sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: *, CAMILLO BERNERI (1897-1937) : INFANZIA E FORMAZIONE INTELLETTUALE E POLITICA

 
                                                                          
ADALGISA FOCHI E CAMILLO BERNERI BAMBINO
                                                           
ADALGISA FOCHI  ( 1865-1957)  Madre di Camillo Berneri  era un’ insegnante e collaboratrice di riviste pedagogiche  e anche valente conferenziera nei circoli socialisti femminili  in favore dei diritti  delle donne e dei bambini abbandonati.  Scrisse anche libri  per bambini, tra cui La penna d’oro  (1902) e  La scopa di zia Tecla, (1904).  Nacque in una famiglia sia da parte di padre che di madre  di alte idealità  risorgimentali  e furono proprio tali ideali che essa trasmise al figlio  , ispirandosi in particolare alle avventurose  vicende  di suo nonno e di suo padre. Il nonno  Luigi Fochi,  (  e quindi bisnonno di Camillo Berneri) rivoluzionario mazziniano e medico volontario nelle campagne  dove nel 1835 era scoppiata un’epidemia di colera , partecipò attivamente  ai moti  del 1831 e  del 1848. Il padre Camillo  Fochi ( quindi nonno di Camillo Berneri) ,  partecipò alla spedizione dei Mille  guidata da Garibaldi. Altri ideali  trasmessi dalla madre furono quelli ispirati alla pedagogia moderna di Pestalozzi,   (cfr. brano)  
Brano da commentare: …” Con la madre visiterà i luoghi sacri del mazzinianesimo e del garibaldinismo, partecipando  a cerimonie commemorative.  Dalle testimonianze di sua a madre riguardo all’educazione che gli  diede, riportiamo: “ Gli feci conoscere la parte edificante di nobile esistenza, così ad esempio , gli narrai la vita del grande apostolo dell’istruzione popolare, il Pestalozzi, che amò il popolo e che meritò la scritta sul suo monumento “ Nulla per sé, tutto per gli altri”  ( brano estratto da Adalgisa Fochi,  Con te, figlio mio )
Bibliografia:  Francisco Madrid Santos, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937) Rivoluzione Controrivoluzione in Europa (1917-1937)  Archivio Famiglia Berneri, Pistoia, 1985 p. 44 n. 26.
Sposata, nel 1896,  con Stefano Berneri, impiegato nel comune di Corteno, in provincia di Brescia,  Adalgisa Fochi  ebbe da lui, nel 1897,  Camillo.  Pur  mantenendo con  Stefano Bernieri  , un rapporto  di amicizia e di stima,  Adalgisa Fochi,  già immediatamente   dopo il matrimonio,  continuò per conto suo , portandosi  sempre dietro Camillo , la sua peregrinante  vita di maestra e intellettuale socialista. Un impegno pedagogico e politico, intensamente vissuto, che  si rafforzò  ulteriormente dopo la morte, ad appena 15mesi  di vita, della sua  bambina , Maria Luisa, nata nel 1905. Dopo l’ascesa al potere del fascismo Adalgisa Fochi  rifiutò, come già aveva fatto il figlio,  di giurare fedeltà  al regime, e lasciato l’insegnamento raggiunse, nel 1929,   il figlio e la sua famiglia ( moglie e due figlie ) in esilio a Parigi  e qui contribuì attivamente  ad aiutare , per quanto le era possibile,  Camillo, perseguitato dalle polizie di tutta Europa su  particolare sollecitazione del governo italiano.  (cfr. brano)
Brano da commentare: “  Giovanna era più conosciuta di me, poi aveva tanto da fare per la casa, perciò ero io che portavo cibo o il cambio della  biancheria, allorché Camillo era nascosto in Parigi o nelle vicinanze: oggi , presso un ingegnere francese, domani presso un muratore italiano, un altro giorno presso altri compagni che vivevano alla macchia, pur essi in  rottura di bando. Per mia fortuna ed insieme disgrazia ho una immaginazione esuberante, perciò, se temevo di essere pedinata da un poliziotto, usavo tutte le astuzie apprese nella lettura dei romanzi gialli …” ( Adalgisa Fochi,  Con te, figlio mio! )
Bibliografia:  in Stefano D’ Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e nella critica all’anarchismo del ventesimo secolo. Il  “programma minimo” dei libertari del terzo millennio. Rilettura antologica e biografica di Camillo Berneri, Mimesis, 2007 , p. 668
Dopo la morte di Camillo Berneri,  Adalgisa pubblicò due libri  per ricordare il figlio  e per difenderne la memoria : Con te, figlio mio! Edizioni Freshing, Parma , 1948  e  In difesa di Camillo , Ed.  Cooperativa Industrie Grafiche,  Forlì 1951. Il primo di questi due libri apparve con la prefazione di Piero Jahier,  amico di Camillo , già dai tempi di Firenze, quando entrambi , insieme ai fratelli Rosselli, Ernesto Rossi ed altri, erano allievi di Gaetano Salvemini. (cfr. brano)
Brano da commentare:  …” Io non avevo conosciuto la “ mamma  di Camillo” che attraverso qualche indiscrezione affettuosa di lui, come la mamma che guardava le spalle al proscritto, aiutando i suoi cari col proprio lavoro di maestra elementare; ignoravo la tradizione mazziniana materna in cui era cresciuto, analoga a quella dei Rosselli, amici comuni; non avevo avuto che un barlume della purezza del suo quadro familiare. Queste memorie della prima età di Camillo Berneri, anche se non immuni dal difetto di ogni scritto materno : “ipsum quem genuit adoravit” danno, attraverso gli episodi infantili, rivissuti con genuinità assoluta, il senso della continuità psicologica di una personalità che primeggia nella lotta politica di questo trentennio.    ….” ( Piero Jahier prefazione a  Con te, figlio mio! Di Adalgisa Fochi Berneri)
Bibliografia  in  Paolo Papini, Camillo Berneri e Piero Jahier. Un sodalizio umano e intellettuale nella Firenze antifascista dei fratelli Rosselli  in A rivista anarchica,  n. 391 estate2014, p. 317
 E si deve anche ricordare, tra i tanti commenti che suscitarono, questi due libri di Adalgisa Fochi la lettera che le scrisse   nel gennaio del 1948, Gaetano Salvemini . (cfr. brano)
Brano da commentare: ..” Quanto ella scrive su Camillo è vero dalla prima all’ultima parola. Non è la voce di una madre, è la voce della verità. Quell’uomo aveva l’anima più pura e nello stesso tempo più forte che io abbia mai conosciuto ( Lettera di Gaetano Salvemini  ad Adalgisa Fochi-Berneri , gennaio 1948)
Bibliografia:  in Stefano D’ Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e nella critica all’anarchismo del ventesimo secolo. ........ p.  617
                                                                             
CAMILLO PRAMPOLINI E CAMILLO BERNERI

A 15 anni CAMILLO BERNERI diventò socialista e militò nella Federazione di Reggio Emilia, dove primeggiava la carismatica figura di CAMILLO PRAMPOLINI (1859-1930 )  , uno dei fondatori  del PSI e perseverante promotore di cooperative.  Anni più tardi, Camillo Berneri formulò questo giudizio su Prampolini  (cfr. brano ). 

Brano da commentare:  “…  Prampolini fu con Turati, Matteotti e tanti altri socialisti riformisti di grande carattere, uno dei maggiori  responsabili della non sufficiente resistenza al fascismo squadrista e, prima, al colonialismo e all’interventismo. Ma al di sopra degli errori resta la sua opera immensa di proselitismo socialista e la nobiltà della figura , come uomo e come politico. Non fu un politico veramente. Non tribuno pur essendo oratore; alieno dalle insidie, dalle riserve, dalla viltà, pur essendo un diligente accorto …. Camillo Prampolini fu quello che si dice  una “bella figura”.  Non posso dimenticare di aver avuto, in una lontana sera, a Reggio Emilia durante una conferenza di Prampolini, la prima commozione profonda che il dolore dell’umanità doveva ispirarmi. […] Quando un politico si fa amare così  come uomo, bisogna che in lui vi sia  stoffa di santo e di poeta  …” (Camillo Berneri, Pensieri e battaglie  )
 Francisco Madrid Santos, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937) Rivoluzione Controrivoluzione in Europa (1917-1937), Archivio Famiglia Berneri, Pistoia, 1985 p. 48.

Alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia nella prima guerra mondiale, Berneri, critico verso la politica   poco combattiva del PSI nei confronti dell’interventismo, lasciò il partito. E, anni più tardi,  alla morte di Prampolini, nel 1931, ricordò con le seguenti parole quell’ emblematico episodio della sua vita. (cfr. brano)
Brano da commentare:    Leggendo della sua ( di Prampolini)  morte ho pensato ad un breve momento in cui fummo vicini. Fu alla mia uscita dalla Federazione Giovanile socialista. Mi mandò a chiamare, lui , che non mi aveva mai parlato, per dirmi  : “Dunque ci lascia” . Ma soggiunse: “ Ma, resta, sempre nel socialismo’ E questa parola mi fu di sollievo ….” (ricordo di Camillo Berneri )
Francisco Madrid Santos, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937) Rivoluzione e  Controrivoluzione in Europa (1917-1937),  Archivio Famiglia Berneri, Pistoia, 1985 p. 48.
 Anche il distacco con gli altri compagni della  Federazione, che gli volevano molto bene per la sua giovane età e per la sua cultura, in quanto unico studente, fu commovente (cfr. brano)
Brano da commentare:  “ …  i socialisti del circolo  mi richiamarono che era l’ora della riunione (ci riunivamo ogni sabato) . Io dissi fra me e me : Non hanno ricevuto le mie dimissioni. E risposi loro, non senza un po’ di batticuore: “ Ma non avete avuta la mia lettera?” “Sì, mi risposero, l’abbiamo avuta, ma vieni lo stesso”. Allora andai. Ed ebbi una delle più vive emozioni della mia vita.: di quella di essere chiamato a presiedere l’ultima riunione a cui partecipavo. Fu un gesto di simpatia del quale soltanto più tardi vidi l’enorme valore di educazione politica. Allora vidi in esso la prova che mi volevano bene e il distaccarmi da essi mi gonfiava il cuore di  commozione” (Camillo Berneri, Pensieri e battaglie )
Bibliografia:   in Stefano D’ Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e nella critica all’anarchismo del ventesimo secolo. Il  “programma minimo” dei libertari del terzo millennio. Rilettura antologica e biografica di Camillo Berneri, Mimesis, 2007 , p. 512
                     
                                                                           
TORQUATO GOBBI E CAMILLO BERNERI
     
Già qualche tempo prima di lasciare il partito 
Berneri era venuto a contatto con  degli anarchici , con i quali si sentiva politicamente sempre più in sintonia e ciò grazie soprattutto alle appassionanti conversazioni avute , durante lunghe passeggiate  con l’anarchico TORQUATO GOBBI ( 1888- 1963)  (cfr. brani)
Brano da commentare: “   Poi conobbi gli anarchici. Torquato Gobbi mi fu maestro, nelle sere brumose, lungo la via Emilia, sotto i portici che risuonavano dei miei tentativi di resstere alla sua pacata dialettica. Lui era legatore di libri, io studentello di liceo, ancora “figlio di papà, dunque, e ignaro di quella grande università che è la vita “  (Camillo Berneri,  L’operaiolatria (1934)
Bibliografia:  Scritti scelti di Camillo Berneri, Pietrogrado 1917-Barcelloma 1937, a cura di Pier Carlo Masini e Alberto Sorti, Sugar editore, 1964 p.  145  
  A 18 anni diventò anarchico e in quell'anno si sposò con Giovanna Caleffi . Erano tutti e due minorenni e fu necessario il consenso anche del padre di Camillo). Nel 1918 nacque la figlia Maria Luisa e nel 1919  Giliana (cfr. post: GIOVANNA CALEFFI BERNERI ---------------)                                                                            
SOLDATI AL CONFINO

 Durante la Prima Guerra Mondiale, Camillo si presentò alla chiamata alle armi,  anche se molto malvolentieri in quanto convinto antiinterventista, , per non dare un dolore alla madre, che vedeva il conflitto in un'ottica patriottica e risorgimentale.  Ma , nonostante le sue buone intenzioni, l’avversione  di Camillo per la vita militare e per la guerra capitalista lo resero ben presto inviso ai suoi superiori   sia  nell’ Accademia militare per diventare ufficiale , da dove fu cacciato  e poi in trincea  al fronte, e  infine  ripetutamente accusato di sovversivismo , fu  confinato nell’ isola di Pianosa . (cfr.  brano) 
Brano da commentare: “  …. Denunciato due volte al tribunale di guerra, arrestato a Sestri Ponente alla Casa del popolo ai tempi dello stato  d’assedio proclamato in occasione dei moti di Torino  confinato all’isola di Pianosa in occasione dello sciopero generale del 20-21 luglio ‘19, continuai la propaganda  in seno all’esercito e fuori, collaborando regolarmente all’ Avvenire Anarchico di Pisa e al Libertario  della Spezia, e ad altri periodici anarchici …” ( Camillo Berneri,  Nota autobiografica (periodo 1914-1928)  
Bibliografia:   in Stefano D’ Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e .... , p. 512
                                                           
ERNESTO ROSSI, PIERO JAHIER, PIERO GOBETTI, GAETANO SALVEMINI, CAMILLO BERNERI, CARLO E NELLO ROSSELLI.

  Dopo la fine della guerra si trasferì con la moglie e le due figlie, Maria Luisa (Malù) e Giliana,  a Firenze, dove frequentò la Facoltà di Lettere e Filosofia e si laureò nel 1922 con una tesi sulla storia della pedagogia con GAETANO SALVEMINI ( 1873-1957) come suo redattore.  il quale si affezionò, da subito, al suo studente.    Salvemini aiutò , poi, nel corso di tutta la sua esistenza, Berneri  e la sua famiglia in tutte le loro vicende di  esiliati e di perseguitati. (cfr. brano) 
Brano da commentare: “… (Berneri) aveva il gusto dei fatti precisi. In lui l’immaginazione disciolta da ogni legame col presente, in fatto di possibilità sociali, si associava a una cura meticolosa per i particolari immediati nello studio e nella pratica di ogni giorno. Si interessava di tutto con avidità insaziabile. Mentre molti anarchici sono come case le cui finestre sulla strada sono tutte murate, lui teneva aperte tutte le finestre. Quando Carlo e Nello  Rosselli e Ernesto rossi fondarono un gruppo di studi sociali, Berneri fu uno degli assidui.” ( Gaetano e Salvemini, Berneri e Donati in ll mondo n. 3 maggio 1952)
Bibliografia: in Francisco Madrid Santos, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937)  op.cit. p. 119
Con questi  studenti antifascisti  ( i fratelli Rosselli, Piero Gobetti, Ernesto Rossi, , Piero Jahier ed altri) , aventi tutti come riferimento Gaetano Salvemini,  antidogmatici e aperti ad ogni tipo di problematica, Camillo intrattenne rapporti di salda e duratura amicizia, e la sua casa a Firenze, divenne , sovente, il punto d' incontro delle loro riunioni. La frequentazione di quel "cenacolo politico e culturale" lo entusiasmava tanto più se lo confrontava con la demagogia e la violenza fascista, e non solo fascista, imperante in Italia, negli anni del primo dopoguerra (cfr. brano)
Brano da commentare: “ …” Mentre  il facilonismo retorico della nuova demagogia risuona vanamente nelle piazze e infuria la brutalità mercenaria o faziosa, gruppi di giovani si preparano con serietà di intenti e con operosità entusiasta a divenire le "elites" degli inevitabili trapassi [...] ed ai cenacoli culturali si aggiungono i gruppi politici, che sono angosciati nel vedere sorgere una generazione che grida prima di pensare, che percuote invece di discutere, che non ha dignità di azione perché non ha ricchezza di spirito. " ( Camillo Berneri, Studi regionali. Stati di spirito in Toscana, 1924)
Bibliografia: in Francisco Madrid Santos, Camillo Berneri. Un anarchico italiano (1897-1937)  op.cit. p. 119
                                                                           
ERRICO MALATESTA E CAMILLO BERNERI
Nel frattempo  Berneri  collaborava  attivamente a molte pubblicazioni anarchiche, tra cui, sin dal primo numero del febbraio 1920 al quotidiano anarchico Umanità Nova, diretto da Errico Malatesta (cfr. post ERRICO MALATESTA). Tale intensa collaborazione fu anche l’occasione per la nascita di un rapporto di reciproca stima ed amicizia tra Berneri e Malatesta, che, tra l’altro, dava al giovane Camillo, preziosi consigli, di cui farà tesoro. (cfr. brano)
Brano da commentare:  "Io penso che, massime, in queste risposte, bisognerebbe trattare le questioni con metodo strettamente didattico, ricordandosi sempre che si parla a gente che vuole imparare, ma ha tutto da imparare. Insomma fare noi un po’ come dicono facesse Cervantes, il quale leggeva il suo Don Gujote alla sua serva e lo correggeva secondo l’impressione che esso faceva alla serva. Tu dovresti leggere le tue cose, quando fai della teoria, al tuo portinaio. Questo è almeno il mio ideale dello scrittore che scrive per il grosso pubblico e non per gli specialisti. Tu, in ogni modo, scusami queste osservazioni, che sono quelle di uno che ha bisogno egli stesso che gli si parli in modo chiaro, elementare, didattico” ( Frammento di lettera di Errico Malatesta a Camillo Berneri, non datato)
Bibliografia:   in Stefano D’ Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e .... , p.472 nota n. 38
  Quale esempio di questi suoi scritti politici giovanili mi limito a citare un suo contributo a un dibattito sul federalismo del 1922. (cfr. brano) 
Brano da commentare:  "…. Il nemico è là: è lo Stato. Ma lo Stato non è solo un organismo politico, strumento di conservazione delle ineguaglianze sociali; è anche un organismo amministrativo. Come impalcatura amministrativa lo Stato non si può abbattere. Si può cioè smontare e rimontare, ma non negarlo, perché ciò arresterebbe  il ritmo della vita della nazione che  batte nelle arterie ferroviarie, nei capillari telefonici, ecc.   Ecco un tema di propaganda: la critica sistematica allo Stato come organo amministrativo, accentrato, quindi incompetente ed irresponsabile. Ogni giorno la cronaca ci offre materia a tale critica: milioni sperperati in cattive speculazioni, in lungaggini burocratiche; polveriere che saltano in aria per incuria di uffici “competenti”; ladrocini su larga e piccola scala, ecc. ecc. […] Ci vuole una mobilitazione! Ingegneri, impiegati, dottori, studenti, operai, tutti vivono a contatto dello Stato o per lo meno di grandi aziende. Quasi tutti possono osservare i danni della cattiva amministrazione: gli sperperi degli incompetenti, i ladrocini dei farabutti, gli intoppi degli organismi mastodontici. Chi ha un grano di intelligenza e di buona volontà, sforzi il proprio pensiero, cerchi di leggere nella  realtà qualche cosa di più di quel che si legge nei libri e nei giornali. Studiare i problemi odierni vuol dire sradicare le idee non pensate, vuol dire allargare la sfera del proprio influsso di propagandista,  vuol dire far fare un passo avanti, anzi un bel salto di lunghezza, al nostro movimento. Bisogna cercare le soluzioni affrontando i problemi. Bisogna che ci formiamo un nuovo abito mentale. […] Io intendo per anarchismo critico un anarchismo, che, senza essere scettico, non s’accontenta delle verità acquisite, delle formule sempliciste, un anarchismo idealista ed insieme realista, un anarchismo, insomma, che innesta verità nuove al tronco delle sue verità fondamentali, sapendo potare i suoi vecchi rami .….” (Camillo Berneri, Contributo ad un dibattito sul federalismo,  in Pagine Libertarie , novembre 1922)
Bibliografia: Scritti scelti di Camillo Berneri, Pietrogrado 1917- Barcellona 1937  a cura di Pier Carlo Masini, Sugar editore,  1964 pp. 55 e  56
CAMILLO BERNERI, CARLO MOLASCHI, EMMA GOLDMAN
Si deve inoltre notare che con i suoi articoli  Bernerì suscitò spesso  irruenti polemiche e fecondi dibattiti  dentro il movimento a causa del suo modo, alquanto atipico,  di affrontare i temi trattati. Per esempio  lo scritto di Camillo Berneri  La garçonne e la madre sulla "questione femminile"  (cfr. primo brano) e l' articolo , La donna operaia, pubblicato su Pensiero e Volontà a. III n. 10 del 15 giugno del 1926  (cfr. secondo brano) provocarono la polemica risposta di  Carlo Molaschi, Il problema femminile. Un frammento di polemica sulla rivista  Pensiero e Volontà del 1926 , (terzo brano)  e di  Paolo Flores, Discussioni e certami. L'emancipazione della donna, pubblicato negli Stati Uniti , nel 1927, sull' Adunata dei refrattari. E non può passare inosservato che il testo di Paolo Flores risentiva del benefico influsso degli scritti sull' emancipazione della donna di Emma Goldman,  (quarto brano) :

Brani da commentare: 1) «….. Tre aspetti, dunque, della questione femminile mi hanno particolarmente colpito: la donna madre nell’amore; la donna madre mancata; la donna operaia. La tragedia fisica e morale della donna mi interessa più della commedia della femmina. […] Scrivendo della donna operaia, ho voluto attirare l’attenzione sulla Cenerentola della questione dell’emancipazione femminile. La donna operaia: ecco il lato del problema che mi pare il più grave!  La donna si è fatta operaia non per naturale inclinazione, bensì per necessità. E’ diventata un essere ermafrodito, sul quale pesano le  due condanne  bibliche: quella dell’uomo e quella della donna. La civiltà industriale dice alla donna: « Tu lavorerai con sudore»;  «Tu partorirai con dolore». La madre operaia non è l’angelo della famiglia; il lavoro extra domestico le taglia le ali . La donna viene corrotta, viene misurata, viene uccisa ancora fanciulla dalla fabbrica, dal laboratorio, dal negozio.  […]  Si tratta di conciliare i suoi bisogni di emancipazione con gli interessi della società, e si tratta, più che di altro, di vedere se la donna trova nel lavoro extrafamiliare la propria libertà, il proprio benessere, il proprio miglioramento fisico, la propria elevazione morale, o, non piuttosto,  una schiavitù peggiore di quella domestica.  […] L’emancipazione femminile non può consistere nel fare della donna una femmina, o nel farne un maschio. Il fine della donna è il matrimonio, quale lo definisce il Nietzsche: « Matrimonio chiamo la volontà concorde in due esseri di creare un terzo superiore a loro.  E chiamo matrimonio la venerazione reciproca dei due volenti di questa volontà  …» Camillo Berneri (  La garçonne e la madre in Fede 1926 ) ; 2) " ...  I comunisti autoritari propugnano l'industrializzazione del lavoro domestico, considerandola il miglior mezzo per emancipare la donna proletaria dalla schiavitù della casa e rendere meglio utilizzabili le sue capacità produttive. I comunisti autoritari procedono, nei riguardi dell'emancipazione femminile, marxisticamente. [...] I comunisti autoritari sono, quindi, logici quando oppongono l'officina al focolare domestico, sostituito dalla cucina comune, di quell' Hotel-caserma che secondo loro sarà la casa dell'uomo e della donna e dei bambinki, quando sorgerà il nuovo ordine, cioé lo Stato comunista. Lo strano sì è che anche fra molti anarchici si faccia strada l'idea della industrializzazione della donna. Questo dimostra che Marx è ancora più forte di Proudhon, e che l'utopismo scientifico, cioé economicista, si infiltri in quel bastardo individualismo, che, in certe teste, va, tanto per intenderci, da Mariani ad Armand. La  demolizione delle varie poesie della casa  , sfruttate dal conservatorismo sociale e dal misoneismo moralisteggiante, potrebbe giovare se la preoccupazione di sottrarre la mentalità delle donne ai varii  limitati orizzonti affettivi ed edonistici, non si ispirasse o ad un gretto economicismo che considera il lavoro domestico come non abbastanza redditizio o ad un facilone tentativo di soluzione del problema, che alcuni considerano fondamentale, del libero amore. ..." (  Camillo Berneri , La donna operaia , in Pensiero e Volontà a. III n. 10 del 15 giugno del 1926) ; 2) “ … La base dell’edificio femminista ideato dal Berneri è formato dalla moralità sessuale: una moralità che è strettamente legata a certi principii  schiettamente borghesi. Di conseguenza il destino della donna – sempre secondo il Berneri – deve essere chiuso fra la culla e le pentole. Massaia perché la donna che non è una massaia non può essere altro che cortigiana [….] il problema del femminismo non è un problema di moralità sessuale  . Sull’argomento dell’amore io e Berneri si potrebbe discutere all’infinito […] Mentre il  Berneri persisterebbe nel dimostrare , come fatto indispensabile per la salvezza della donna e della generazione, la necessità di imbrigliare l’amore dentro l’austerità di una rigida morale sessuale, io – convinto positivista – continuerei a sostenere che l’amore è un fatto puramente istintivo e personale, e che di conseguenza la morale sessuale non si può teorizzare in linee particolari, perché ognuno – uomo o donna che sia – ha il diritto di amare, ed ama realmente come meglio crede, nella famiglia o fuori, a seconda delle combinazioni e dei fatti che segnano il cammino della sua vita individuale “  ( Carlo Molaschi, Il problema femminile. Frammento di polemica, in Pensiero e Volontà a. III n. 10  giugno 1926  )  ; 3)…..   Il sentimento fondamentale che fa dell’uomo un rivoluzionario è che non gli è possibile nel sistema vigente della società una vita spirituale  e pratica che soddisfi la sua  dignità  umana. Tale sentimento di scissione, che è alle radici dell’anarchismo, deve essere alimentato da tentativi nuovi di vita e di comunità.  Emma Goldman ha precisato mirabilmente il programma delle rivendicazioni della donna : “ La salvezza risiede un un’energica marcia in avanti, verso un avvenire più brillante, più chiaro. Abbiamo bisogno di crescere fuori dalle pastoie delle vecchie tradizioni e degli antichi costumi … La storia ci dice che ogni classe oppressa ha conquistato la libertà dai suoi padroni con i propri sforzi. E’ necessario che la donna ascolti questo insegnamento: che la sua libertà si estenderà sin dove si estenda il suo potere di liberarsi da sé. E’ quindi per lei di somma importanza cominciare dalla sua rigenerazione interiore, scrollare il fardello dei pregiudizi, delle tradizioni e dei costumi … Bisogna che essa si sbarazzi dell’assurda nozione del dualismo dei sensi, cioè che l’uomo e la donna rappresentino due mondi antagonistici “  .  [ e in  qualche riga precedente Flores affermava ]  “ Di ciò credo che abbia avuto un qualche presentimento lo stesso Berneri, quando ha scritto che “ non c’è la donna che vuole emanciparsi, ma ci sono delle donne che vogliono emancipare. Ed ognuna deve cominciare da  sé stessa l’opera di liberazione. La libertà è vuota formula, pericoloso desiderio, volgare pratica se non si sa quale libertà sia degna di noi, sia utile alla società”. Non ha però ulteriormente svolto questi concetti che gli avrebbero fornito un criterio più sicuro per la determinazione dei compiti della donna e delle vie della sua emancipazione .” ( Paolo Flores, L’emancipazione della donna  in  Adunata dei Refrattari  a. VI, n. 2 e 3 dell’8 e 15 gennaio 1927 )

 Bibliografia : Questi brani furono ripubblicati insieme sotto il titolo  Un dibattito di altri tempi .Il problema della emancipazione della donna in   Volontà  a.  XXVIII, n. 4 luglio/agosto 1971 (primo brano) pp.  267 ss, ( secondo brano) pp. “278-279 ( terzo brano ) pp. “278ss.  

Fu poi, solo per quel che ne so, durante l'esilio in Francia che Berneri mutò sostanzialmente la sua visione  della  "questione sessuale" e sul ruolo della donna nella società ( cfr.  i post : " CAMILLO BERNERI : DALL’ESILIO ALLA  RIVOLUZIONE SPAGNOLA…. " e "LA RIVOLUZIONE SESSUALE  (1).....   )

 
 
 


 

 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 

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