai compagni responsabili della stazione e abbiamo detto le nostre intenzioni. Ci hanno accolto molto bene e ci hanno portato da mangiare. Fatti i documenti, con il primo treno siamo andati a Barcellona” ( Umberto Tommasini, autobiografia) 
  Bibliografia:   in Umberto Tommasini,  Il fabbro anarchico. Autobiografia fra Trieste e Barcellona. Umberto Tommasini,  a cura di Claudio VenzaOdradek  2011, p. 215 
 
Dopo avere partecipato  alla battaglia di Monte Pelato,  fu incaricato, insieme ad altri tre compagni, di una missione di sabotaggio contro navi fasciste fu arrestato dagli stalinisti e rischiò una condanna a morte, evitata per le numerose proteste dei suoi compagni e della CNT. Tornato in Francia fu internato in un campo di concentramento e poi nel 1942  fu consegnato alle autorità italiane e confinato nell’isola di Ventotene, da cui poi fu trasferito al lager di Renicci. Nel 1945 tornò a Trieste, e  fino al 1980  si confermò come  riferimento assai valido, soprattutto per le giovani generazioni, del movimemto anarchico. (cfr. brano)
Brano da commentare “ .. Dare l’adesione al movimento anarchico vuol dire che una persona ha la sua individualità, la sua personalità e agisce secondo il suo pensiero, non perché ha la tessera […]  E poi con gli anarchici non c’è niente da guadagnare: c’è da andare in galera, persecuzioni, perdita del lavoro. Invece nei partiti legalitari hanno l’aspirazione di  arrivare forse ad essere o segretario di un sindacato o consigliere comunale o deputato o senatore o funzionario del partito. […] In  Spagna i segretari dei sindacati libertari quando li hanno cambiati per un motivo o per un altro, tornavano in officina a lavorare. Itornavano un’altra volta compagni fra i compagni.  Questa è la differenza fra unio che aderisce per una questione di senso della giustizia. Per questo uno si dice anarchico…) ( Intervista con Tommasini).
Bibliografia:   Il fabbro anarchico. Autobiografia fra Trieste e Barcellona. Umberto Tommasini, Odradek  2011, p. 215
                                                             
                                                                        

RIVOLUZIO GILIOLI (1903-1937): Suo padre  si chiamava Onofrio ed era un attivo militante anarco-sindacalista che ebbe oltre a Rivoluzio altri 8 figli, chiamati: Libero, Siberia, Equo, Protesta, Sovverte, Scintilla, Ribelle e Feconda Vendetta. Rivoluzio, trasferitosi con la famiglia sin da giovanissimo era già nel 1919 segretario dei gruppi giovanili comunisti anarchici.  Nel 1920 sfuggì all’arresto e si rifugiò in Francia,  dove nel 1922 lo raggiunse la sua famiglia. Fu un attivo promotore nel 1927 delle manifestazioni pro Sacco e Vanzetti.  Nel 1936 andò in Spagna e diventò comandante di una compagnia del  genio della divisione Ascaso. Morì il  21 giugno 1937 vicino a Huesca, colpito da una pallottola nemica. Alla guerra civile spagnola parteciparono anche il fratello Equo e sua sorella Siberia, moglie dell’anarchico Renzo  Cavani.
Brano da commentare “ Io vado giù con l’intenzione di fare il milite e di partecipare nel limite delle mie forze e delle mie capacità all’azione militare – questo è chiaro, ma va da sé che in un secondo tempo se come diceva Rosolino Pio: le palle mi rispettano; intendo anche contribuire efficacemente sul terreno della ricostruzione economico-sociale” ( parole di Rivoluzio Gilioli all’indomani della sua partenza in Spagna nel 1936)

 Bibliografia:  Rivoluzio Giglioli in Dizionario biografico degli anarchici italiani,  vol. 1, BFS p. 719
                                                          
 ENRICO ZAMBONINI   (1893-1944)  nacque  a  Secchio di Villa Minozzo presso Reggio Emilia. Nel 1912 dovette partire militare in Libia dove stette sei anni. Tornato in Italia, durante gli anni del biennio rosso, aderì all’USI e nel 1922 per avere  partecipato come attore a  una rappresentazione  teatrale popolare anarchica  subì  una dura aggressione da parte dei fascistì . Dopo l’ascesa del fascismo al potere fuggì all’estero e  tra  il 1933 e il 1934 risedette a Barcellona e partecipò alla rivolta delle Asturie. Nel 1936 fu tra i primi a combattere, sul fronte d’Aragona,  nella sezione italiana della Colonna Durruti. Nel 1937 a Barcellona difese, insieme ad altri compagni italiani le conquiste operaie rivoluzionarie del 19 luglio 1936, tra cui la Centrale telefonica, dalle forze del governo centrale  ( cfr. il post " Le giornate di maggio del 1937") e fu gravemente ferito al volto. Rimasto, comunque, in Spagna  si impegnò per la costituzione di una colonia “L’ adunata dei refrattari”  per bambini spagnoli. Dopo la vittoria del franchismo  si rifugiò in Francia , dove fu internato in un campo di  concentramento. Consegnato dal governo di Vichy all'Italia fascista fu  confinato prima  a Ventotene e poi a Renicci.  Appena fu libero, tornò a Reggio Emilia e divenne un attivissimo  organizzatore di bande partigiane sugli appenini tosco-emiliani. Catturato dai fascisti, nel 1944, fu  fucilato insieme ad altri antifascisti. Morì , dopo avere rifiutato  i “conforti” religiosi , gridando: “ Viva l’Anarchia”!”  
Ballata da commentare: “  “Dall’Appenino, dove ancora/ viveva il ricordo degli ultimi/ assalti dei lupi agli ovili/ delle ultime aquile sopra/i sassi del Cusna, come ebbi ali/volai verso il mare/intravisto nei chiari tramonti/conobbi la città e il porto/il dondolio delle navi/ la parola di chi lottava/per liberare l’uomo/ Varcai le frontiere del vasto mondo/ penetrai la terra nera del carbone/ conobbi l’Europa, amai Parigi, e, follemente la Spagna/ violenta e tenera/ e Barcellona di tute blù/  e mani fraterne, dove il nuovo / mondo nasceva  tra mille vessili rossi e neri/ Mi chiamai Lucifero, non ché portassi la luce/ ma perché l’amavo come/non mai dopo l’inferno del Borinage / Contro i neri caproni di Franco/ difesi la Catalogna, ma i rossi /caproni di Stalin/mi tarparono le ali/ che sbattevo furioso/ in una cella di Barcellona/ Oltre i Pirenei di neve/ trovai una diversa Francia/ nei campi dei miliziani sconfitti/ sconfitto e prigioniero/ fui reso alla mia terra// A Ventottene nessuno mai capiva/ il sogno anarchico di libertà/ per tutti era svanito/ Poi l’ultimo volo sui miei monti/e di nuovo cercavo compagni/ per la lotta/: mi ripresero i neri caproni/ e un nero prete brandì la sua croce / davanti alla mia morte/ Io lo respinsi/ Nel freddo di gennaio del quarantaquattro/ soltanto il cielo bianco vedevo/ oltre le mura dello scannatoio/ verso quel cielo gridai:/ l’ultimo saluto all’anarchia ( Ballata di Enrico Zambonini, anarchico, parole di Antonio Zambonelli (1974)
 Bibliografia:  Ballata di Enrico Zambonini, anarchico di  Antonio Zambonelli in Giuseppe Galzerano, Enrico Zambonini, Galzerano Editore, 2009 pp. 229-230  

 “Sponsorizzata” dalla rivista  anarchica italo-americana “Adunata dei refrattari” nacque, su iniziativa di Enrico Zambonini , di Fosca Corsinovi e di  Armando Rodriguez , una  Sulla colonia , chiamata  “L’ Adunata”, nata su  iniziativa di Enrico Zambonini, Fosca Corsinovi e di Armando Rodriguez, e sponsorizzata dalla rivista anarchica, Adunata dei  refrattari,  ) capace di ospitare  una trentina di bambini resi orfani dai  violentissimi bombardamenti  fascisti su Barcellona  tra la fine del 1938 e gli inzi del 1939.   Purtroppo, appena tre giorni dopo l’inaugurazione della Colonia,  la caduta di Barcellona pose fine a questa esperienza . Restò tuttavia in circolazione un film documentario sui  bambini residenti nella Colonia e anche  alcune  loro foto e testimonianze   apparse sul Bollettino della Colonia, L’Adunata  de los  Pequenos.  
                                                                             
    
 FOSCA CORSINOVI (1897-1972)  nacque  a Casellina e Torri , commessa, divenne la compagna dell'anarchico  DARIO CASTELLANI (1894-1969) condiveidendone le idee e la militanza nel movimento.. Quando Castellani,  per evitare una condanna per sovversivismo fuggì in Francia, Fosca Corsinovi  presto lo raggiunse con figlia di tre anni, Luce. Dopo l'espulsione di Castellani dalla Francia, la Corsinovi ,rimasta sola, e continuando a militare attivamente all'interno del movimento , fu costretta più volte a cambiare città. A Ginevra conobbe  FRANCESCO BARBIERI  e nel luglio 1936 andarono insieme  in Spagna, dove era scoppiata la rivoluzione .   Visse a Barcellona, svolgendo il ruolo di infermiera  e nel 1937,  fu testimone  dell’arresto del suo compagno Francesco Barbieri e di Camillo Berneri da parte di sicari stalinisti, che ebbe come esito finale  il loro l’assassinio. Dopo questo tragico episodio restò, comunque  in Spagna e si impegnò, assieme ad Enrico Zambonini e a  Armando Rodriguez nella fondazione della Colonia con l’aiuto della rivista italo-americana, L’Adunata dei refrattari.  
Brano da commentare: “ …”Tempo fa prendemmo in considerazione la possibilità da parte nostra  di adottare qualche orfano dei compagni nostri morti per la causa […] Oggi, di fronte all’inaudito, quest’idea si riaffaccia delineandosi sotto l’autosuggestione come una necessità impellente, di fronte alla straziante visione di bimbi, che al ritorno dalla scuola, o per fortunata circostana ritirati salvi, o leggermente feriti, dalle macerie fumanti, consegnati a sconosciuti, cercarono la loro mamma, i parenti, il luogo dove fu la loro casa,[….] Vittime della trilogia patria-clero-capitalismo, che non ha uomo, che non ha patria, che non ha fede, erano stati barbaramente colpiti da italiani, discendenti di quei romani, cui la Bibbia marchia della leggendaria strage degli innocenti, per colpirvi un possibile futuro re- oggi divenuta realtà atroce la leggenda, per colpire un futuro novatore e realizzatore delle comuni  aspirazioni. Dopo inventario delle nostre possibilità- che non sono che buona volontà, non quotata in borsa- ci siamo decisi a rivolgerci a voi. Disponete di mezzi? Credete utile ed attuabile questa nostra iniziativa ?...." ( Enrico Zambonini, Fosca Corsinovi, Armando Rodriguez , stralci da un appello alla rivista Adunata dei Refrattari (5 aprile 1938)  
Bibliografia:  in Giuseppe Galzerano, Enrico Zambonini, Galzerano Editore, 2009 pp. 118-119
 Dopo la vittoria di Franco fu detenuta prima in un campo di concentramento francese e poi   confinata alle isole Tremiti. Dopo la Liberazione contribuì alla riorganizzazione del movimento anarchico. 
                                                                                        
TOSCA TANTINI ( 1913 -1940 ?) Nata a Bologna dal padre antifascista Giuseppe e la madre Attilia Melonari.  All'avvento del fascismo i Tantini, chi prima e chi  un pò dopo emigrarono tutti in Francia. Nell' Agosto 1936 Tosca partì col suo compagno BRUNO GUALANDI  e con suo fratello , noto anarchico,   FERRUCCIO TANTINI (1903-1979)  per lla Spagna e, arruolati nella Sezione Italiana della Colonna  " Francisco Ascaso" partecipò ai combattimenti di Huesca, dove Bruno Gualandi morì, e  , poi, ad Huesca. 
Nel dicembre 1936 da Parigi, dove forse stava in licenza, scrisse una lettera al Comitato di Difesa di  Barcellona, se ho capito bene,  per chiedere di essere impiegata in qualche  incarico al servizio della rivoluzione  e dove , tra l’altro, espresse alcune considerazioni sul   processo rivoluzionario in corso a Barcellona.

Brano da commentare: “ … Grazie pure dell’invio del Bollettino d’informazione, mi dispiace non averlo avuto fino al n. 5. Pazienza, comprendo bene che in un momento tale quale si attraversa in  moto rivoluzionario, vi è fin troppo ordine, a parte il pessimismo (raro) raccontato da qualcuno, in maggior parte la voce corre di grande ottimismo, e sperando di tutto il cuore, e che dopo tante lotte si arrivi a qualche po’ di esperienza nostra. Certo sarebbe  bene che un fronte unico proletario  per una socializzazione e cooperazione fraterna si realizzasse , e forse  se i capi dei partiti ambiziosi e vanitosi di potere non mettessero il becco, sono certa che la classe operaia riuscirebbe ad accordarsi in una fraterna collaborazione. In ogni modo non si può pretendere che da tanti temperamenti e vedute , vi possa essere tutta quell’ armonia mia desiderata, soprattutto in un mondo d’egoismo e di cattive abitudini inculcati attraverso un marasma sociale quale avemmo fin qui.  Del resto le discordie e i malintesi non mancarono, e furono in certi momenti anche un po’ esagerati nel nostro campo stesso, ma come si è sempre preveduto nei momenti di aspra lotta tutti sono d’accordo nel dare il massimo del  possibile per il bene della rivoluzione. Auguriamoci che continui e che venga il giorno del nuovo turno per l’Italia . (…)  Farò del mio meglio per essere utile in altro modo, e nel caso dovessi essere utile, nelle mie modeste capacità, in un prossimo  avvenire costì , scriveteci che si verrà,  sebbene non sia un guerriero, non avendo mai preso un fucile tra le mani ,  ma so bene che vi sono tanti altri lavori necessari nella rivoluzione, e non per imboscarsi, perché tanto dell’esistenza nostra sebbene necessaria in certi  momenti, ma in un mondo così brutto in cui viviamo non è niente affatto felice e d’orgoglio di viversi .  …” ( lettera di Tosca Tantini, al Comitato di Difesa di Barcellona , Parigi 27 dicembre 1936)
Bibliografia: in Augusto Cantalupi – Marco Puppini,  “Non avendo mai preso un fucile tra le mani” . Antifasciste italiane alla guerra civile spagnola 1936-1939 “. Prefazione di Laura Branciforte,  WWW.AICVAS.ORG pp. 112-113

Tornata in Spagna, durante le giornate di maggio del 1937 viveva a Barcellona,  , insieme a Fosca Corsinovi,  nella stessa abitazione di  Camillo Berneri e Francesco Barbieri a Barcellona e assistette alla loro cattura. Alla fine del 1937 tornò in Francia. Alcune notizie, però non ufficiali, la dettero per morta nel marzo del 1940. Sulle ultime ore di Camillo Berneri la Tantini scrisse una toccante testimonianza che inviò ad  ADALGISA FOCHI, mamma di Camillo Berneri. (cfr. brano)
Brano da commentare:  …”  Verso sera vennero  otto individui per eseguire una perquisizione. Fu solo allora che comprendemmo di essere chiusi in un cerchio dal quale difficilmente si sarebbe usciti. Ci guardammo preoccupati, solo Camillo sorrideva: “ Non è il momento di sorridere” gli dicemmo.  “ Lo  so – ci rispose -  ma che volete farci? Chi poteva precedere una cosa simile? “ Gli invasori cominciarono un via vai ; asportarono molte cose fra cui in nostri materassi. Tutti eravamo nervosi per quanto succedeva, escluso il suo Camillo, che continuava a lavorare. “ Lavorate anche voi – ci disse – nel lavoro troverete la calma.” A un certo momento uno della pattuglia incominciò ad osservare gli incartamenti che  Berneri teneva sopra il tavolo da lavoro.   Subito dopo l’investigatore uscì e per le scale lo sentimmo gridare : “ Arriba està un assunto muy serio”. Poi diede disposizioni perché una camionetta venisse a prendere tutto. Fu solo allora che Berneri perdette la sua serenità, il suo ascetico viso si fece rosso infiammato, poi bianco. “ Piuttosto che mi tocchino una sola cartella – ci disse – preferisco che mi taglino una gamba. Anche la vita sono disposto a dare, ma che non tocchino una carta.”  Si rimise tosto a tavolino e , mano a mano , che  il suo lavoro proseguiva, il suo viso si ricomponeva, tanto che la serenità ritornò nel suo sguardo. Verso le sei delkgiorno 5 lo pregammo di tralasciare e, cedendo alle nostre insistenze , venne nell’anticamera con noi. E poiché il mortaio tirava verso la nostra casa  egli per distrarci faceva dello spirito e ci raccontava delle storielle divertenti.  In quelle condizioni di spirito lo trovarono i carnefici, quando verso le sette vennero a prenderlo. Pochi  istanti prima Berneri aveva preparatole scarpe  e l’impermeabile a portata di mano, come presentisse di dovere uscire. Si vestì con la massima calma e, tranquillamente sulla soglia ci strinse la mano sorridendo,  come per incorraggiarci. Che nobiltà d’animo,! Che coraggio! Dopo due giorni di ricerche l’ho rivisto all’ospedale clinico crivellato di pallottole.  Gli occhi erano spalancati ed in essi si leggevano non la paura, ma il disprezzo. Il pugno alzato era chiuso come volesse colpire qualcuno. Quella tragica visione è scolpita nella mia memoria “. ( Tosca  Tantini, lettera alla madre di Camillo Berneri)
Bibliografia:  in  Stefano  D’Errico , Anarchismo e politica nel problemismo e nella critica all’anarchismo del ventesimo secolo, il programma minimo dei libertari nel terzo millennio . Rilettura antologica e biografica di Camillo BerneriMimesis 2007 pp. 597-598

                      
                                                                  
MARIA ZAZZI
 MARIA ZAZZI ( 1904- 1993 )  ( nota anche con il sopranome di  “Tante Marie)   Nata  da una famiglia di contadini, a 19 anni , nel 1923,   si trasferì in  Francia,  per aiutare il fratello, LUIGI,  un  socialista  che viveva a Parigi, dopo essere sfuggito alle persecuzioni fasciste,   rimasto   , da poco vedovo, con una bambina appena nata.   A Parigi  conobbe  molti antifascisti italiani, tra cui  l’anarchico  ARMANDO MALAGUTI (1897- 1955) . (cfr, brano)
Brano da commentare: “   All’ epoca non ero ancora coscientemente anarchica, ma già, istintivamente, avevo uno spirito libertario. Appena in Francia poi conobbi Armando Malaguti, che molto tempo dopo diventerà mio marito, anarchico, fuggito da Bologna, per una lite con un  pezzo grosso fascista . Tramite lui cominciai a frequentare compagni ed ambienti anarchici e gradatamente mi ritrovai nelle loro idee, anarchica anch’io . […] In quel periodo , la nostra attività era volta soprattutto all’assistenza ai rifugiati ed alla propaganda , particolarmente, nei luoghi di lavoro .   A Parigi conobbi la famiglia Bderneri, a cui fui molto legata e che ricordo sempre con molto affetto.  La nostra attività procurò ad Armando vari arresti e la  nostra vita fu per questo molto movimentata . Infatti nel 1927 ci trasferimmo nel Lussemburgo poi in Belgio a causa di un mandato di espulsione che aveva colpito Armando. Prima andammo a Seraing, poi a Liegi , per fermarci infine a  Bruxelles. Anche a Bruxelles entrammo subito in contatto con i compagni anarchici. Qui conobbi anche  Ida Mett e suo marito Nicola Zarevic, fuggiti dalla Russia. Più avanti conobbi anche Durruti e  Ascaso.  […] Anche qui a Bruxelles la nostra attività continuava tra la propaganda e l’assistenza ai rifugiati. Ricordo che in precedenza a Liegi , mi occupavo soprattutto di portare cibi, vestiti e saluti ai compagni in carcere e siccome mi presentavo sempre come zia del compagno di turno che cercavo, i secondini mi affibbiarono il soprannome di “ Tante Marie”. In Belgio fu molto importante l’agitazione a favore di  Sacco e Vanzetti. Questa campagna culminò il giorno dell’esecuzione con uno sciopero generale organizzato da noi  ….“  ( Intervista di Rosanna Ambrogetti,  a  Maria Zazzi , aprile 1981)
Bibliografia: Rosanna Ambrogetti, Vivere da Anarchica in A Rivista Anarchica n. 197, febbraio 1993
                                                                         
ARMANDO MALAGUTTI  e MARIA ZAZZI
Ricercati entrambi dalla polizia belga  Maria e Armando tornarono a Parigi, dove, tra l’altro , entrarono in contatto con  NESTOR MAKHNO  e   VOLIN. Nel 1936  Maria Zazzi , allo scoppio della rivoluzione sociale in Spagna, in seguito al fallimento del colpo di Stato dei “miltari” ribelli,  si trasferì a Barcellona , insieme ad Armando Malagutti, che si arruolò nella Colonna Ascaso e combatté sul  Monte  Pelato . Sul ruolo svolto da Maria Zazzi in Spagna non si sa molto.  Comunque sul periodo da lei trascorso  a Barcellona  ci restano alcune sue considerazioni lasciate  , durante l’intervista , già citate di Rosanna Ambrogertti. (cfr. brano)
Brano da commentare: “  Maria , ciò che noi leggiamo su Barcellona è più vicino al mito o alla realtà :  Barcellona era una cosa fantastica . Arrivando là si entrava in un altro mondo. Si vedeva veramente da ogni cosa, dalla più grande alla più piccola, che era  avvenuto un grande cambiamento. Si viveva in piena solidarietà e fraternità con la coscienza di lottare non solo per abbattere il fascismo, ma per costruire un mondo migliore basato sull’uguaglianza e la libertà . Oltre agli anrchici, quali erano le altre forze politiche che lavoravano in questo senso ?  : Per quel che vidi io, oltre agli anarchici ed al piccolissimo POUM, non c’erano altri che si impegnassero sinceramente per far trionfare questi principi rivoluzionari. I comunisti, contrariamente a quanto si legge nei loro libri, erano del tutto assenti e solo dopo i fatti del maggio ?37 riuscirono ad avere posto nella vita di Barcellona.  Io comunque non mi fermai  molto in Spagna e poco dopo tornai a Parigi. Armando  tornò dalla Spagna in licenza nel 1937 , ma fu subito arrestato. A Parigi mi occupavo soprattutto di sistemare i compagni che tornavano dalla Spagna. Trovavo  loro documenti e alloggio e vi assicuro che non c’era molto tempo per fermarsi ( Intervista di Rosanna Ambrogetti,  a  Maria Zazzi , aprile 1981)
Bibliografia: Rosanna Ambrogetti, Vivere da Anarchica in A Rivista Anarchica n. 197, febbraio 1993

Durante l’ occupazione tedesca in Francia  e il governo collaborazionista di Vichy , Maria Zazzi fu più volte interrogata e picchiata dalla Gestapo, che voleva informazioni  su  Malagutti , che, arrestato, venne mandato prima in Germania e poi in Italiana  a Ventottene.   (cfr. brano )Anche la Zazzi , quando fu sicura  di questo trasferimento lo raggiunse a Ventottene, dove per poterlo  andare a visitare con una certa frequenza , seguendo i consigli di due autorevoli confinati ,  PERTINI  e TERRACINI, che fecero da testimoni  decisero di sposarsi.  Malagutti fu poi trasferito ad Ustica e poi a  Renicci d’ Anghiari, da dove, dopo l’ 8 settembre,  evase  per unirsi, insieme a Maria Zazzi,  alla  resistenza. Nel 1955 Malagutti morì e  Maria divenne la compagna  dell’anarchico, Alfonso “ Libero”  Fantazzini, con cui fondò , nel 1968, il circolo  Carlo Cafiero”. Sino  alla prima metà degli anni ottanta quando fu colpita  da una grave malattia   Maria Zazzi fu molto attiva nel movimento anarchico e un  importante punto di riferimento per  i giovani .

                                                          





SIBERIA GILIOLI
 SIBERIA GIGLIOLI ( 1908-2006 )   Figlia di Onofrio  Gilioli e sorella di nove fratelli, tra cui Rivoluzio ed Equo Gilioli,   emigrarono tutti in Francia  e si stabilirono a Fontanay-sous-Bois   vicino Parigi, in una villetta con giardino. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Nel 1924 decidemmo di uscire da Parigi. Ci informammo che a Fontanay c’era una vecchia disposta a dare  in vitalizio un suo chalet con un bel giardino in un passaggio privato con solo sei casette, proprio in Faccia a un bar. Appena  abbiamo visto questo chalet, ne siamo rimasti meravigliati ed abbiamo subito accettato le condizioni della vecchia che era esigente: 3900 franchi all’anno erano molti ma data la nostra numerosa famiglia era impossibile alloggiare diversamente e be contenti si fece subito l’affare “ ( cfr. Andrea Pirondini, Storie di anarchici tra Modena e  provincia in A Rivista Anarchica n.377, febbraio 2013 )
Bibliografia : Andrea Pirondini, Storie di anarchici tra Modena e  provincia in A Rivista Anarchica n.377, febbraio 2013 p.  114
 
  Questo chalet  divenne ben presto un noto punto di riferimento per i compagni italiani e stranieri in fuga dai l paesi di origine, dove aveva prevalso il totalitarismo,  ed anche una sede   del Comitato pro vittime politiche e luogo di riunioni politiche.  Tra i fuoriusciti che frequentavano quella casa vi fu anche  RENZO CAVANI detto BRUNO che era fuggito dall’Italia , in quanto nel 1921 aveva intrapreso con altri compagni  ( fulminee azioni  armate  contro i fascisti   (cfr. post  : ARDITI DEL POPOLO), che ben presto divenne il compagno di Siberia, da cui nacque  il figlio Jacques. Allo scoppio della rivoluzione spagnola   Siberia Gilioli raggiunse a  Port Bou Renzo Cavani, che dopo avere partecipato alla battaglia di Monte Palato , svolse incarichi investigativi alla frontiera . E’ assai probabile che con lo pseudonimo di Ermina Cavalieri Siberia abbia svolto anche lei la medesima attività.    Tornata  in Francia , dopo gli scontri con gli stalinisti nelle giornate del maggio 1937, si stabilì definitivamente  a Fontanay-le-bois  dove morì nel 2005.
 

LUCIA MINON

MINON LUCIA  ( detta  LUCI) ( 1903- ?) . Nata a Trieste fu attivae , dopo la prima guerra mondiale,   nel gruppo giovanile delle Donne  Comuniste   e del circolo “Spartaco”, ma si avvicinò gradualmente sempre più verso gli ideali libertari. Nel 1927   fu arrestata per il possesso di un volantino comunista e dei testi  delle canzoni Addio Lugano Bella e   Inno dei socialisti anarchici, ma  al processo fu assolta  dal reato di propaganda sovversiva per insufficienza di prove.  Divenuta compagna dell’ anarchico  ALPINOLO BUCCIARELLI (  1901-?)  ebbe da lui  il figlio  LIBERO.
 Perseguitati dalla polizia  e dai fascisti espatriarono clandestinamente, dopo avere attraversato la Jugoslavia, l’ Austria e la Svizzera,  in Francia e  la loro casa ad Alfort-Ville (Seine) divenne un rifugio per gli antifasciti all’estero, tra cui UMBERTO TOMMASINI e la sua compagna ANNA RENNER .  La drammaticità della vita in esilio delle donne antifasciste  , soprattutto se madri, è ben sintetizzata in una lettera scritta da Lucia Mignon alla madre  alla vigilia della  partenza, con il suo compagno, per  la Spagna, dove era  scoppiata  la rivoluzione. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ “ Mi perdonerai ancora per il mio silenzio, non credere che sia per ingratituidine, ma la vita che siamo costretti a fare in terra straniera. Se un giorno ci rivedremo, e che ti racconterò tutta questa vita di randagio, saprai comprendermi.  (…) Sono stata costretta a mettere il bambino alla campagna in una buona istituzione per la sua educazione perché quest’anno ha perduto la scuola causa che mi avevano rirato le carte e ho dovuto vivere un anno clandestina (…)  sono stata a vederlo ieri, si è già abituato al nuovo ambiente …”  (  lettera di Lucia Minon alla madre )
 Bibliografia: in Augusto Cantalupi – Marco Puppini, “ Non avendo mai preso un fucile tra le mani, www. AICVAS 2014 p. 78

Arrivati a Barcellona  entrarono a far parte della Sezione Italiana della Columna Ascaso della CNT-FAI, dove Lucia Minon svolse il ruolo di infermiera .  Tornati in Francia , dopo un tentativo fallito di espatriare in America,  Lucia Minon e Alpinolo Bucciarelli  furono arrestati ed estradati in Italia, dove vennero inviati al confino all’ isola di Ventotene. Nel giugno 1943 , insieme ad altri anarchici e  ai prigionieri slavi furono mandati al  campo di concentramento di Renicci d’ Angari (cfr. post:  ANARCHICI AL CONFINO ) . Evasi , si rifugiarono a Roma.  Per quanto ne so, non si conosce la data di morte né di lei né di Alpinolo Bucciarelli.
                                                                       
EMILIA BUONACOSA
    EMILIA BUONACOSA (1895-1976)    Figlia di genitori ignoti fu adottata da una famiglia operaia di Nocera Inferiore. Frequentatrice  assidua  della Camera del Lavoro di Nocera Inferiore si avvicinò, ancora  giovanissima, alle idee anarchiche . Dopo essere stata  vittima di un grave incidente alla testa nella fabbrica di conserve, dove lavorava come operaia, si trasferì a Milano dove si  sposò con il compagno anarchico ANTONIO GIORDANO USTORI , redattore di Umanità Nova, che morì alcuni anni dopo per una infezione post-chirurgica..  Espatriata in Francia,  in seguito al consolidarsi della dittatura fascista in Italia  entrò in stretto contatto con gli ambienti  antifascisti in esilio, facendosi sempre di più la fama di “anarchica pericolosa”. Allo scoppio della rivoluzione sociale in Spagna si recò a Barcellona , dove svolse alcuni incarichi politici.  Tornata in Francia,  fu arrestata  nel 1940  dai nazisti e inviata prinma in Germania e poi in Italia dove condannata a cinque anni di confino all’isola di Ventottene e poi a Fraschette  Alatri.  Dopo la caduta del fascismo  il 25 luglio 1943 , in condizioni di  salute assai  gravi,  protestò  per le pessime condizioni a  cui lei e tutte le altre confinate continuavano ad essere sottoposte nel nuovo Governo Badoglio, formalmente antifascista,  e chiedendo per tutte la  liberazione (cfr. brano)
Brano da commentare:  “ … l’alimentazione è un’alimentazione di fame. Tutte le tessere sono state ritirate e per questo non si riceve neppure la metà di roba che ci spetta secondo la legge d’alimentazione in tempo di guerra. Ancora peggiore è il fatto che tutta la mazzetta di lire 9 – la quale ci spetta come confinate ed internate politiche – viene presa per due razioni di minestra uso acqua calda e per 100 grammi di pane. A noi non rimane nemmeno una lira per i nostri bisogni personali, per la frutta della quale abbiamo assolutamente bisogno come di altra roba fresca . […] Facciamo presente che tra di noi la maggioranza non può ricevere nulla dalle famiglie e fra di noi ci sono delle ammalate di TBC, ammalate di stomaco, di reni, cuore e quelle che hanno subito operazioni molto gravi e che devono continuamente curarsi. Noi tutte protestiamo energicamente contro questo trattamento e chiediamo la nostra immediata liberazione come confinate ed internate politiche.
Con osservanza in nome di tutte (8 slave e una italiana) Buonacosa Emilia. Confinata politica Fraschette 27/8/ 1943” )
Bibliografia : in  https://giuseppearagno.wordpress.com/tag/emilia-buonacosa/
 Uscita dal campo di concentramento il sette agosto 1944  Emilia Buonacosa si stabilì a Nocera Inferiore, dove morì nel 1976
                                                                               
EMILIA NAPIONE
 EMILIA NAPIONE  ( 1901- ?)   Aderì giovanissima   ai gruppi anarchici-individualisti di Torino, accumulando ben presto  fermi e arresti, acquisendo fama di “anarchica pericolosa” . 
Iinsieme al marito, l’anarchico DOMENICO ROSSO  espatriò  clandestinamente in Francia ..   Usando  solitamente generalità false viaggiò instancabilmente  per tutta l’  Europa e parte dell’Africa, facendo per vivere la ballerina e dando  lezioni di ballo. Le segnalazioni poliziesche che la riguardano  furono numerose . Ne cito come esempio alcune:
Brani da commentare: 1)  Dispone di un ben fornito guardaroba e possiede gioielli apparentemente di valore. Ha preso conttatti in Casablanca con noti sovversivi italiuani […] ha ricevuto da questi pacchi di giornali e manifestini sovversibvi […] nascosti sotto le vesti le stampe e gli esplosivi e li introduce così clandestinamente nel Regno” ( Nota da Casablanca , in data 17-11-1932) ; 2)  Di carattere ribelle, ha poca educazione ed è proclive all’ozio e al vagabondaggio […] La predetta […] è ritenuta capace di commettere atti criminosi ,,,[…] Si vantò di essere anarchica e di voler persistere nelle sue idee libertarie “ ( Cenno biografico della Prefettura di  Torino in data 16/3/1938 )
Bibliografia: Napione Emilia in  Cantiere biografico degli anarchici in Svizzere in http://w.w.w.anarca-bolo.ch/cbach/biografie.php?id=1181&PHPSES. 

Nel 1936, già prima  dell’inizio  della rivoluzione sociale spagnola,  Emilia Napione si recò a Barcellona per restarvi poi dopo il fallito colpo di stato dei militari ribelli   e le impressioni che   ebbe della Spagna si ritrovano in alcune lettere spedite alla madre. (cfr. brani)
 Brani da commentare: 1)  Cara mamma […] in questo paese la libertà si può dire intera, è il luogo più libero d’Europa […] Il 15 di questo mese è finito il Congresso di Saragozza […] La CNT  va  a porre le sue rivendicazioni […] Ci sta nel popolo un entusiasmo, una fiducia grande, molti giornali e riviste di propaganda. Il primo maggio ha una manifestazione […] come non ne ho mai viste, si può dire che tutti gli operai sono contro il fascismo, che qui non attacca [sottolineato a mano] Ti devo dire che la grande parte del popolo è armata e che la rivoluzione prossima è possibile […] Per Mussolini è il principio della fine. E non solo per lui, ma per il fascismo e il capitalismo pure […] Ti abbraccio , Melia” ( lettera alla madre (s.d.  Ma prima del 19/7/1936) ;  2)  Carissima mamma […]  Sono ritornata in Spagna a causa della rivoluzione e sono contenta di avere preso questa decisione. La ragione è che sono sempre soddisfatta quando posso essere utile, e qui è il caso che si tratta di fratelli, voglio dire di esseri che lottano per il mio medesimo ideale di giustizia e di libertà. In Cataluñya i comunisti libertari sono i più forti, speriamo ch e continuino ad esserlo, sarà per il più gran bene dell’umanità. Intanto vi sono grandi cambiamenti: si va a comprare  con vale  e guadagna tanto un medico quanto qualsiasi manovale, ed è logico  e giusto che sia così  e non altrimenti […] Preti non se ne vedono più e non esistono più chiese. Sì, lo so che il mondo intero guarda la Spagna, la sua futura economia, il nuovo ordine, e dal trionfo di questa rivoluzione  dipende l’avvenire delle nazioni vicine. Salud! ( è il nostro saluto al posto di addio e salute). […] Ti abbraccio, tua figlia ( lettera alla madre ( dopo il 19/7/36)
 Bibliografia: Napione Emilia in  Cantiere biografico degli anarchici in Svizzere in http://w.w.w.anarca-bolo.ch/cbach/biografie.php?id=1181&PHPSES.   Cfr. ancheAugusto Cantalupi –Marco Puppini, Non avendo mai preso un fucile tra le mani. Antifasciste italiane alla guderra civile spagnola 1936-1939. Prefazione di Laura  Branciforte, www.AICVAS.ORG, 2014 pp. 92-93


  Durante la rivoluzione  Emilia Napione  svolse il ruolo di infermiera  sul fronte aragonese con la colonna  Ortiz e poi, probabilmente a Madrid con la colonna Durruti. Nel 1937 fu  arrestata dalla Ceka stalinista e accusata di essere una spia. Passò 5 mesi in carcere e poi pur  prosciolta dall’accusa fu espulsa dalla Spagna. Rilasciata in Francia fu arrestata dalla polizia francese per falsa identità e consegnata alle autorità italiane  che la condannarono a cinque anni di confino ( prima a Ventottene, poi Ustica e infine a Fraschette d’Alatri). Tornata in libertà, le sue tracce si smarrirono per sempre.
                                                                           

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