sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: ANARCHICI ITALIANI AL CONFINO : ALFONSO FAILLA ( 1906-1986), GIOVANNI DOMASCHI ( 1894-1945) , UGO FEDELI (1898-1964), ANTONIO CERUTTI (1902-1943)

                                                                                

CONFINATI ANARCHICI SOTTO IL FASCISMO:  Il fascismo esasperò ulteriormente le condizioni di vita  dei confinati politici. Numerose furono le lotte che costoro, tra cui ,  ALFONSO FAILLA ,  dovettero sostenere contro  i continui abusi e soprusi dei direttori  e delle guardie.Il governo Badoglio , nel 1943, liberò dal confine socialisti e comunisti , ma non gli anarchici, inviati al campo di concentramento di Renicci   , da dove riuscirono a fuggire poco  prima dell’arrivo dei tedeschi e la maggior parte di loro andò a formare le prime bande partigiane.
Brani da commentare: 1)  “ Durante  il periodo del confino, penso intorno …. tra il 1933 ed il  1935, eravamo un trecento , confinati, tradotti dall’isola di Ponza alle carceri di Poggio Reale a Napoli. Al molo Beverello erano ad aspettarci oltre polizia, carabinieri e milizia,  anche gli squadristi che ci minacciarono. Noi, la nostra protesta non fu possibile farla altrimenti  che con i canti. I fascisti non si avvicinarono. […] Cantavamo tutti gli inni che conoscevamo, compreso,  perché faceva  naturalmente più effetto, questo delle “barricate”, perché era dei più freschi “ da una testimonianza di ALFONSO FAILLA in Antologia dei canti  anarchici 2, Dischi del sole)   2) “ Prona la fronte sotto il peso del lavoro -piegano il cor dello scudiscio del potente- purché la gioia dia a chi vive nell’oro -senza dimane il lavorator morente. -Siam  nel dolore di una schiavitù tiranna- uniti insieme da sacramental promessa -sulla terra del duol- tutti pronti a morir- alla luce del sol. - In questa notte di tenebre secolari- il nero drappo sventola sul carro di fuoco- e redentrice una marcia sia, proletari -d’anarchica gloria alla nuova umanità.- E verrà un dì che innalzerem le barricate- e tu borghese salirai la ghigliottina -per quanto fosti sordo alle stremate- grida di chi morìa nell’officina.- Per i nostri figli fino all’ultimo momento- contro te vile borghesia combatteremo - su da forti pugnam- per la lotta final -l’anarchia salutiam. - In questa notte di tenebre secolari -il nero drappo sventola sul carro di fuoco -e redentrice una marcia sia proletaria -d’anarchica gloria alla nuova umanità .”( da Inno delle barricate) 
Discografia: in Antologia della canzone anarchica …2,  CD citato p. 7
                                                                                        


ALFONSO FAILLA ( 1906-1986) nacque a Siracusa. Aderì assai giovane al movimento anarchico  e antifascista . Dal 1930 sino all’estate del 1943 fu quasi ininterrottamente relegato al confino. Evaso dal campo di Renicci d ‘Angari,  dove  gli anarchici erano stati confinati dal governo Badoglio, nonostante  la caduta del fascismo e  la   liberazione degli altri detenuti politici appartenenti a partiti  rappresentati in parlamento,  militò nella Resistenza contro il nazi-fascismo in Toscana, Liguria e Lombardia.  Nel dopoguerra fu uno dei principali esponenti  ed organizzatori della Federazione Anarchica Italiana (F.A.I.) e dell’Unione Sindacale Italiana (U.S.I.) .   Morì a Carrara nel 1986.
Brano da commentare: “  … Arrivati, sull’imbrunire, alla stazione di Anghiari fummo ricevuti da alcune centinaia di carabinieri e soldati ai quali sentimmo distintamente rivolgere dai loro ufficiali l’ordine di caricare le armi. Protestammo energicamente. In un alterco con gli ufficiali che ci insolentivano minacciando fucilazioni i compagni Marcello Bianconi e Arturo Messinese gridarono “Sparate vigliacchi!". Perciò fummo immediatamente condotti in celle di sicurezza. Così ebbe inizio la nostra agitazione contro il regime interno del campo di concentramento. Questo era stato fino ad allora uno dei peggiori del genere. I prigionieri erano in massima parte partigiani jugoslavi e con essi erano centinaia di minorenni e di ragazzi di pochi anni. Il regime alimentare era stato sempre più scarso e pessimo; centinaia di internati, specialmente bambini e ragazzi erano morti a causa del pessimo trattamento. In cambio la sorveglianza era feroce e bestiale. Guardavano i prigionieri centinaia di soldati e carabinieri, richiamati questi ultimi, dalle regioni Toscana e limitrofe. Il comandante in seconda, maggiore Fiorenzuoli ed il tenente Panzacchi si distinguevano per i loro arbitrii. […]  Costituivamo, insieme ai compagni reduci dalle lotte combattute nell’esilio in Spagna, il  raggruppamento più provato dalle lotte che in carcere e al confino ci erano costate ulteriori condanne ad anni di carcere e di confino supplementari oltre che la vita di parecchi compagni, per difendere la nostra dignità umana dagli arbitrii della milizia e della polizia fasciste. E l’odore della polvere era per noi un maggiore incentivo a non desistere dalla lotta iniziata  contro gli aguzzini del campo di concentramento di Renicci di Anghiari……” (Alfonso Failla, Nel campo di Renicci d’Angari  (1966)
Bibliografia: in  Insuscettibile di ravvedimento. L’anarchico Alfonso Failla (1906-1986). Carte di polizia/scritti/ testimonianze, a cura di Paolo Finzi, 1993 pp. 245-246
                                               

GIOVANNI DOMASCHI ( 1894-1945)  Nato a Verona, aderì giovanissimo al socialismo e poi, passando attraverso il sindacalismo rivoluzionario,  all’anarchismo. Nel 1915 si oppose  all’intervento dell’ Italia nella I guerra mondiale. Io.  Nel 1921 sparò, assieme ad altri compagni, contro i fascisti che avevano attaccato il suo quartiere. Per questa azione venne condannato a 15 mesi di carcere. Dopo l’avvento al potere del fascismo passò tutta la sua vita accumulando innumerevoli anni di prigione e di confino.  Famoso “protagonista delle fughe più incredibili” evase più volte  dai luoghi di detenzione dove era rinchiuso, ma,  sottoposto a sorveglianza speciale  rigorosissima fu sempre ripreso. Nel 1943 , dopo la caduta del governo Mussolini, invece di essere liberato, fu trasferito dall’isola di Ventottene al lager di Renicci, da dove scrisse una lettera al Corriere della sera per denunciare l’ingiustizia che stavano subendo gli anarchici antifascisti.  Fuggito da Renicci tornò a Verona per partecipare alla Resistenza. Catturato dai tedeschi morì nel lager di Dachau.
Brano da commentare: “…. La radio ha ripetutamente comunicato che tutti i confinati politici sono liberati, in conformità allo Statuto del regno, il quale, garantisce a ogni cittadino italiano la libertà individuale (art. 21 Infatti è naturale che tutti coloro i quali sono stati esiliati, confinati o carcerati per antifascismo, siano finalmente liberi. Ma non è così: i più acerrimi nemici del regime fascista coloro i quali hanno versato il loro sangue nelle piazze d’ Italia per opporsi ad un evento che ha disonorato il mondo civile coloro che non hanno piegato davanti ai tribunali, che hanno trascorso i migliori anni della loro vita nelle più umide celle delle reclusioni di Portolongone, S. Stefano oppure di Fossoombrone, affermando sempre la loro fede antifascista, non sono ancora liberi, sono ancora rinchiusi nei campi di concentramento o nelle case penali e la loro famiglia ancora nel dolore, così come furono lasciate nel dolore col regime fascista. Parlo degli anarchici…  (Lettera al Corriere della sera )
Bibliografia: in Pietro Bianconi, Gli anarchici italiani nella lotta contro il fascismo,  Archivio Famiglia Berneri, 1988 pp. 191-192
 
 
UGO FEDELI (1898-1964) Operaio specializzato, giornalista, storico e infsticasbile raccoglitore di publicazioni anarchiche (1 brano)  . Frequentò, già da giovanissimo, gli ambienti anarchici e partecipò , insieme a FRANCESCO GHEZZI e a CARLO MOLASCHI alle manifestazionI antimilitariste contro la guerra di Libia. Ed anche agli scioperi indetti dall’ Unione Sindacale ItalianA (USI). Nel 1917 , richiamato alle armi, disertò e si rifugiò in Svizzera.   Nel 1919, tornò in Italia e nel 1920 sposò Clelia Primoli, da cui avrà poi un figlio “Ughetto”, che morì di stenti nel 1941. Perseguitato dalla polizia ,  in seguito alla “strage del Diana”, pur essendo estraneo a  quel fatto,   Fedeli fuggì all’estero, prima in Germania e poi in Russia. Resasi difficile la sua permanenza in quel paese in quanto gli   anarchici, erano considerati ormai come irriducibili nemici del regime bolscevico, parte per la Germania e poi  per Parigi, dove divenne, per un certo periodo, segretario di NESTOR MACHNO.  Insieme a SEBASTIEN FAURE, e  BUENAVENTURA DURRUTI  fonda  la “Librairie Internationale  . Espulso dalla Francia e dal Belgio si recò in Sudamerica dove  collaborò alla rivista “Studi Sociali”  di LUIGI FABBRI, a cui lo legava un profondo affetto. Espulso da Montevideo e tornato in Italia fu inviato al confino ( Ponza,  Colfioroto, Ventottene …) e vi restò sino al 1943. Su questo periodo scrisse un dettagliato resoconto, assai utile per ricostruire la vita dei confinati politici sotto il fascismo  (cfr. 2 brano ). Negli anni’50 lavorò come promotore  e bibliotecario del centro culturale Olivetti. Dopo la sua morte la  sua compagna Clelia  donò gran parte del suo richissimo  archivio all’ Istituto di studi sociali ad Amsterdam.
Brani da commentare: 1)“Io vedo come noi, tutti ed in tutti i paesi, si sciupi il nostro materiale d’archivio . Quando si ha bisogno di qualcosa, non possiamo che difficilmente trovare un giornale vecchio, una carta qualsiasi se non ricorrendo agli archivi della polizia, che la maggioranza delle volte ci dà materiale  trasfigurato.  Eppoi, nessuno di noi è in condizioni finanziarie di permettersi lunghi viaggi di  ricognizione  e di ricerca [….*]  Se  invece di distruggere a misura che si fa qualcosa, anche noi stabilissimo dei punti di raccolta, dove lentamente si andassero formando degli archivi, il nostro lavoro ricostruttivo verrebbe fortemente semplificato.  Certamente abbiamo anche molte altre cose  da pensare, e questa viene piuttosto tra le ultime. Io però sono testardo e continuo a raccogliere, come posso e dove posso, e già ho formato una base abbastanza interessante” ( lettera a Vernon Richards  settembre 1954 ) . 2)  “ La  direzione faceva di tutto per far piombare nell’ istupidimento  o nella violenza il confinato per disgregare gli aggruppamenti che nonostante tutte le restrizioni si era riusciti  a creare, lottando per conservarli. Con queste sue misure la direzione pensava di potere arrivare con maggiore facilità a realizzare il tentativo di spezzare la resistenza di ognuno e di spingere i meno resistenti a cedere, ad abbandonare ogni velleità d’indipendenza di pensiero e di vita. Chiunque intendesse difendere  il proprio diritto alla vita e alla dignità di uomo, era costretto ad una continua, anche se sorda, lotta contro la direzione […]  il confinato era un nemico che andava spezzato, abbattuto, e tutto era valido e buono per arrivare a questo risultato. “ Voi non siete qui per fare della villeggiatura né per vivere tranquilli.” ebbe a dire il direttore  Di Meo a qualche confinato che si era recato da lui per protestare contro un sopruso  più grande dei soliti , “siete qui per punizione e ci devono essere delle punizioni”. E concludeva ogni sua concione, da piccolo dittatore: “ Del resto qui comando io e faccio quel che voglio”. Da una mentalità del genere si possono facilmente dedurre i metodi che ne  scaturivano …..”  ( da Ugo Fedeli, Una resistenza lunga 20 anni) ;
Bibliografia:  Primo brano in Antonio Senta, A testa alta. Ugo fedeli e l’anarchismo internazionale (1911-1933) , Zero in condotta 2012 p. 17. Secondo brano in  Ugo fedeli, Una resistenza lunga  vent’anni in  A rivista anno 35 n. 307 p. 19


 ANTONIO CERUTTI (1902-1943) , operaio manovale, anarchico. Condannato per diserzione nel 1924,fuggì in Francia nel 1925. Fu arrestato a Parigi nel 1933 per furto. Uscito dal carcere, dopo tre anni, riuscì a raggiungere la Spagna, dove intanto era scoppiata la rivoluzione sociale. Combatté nella "Columna de Hierro" sino all'aprile del 1937. Tornato a Parigi e più volte arrestato fu infine rinchiuso nel campo di Vernet. Nel 1940 fu consegnato dai francesi agli italiani, che lo inviarono al confino nell' isola di Ustica. Morì nel 1943 in seguito a gravi sofferenze fisiche e psichiche. Non disponendo, per il momento, di notizie più particolareggiate sui disagi sofferti da Cerutti, mi limito a ricordare le drammatiche condizioni della vita dei confinati divenute , durante gli anni della seconda guerra mondiale, persino peggiori  ( cfr. brano)
Brano da commentare:  “ Con l’entrata in guerra dell’Italia  le isole del Confino si vengono affollando in maniera inverosimile. […]  Il numero dei confinati è considerevolmente aumentato, ma sono aumentati, in proporzione, i disagi e le continue difficoltà. Il trasporto dalla terra ferma dei viveri e delle provviste d’acqua è irregolarissimo. Sono frequenti i giorni nei quali i confinati rimangono senza pane e nulla da mangiare. Numerosi sono gli ammalati. La situazione va aggravandosi sempre più e diventa, in ultimo, disperata “  ( Anonimi compagni, 1914- 1945 un trentennio di attività anarchica)
Bibliografia:  Anonimi compagni, 1914- 1945 un trentennio di attività anarchica , Samizdat  p. 127

 
PAOLO SCHICCHI (1865-1950). Nato in Sicilia nel paese di Collesano, vicino a Palemo ( da qui il sopranome  che gli fu dato più tardi di “Leone di Collesano)  scrittore anarchico,  esponente autorevole della corrente antiorganizzatrice.  Durante il servizio di leva come allievo ufficiale disertò e  fuggì in Francia, poi in Svizzera e infine in Spagna, dove venne arrestato e torturato.  Riuscito ad evadere con l’aiuto della sua compagna MARIA MARGALEFF, tornò  clandestinamente in Italia e fece esplodere una bomba al consolato  spagnolo . Scoperta la sua falsa identità Schicchi fu fermato alla stazione di Pisa, dove,tentò invano di opporre resistenza  all’ arresto sparando al delegato  di pubblica sicurezza  Tarantelli.  Processato a Viterbo,  fu condannato , nonostante l’appassionata difesa  dagli avvocati anarchici PIETRO GORI (cfr.  Post a suo nome) e da LUIGI MOLINARI, (cfr. post a suo nome)  a 11 anni di reclusione a cui si aggiunsero due mesi per “oltraggi “ alla Corte.  In prigione fu protagonista di un  ammutinamento contro le condizioni di vita del carcere. I socialisti, senza il suo consenso, lo presentarono più volte come candidato alle elezioni. Nel 1904  rifiutò   la grazia reale in seguito a un’amnistia. Riacquistata infine  la libertà, Schicchi si trasferì a Milano, su richiesta di Ettore Molinari e di Nella Giacomelli,  per dirigere  la rivista, da loro fondata, “La protesta umana” ,  ma vi rinunciò presto per sopraggiunti disaccordi sulla linea da seguire  del giornale. Nel 1912  denunciò nel   saggio “ La guerra e la civiltà “   la  politica colonialista ed  imperialista intrapresa dal governo italiano (cfr. brano)
Brano da commentare : “ Tutti oggi fanno a gara nel rilevare e nello scomunicare i deliri e le bestialità della cultura vandalica, tutti insorgono contro la tracotanza e la violenza dei Lanzichenecchi, tutti inorridiscono alle loro efferatezze, e va bene. Ma forse che i nostri patrioti, nazionalisti, imperialisti ed altri siffatti arnesi ragionano diversamente degli Ostrogoti quando trattano  gli Arabi nel modo che abbiamo visto? Oramai è risaputo: allorché  si vuol compiere una  conquista ed estendere il proprio dominio, si comincia sempre col bandire i quattro venti che il tale o tale altro popolo è di razza inferiore, indegno di reggersi da sé stesso, ostile ad ogni forma d’incivilimento. Si frugano le storie, la letteratura popolare, i libri di viaggi, la geografia, le statistiche; s’invocano l’antropologia e l’etnografia per dimostrare con matematica certezza che quel popolo è perfido, ingrato, infingardo, vile, assassino, feroce, e che non merita nulla dalla forca e dalla  mitraglia in fuori. Si proclama in faccia al mondo che  la propria razza è la razza superiore, prediletta da  dio, predestinata a portare in giro per i quattro punti cardinali la fiaccola della scienza e del diritto; che la guerra intrapresa è guerra di civiltà e di umanità, o per lo meno guerra di difesa e di libertà  etc.   Questa è vecchia storia, che si ripete sempre come il mulino di preghiera dei bonzi buddisti. Il linguaggio dei conquistatori e dei dominatori sembra foggiato nella medesima stampa, tantoché sembrano copiati non solo i concetti e le parole, ma anche i punti e le virgole. …”  ( Paolo Schicchi, La guerra e la civiltà (1915) 
Bibliografia: Paolo Schicchi, La guerra e la civiltà , Sicilia punto L, 1988

Paolo Schicchi fu, anche,  un accanito oppositore  dell’intervento italiano nella prima guerra mondiale   e dopo  la fine della guerra partecipò attivamente  alle occupazioni dei contadini  delle terre, in Sicilia,  sfidando  audacemente  i latifondisti e  i mafiosi.  Nel 1921 Schicchi fondò il giornale “ Il Vespro anarchico “    dedicato prevalentemente a combattere il fascismo e il bolscevismo.  Dopo l’ascesa al potere di Mussolini  emigrò in Francia  dove oltre  a continuare la lotta contro  il fascismo ( importante fu la pubblicazione del suo programma antifascista , a cui dette il titolo, Amazzateli come cani ) polemizzò duramente contro il progetto insurrezionale antifascista  , che avrebbe dovuto essere guidato da  Ricciotti Garibaldi, nipote di Garibaldi, rivelatosi poi agente dell ‘ OVRA fascista ). Con l’aiuto finanziario di SEVERINO DI GIOVANNI pubblicò il primo volume  di Casa Savoia , in cui elencava implacabilmente  le aberrazioni di questa dinastia.   Nel 1930 tentò di provocare un’insurrezione in Sicilia confidando tra l'altro nelle storico spirito di ribellione del popolo siciliano. A tale scopo aveva scritto già nel 1928 un   appello ai siciliani in cui li si incitava alla rivolta (cfr. brano) 

Brano da commentare: “ SICILIANI!  I politicanti d’ogni specie finora vi hanno dato ad intendere, come del resto hanno dato a intendere a tutte le altre popolazioni italiane, che dovevano aspettare la vostra liberazione a volta dal Parlamento o dall’Avventino o dal re  o dal papa o da altro simile arnese. Ma l’esperienza, la terribile esperienza degli ultimi anni, vi ha insegnato che il Parlamento è stato sempre un’ accolta di buffoni e di cialtroni; che l’Aventino non era altro se non una lustra dei più codardi rifiuti; che il re, seguendo le tradizioni e le aspirazioni della sua casa e del suo seguito, è un turpissimo spergiuro; che il ‘Vaticano, a dire del poeta, in ogni tempo ha fornicato coi dominatori, cogli oppressori, coi carnefici dell’umanità’.  La vostra gloriosissima storia v’insegna altresì che è vano  attendere la salvezza dai dominatori e dai loro naturali alleati, e che la libertà non si mendica, ma si conquista con le armi in mano. […] Riscuoti, o  gente sicula, nel cuore generoso, il valore che fece compiere ai tuoi avi i miracoli del Vespro e del Risorgimento; e nell’ora suprema della mischia liberatrice non soda che un solo grido erompere dai vostri petti, il grido fatidico del piano di Santo Spirito:  MORA! MORA! ( estratto dal manifesto  SICILIANI!, stampato nel 1929 )
Bibliografia: in Nino Mussara, Ragusa. Il fondo Schicchi presso l’Archivio Storico degli Anarchici Siciliani in Rivista storica dell’anarchismo, an. 2, n. 1, Pisa 1995 p. 165. Cfr. sull’argomento anche Filippo  Gramignano, Il tentativo rivoluzionario di Paolo Schicchi del 1930,  Samizdat,1997
 Giunto a Palermo, insieme ad altri due compagni, tra cui FILIPPO GRAMIGNANO (1894-1964), Paolo Schicchi  fu  arrestato e condannato a diversi anni di carcere e poi inviato al confino a Ponza, dove SANDRO PERTINI  lo accolse con i seguenti calorosi versi (cfr. brano).  
Poesia di  Sandro Pertini per Paolo Schicchi: “ All’alba dell’anno, che sta sorgendo / Noi ci auguriamo di vivere la tua vita / E di morire in piedi combattendo / La sorte, o Paolo, da te sempre ambita (  versi di  Sandro Pertini per Paolo Schicchi)

 
 
 
 
 
 



 
 

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