sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI:CAMILLO BERNERI , ESILIO E RIVOLUZIONE SPAGNOLA ; FRANCESCO BARBIERI (1895-1937)

       
 
FAMIGLIA BERNERI A PARIGI
       Dal 1923 al 1926 Camillo Berneri insegnò nelle scuole  di Montepulciano, Cortona, Camerino, Macerata, ma con il fascismo ormai insediato al potere. Camillo Berneri subì varie aggresioni da parte dei fascisti e per di più  , all' interno degli apparati scolastici, individuato come anarchico per il suo  rifiuto di giurare fedeltà al fascismo, fu  accusato più volte di fare propaganda antifascista in aula. Fu anche per questo motivo che, pur non essendo ancora finito l'anno scolastico, decise nel 1926 di fuggire in Francia , dove la moglie e le bambine lo raggiunsero presto a  Parigi .   Umberto Mazzocchi, che lo andò a trovare  ci ha lasciato   un “quadretto" per usare le parole di Claudio Venza, " romantico e un po’ manieristico “della vita della famiglia Berneri  in esilio. (cfr. brano) 
Brano da commentare: “… I rapporti tra me e Camillo divennero intimi e  gli incontri si fecero frequenti , anche perché avevamo molte cose  in comune da fare, ma non conoscevo ancora Giovanna. La conobbi nell’autunno del 1926, in una visita che feci  a Camillo nella casupola che aveva da poco affittata , in una strada tutta fango, a St. Maur des Fossés, nella lontana periferia parigina. La giornata era fredda e piovigginosa, ma nell’interno nessuno sembrava si fosse accorto del tempo che faceva: Camillo era assorto in un lavoro di selezione di alcune riviste che toglieva da una cassa: le bambine giocavano, ridendo, in un angolo della stanza; [Giovanna, rossa in volto, le maniche rimboccate, accudiva alle faccende di casa con famigliare impegno. Al mio entrare, tutti si volsero e mi fecero festa. Dopo le presentazioni , Camillo uscì con questa  frase : “Vedi qui tutto ride, anche se il cielo è brutto e la casa squallida. Era vero, qualunque cosa fosse avvenuto, i quattro esseri che vivevano entro quei muri cadenti e mal tappezzati si sarebbero amati in eterno] .  Eppure la vita era dura. Il professore Berneri era diventato un pessimo manovale di muratori ed imbianchini, e doveva ringraziare la sorte e gli amici per essersi procurato… quella fortuna; la maestra di scuola Giovanna Berneri, ricacciata nel profondo del suo essere la nobile vocazione dell’insegnante, si adattava a fare i lavori più umili di cui era capace (…)”  (Umberto  Marzocchi, Giovanna Berneri, in Volontà, XV, 4 1962, p. 195 )
Bibliografia:  Stefano d’ Errico, Bibliografia:  in Stefano D’ Errico, Anarchismo e politica nel problemismo e nella critica all’anarchismo del ventesimo secolo. Il  “programma minimo” dei libertari del terzo millennio. Rilettura antologica e biografica di Camillo Berneri, Mimesis, 2007 , p. 529. Per la parte in corsivo, cfr. Claudio Venza, Compagne devote. Le donne della famiglia Berneri nell'esilio francese (1926-1941 ) in Deportate, esuli, profughe , Rivista telematica di studi sulla memoria femminile, n. 8, 2008 p. 70
                                                                                     

Purtroppo scenette  serene di questo tipo  dovettero essere, per quanto ne so io, assai rare.  Prescindendo dalle gravi condizioni economiche, che migliorarono , relativamente, solo in un secondo tempo con l’arrivo  a Parigi di Adalgisa Fochi, nel 1929, e con la gestione di  Giovanna  di una drogheria  e con alcune ricerche in biblioteche e musei di Parigi per conto di Salvemini (cfr. post GIOVANNA CALEFFI BERNERI) la vita da esule di Camillo e della sua famiglia  fu,  nel complesso, drammatica a causa della sistematica persecuzione poliziesca , a cui era quotidianamente sottoposto , su pressione del governo italiano, e che si concretizzò in continui arresti, condanne ed espulsioni  in vari paesi d’Europa  (Francia, Svizzera, Germania, Belgio, Olanda , ecc.) Il tutto  fu poi aggravato  dalla famigerata azione di infiltrati e provocatori, al servizio dell’ OVRA fascista ( tra cui  Ermanno Menapace e  Carlo Bazzi ) che, fingendosi , anche essi, antifascisti in esilio, si prefissero, oltre a coinvolgerlo in complotti e montature poliziesche anche a  screditare la figura di Camillo  Berneri e a far nascere lacerazioni e contrasti all’ interno degli ambienti italiani in esilio.
Brano da commentare: “… E’ proprio Menapace a soffiare sul fuoco della polemica, che si è aperta, sciaguratamente, fra Berneri e un altro cattolico antifascista, il faentino Giuseppe Donati, già direttore del “Popolo. […] Anch’egli è stato messo su da un’altra spia fascista, un certo Bazzi. Menapace paga le pubblicazioni di Berneri contro Donati e Bazzi quelle di Donati contro Berneri. Una tragica catena, un jeu du massacre a cui gli altri fuoriusciti assistono, impotenti e sconcertati: l’accusa reciproca è di essere spie del regime…” ( Vittorio Emiliani, Gli anarchici.  …. 1973)
Bibliografia: Vittorio Emiliani, Gli anarchici. Vite di Cafiero, Costa, Malatesta, Cipriani, Gori, Berneri, Borghi., Bompiani, 1973 p. 177
Comunque nonostante le estenuanti e deprimenti traversie poliziesche  e giudiziarie subite da Berneri, la sua opera teorica attraverso articoli e opuscoli, durante l’esilio, fu  assai feconda. I temi trattati furono numerosi e tra questi, qui, mi soffermo soltanto su due: Per un programma d'azione comunalista e Sovietismo, anarchismo e anarchia  (in cui Berneri rispondeva polemicamente a una critica del sovietismo di Max Sartin ( Raffaele schiavina) )  di cui citerò brevi brani . (cfr. brani)                                                                  
  Brani da commentare: 1 ) " ... L' anarchismo non ha, al di fuori di quello sindacale, che un terreno sul quale battersi proficuamente nella rivoluzione italiana: il comunalismo. Terreno: politico. Funzione: liberale democratica. Scopo: la libertà dei singoli e la solidità degli enti amministrativi locali. Mezzo: l'agitazione  su basi realistiche, con l'enunciazione di programmi minimi. Il nostro comunalismo è autonomista e federalista. Ritornando a Proudhon, a Bakunin e a Pisacane, come fonti, ma aggiornando il loro pensiero al lume delle enormi esperienze di questi anni di delusioni e di sconfitte, potremo adattarlo alle situazioni sociali e politiche di domani, quali possiamo preveasi come a dogmi. L'autoritarismo ideologico dell' ipse dixit non lo riconosciamo che come canovaccio di comuni motivi ideali, non come schema da svilupparsi in pure e semplici volgarizzazioni. [...] La negazione a priori dell'autorità si risolve in un angelicarsi degli uomini ed in uno sviluppo irrompente di un genio collettivo, quasi immanente alla rivoluzione, che si chiama iniziativa popolare. Il popolo in questo sistema, è omogeneo, per natura e per  impulsi . Il problema delle rappresentanze, il problema dei rapporti intercomunali, il problema della surrogazione dello Stato: tutto questo ha soluzioni o strettamente parziali o del tutto insufficienti perché ottimistiche o anacronistiche. Kropotkin non ci basta. Ed i nostri migliori, da Malatesta a Fabbri, non riescono a risolvere i quesiti che ci poniamo, offrendo soluzioni che siano politiche. La politica è calcolo e creazione di forze realizzanti un'approssimarsi della realtà al sistema ideale, mediante formule di agitazione, di polarizzazione e di sistemazione , atte ad essere agitanti, polarizzanti e sistematizzanti in un dato momento soiciale e politico. Un anarchismo attualista, consapevole delle proprie forze di combattività e di costruzione e delle forze avverse, romantico col cuore e realista col cervello, pieno di entusiasmo e capace di temporeggiare, generoso ed abile nel condizionare il proprio appoggio, capace, insomma, di un'economia delle proprie forze: ecco il mio sogno. E spero di non essere solo. Se l' anarchismo non imbocca questa via, se chiuderà gli,occhi per sognare i giardini in fiore dell'avvenire, se indulgerà nella ripetizione di dottrinari luoghi comuni che lo isolano nel nostro tempo, la gioventù si ritrarrà da lui, come da un romanticismo sterile, come da un dottrinarismo cristalizzato. La crisi dell'anrchismo è evidente. O la botte vecchia resisterà al vino nuovo , o il vino nuovo cercherà una botte nuova". ( Camillo Berneri  Per un programma di azione comunalista  “ Parigi 1926) ; 2) " Il compagno  M. S. si dichiara recisamente contrario al sovietismo . [...] M. S: come tutto il suo articolo lo rivela, ha presente alla mente l'origine e la decadenza del sovietismo russo. Ma egli confonde il sovietismo quale fu in Russia e quale potrebbe essere stato, od essere domani, in Italia, con quella concezione di sovietismo, integrale sintesi non soltanto di quella rispettabile ma generica e spesse volte pericolosa volontà popolare, ma anche di quelle minoranze rivoluzionarie che in seno ai movimenti di masse, adunano, coordinano e potenziano le tendenze più avanzate, sia nel campo delle realizzazioni socialmente eguaglitarie sia nel campo delle realizzazioni politicamente democratiche.[...]Il sovietismo ripugna all'anarchia, tu dici, o caro M. S.  D'accordo. Ma tutto quello che non è ancora anarchia, ripugna ad essa, che è il punto d'arrivo. L'anarchismo è il viandante, che va per le vie della storia, e lotta con gli uomini quali sono e costruisce con le pietre che gli fornisce la sua epoca [...] Il sovietismo ha in sé il pericolo dello statalismo. E sia, e non pianteremo più meli perché molte mele hanno il baco? Ogni cosa che è nel mondo ha il proprio baco. Tutto sta nel saperlo levare. Preoccuparsi eccessivamente delle generazioni possibili, conduce a un errore comune a molti di noi: alla negazione assoluta.   La storia è opposizione e sintesi. L’anarchismo, se vuole agire nella storia e diventare un grande fattore di storia, deve avere fede nell’anarchia, come una possibilità sociale che si realizza nelle sue approssimazioni progressive. "   L’anarchia come sistema religioso (ogni sistema etico è di sua natura religioso) è una “verità di fede”, quindi per propria natura, evidente soltanto a chi la può vedere. L’anarchismo è più vivo, più vasto e più dinamico. Egli è un compromesso tra l’Idea e il fatto, tra il domani e l’oggi. L’anarchismo procede in modo polimorfo, perché è nella vita. E le sue deviazioni stesse sono la ricerca di una rotta migliore [...] Il sovietismo è il sistema di auto-amministrazione popolare e risponde ai bisogni fondamentali della popolazione, rimasta priva degli organismi amministrativi statali. Questo sistema può permettere la ripresa della vita economica, compromessa dal caos insurrezionale, e può servire di mbase alla formazione di un nuovo ordine sociale, costituendo inoltre una proficua palestra di auto-amministrazione preparante il popolo a una maggiore autonomia. E' compito degli anarchici in seno al sovietismo di cercare di conservare ad esso il suo carattere spongtaneo, autonomo, extra-statale, di cercare che esso sia un sistema essenzialmente amministrativo e non diventi un organismo politico, destinato, in tal caso, a partorire uno Stato accentrato e la dittatura del partito prevalente; di lottare contro le tendenze burocratiche e poliziesche, cercando anche di circoscrivere la sua azione legislativa ai regolamenti rispondenti all'utilità generale.....”. (da Camillo Berneri,  Sovietismo, anarchismo e anarchia  su L’adunata dei refrattari, 15 ottobre 1932)
Bibliografia:  Camillo Berneri, Pietrogrado 1917- Barcellona 1937,  Sugar editore,  1964, (primo brano) pp. 97 e 98 e (secondo brano)   pp. 118 -120- 121. Cfr. anche le pp. 122- 127 in cui vi è in risposta una nota  di  Max Sartin.
EMILE ARMAND e CAMILLO BERNERI
                                                                     
Grazie alla sua  intensa attività culturale e alla sua ottima conoscenza della lingua francese  collaborò anche a molte pubblicazioni anarchiche , tra cui, in Francia,  l' En Dehors fondato da Emile Armand, che pubblicò nel 1931 il suo opuscolo, Il peccato originale, L'enceste et l'eugenique ed altri  e l’ Encyclopedie anarchiste fondata da Sebastien Faure in cui   compilò, la voceDivorce  nel 1934(cfr. brano)
Brano da commentare: “ Il divorzio lo si può definire come la porta di salvezza del matrimonio. E’ in effetti un compromesso tra l’unione libera e il matrimonio legalmente indissolubile.  Il divorzio è ammesso in quasi tutti i paesi del mondo […] Nei paesi dominati dal clero cattolico , come la Spagna e l’italia, il divorzio non esiste ancora, ma non tarderà ad universalizzarsi . Il suo meccanismo sarà sempre più semplice. […] E’ ridicolo presentare il divorzio come se fosse la distruzione del matrimonio, poiché esso non rappresenta che la fine legale dei una unione che, ormai, non esiste più. […] L’aumento enorme dei divorzi è significativa [ nota mia: segue nel testo una statistica dei divorzi avvenuti tra il 1921 e il 1924 ] Si potrebbe citare altre statistiche per dimostrare che il matrimonio è in decadenza e che si procede verso l’unione libera. “  Camillo Berneri, Divorce  in Encyclopedie anarchiste fondata da Sebastien Faure )

Bibliografia: Camillo Berneri Divorce in Encyclopedie  anarchiste Paris 1934 trovato su Google ( traduzione italiana mia)
                                                                        
JEANNE HUMBERT e  CAMILLO BERNERI


 Sempre nel 1934 , Berneri, in stretto contatto con gli ambienti neo-malthusiani francesi scrisse,  insieme a Jeanne Humbert, un saggio  "per la conoscenza della vita erotica",  intitolato Tartufe contre Eros  La storica della sessualità, che , per quanto ne so è ancora inedito.  Sylvie Chaperon, che evidentemente l'ha letto,  ritiene che sia  probabile , tenendo conto di alcuni pregiudizi sessuali,  ( tra cui per esempio  la masturbazione ), che si riscontravano in alcune opere precedenti della Humbert, che   Berneri abbia contribuito non poco a fargliele superare. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ …  E' ' l'influenza di Berneri o il frutto della sua (nota mia:  riferito a Jeanne Humbert) evoluzione personale? Camillo Berneri (1897-1937), anarchico italiano , ha scritto  parecchi testi sulla sessuologia,  e in particolare La Libertad sexual de la mujer, ha potuto influenzare la sua coautrice (Berneri C.,  Oeuvres choisies, Carrara, Editions du monde libertaire, 1988) In tutti i casi, non si può che constatare l'évolution rapide d'un ouvrage à l'autre, des positions de Jeanne Humbert.  In En pleine vie (1930)  Jeanne Humbert,  tramite  le parole del suo eroe , il  Dr Fernandez, condannava le " deplorevoli abitudini della masturbazione e del saffismo " che comprometterebbero il benessere coniugale perché la  donna diveniva " insensibile ai rapporti sessuali normali e sarebbe restata tutta la sua vita  clitoridea,  la sensibilità della clitoride (le  clitoris) essendosi esageratamente sviluppata a detrimento dei nervi erettili vaginali, che, non funzionando si sarebbero atrofizzati " (Humbert J. 1930 , p. 119). In" Sous la cagoule, elle ( Jeanne Humbert) elargisce ancora consigli ai genitori “ per frenare la  diffusione di quella disgraziata perversione “ che è la masturbazione ( Humbert J. E Berneri 1934 p. 118) . Ma in Tartufe contre Eros, scritto poco dopo, la masturbazione, si mantiene passeggera, moderata e se si esercita in mancanza del coito, diventa una fase normale dello sviluppo sessuale e anche un apprendistato della pubertà che assicura il primato della zona genitale. E nel loro passaggio sull’ “arte dell’amore” è ben la clitoride  , che bisogna sollecitare.  quanto al saffismo e alla sodomia , essi tendono a farne non delle perversioni, ma delle   "aberrazioni "  (?) (  aberrations) Nelle loro conclusioni essi si interrogano sul significato della normalità, perché  come  essi osservano una infinità di variazioni “ questa infinità stessa dimostra bene che la variazione è normale”. La morale sessuale del domani riposerà senza dubbi su due assiomi “ Non nuocere al tuo prossimo” e “ per il resto fa ciò che ti pare” (Humbert J. Et Berneri C., 1934 pp. 156 et 122)

Bibliografia:  Sylvie Chaperon, Sexuologie et femminisme au debut de siécle, Champ Psy 2010/2 n. 58, L’ Esprit du temps
  Tra gli altri articoli sessuologici di Berneri,  che purtroppo non ho letto,  sono da elencare:" Magnus Hischfeld et la lutte contre l'article 175"   e " L Abyssinie et le surpeuplement italien" ed altri . )
Si deve inoltre notare, che, grazie al suo fruttuoso lavoro teorico in molteplici campi di studio, e , per molti aspetti, innovativo , Camillo Berneri  conquistò, sia fuori che dentro gli ambienti anarchici,  una sempre maggiore  autorevolezza e svolse nel  1935,  un importante ruolo nel Convegno   d’ Intesa degli anarchici emigrati in Europa, in cui, tra l’altro, si elaborò “una specie di programma  insurrezionale”. ( nota mia: peccato, tuttavia,che, dagli archivi fascisti  sembri risultare , la presenza, nel Comitato Organizzatore di questo convegno, di una spia dell’OVRA, Bernardo Cremonini, che, a differenza di Menapace e ad altri del suo stampo, era da tutti considerato, per il suo passato anarchico, un anarchico di provata fede e al di sopra di ogni sospetto.)  Nel suo contributo al Convegno Berneri trattò anche della necessità di rapporti con altri gruppi non anarchici. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ “ … Credo che saremo disposti a riconoscere, che, per povertà di mezzi e per limitata influenza delle masse non potremo fare da soli la rivoluzione […] Ma vorrei invece che coi partiti e gli uomini del passato, rimasti invariabilmente gli stessi aspiranti al potere, disposti ai compromessi politici e sociali, giungessimo ad un’intesa libera coi Sindacalisti, Giustizia e Libertà e una parte dei repubblicani purché costoro fossero disposti a contribuire lealmente ed efficacemente alla realizzazione di un nostro piano di lavoro che dovrebbe essere affidato per lo studio e l’appicazione ad una Commissione responsabile nominata dal nostro Comitato. …” (estratto dalla relazione A  presentata nel convegno)
Bibliografia:  Convegno d'intesa degli anarchici emigrati in Europa (Francia-Belgio-Svizzera) ottobre 1935 , Edizioni dell' Archivio Famiglia Berneri, Pistoia 1980 pp. 18-19.
                                                                        
CARLO ROSSELLI E CAMILLO BERNERI

Il rapporto di salda amicizia e di stima reciproca,  iniziato già dagli anni giovanili di Firenze,  tra Carlo Rosselli e Camillo Berneriinfluì,in qualche misura anche sul  rapporto tra giellisti e anarchici  ancora  prima  di  combattere uniti in Spagna durante la prima fase della rivoluzione sociale spagnola.  Ma  fu proprio Camillo Berneri a rifiutare sempre  un possibile “assorbimento” , o quantomeno un’ “alleanza” tra le due associazioni, sin tanto che il programma di Giustizia e Libertà, nonostante  la condivisibile impostazione federalista e movimentista di Rosselli, non fosse  chiaramente  definita.  (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Noi siamo anarchici e come tali il dilemma è uno solo, per noi: o “ Giustizia e Libertà” evolve verso il socialismo libertario fino a toccare l’ala socialista libertaria del movimento anarchico o la collaborazione rimarrà generica.  Il movimento giellista, precisando il proprio programma subirà altre scissioni, che si determineranno sulla linea dello Stato e dell’Anarchia, che non è semplicemente il non- Stato, bensì un sistema politico a-statale, ossia un insieme di autonomie federate. […] Se come cenacolo, il movimento giellista è, allo stato attuale, una cosa molto interessante e simpatica, come partito presenta questi caratteri per noi preoccupanti: eterogeneità di elementi, dominata da un comitato che ha un effettivo potere sull’assieme delle attività del movimento; permanenza di elementi specie in Italia, collegati con ceti e partiti che non hanno evoluto sulla linea d’intransigenza rivoluzionaria dell’ala sinistra dei quadri all’estero ; abitudini di setta che se hanno avuto ragion di essere sul terreno cospiratorio possono creare equivoci enormi o dissidi  irriconciliabili ora  che il movimento ha vita più ampi e più complessa; […] Tutti sono concordi nel ritenere che senza Rosselli non ci sarebbe stato un movimento giellista. Si potrebbe osservare che senza Mazzini non ci sarebbe stata la “Giovane Italia”, ma è naturale che noi attendiamo che il giellismo sia abbastanza maturo da vivere una vita autonoma, prima di porre sul tavolo il problema dell’alleanza rivoluzionaria, che è soltanto possibile tra associazione ed associazione, mentre tra esponenti ed esponenti sarebbe un pasticcio di più …” ( Camillo Berneri,  Socialisti libertari e socialisti liberali, in L ’Adunata dei refrattari, 4 aprile 1936 )
Bibliografia: Scritti scelti di Camillo Berneri, Pietrogrado 1917 Barcellona 1937, a cura di Pier Carlo Masini e Alberto Sorti,  Sugar editore,  1964,  pp .180-181 e cfr. anche  a pp. 161-177 l’amichevole e chiarificatrice polemica tra  Carlo Rosselli e Camillo Berneri,  pubblicata il  6 e il 27 dicembre del 1935 su  Giustizia e Libertà
 
                                                                     

  Nel 1936 Camillo Berneri si recò in Spagna, dove in risposta al colpo di stato dei militari "ribelli" era scoppiata una rivoluzione sociale. Prese parte ai durissimi scontri di Monte Pelato. A Barcellona diresse il giornale  Guerra di classe  e i suoi articoli su quanto avveniva in Spagna e in Europa sono di una notevole acutezza . (cfr. brani)  

Brani da commentare: 1) “ … Si nota da qualche tempo in qua un atteggiamento rinunciatario da parte della CNT e della FAI, di fronte alla normalizzazione della rivoluzione. L’ Espagne Antifasciste ha coraggiosamente e acutamente denunciato il fenomeno e non insisterò. In sintesi: la soppressione del Comitato centrale delle milizie nonché del  Comitato degli operai e soldati costituisce un attentato al controllo sindacale delle milizie. Penso che non è senza ragione che il Temps tira un sospiro di sollievo perché “ la rivoluzione sociale in Catalogna sta diventando sempre più legalitaria”: Il Consiglio di Economia è, in fondo, analogo al “Conseil Economique” istituito dal governo francese, e non pare compensare “il ministerialismo” della CNT e della FAI neppure nei risultati pratici. E’ da lamentare, inoltre, un processo di bolscevizzazione all’interno della CNT, caratterizzato dalla sempre meno vigilante,  attiva e diretta possibilità di controllo da parte degli elementi di base dell’opera svolta dai rappresentanti dell’organizzazione in seno ai comitati e consigli governativi. Sarebbe necessario costituire una serie di commissioni elette dalla CnT e dalla FAI aventi il compito di facilitare, ma al tempo stesso, rettificare qualora  occorra, l’opera dei rappresentanti nostri in seno ai consigli di guerra ed economici. E sarebbe necessario, questo, anche per creare degli addentellati tra l’opera di quei rappresentanti e le necessità e le possibilità delle iniziative cenetiste e faiste”.  (  estratto da Camillo Berneri , Una svolta pericolosa: Attenzione!  In Guerra di classe novembre 1936) . 2) La prima domanda che noi poniamo a  C. Berneri riguarda la situazione militare così come la consideri.     “ Io non ho alcuna competenza speciale  per la tecnica militare” risponde “ ma posso farvi parte delle impressioni che ho avuto sul fronte di Huesca, che mi è familiare perché vi ho svolto successivamente le funzioni di semplice miliziano, di delegato politico della “Sezione italiana della Colonna Ascaso e ora di delegato del  Consiglio di Difesa    . Io ho l’impressione che la milizia abbia fatto grandi progressi. All’inizio, si poteva notare una grande inesperienza nella lotta contro i mezzi bellici militari moderni: per esempio si perdeva tempo a sparare contro gli aereoplani che volavano a grandi altitudini, si  evitavano le armi automatiche a  profitto di quelle che i compagni erano abituati a maneggiare; il problema della strada (route) era trascurato; le munizioni mancavano; le relazioni  tra le differenti   armate (armés)  e unità era difettoso e a volte del tutto  inesistente. “ Attualmente , i miliziani hanno messo a profitto le lezioni degli ultimi sei mesi, i trasporti cominciano ad essere razionalizzati, si riparano le strade, il materiale è più abbondante e meglio distribuito e, nello “spirito della colonna” penetra questa idea: la necessità di un comando coordinativo.  Si formano delle “divisioni”, ciò che completerà il piano economico di guerra, di cui i rappresentanti più conosciuti della CNT e della FAI si sono fatti i difensori.  […]    Così, osserviamo noi, c’è del buono nella militarizzazione?   Certamente “, rispose Berneri con convinzione,  “ma  c’è una distinzione   da fare: vi è da una parte il formalismo militare che non è solamente ridicolo, ma inutile e pericoloso, e d’altra parte vi è l’auto-disciplina . Questa può essere estremamente rigorosa come nel caso della “Colonna Durruti. Il formalismo  militare si trova , per esempio, in certe colonne controllate dal Partito Operaio d’ Unificazione  Marxista (P. O. U.M.) Quando si afferma, come è scritto nel decalogo della Colonna Uribarri, che “il soldato che sa salutare, è il soldato che sa combattere “ ci si rende colpevole di uno sciocco ritorno  (renouvelée) a Pietro I,  o al  Re-sergente. Da parte mia , io sono partigiano di un giusto mezzo: non si deve cadere né nel formalismo militare, né  in un antimilitarismo superstizioso. Accettando e realizzando le riforme imposte dalla  situazione oggettiva ( nature des choses)    noi saremo al tempo stesso nella condizione di resistere alle manovre di Madrid e di Mosca, che tentono di istituire, sotto il pretesto della militarizzazione, la loro egemonia militare sulla Rivoluzione spagnola, al fine di trasformarla in strumento di egemonia politica. Quanto a me,  considero un errore di parlare, come lo fanno certi rappresentanti della CNT –FAI di Comando  Unico o “supremo” invece di Unità di comando.  ( Vale a dire coordinazione generale in materia di direzione della lotta armata)  . L’intenzione è buona , ma il termine impiegato  conduce a pericolose conclusioni. In complesso, dunque, le riforme necessarie nella Milizia, dal mio punto di vista, sarebbero le seguenti : distinzione netta tra il comando militare e il  controllo politico, nel campo della preparazione e dell’esecuzione delle operazioni di guerra: adempimento rigoroso degli ordini ricevuti, ma conservazione di certi diritti fondamentali: quali il nominare o revocare gli ufficiali”.  ( Interwiew à Spain and the World . Version  frančaise “ LEspagne nouvelle., février 1937).  3  Il non-intervento fa il gioco di Hitler e di Mussolini, dunque quello di Franco. La nota inglese e quella francese proponendo ai governi tedesco e italiano di fermare l’invio di volontari in Spagna risalgano al 3 dicembre 1936. La risposta italo-tedesca è del 7 gennaio. Trentacinque giorni  di …. meditazioni, trentacinque giorni di massiccio invio di uomini e di materiale di guerra a Franco […] La malafede di Mussolini e di Hitler appariva con tanta evidenza quanto la prudente stupidità di Blum. Mussolini, in disprezzo di ogni diritto internazionale ha inviato in Spagna almeno 20000 uomini e vi sono , inoltre, in Spagna ( secondo L’ami du peuple e l’ Echò de Paris), almeno 30000 soldati tedeschi. Il governo italiano e il governo tedesco continueranno a inviare uomini, armi e munizioni, quali che siano gli impegni presi.  La  “neutralità “ anglo –francese è stata, e sarà sempre un  intervento ipocrita  a favore del fascismo spagnolo, tedesco e italiano. Accettare il blocco di controllo, equivale a porre sullo stesso piano il governo legittimo  e un’armata di faziosi, ciò equivale porre l' Europa di fronte a questo dilemma: la guerra o il trionfo del fascismo. E il trionfo del fascismo è la guerra inevitabile in un domani assai vicino . La politica blumista non ha mai avuto una linea d’azione netta e coerente perché essa è dominata dalla paura e dalla tendenza al compromesso. E’ una politica social-democratica. Il Partito  Comunista francese , aderendo a questa politica ha vanificato  (effacé) una delle sue rare  belle pagine. Le ripercussioni internazionali saranno gravide di conseguenze. E le ripercussioni sulla politica interna francese lo saranno altrettanto. Ma ciò che importa più , per il momento, è di esaminare le necessità della nostra lotta in Spagna in rapporto alla nuova situazione. Parleremo di ciò un’altra volta. Oggi noi proviamo un’emozione  troppo  acuta  e sconcertante osservando conferma della saggezza del popolare proverbio: “  Dagli amici mi guardi Dio che dai nemici mi guardo io” . La Spagna circondata da nemici dichiarati e da falsi amici non continuerà di meno  il  suo proprio cammino.  Noi vorremmo  con tutta la nostra filiale tenerezza per questo magnifico popolo , che questo cammino conduca verso le luminose cime del trionfo. Ma anche se ci conducesse verso il più profondo abisso della disfatta, noi avremo sempre il conforto e l’onore di avere voluto essere con le vittime innocenti  e non con gli assassini di persone disarmate; d’avere difeso la sacra causa della libertà e della giustizia e non il ritorno alla tirannia e al privilegio feudale; d’aver partecipato al conflitto prendendo il nostro partito con decisione e di avere respinto l’ignominia avvilente dei compromessi  vili e stupidi “ ( Camillo Berneri, Guerre de classes n. 8 , 1 fevrier 1937 ) .

Bibliografia: Primo brano in  Camillo Berneri , Una svolta pericolosa: Attenzione!   in  Spagna 1936. L’utopia è storia in  Volontà , trimestrale n. 2, 1996, p. 115. Secondo e terzo brano in  Camillo Berneri, Guerre des classe, in  Le Cahiers de “Terre Libre” Anno III n. 4-5 Avril-Mai 1938,  (traduzione italiana mia)  pp. 28-30 e pp. 33-34-35

  Camillo Berneri fu assassinato da sicari stalinisti la notte del cinque maggio 1937, insieme all’anarchico  Francesco Barbieri. 
FRANCESCO BARBIERI (1895-1937), noto anche con il  sopranome di "Chico il professore",    volontario nelle truppe d’assalto durante la prima guerra mondiale , divenne anarchico nel 1921, ed emigrato nell’America del Sud era tenuto  in gran conto tra i gruppi locali illegalisti per la sua perizia come artificiere. Imprigionato più volte, nel 1936 si recò in Spagna a combattere nella colonna italiana , dove divenne un grande amico di Berneri. Durante le tragiche giornate di maggio del 1937 a Barcellona  Berneri e Barbieri furono arrestati da alcuni agenti stalinisti nell’appartamento al primo piano della Plaza del Angel 2  dove abitavano insieme  a TOSCA TANTINI e  alla compagna di Barbieri, FOSCA CORSINOVI
  
TOSCA TANTINI E FOSCA CORSINOVI  ASSISTONO CON LE MANI ALZATE LA CATTURA  DI BERNERI E DI BARBIERI
Dopo il loro arresto, di cui si conoscono bene i dettagli sulla base delle testimonianze delle due donne presenti, Tosca Tantini e Fosca Corsinovi, compagna di Barbieri, i corpi dei due anarchici furono ritrovati morti nella notte dal mercoledì al giovedì, il primo sulla Rambla e il secondo nella piazza della Generalità. (cfr. brano)
Brano da commentare: ….” Nel pomeriggio del mercoledì, verso le ore 18, si presentarono la solita dozzina fra militi dell’U.G.T. con bracciale rosso e poliziotti armati, più uno vestito in borghese, che dichiararono in arresto Berneri e Barbieri. A questo momento il compagno Barbieri domandò la ragione dell’arresto. Gli fu risposto che ciò avveniva in quanto trattavasi di elementi controrivoluzionari. A tale affermazione il Barbieri rispose che durante i suoi venti anni di militanza anarchica era la prima volta che gli veniva rivolto un simile insulto. A ciò il poliziotto rispose che appunto in quanto anarchico era un controrivoluzionario. Irritato il Barbieri domandò allora all’ insultatore il suo nome, riservandosi di domandargliene conto in altra occasione. Fu allora che il poliziotto, rovesciando il bavero della giacca, mostrò la targhetta metallica portante il numero 1109 (numero rilevato dalla compagna di Barbieri che trovavasi presente )…. “ (dal resoconto dell’arresto pubblicato nel supplemento al n. 15 di “Guerra di classe”, Barcellona 9 maggio 1937)
Bibliografia: Anonimi compagni,  1914-1945 un trentennio di attività anarchica, Samizdat 2002 pp. 236 . Si veda anche Antonio Orlando , Angelo Pagliaro, Chico il professore. Vita e morte di Francesco Barbieri, l’anarchico dei due mondi, Zero in condotta , La Fiaccola 2013 , dove vi è, tra l'altro , una dettagliatissima confutazione delle calunniose  tesi esposte da Roberto Gremmo nel suo libro " Bombe , Soldi e anarchia. L'affare Berneri e la tragedia dei libertari italiani nella guerra di Spagna, Ed. Storia Ribelle, Biella 2008, in cui basandosi sui " rapporti fiduciari delle spie fasciste italiane   l'eliminazione di Berneri e Barbieri veniva attribuita a un delitto tra amici".   L' ipotesi di Gremmo è stata recentemente riproposta da Saverio Werther Pechar nel capitolo  sette della sua tesi di dottorato di ricerca " L'antifascismo italiano nella guerra di Spagna. Nuove prospettive di ricerca"  all' Università degli studi di Messina,  coordinatore : prof. Vincenzo Fera  e tutor : Santi Fedele . Triennio 2014-2016, cfr. https://iris.unime.it/retrieve/handle/11570/3104882/151680/Tesi%20G.pdf . Ho assistito, nell'aprile del 2017, quando ancora non sapevo nulla di Pechar e della sua tesi di dottorato, a una sua conferenza , Camillo Berberi.  La Spagna del 1936, ,  ma me ne ero andato prima della fine quando non sono più riuscito a sopportare gli eccessivi e  acritici riferimenti a Bombe, soldi e anarchia  di Roberto Gremmo. Un modo davvero strano, a mio parere,  di commemorare Camillo Berneri e Francesco Barbieri nell' ottantesimo anniversario del loro assassinio !

In quelle giornate furono uccisi dai comunisti stalinisti anche  ADRIANO FERRARI, RENZO DE PERRETTI, PIETRO MARCON,  di cui non ho trovato, purtroppo, foto. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ In quelle giornate Anche gli italiani pagano il loro tributo di sangue. Il 4 maggio, in via Layetana, nei pressi dell’ hotel Suizo, vengono trucidati Adriano ferrari e  Renzo De Peretti, due miliziani ventiduenni in licenza dal  fronte d’ Aragona. L’episodio è riferito da  “Il Risveglio” sono fatti uscire disarmati e a mani alzate dall’albergo in cui alloggiavano, e come segno di “tradimento” portavano al collo fazzoletti con i colori della CNT. Al grido: “ Sono  della Colonna Durruti: fuoco!” cadono a terra crivellati da colpi di fucile. Il 6 maggio, nelle vicinanze del sindacato della Distribuzione della CNT, si spara incessantemente: i vetri della sede sindacale sono tutti in frantumi. A difendere la sede ci sono diversi italiani: uno di loro, Pietro Marcon, miliziano della Colonna  Italiana, ha appena terminato il suo turno di guardia e rientra nei locali. Una fucilata sparata da un cecchino entra attraverso le persiane chiuse da una finestra e lo colpisce alla testa spaccandogli il cranio. Aveva 44 anni ed era un militante di Giustizia e Libertà.  […]  Ai funerali di Berneri, Barbieri, Ferrari, De Peretti e Marcon parteciparono migliaia di persone. I loro corpi saranno sepolti a Barcellona nel cimitero di Montjuich vicino alle tombe di  Angeloni, Cieri e Picelli. (  Ivano Tagliaferri, Barcellona Tragica )
Bibliografia :  Ivano Tagliaferri, Barcellona Tragica  in A rivista anarchica . n. 136 aprile 2006 p. 14 e 15
   
Una morte simile a quelle, descritte da Tagliaferri,  subite  da alcuni anarchici per mano di sicari stalinisti, durante le giornate di maggio, è attribuita anche a  Camillo Berneri in un recente  articolo di Lorenzo Pezzica. (cfr. brano) 

Brano da commentare: « Per le strade di Barcellona si continua a sparare quando, il 5 maggio 1937, giunge dall’Italia la notizia della morte in un carcere fascista di Antonio Gramsci. Camillo Berneri esce e si dirige a Radio Barcellona dove commemora la morte di Gramsci. All’uscita dalla radio si incammina per la Piazza della Generalitat, lì dei comunisti lo chiamano a gran voce, prima che abbia il tempo di voltarsi aprono il fuoco con dei mitragliatori e lo lasciano, cadavere al suolo»  (  Lorenzo Pezzica, La vita altrove. Donne anarchiche tra le due guerre mondiali , 2018)
Bibliografia :  Lorenzo Pezzica, La vita altrove. Donne anarchiche tra le due guerre mondiali , in Le donne nel movimento anarchico italiano a cura di Elena Bignami , Mimesis/Eterotopie 2018 pp. 79-80 n. 4 .) Devo confessare che non avevo mai sinora sentito di questa versione della morte di Camillo Berneri. Spero che al più presto l'autore di questa notizia  ne riveli le fonti.

 
EMMA GOLDMAN e CAMILLO BERNERI
Tra i numerosi riconoscimenti postumi delle notevoli qualità umane ed intellettuali  di Camillo Berneri mi limito, qui, a ricordare quanto affermò su di lui,  Emma Goldman nella sua prefazione  all’antologia , di Camillo Berneri , Pensieri e battaglie (1938) e mi soffermerò in particolare sull’arco di tempo , in cui essi  si frequentarono a Barcellona durante la rivoluzione sociale spagnola. (cfr. brano) 
Brano da commentare: “ Camillo Berneri, sublime idealista cantore della rivolta, amante dell’umanità, è stato vilmente assassinato a Barcellona , il 5 maggio 1937. A causa della sua opposizione  alle insidiose  azioni dei sicari di Stalin in Spagna, egli aveva provocato le ire del Torquemada sovietico, egli doveva morire. L’orribile storia della sua fine è raccontata negli elogi resi al nostro martirizzato compagno da più autori, raccolti ora insieme ad alcune sue lettere in questa raccolta. Non mi  è dunque necessario entrare nei dettagli.  Desidero piuttosto raccontare i miei ricordi e le mie impressioni su Camillo Berneri, sulla nostra  amicizia ( camaraderie) a Barcellona, quando lavoravamo quasi fianco a fianco per aiutare i nostri compagni  nella loro lotta per la rivoluzione spagnola e contro il fascismo.  Io avevo sentito parlare molto del Professore Berneri, della sua bella personalità e del suo dolce carattere, prima di incontrarlo a Parigi. L’incontro fu molto breve; non potemmo scambiare che qualche parola. Fu sufficiente, tuttavia, per farmi un’idea precisa dell’uomo e delle sue idee. Sono stata particolarmente colpita dalla delicatezza del suo viso e lo “charme” dei suoi modi . Noi ci eravamo ripromessi di rivederci presto quando avessimo realmente il tempo di fare conoscenza. Noi eravamo entrambi lontani dall’immaginare che ci saremmo rincontrati così presto in Spagna e che noi avremmo diviso il nostro appassionato desiderio di aiutare i nostri compagni spagnoli. Il compagno Berneri mi aveva preceduto a Barcellona di due mesi. Al mio arrivo nel settembre 1936,  io l’ ho trovato già  nel  centro (coeur) della lotta : sul fronte di Huesca come rappresentante della colonna italiana , ciascuna delle sue ore  occupata a differenti mansioni, al suo ritorno dal fronte – discutendo con  dei giovani  compagni sino all’ alba.  Questo, e ben altre cose, manteneva il nostro compagno  senza sosta sulla breccia.  […] La sua conoscenza sugli alti e bassi della situazione rivoluzionaria  mi era, pertanto , preziosissima (inestimable).  Senza parlare del fatto che io ero incapace di esprimermi in spagnolo. Egli parlava questa lingua così bene  che il francese, oltre l’italiano, e mi fu dunque di grande aiuto.  Il nostro scambio di punti di vista ha rinforzato le mie speranze e i miei timori per l’avvenire della rivoluzione e l’influenza della CNT e della FAI.  Noi scoprimmo ben presto che noi condividevamo i medesimi timori.  […] La giornata più memorabile del mio cameratismo ( camaraderie) con Camillo è restata viva nel mio ricordo. Era il 7 novembre 1936 – il nono  anniversario della rivoluzione russa. Barcellona era vestita a festa. Grandi masse di operai marcivano nelle strade; la CNT-FAI e  i Giovani Libertari ne costituivano la parte più forte […] Ispirati dalla memoria della rivoluzione russa, dai coraggiosi operai, contadini, soldati e marinai che avevano da soli provocato gli eventi che avevano  rovesciato il mondo, i nostri compagni di Barcellona partecipavano gioiosamente ai festeggiamenti. Essi ignoravano completamente che la celebrazione della rivoluzione russa organizzata dai vassalli di Stalin non era che la parodia della rivoluzione. […] Camillo Berneri venne a trovarmi. Egli aveva portato una dichiarazione che aveva preparato trattando di numerose sconcertanti  questioni che si ponevano a noi tutti.  […] Al di sopra di tutto, la dichiarazione testimoniava la purezza che motivava le sue critiche ai compagni dirigenti della CNT-FAI. Essa brillava come un sole attraverso ogni riga. Quest’i ultima (cette dernière), e la nostra lunga  conversazione che ne seguì, mi avvicinò al nostro compagno, che io vedevo come uno dei grandi ispiratori nelle nostre  file e come uno dei più dotati di talento della sua generazione …”  ( Prefazione di  Emma Goldman a Pensieri e battaglie , 1938)
Bibliografia : Non avendo consultato l’antologia di Camillo Berneri, Pensieri e battaglie, a cura del Comitato Camillo Berneri, pubblicato a Parigi nel 1938 conosco soltanto la prefazione , in francese, di Emma Goldman attraverso Internet/Googlie : https://racinesetbranches.wordpress.com/...a/camillo-berneri/  (traduzione italiana mia)
 
 

Nessun commento:

Posta un commento