sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: BARTOLOMEO VANZETTI (1889-1927) E NICOLA SACCO (1891-1927)

  

BARTOLOMEO VANZETTI (1889-1927) E NICOLA SACCO (1891-1927).  La loro esecuzione è stata per l’ingiustizia e la spietatezza con cui è stata deliberata, uno dei più feroci crimini del sistema capitalista, razzista e classista. Vanzetti alla vigilia dell’esecuzione affermò: “ Tutte le forze dello Stato, del Denaro e della Reazione sono mortalmente contro di noi, perché siamo dei libertari, degli anarchici”. Importante anche la sua dichiarazione davanti al tribunale dopo l’annuncio della loro condanna a morte: “ Questa è la nostra carriera e il nostro trionfo. Nella nostra vita, mai avremmo potuto sperare di fare, per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione degli uomini, quello che facciamo oggi per caso”. La mobilitazione degli operai di tutto il mondo per impedire la loro esecuzione fu veramente grande . L’ingiustizia borghese fece, comunque, il suo corso e la loro assoluta estraneità alla rapina di cui li accusavano,  venne ufficialmente riconosciuta solo nel 1977 dal governatore dello Stato del Massachussets, Nichel  Dukakis . (cfr. brano)
Brano da commentare : “ Io dichiaro che ogni stigma   ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeno Vanzetti, dai nomi delle loro famiglie e dei discendenti e dal nome dello Stato del Massachussets. Invito il popolo del nostro Stato a sostare dai suoi eventi in modo da trarre il coraggio per impedire alle forze dell’intolleranza,  della paura e dell’ odio di unirsi ancora per sopraffare la razionalità e la saggezza cui il nostro sistema legale aspira “. (Proclama del governatore del Massachusets, Michael Dukakis che riabilitava, dopo cinquant'anni,  la memoria di Sacco e di Vanzetti assolvendoli, in quanto innocenti, dai crimini, di cui erano stati accusati).

Bibliografia :  Stato del Massachussets: proclama 1977 del governatore  Nichel Dukakis
 
Tuttavia, ancora,  o per ignoranza o per malafede, periodicamente, riemergono, nonostante la riabilitazione,  tesi colpevoliste in cui vengono riattribuiti ai due anarchici italiani  i crimini che determinarono ,  ingiustamente,  il loro “assassinio di Stato, basandosi  per lo più,  su  vecchie argomentazioni, ogni volta fatte passare per “nuove". (cfr. brani) 
Brani da commentare : 1)   “ Periodicamente , il caso di Sacco e Vanzetti torna alla ribalta. Aldino Felicani nel 1960 scrive da Boston di vivere in un  paese dove quello che succede la mattina è passato di attualità nel pomeriggio dello stesso giorno, per questa ragione è veramente straordinario che l’eco di una tragedia avvenuta  oltre trent’anni prima possa ancora occupare le prime pagine dei giornali più importanti della nazione : “ Ciò indica che la coscienza di coloro che assistettero indifferenti a quell’olocausto non è tranquilla ” [...] Sicuramente questo fatto rimane la cause célèbre per eccellenza della storia americana, e non soltanto per la risonanza mondiale che la morte dei due anarchici ha scatenato in moltissimi paesi del mondo.  Fuori dagli Stati Uniti solo “l’affaire Dreyfus” regge il confronto con quanto è accaduto a Boston. Non a caso  un libro francese si intitola Une affaire Dreyfus aux  Etats Unis. Proprio come il caso Dreyfus, il dramma di Sacco e Vanzetti ha avuto il potere di sollevare l’opinione pubblica mondiale e di diventare simbolo e fiamma dell’indignazione per ogni uomo amante della libertà e della giustizia... “ (  Lorenzo Tibaldo, Sotto un cielo stellato ….)  ; 2)   … “ Non solo, recentemente, il Los  Angeles Times, ripreso da  Giulio Meotti su  “Il Foglio” del 3 gennaio 2006 e commentato  da Alessandro  Farkas, Sacco e Vanzetti: colpevoli, l’ultima  rivelazione  , sul  “Corriere della  Sera “ ha riportato alla ribalta una dichiarazione dello scrittore socialista Upton Sinclair, il quale  il 12 settembre 1929 avrebbe scritto, in una lettera al suo avvocato John Beardsley, che l’avvocato Fred Moore, gli aveva comunicato che Sacco e Vanzetti erano entrambi colpevoli. Una vicenda vecchia, risaputa, che ogni tanto viene alla luce .”  ( Lorenzo Tibaldo, Sotto il cielo stellato …); 3 )Ai primi di gennaio la stampa italiana ha dato molto risalto ad una notizia fatta passare come sensazionale e nuova, secondo la quale - riprendendo una notizia apparsa sulla stampa americana - i due anarchici italiani erano colpevoli. Il " Los Angeles Times" ha pubblicato una lettera inedita dello scrittore Upton Sinclair del 12 settembre 1929, diretta al suo avvocato John  Beardsley di Los Angeles, nella quale scriveva  " Ho sostenuto per anni l'innocenza di Sacco e Vanzetti, pur essendo stato informato personalmente dal loro legale, Fred Moore, che erano entrambi colpevoli"  . Sinclair è autore di Boston, un romanzo nel quale sostiene  l’innocenza dei due anarchici italiani e nel prosieguo della lettera al suo avvocato continua : “ Mia moglie è assolutamente convinta che se dicessi la verità verrei chiamato traditore dal movimento e non potrei mai terminare il mio Boston “ [...] Di primo acchito questa volta sembra che a suffragare la tesi della colpevolezza dei due anarchici ci sia il conforto di una lettera, dunque di una prova e di un documento. E un documento in un’accusa , è naturalmente importante. Ma così non è. La lettera di  Upton Sinclair riferisce semplicemente una chiacchiera senza prove , niente di più. Non offre alcuna prova. D’altra parte chiunque può dire e scrivere di avere sentito dire che una persona è colpevole. Ma questa non è una prova, è appunto una chiacchiera e – purtroppo - anche uno scrittore affermato può propagare una chiacchiera .   […]  Come si può vedere  i dubbi  di Upton Sinclair erano noti e solo per  dei giornalisti smemorati – americani e italiani – la sua  lettera può essere sensazionale. Quando nel 1961 negli Stati Uniti fu pubblicato il libro di  Francis Russel, il giudice americano di origini italiane Michelangelo  Musmanno,  si scagliò contro  l’ipotesi  della colpevolezza sostenuta dall’autore, che si difese sostenendo che Upton Sinclair gli aveva riferito che l’avvocato Monroe gli aveva espresso la sua convinzione  della colpevolezza di Nicola Sacco. In quell’occasione Upton Sinclair smentì dichiarando : “ Quelli  che credono o dichiarano che Sacco era colpevole non avranno il mio appoggio. Io non ho cambiato le mie vedute”.  Questa  dichiarazione del 1962  - riportata da Luigi Botta in Sacco e Vanzetti giustiziata la verità, Edizioni Gribaudo, 1978 p. 165 – smentisce anche ciò che aveva scritto nella lettera del 12 settembre 1929, ritrovata in questi giorni.  …”  ( Giuseppe Galzerano, Aria fritta ); )
Bibliografia:  Primo e secondo brano  brano  in  Lorenzo Tibaldo, Sotto un cielo stellato Vita e morte di  Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti . Prefazione di  Giuliano Montaldo, Claudiana  2008   p.  233 e p. 236 n. 10. Terzo brano in Giuseppe Galzerano , Aria fritta   in  A rivista anarchica n. 315 , marzo 2006 p. 42 e 44 .  
D' altronde , secondo anche quanto osserva Ronald Creagh, la migliore confutazione delle  infondate tesi colpevoliste risiede nelle stesse dichiarazioni di innocenza  per quanto riguardava i crimini di banditismo a loro attribuiti, professate sino all'ultimo sia da Sacco che da Vanzetti (cfr. brano) 
Brano da commentare: Che pensare delle testimonianze degli stessi accusati? Sacco e Vanzetti hanno sempre dichiarato la propria innocenza e quanto si sa della loro vita e delle loro abitudini depone  a loro favore più di ogni accusa ...." ( Ronald Creagh, L'affaire Sacco e Vanzetti , edizione originale 2004)
Bibliografia:  Traduzione italiana: Ronald Creagh, Sacco § Vanzetti. Un delitto di Stato, Zero in condotta 2017  p. 135.
 A tale proposito penso che  sia sufficiente citare    alcuni    brani, tratti  dagli scritti  degli stessi  Sacco e Vanzetti,  e potrei citarne tantissimi altri,  scritti prevalentemente, durante gli anni di prigionia,  che  mi sembra    ben mettano in luce l'elevatezza delle loro idee e la grande forza d'animo con cui essi, innocenti, seppero affrontare la drammatica situazione a cui, per ben sette anni,  furono sottoposti  da un sistema  giuridico e sociale  ignominioso e feroce. 
  Brano da commentare: ".... Non ho mai udito, letto che nella storia ci sia stato nulla di più crudele  di questo tribunale. Dopo averci perseguitati per sette anni, ci considerano ancora colpevoli. E questa brava gente è schierata oggi, in quest'aula, dove siamo. So che questa sentenza sarà l'espressione dell'esistenza di due classi, la classe degli oppressi e la classe dei ricchi, e che tra l'una e l'altra ci sarà sempre conflitto. noi fraternizziamo con la gente, per mezzo dei libri, della letteratura. Voi perseguitate la gente, l'opprimete e l'uccidete. Noi cerchiamo sempre e soltanto di istruire il popolo. Voi cercate di mettere una divisione fra noi e qualche altra nazione, con l' odio. Io sono qui , oggi, su questo banco, per questo motivo, per essere stato della classe oppressa. Ebbene, voi rappresentate l'oppressore. Voi lo sapete, giudice Thayer, voi che conoscete tutto della mia vita, voi sapete perché sono stato condotto qui e, dopo aver perseguitato per sette anni me e la mia povera moglie, voi non di meno oggi ci condannate a morte [...] Voi lasciate da parte tutto il popolo che è stato al nostro fianco per sette anni, solidarizzando con noi, e dandoci tutta la suaforza e bontà. Di tutta quella gente a voi non importa niente. Tra il popolo, i compagni, i lavoratori, c'è una grande legione di intellettuali, che sono stati al nostro fianco, per sette anni affinchè non sia commessa l'infamia di questa iniqua sentenza; ma questo tribunale continua ad agire come se niente fosse stato . E voglio ringraziarvi, popolo, compagni, che siete stati con me sette anni, con il caso di Sacco e Vanzetti..." ( Dichiarazione di Nicola Sacco  , durante l'udienza, l'ultima, il 9 aprile 1927 )
Bibliografia:  Bartolomeo Vanzetti, Una vita proletaria, Galzerano, 2005 p.  39, 40, 41. 
                                                                                

Brano da commentare: “....  Ad onta di tutto riuscii a fortificarmi fisicamente e intellettualmente. Qui studiai le opere di Pietro Kropotkin, di Gori, di Merlino, di Malatesta, di Reclus. Lessi  iI Capitale di Marx, i lavori di Leone, di Labriola, Il testamento politico di Carlo Pisacane, i Doveri dell'uomo di Mazzini e molte altre opere d'indole sociale. Qui lessi i libri di ogni frazione socialista, patriottici e religiosi, qui studiai la  Bibbia,  la Vita di Gesù di Renan e il Gesù Cristo non è mai esistito di Milesbo, qui lessi la storia greca e romana, le Crociate, due commenti di  storia universale, la storia degli Stati uniti, della rivoluzione francese e di quella italiana. Studiai Darwin, Spencer, Laplace e Flammarion, ritornai sulla Divina  Commedia, sulla Gerusalemme liberata, singhozzai con Leopardi, lessi i lavori di Victor Hugo, di Leone Tolstoi, di Zola, del Cantù; le poesie del giusti, di Guerrini, di Rapisardi, e del Carducci. Non credermi un'arca di scienza, lettore mio; il granchio sarebbe madornale. La mia istruzione fondamentale fu troppo incompleta , e la mia forma mentale non è sufficiente per sfruttare ed assimilare totalmente sì vasto materiale. E poi devi considerare che studiai lavorando durmente, e senza comodità alcuna. Allo studio però aggiunsi una spietata continua inesorabile osservazione sugli uomini, sugli animali, le piante, su tutto ciò che - in una parola - circonda l'uomo. Il libro della vita: questo è‘ il libro dei libri! Tutti gli altri non hanno  per scopo che insegnare a leggere questo. Libri onesti, s'intende, che i disonesti hanno opposto fine. La meditazione di questo gran libro  determinò le mie azioni e i miei principi; sprezzai il motto “ Ognuno per sé e Dio per tutti”, mi schierai dalla parte dei deboli , dei poveri, degli oppressi, dei semplici e dei perseguitati, compresi che in nome di Dio, della Legge e della Patria, della Libertà, delle più pure astrazioni della mente, dei più alti ideali umani, si perpetrano e si continueranno a perpetrare i più feroci delitti, fino al giorno che, acquistata la  luce, non sarà più possibile ai pochi di far commettere il male, in nome del bene, ai più. [...]  Ebbi fede nella fratellanza, nell’amore universale. Ritenni che chi benefica o danneggia un uomo benefica o danneggia la specie. Cercai la mia libertà nella libertà di tutti, la mia felicità nella felicità di tutti. Compresi che l'eguaglianza di fatto, nelle necessità umane, di diritti e di doveri, è l'unica base morale su cui può reggere l'umano consorzio. Strappai il mio pane con l'onesto sudore della mia fronte; non ho una goccia di sangue sulle mie mani, né sulla mia coscienza. Ora? A trentatré anni, sono candidato alla galera, e alla morte. ” (Vanzetti )
Bibliografia:  Bartolomeo Vanzetti, Una vita proletaria, Galzerano,  2005,   pp. 34-35. Cfr.  anche Nicola Sacco , Bartolomeo Vanzetti,  Altri dovrebbero avere paura lettere e testimonianze inedite , a cura di Andrea  Comincini , presentazione di Valerio Evangelisti con uno scritto di Andrea Camilleri, Nova Delphi, 2012  pp. 77-78 . Per la conoscenza di scritti sinora inediti di Sacco e Vanzetti deve essere anche interessante il libro di Lorenzo Tibaldo, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Lettere e scritti -inediti- dal carcere, Claudiana 2012, che io non ho ancora letto. 
                                                                                      

Brano da commentare: 1) “ Cari compagni , siamo stati erroneamente condannati per un atroce assassinio commesso da altre persone. Il delitto fu completamente  estraneo alla lotta dei lavoratori per migliorare le loro condizioni. Noi non abbiamo paura di morire. Ogni lavoratore come servo del capitalismo affronta migliaia di volte la morte mentre compie il suo dovere. Noi non temiamo la morte. Ci ribelliamo angosciati dal pensiero di dover morire per un delitto che non abbiamo commesso, cioè per un reato che non ha alcun significato  sociale. Dai primi anni della nostra giovinezza fino al momento dell’arresto abbiamo dato tempo, lavoro e denaro da noi guadagnato con arduo lavoro alla educazione dei lavoratori, preparandoli al giorno in cui il proletariato saprà emanciparsi . Noi non siamo dei volgari malfattori che rubano ed uccidono. Nessun uomo , in condizioni normali di mente, commise mai un assassinio. I reati di violenza sono la dimostrazione inconfutabile che l'attuale società è in condizioni anormali tali da determinare speciali forme di delinquenza.  Non occorre qui ripetere la storia del nostro processo e della nostra condanna. Una rete diabolica di menzogne fu costruita in nostro danno ed alcuni nostri innocenti atti, furono ad arte falsati dalla mentalità insidiosa di coloro che negli esponenti del lavoro vedono solamente dei "nemici del popolo". Il capitalismo americano non arriva a comprendere che un lavoratore può essere un impavido lottatore contro lo sfruttamento e nello stesso tempo avere una mente e un cuore cui ripugnano gli atti di violenza.  Il "complotto" ebbe l'ultimo tocco quando fu messa in evidenza la nostra credenza che ai lavoratori appartengono i prodotti del loro lavoro. Questa fu una ragione sufficiente per farci condannare.   Se andremo alla sedia elettrica, vi andremo non perché siamo stati “provati” colpevoli del delitto , ma per i nostri ideali. E vi andremo rimanendo leali ai nostri principi, i quali se oggi sono avversati e combattuti , domani domineranno la vita. Se morremo, morremo con la consapevolezza che gli uomini “di avanguardia” “devono sempre morire” Noi chiediamo solamente che la nostra morte non sia inutile e che voi, lavoratori, che rendete possibile la vita della società moderna, farete il vostro sacrificio più eloquente che noi facemmo con le nostre vite. Noi non vogliamo morire inutilmente. Fate che la nostra morte annunzi un mondo senza classi dominanti che soffocano le aspirazioni di libertà”  ( da  una lettera scritta  ai lavoratori da  Sacco e Vanzetti )
2) Canzone da analizzare:  Here’s to you, Nicola and Bart- Rest forever here in our hearts. - The last and final moment is yours -That agony is your triumph.” .… “ My father dear, i am prisoner- Dontbe ashamed to tell my crime -The crime of love and brotherhood - Only silence is shame” [..]  (The ballade de Sacco  e Vanzetti  di  Joan Baez e Ennio Moricone)
Bibliografia : Bartolomeo Vanzetti, Una vita proletaria, op. cit. pp. 80- 82 (primo brano) e CIRA : Un siecle de chansons 1966  p.  34 (secondo brano)



Filmografia:   
Sacco e Vanzetti (1971) diretto da Giuliano Montaldo con Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciola.
La storia di Sacco e Vanzetti aggiornata da Luigi Botta , autore del libro Sacco e Vanzetti: giustiziata la verità    Gribaudo, 1978 )  con la proiezione di  The  March of Sorrow (4’ e 30” ) funerale di Sacco e Vanzetti , ripulito da aggiunte, restaurato e aggiornato e rimontato in ordine cronologico da  Jerry Kaplan e Robert D’ Attilio  su w.youtube.com/watch?RhRcRucRuciM2y
 
                                                                                      
 
 

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