venerdì 29 aprile 2011

ANARCHICINI: LA FAUD ( FREIE ARBEITER UNION DEUTSCHLAND) ; FRITZ KATER (1861-1945), ANNA GÖTZE (1875-1958), AUGUSTIN SOUCHY (1892-1984), GERHARD WARTENBERG (1904-1942), ARTHUR LEHNING (1899-2000), RUDOLF MICHAELIS ( 1907-1990)

                                                                    


FRITZ KATER (1861-1945). Nel 1883 ,  a Magdeburgo,  partecipò assiduamente   alle attività sindacali   apolitiche  tolleratee dalle leggi antisocialiste di Bismark  e  approfondì , clandestinamente, la conoscenza della letteratura e degli ideali socialisti. Nel 1887  fondò e divenne segretario di una  combattiva associazione di muratori e al tempo stesso aderì al Social Democratic Party of Germany (SPD) . Nel 1889 fu condannato a due mesi di prigione per sedizione. Nel 1890  le leggi antisocialiste furono abolite e gradualmente  all’interno del partito , ormai riconosciuto legalmente, cominciarono a delinearsi due tendenze: una riformista  e centralista (maggioritaria) e l’altra rivoluzionaria e libertaria  (minoritaria)  Quando la  tendenza libertaria , a cui andavano le simpatie di Kater, fu espulsa,  egli  decise , anche se  controvoglia, di restare  nella SPD. . La motivazione di questa  sua sofferta scelta fu più tardi   rivelata dallo stesso Kater  a Rudolf Rocker che gli  chiedeva chiarimenti sul perché di  quella decisione. ( cfr. brano) 
Brano da commentare:  “ Si,  me lo domando ancora oggi. Ma il partito era tutto per me. Alla fine della legge anti-socialista, quando noi potevamo di nuovo lavorare in piena  legalità, io avevo veramente paura di una scissione in seno al movimento socialista. Io avevo dato al partito tutto ciò di cui ero capace, senza mai occupare funzioni ufficiali che avrebbero potuto portarmi a vantaggi personali. Io avevo ancora l’illusione che il partito avrebbe finito per aprire gli occhi. Disgraziatamente, non è che solo molto più tardi che ho compreso  a qual punto  ciò fosse  falso. “ ( parole di Fritz Kater   riportate da Rudolf Rocker)
Bibliografia:  A’  Contretemps, Rudolf Rocker ou la liberté par en bas, Les editions  e libertaires,  2014 p.  134 (traduzione italiana mia) ;
Negli anni seguenti Kater si impegnò sempre  più  nell’attività sindacale all’ interno della  SPD e rivelò sempre di più le sue ottime doti di organizzatore.  Ben presto anche   nel sindacato apparvero due tendenze : una, centralista e l’ altra, detta  localista”, fautrice di una tendenza più  libertaria e decentrata.  Kater divenuto il membro più autorevole  della tendenza localista fu uno dei fondatori , nel 1897, di una nuova organizzazione sindacale, la Freie Vereinigung e Deutscher Gewerkschaften (FVDG)  (in italiano Associazione Libera dei sindacati tedeschi) che si  strutturò  sempre di più sul modello  del sindacalismo rivoluzionario  francese f ondato da Pelloutier.   (cfr. brano) 
Brano da commentare: “ Presso di loro ( i sindacalisti francesi della CGT) , la lotta non può essere condotta prendendo parte alla legislazione. Essi non comprendono perché dovrebbero appartenere a questo o quel partito, e pensano, al contrario , di dover condurre la lotta di classe sul terreno economico per mezzo dello sciopero generale, dell’azione diretta, del sabotaggio, della resistenza passiva, etc.  ( Fritz Kater,  Il programma dell’ Associazione libera dei sindacati tedeschi e …., 1908)
Bibliografia:  A’  Contretemps, Rudolf Rocker ou la liberté par en bas, Les editions  e libertaires, 2014  p. 156  (traduzione italiana mia)
  Dopo l’interruzione forzata durante la prima guerra mondiale,  La FVDG , che assunse  nel  1919 il nuovo nome  di  Freie Arbeirter Union Deutschlands ( FAUD) riprese la sua piena attivita . sia economica che culturale  (cfr. post Rudolf Rocker)-  Sino al 1930  Fritz Kater fu  presidente della FAUD. e uno dei fondatori dell’ Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIT). Dopo le dimissioni da presidente della FAUD , a causa dell’età, continuò egualmente, sino all’  ascesa del nazismo al potere, a lavorare nel sindacato svolgendo i lavori più modesti suscitando  uno stupore  ed imbarazzo tra i sindacalisti più giovani  che egli non riusciva a comprendere (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Non so cosa passi per la testa per la testa dei nostri giovanetti ( petits jeunes). Non abbiamo tutta la nostra  vita sostenuto che tutti i lavori  acquisiti  coscienziosamente si equivalgono? Io non posso più fare oggi ciò che facevo a trent’anni. Ma anche ciò che faccio oggi è utile e necessario al movimento. Perché dovrei dunque lamentarmene? (parole di Fritz  Kater   riportate da Rudolf Rocker)
Bibliografia:  A’  Contretemps, Rudolf Rocker ou la liberté par en bas,  Les editions  e Libertaires,2014, p. 144 (traduzione italiana mia)                                                                               

                                                                               
AUGUSTIN SOUCHY, tedesco anarchico sindacalista. Nato a Ratibor (Polonia tedesca) da una famiglia proletaria aperta agli ideali socialisti crebbe ascoltando gli  appassionanti racconti dei rivoluzionati russi in fuga dal regime zarista. Trasferitosi a Berlino per apprendere il mestiere di tecnico di laboratorio entrò in contatto con gli ambienti socialdemocratici e anarchici , tra cui spiccavano  Gustave Landauer e Rudolf Rocker.  Con l’entrata in guerra nel 1914 degli imperi centrali  il giovane Augustin fu arrestato pei suoi ideali pacifisti e antimilitaristi (cfr. brano)

Brano da commentare: “ Quando la guerra scoppiò, io mi trovavo a Vienna, in visita dal gruppo comunista anarchico fondato da Rudolph Grossmann (Pierre Ramus). Anche se la polizia sapeva che si trattava di un gruppo di kropotkiniani e di tolstoiani non violenti, eravamo senza sosta esposti alla repressione. Poco tempo dopo gli inizi delle ostilità, io fui dunque arrestato e espulso verso il mio paese di origine. Si incatenò la mia mano destra  alla mano sinistra di un compagno di sventura. Non ci si tolse le catene neanche durante la notte. […] Sul mio mandato d’arresto, marcato da una croce rossa, era scritto : Attenzione, anarchico!” … ( Augustin Souschy,  Attenzione Anarchico…)

Bibliografia :  Augustin Souchy , Attention : anarchiste !  Une vie pour la liberté  Editions du monde libertaire , 2006  p. 12 (traduzione italiana mia)

Augustin Souschy , durante gli anni di guerra,  per sottrarsi alla incombente chiamata alle armi, approfittò, essendo momentaneamente in libertà, per fuggire clandestinamente in Svezia  e poi in seguito a continue espulsioni , in Norvegia e in Danimarca, dove  venne in contatto tra gli altri con  Albert Jensen e la sua compagna Elise Ottesen Jensen , pioniera dei diritti della donna. 

Dopo la guerra, nel 1919 , fu uno  dei fondatori del sindacato anarchico “Freie Arbeiter Unions  Deutschland " (FAUD), che indirizzava le proprie attività in varie direzioni (cfr. brano)

Brano da commentare: “ Noi altri sindacalisti, minoranza sull’ala sinistra del movimento operaio,  diffondiamo le nostre idee di un socialismo libertario e  federalista nelle riunioni pubbliche, nel   settimanale Der syndikalist   (stampato in media  in  80 mila copie)  e dalla pubblicazione delle opere di Bakunin, Kropotkine ,  J. H. Mackay , Domela Nieuwenhuiis,  Rudolph Rocker e  altri  socialisti libertari  e  anarchici.  Noi  pubblicavamo anche tutta una collana sull’emancipazione sessuale, per l’abolizione  delle pene contro l’aborto e  per una libero controllo   delle nascite. Noi partecipavamo al  “ Bureau anti-militarista “, la cui sede era in Olanda e partecipavamo attivamente al movimento europeo “ Mai più la guerra” che sviluppò una intensa propaganda soprattutto in Francia e in Inghilterra.  Senza dubbio  non abbiamo mai raggiunto il nostro scopo, l’abolizione del militarismo, ma i social-democratici e i comunisti, molto più forti, non sono riusciti meglio  nelle loro “ ( Augustin Soucy,   Vorsicht: Anachist ! Ein Leben fuer die Freiheit  (1977)

Bibliografia :  Augustin Souchy , Attention : anarchiste !  Une vie pour la liberté  Editions du monde libertaire , edizione francese, 2006  p. 53 (traduzione italiana mia)

 Per conto della FAUD Augustin Souchy nel 1920 fu inviato in Russia come osservatore del Secondo Congresso Mondiale del Comintern, dove restò per sei mesi  e incontrò tra gli altri  Lenin e Kropotkin. Assistette nel 1921, verso la fine   di quel viaggio di studio, all’involuzione del processo rivoluzionario e alla sistematica repressione  di tutti i dissidenti del regime bolscevico. (cfr. brano da commentare)

Brano da commentare: “ Noi (sommames ‘?) il governo russo, in nome del socialismo, di liberare i detenuti social democratici, i socialisti rivoluzionari e gli anarchici. Siccome le nostre iniziative restavano vane, noi organizzammo delle petizioni pubbliche e denunciammo nella nostra stampa il percorso reazionario intrapreso dalla rivoluzione russa sotto il dominio  del Partito comunista. Noi risentivamo tutto l’oltraggio che era fatto attraverso queste persecuzioni, al movimento operaio internazionale. Con quale diritto si poteva combattere i  governi reazionari dei paesi capitalisti quando nel cuore stesso del movimento operaio socialista, nel paese dove i comunisti erano arrivati al potere, dei combattenti rivoluzionari erano perseguitati, rinchiusi, trattati inumanamente, deportati in Siberia o  anche (bien même) fucilati. E tuttavia si parlava ancora del “tovarisch”(compagno) Lenin, si dava ancora del tu ai comunisti, li si chiamava ancora con il nome  familiare di “compagno”, si credeva ancora all’unità ideologica di tutte le tendenze del movimento operaio, noi vedevamo ancora nella fede al socialismo, il legame ideologico che univa tutti e nel capitalismo  privato il nemico borghese comune. La mia simpatia andava alla madre russa, io speravo che nel paese di Bakunin, Dostoyesky, Tolstoine Kropotkin, la libertà e il socialismo avrebbero  ben finito  per realizzarsi ( se faire jour). Come potevo io, come potevamo noi prevedere che la tirannia imposta da  Lenin si sarebbe mantenuta durante più di mezzo secolo – chi sa quanto tempo ancora? E avrebbe messo il popolo russo in catene? …” ( Augustin Souschy, Attention Anarchiste!...)

Bibliografia:  Augustin Souschy, Attention Anarchiste! Une vie pour la libertè. Mémoires, Les editions du monde libertaire, 2006,  pp. 43-44

  Ritornato in Germania Souschy  partecipò attivamente al 14° Congresso della Faud, dove individuò come elemento caratterizzante dell’anarcosindacalismo, l’azione diretta. (cfr. brano da commentare)

Brano da commentare: La liberazione dallo sfruttamento e dall’oppressione può essere raggiunta solo attraverso il continuo intervento diretto della classe operaia rivoluzionaria, che trova la sua  espressione nell’azione diretta. L’individuo deve  impegnare tutta la sua persona  nella lotta di classe  per portare a termine con successo l’azione diretta. Se gli operai che lavorano nelle fabbriche si allontanano dalla lotta immediata e lasciano la guida della lotta a funzionari eletti, non solo cessa l’azione diretta, ma viene messo in discussione anche l’esito della lotta e il movimento operaio viene sviato dal momento che gli viene tolta dalle mani la sua liberazione. Se si vuole realizzare il principio secondo cui la liberazione della classe operaia deve essere opera degli stessi lavoratori, allora ciò può avvenire solo attraverso l’azione diretta, alla luce della quale si può ridurre a una semplice formula: se vuoi la liberazione, allora devi agire in prima persona. I mezzi di azione diretta sono molteplici: lo sciopero nelle sue varie forme, la resistenza passiva, il sabotaggio su piccola e grande scala, il boicottaggio, l’ etichettatura, l ‘ostruzione, le manifestazioni, il rifiuto del servizio militare e dei doveri imposti dallo Stato e dall’ordine sociale capitalista, l’occupazione delle fabbriche e lo sciopero generale. Tutti questi mezzi di lotta devono essere utilizzati nella lotta di classe rivoluzionaria. …” ( Risoluzione al punto 5 di Augustin Souchy, Erfurt 19-22 novembre 1922)

Bibliografia: in Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo in Germania, Affermazione, ascesa e declino (1892-1933) . Prefazione di David  Bernardini, Edizioni Malamente, pp. 71-72

 Dopo l’ascesa al potere dei nazisti, Souchy  si trasferì prima a Parigi e poi, nel luglio del 1936 in Spagna, dove  restò per tutto il tempo della rivoluzione spagnola svolgendo importanti incarichi per conto della CNT spagnola, tra cui quello di “segretario internazionale”. (cfr. primo brano) Fu un fervente ammiratore e sostenitore delle collettivizzazioni operaie e contadine e partecipò nel 1938 al Congresso di Valenza delle imprese agricole e  industriali collettivizzate. ( cfr. secondo brano)

Brani da commentare:1)  “ Qualche settimana prima dello scoppio della guerra civile, ero venuto in Spagna per un giro di conferenze. Devo a questa coincidenza che nella notte storica dal 19 al 20 luglio e nei giorni seguenti stavo sulle strade di Barcellona dalla parte dei combattenti spagnoli […] fino a quando, nel gennaio 1939, un giorno prima della caduta di Barcellona, dovevo abbandonare precipitosamente la città. Dalla lotta difensiva contro il colpo di stato militare si era sviluppata una rivoluzione, una profonda rivoluzione sociale. Gli anarchici non si accontentavano della semplice difesa della democrazia formale, ma passarono in tutte le parti del paese, dove avevano sconfitto il colpo di stato, al contrattacco. Secondo loro, i mali del militarismo e il pericolo del fascismo potevano essere eliminati dall’istituzione di un ordine sociale socialista e libertario. Di questo nuovo e libero ordine avevano certamente idee diverse rispetto ai socialdemocratici e comunisti. […] I latifondi e le aziende private non dovevano, secondo loro, essere nazionalizzati, ma gestiti direttamente dai dipendenti … Nel corso di poche settimane era cambiata la struttura proprietaria, il settore privato era stato trasformato in una economia collettiva. “ ( Augustin Souschy., Paul Folgare, . Collectivizacione  … Barcellona 1937) ; 2)“ … Io ero presente a questo congresso in quanto osservatore.  Istintivamente, i miei pensieri rivoluzionari tornarono agli anni 20, nella Russia post-rivoluzionaria. Zinoviev e Lenine a Mosca avevano cercato di farmi credere che il possesso e la gestione delle imprese ai lavoratori non avrebbero portato che a un capitalismo collettivo piccolo borghese. Questo congresso di Valenza avrebbe forse aperto i loro occhi, se questi due corifei del comunismo di Stato vi avessero partecipato. E se noi avessimo vinto la guerra civile, allora il collettivismo spagnolo sarebbe oggi una terza alternativa tra il capitalismo privato da una parte e il capitalismo di Stato dall’altro. “  ( Augustin Souschy,  Attention anarchiste!...)

Bibliografia: Primo brano in  Leonhar Schäfer, A las barricadas. Testimonianze anarchiche e antifasciste internazionali, Edizioni Erranti,  2019,  p. 98 . Secondo brano in Augustin Souschy, Attention Anarchiste! Une vie pour la libertè. Mémoires, Les editions du monde libertaire, 2006,  p. 98

Dopo la disfatta della rivoluzione spagnola   fu detenuto per due anni  di detenzione in Francia nei campi di concentramento  sino alla sua fuga in Messico dove visse a lungo ( 1948 - 1952 ), Nel 1966 tornò in Germania e si dedicò a numerosi viaggi di studio e propaganda tramite una lunga serie di conferenze  basate sui più grandi eventi ed esperimenti più o meno libertari,  di cui fu testimone diretto  ( Spagna Cuba, , Svezia, Italia, Israele, Yugoslavia, Argentina, Madagascar, Honduras, Jamaica, Etiopia, Portogallo.  Morì  a Monaco nel 1984 , a 91 anni.


          FIGURINE di Wartenberg in fase di colorazione

GERHARD WARTENBERG  (pseudonimi da lui usati : = HW.GERHARD; ÄGIDE e G. BERG) nato a Tannroda (Turingia) nel 1904  e morto nel campo di concentramento ( Konzentrationslager) di Sachsenhausen (presso Berlino) nel 1942. Ancora studente, a diciotto anni, frequentò gruppi  anarco-sindacalisti, scrivendo sui loro giornali, tra cui Der Bakunist , rivista per l’anarchismo scientifico e pratico”. Si laureò in Chimica all’ Università di Lipsia ( 1926) e ottenne il dottorato di Chimica Applicata nel 1928. Dopo alcune   esperienze lavorative , di cui la più interessante , se ho capito bene, fu in una società di produzione di film a Mosca.  Tornato in Germania visse con la moglie  Käte Pietzuch, anche lei anarcosindacaista e la figlia Ilse nata nel 1931,  a Berlino ,dove strinse rapporti di profonda amicizia con Rudolf Rocker, Milly Witkop,  Sollie Steimer, Senya Fleshin  ed Emma Goldman. Dedicatosi completamente  alla propaganda politica e anarcosindacalista Wartenberg  svolse incarichi assai impegnativi, tra cui quello di responsabile  editoriale  delle riviste  Der Syndacaliste ,   Arbeiter-Echo e Die Internationale, rivista della Freie Arbeiter-Union Deutschlands (Faud) , su cui scrisse, nel 1931,  un interessante articolo, dove affrontò, in modo diverso da quello anarchico tradizionale,  il problema dello Stato (cfr. brano da commentare)

 Brano da commentare: “ Lo Stato ha assunto necessarie funzioni sociali, è cresciuto nella società. Naturalmente non mi viene mai  In mente di negare la lentezza , la dipendenza della regolamentazione, il burocratismo, il comportamento autoritario e gli altri danni con cui lo Stato svolge questa funzione. Ne voglio in alcun modo negare che , oltre a queste funzioni sociali, lo Stato continui a svolgere il suo vecchio ruolo oppressivo, compiacente al capitale. Ma voglio richiamare l’attenzione sul fatto che oggi lo Stato ha assunto in larga misura  funzioni il cui adempimento è necessario e il cui mancato adempimento porterebbe alla disorganizzazione e alla fame. […]    Se un tempo lo Stato veniva definito un oppressore che doveva essere affrontato direttamente, oggi può essere definito un imbroglione che vuole mascherare la sua esistenza di sfruttatore e oppressore assumendo alcune funzioni sociali.  Mentre in passato si poteva parlare della sua abolizione come di una cosa negativa, oggi si deve tenere conto del fatto che  questi compiti necessari devono continuare ad essere svolti in qualche modo. Mentre in passato c’erano anarchici che chiedevano la dissoluzione della società in piccoli gruppi indipendenti, con il diritto illimitato di secessione, di separazione, oggi dobbiamo pensare  a una organizzazione sociale libera e federalista per il periodo di transizione, come previsto dall’idea dei consigli.  Mentre in passato si poteva parlare semplicemente di Stato, oggi dobbiamo distinguere tra Stato di polizia (Stato fascista) e Stato  “sociale”. Naturalmente non ci dichiariamo a favore di quest’ultimo, anche lo preferiamo allo Stato fascista, ma dobbiamo combatterlo in modo diverso- questo è il nocciolo della questione. […]  Oggi la maggior parte della popolazione è fedele allo Stato e lo è anche  gran parte della forza lavoro. Il primo compito è quello di mostrare loro i  danni palesi e occulti causati  dallo Stato. Tuttavia questo non può essere fatto dipingendo un’immagine dello Stato che non è più valida, ma presentando le cose come realmente sono . …” ( articolo di Gehrard Wanteberg, pubblicato su “ Die Internationale” aprile 1931)

 Bibliografia: in Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo in Germania. Affermazione, ascesa e declino, prefazione di David Bernardini, Edizioni Malamente,  2025, p . 86 e p. 90

A me sembra, ma è un’opinione del tutto personale, che tale concezione dello Stato sia, in qualche modo affine a quella espressa da Camillo Berneri in articolo pubblicato nel 1922.  (cfr.  brano da commentare)

Brano da commentare: “ Il nemico è là: è lo Stato. Ma lo Stato non è solo un organismo politico, strumento di conservazione delle ineguaglianze sociali: è anche un organismo amministrativo. Come impalcatura amministrativa lo Stato non si può abbattere. Si può cioè smontare e rimontare, ma non negarlo, poiché ciò arresterebbe il ritmo della vita della nazione, che batte nelle arterie ferroviarie, nei capillari telefonici, ecc. Federalismo! E’ una parola, E’ una formula senza contenuto positivo. Che cosa ci danno i maestri? Il prsupposto del federalismo: la concezione antistatale, concezione potrebbe attirare su di noi l’attenzione di molti che non politica e non impostazione tecnica, paura dell’accentramento e non progetti di decentramento. Ecco invece un tema di studio.: lo Stato nel suo funzionamento amministrativo. Ecco un tema di propaganda: la critica sistematica allo Stato come organo amministrativo accentrato , quindi incompetente ed irresponsabile. Ogni giorno la cronaca ci offre materia alla critica: milioni sperperati in cattive speculazioni, in lungaggini burocratiche, polveriere che saltano in aria per incuria di uffici “competenti”; ladrocini su larga e piccola scala, ecc. ecc. Una sistematica campagna di questo genere potrebbe attirare su di noi l’attenzione dimolti che non si scomporrebbero affatto leggendo Dio e lo Stato.” ( Camillo Berneri, Anarchismo e federalismo in Pagine libertariedi Milano del 20 novembre 1922)

Bibliografia: Contributo ad un dibattito sul federalismo  in Scritti scelti di Camillo Berneri, Pietrogrado 1917 Barcellona 1937; a cura di Pier Carlo Masini e Alberto Sorti, Sugar editore,  1964, p.55.   “Quest’ articolo si trova ora anche con questo titolo in Zero in condotta, 2013, p. 76 e in   Camillo Berneri, Anarchia e società aperta. Scritti editi e inediti a cura di Pietro Adamo. M&B Publishing, 2001 p. 111

Proprio a causa del  suo ruolo di responsabile editoriale Wartenberg  nel 1933  fu condannato a due mesi  di prigione “ per violazione  della legge sulla stampa e per incitamento alla disobbedienza”. Per evitare il carcere  fuggì illegalmente in Olanda. Tornato in Germania visse clandestinamente , senza rinunciare  all’impegno politico  diretto in particolare contro il nazismo in ascesa. Di quegli anni antecedenti di poco dalla presa di potere del nazismo  quando ancora sopravviveva un barlume di speranza nel rovesciamento della situazione a favore del proletariato rivoluzionario, Wartenberg scrisse, nel 1932,  un articolo in occasione del decennale della fondazione  dell’Internazionale anarcosindacalista ( AIT o in tedesco IAA). (brano da commentare)

Brano da commentare: ” Nel novembre 1918, quando il potere politico cadde nelle mani del proletariato tedesco, [ nota mia, cfr. in questo blog il post:  LA REPUBBLICA DEI CONSIGLI OPERAI DI BAVIERA (1918-1919)] , questo non seppe  darsi altro che un’assemblea nazionale da eleggere, nella quale i partiti borghesi avevano la maggioranza. Ci si accontentò della democrazia politica, si lasciarono distruggere quasi completamente le prime organizzazioni consiliari e non si pensò neppure lontanamente a prendere il potere economico ai capitalisti e ai grandi proprietari terrieri attraverso l’espropriazione delle aziende. A dire il vero non tutti i lavoratori erano imbevuti di falsa coscienza borghese. I sindacalisti, che prima della guerra rappresentavano solo una piccola organizzazione con alcune migliaia di aderenti, occupavano un posto di rilievo tra i rivoluzionari. Nel periodo rivoluzionario 1919-1921 si possono contare all’incirca  100.000 sindacalisti organizzati anche se la loro influenza si estendeva su milioni di lavoratori. Nei diversi scioperi generali, specialmente in quelli dell’industria mineraria e dell’industria pesante, queste forze erano predominanti. Ma l’imperante socialdemocrazia si rese conto che doveva soffocare tutte le forze politiche organizzate del proletariato usando massicce schiere di mercenari. E quando alla fine del 1923 fu stabilizzato il corso del  marco, mentre si consolidò la repubblica di Weimar, i movimenti effettivamente rivoluzionari si trovarono in una situazione estremamente difficile. […]  Negli ultimi anni la borghesia tedesca si era quasi completamente trasferita nel campo fascista, mentre la socialdemocrazia era stata respinta dalla direzione dello Stato. L’opposizione del proletariato si faceva appena sentire, poiché un grande scoramento aveva preso piede dal tempo della rivoluzione tentata nel dopoguerra con terribili delusioni, spaccature, ecc. E’ un fatto  che una certa volontà di lotta è emersa solo ultimamente intorno alla primavera del 1932.  […]    Noi disponiamo ancora oggi in centinaia di località della Germania di nuclei di militanti capaci e pieni di abnegazione, che vendono centinaia di migliaia di giornali, di opuscoli, che tengono riunioni pubbliche su importanti avvenimenti, che affrontano ogni lavoro e tengono testa nelle assemblee ad ogni rappresentante delle organizzazioni avversarie. In parecchie industrie dove i nostri aderenti dispongono di una maggiore influenza, questi si distinguono  fra i primi e i  più attivi  negli scioperi e nelle altre lotte. Il movimento anarcosindacalista è in grado di pubblicare un settimanale “ Der Syndacaliste” (Il sindacalista) un giornale per i disoccupati che appare ogni due settimane, “Arbeitslose” (Il disoccupato) è un organo teorico mensile, “Die Internationale” ( L’ Internazionale”). […] Collaborano strettamente con la FAUD organizzazioni giovanili, la gioventù anarcosindacalista, che pubblica irregolarmente un organo di stampa, appunto “Junge Anarchisten” ( Giovani anarchici). In tempi recenti questa organizzazione ha contribuito con una forte attività alla formazione di gruppi di fanciulli. In questo settore i successi sono abbastanza grandi, esiste perfino un mensile libertario per fanciulli  “Proletarisches Kinderland “ ( Il paese proletario del ragazzi). Questo movimento giovanile autorizza le migliori speranze, dal 1918 il rinnovamento dei metodi di studio rappresenta il più forte fattore per l’abbattimento dello spirito autoritario in Germania. […] E’ da sperare che il proletariato tedesco vinca presto la reazione dominante, e che apra la via per uno sviluppo della Faud . …” ( Testo di Gehrard  Wartenberg in occasione del decennale della fondazione dell’internazionale anarcosindacalista  1922-1932)

Bibliografia: in Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo in Germania. Affermazione, ascesa e declino, prefazione di David Bernardini, Edizioni Malamente,  2025, pp. 94, 95, 97,98, 99. Per le solite ragioni di spazio ho saltato dei passaggi importanti di questo testo volendo limitarmi soltanto a quanto si riferiva alla storia della Faud, rinvio pertanto alla versione integrale originale , che si trova anche  nella rivista mensile, Il Cantiere, Materiali di intervento dei comunisti anarchici nella lotta di classe anno 5 , numero 35, 2025, pp. 22-23

Purtroppo , come è noto, le speranze di Wartemberg in uno sviluppo della Faud e della rivoluzione proletaria non si realizzarono e dopo la presa del potere di Hitler ( 30 gennaio 1933)  si abbatté una efferata persecuzione su tutti gli oppositori della dittatura nazista. Anche Wartenberg ne fu coinvolto, dopo il suo arresto nel 1935, che pose fine alla sua clandestinità,  seguirono poi altri arresti  e infine la detenzione  nel campo di concentramento di Sachsnhausen dove morì il 23 dicembre 1942. Il giorno prima di Natale, la Gestapo convocò Käte Pietzuch e consegnando le ceneri del marito le annunciarono che era morto di polmonite doppia. Si ritiene piuttosto, a mio parere a ragion veduta, che la causa primaria del decesso furono le inumane condizioni di vita di quel lager se non un suo premeditato assassinio. (cfr. in questo blog, il post: ERICH MUSHAM (1878-1934), ; RAPHAEL FRIEDEBERG, ( 1863-1940) ……  .)

 

                                                  



ARTHUR LENNING (1899-2000)  fu uno dei fondatori insieme a RUDOLF ROCKER e ad AUGUSTIN SOUCHY della FAUD  (Freie Arbeiter Unions  Deutschland)  , le cui linee generali erano esposte nell' Atto di Costituzione del 1919 ( cfr. primo brano). Importante  è inoltre la precisazione di Lehning sul significato del termine “anarcosindacalismo” (cfr. secondo brano)

Brani da commentare:  1)  “I sindacalisti, in chiaro riconoscimento dei fatti sopra esposti, sono i  principali avversari   di ogni economia monopolistica.  Essi propugnano  la socializzazione del suolo, degli strumenti di lavoro, delle materie prime e di tutte le ricchezze sociali.  La riorganizzazione di tutta la vita economica sulla base del comunismo libertario, cioè il comunismo fondato sulla formula “ da ognuno  secondo le sue capacità ad ognuno secondo i suoi bisogni". Partendo dal fatto che il socialismo è un problema culturale che può essere risolto solo dalla attività creativa del popolo dal basso verso l’alto  i  sindacalisti respingono ogni  tipo di  statalizzazione che può portare alla peggiore forma di sfruttamento e cioè al capitalismo di Stato e mai al socialismo..”  (Atto di costituzione della FAUD 1919); 2) “ Vorrei, adesso, mettere in chiaro il significato del termine  anarcosindacalismo, il cui utilizzo, quasi sempre vago, nella letteratura sulla teoria e sul movimento sindacalista rivoluzionario non aiuta la comprensione né della teoria  né dei fatti. Bisognerebbe, credo, applicare il termine anarcosindacalismo soltanto alla dottrina e al movimento di carattere sindacale rivoluzionario o unionismo industriale, che preconizzano come fine rivoluzionario e socialista la scomparsa dello Stato e del capitalismo, la ricostruzione della società, sulla base del federalismo, da parte delle organizzazioni economiche della classe operaia, affrancate dal giogo di ogni potere, sia dello Stato che di un Partito politico.  […] C’ è un solo terreno per la preparazione pratica della rivoluzione ed è quello dell’organizzazione dei lavoratori, non per sfruttare tle organizzazione a beneficio del suo raggruppamento ideologico, ma per renderla atta a condurre la lotta verso un società libertaria. Gli anarchici si rifiutavano di dirigere i lavoratori, perché non volevano diventare un partito politico, restava così loro un solo ruolo da svolgere, quello di cooperare coi lavoratori affinché potessero dirigersi da sé  e gestire in comune la vita economica, politica e sociale del paese.” ( Arthur Lehning, L’anarcosindacalismo …)

 Bibliografia: Primo brano trovato su Internet/ Google alla voce  “ Freie Arbeiter Union Deutschlands “  (FAUD)  in lingua tedesca p. 2. Tradotto in italiano da me con aiuti. Secondo brano in Arthur Lehning , L’anarcosindacalismo scritti scelti a cura di Maurizio  Antonioli,  BFS edizioni,  1944, pp. 87, 88, 90. Cfr. anche Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo in Germania. Affermazione, ascesa e declino, prefazione di David Bernardini, Edizioni Malamente,  2025, pp. 53-55

  Dal 1930 al 1935 fu segretario dell’AIT ( Associazione Internazionale  dei Lavoratori) fondata nel 1922 a Berlino. Si impegnò con successo anche nel campo letterario e artistico fondando la rivista "I 10".  Fondò, insieme ad altri,  nel 1927l’ International Institut voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam (IISG), di cui nel 1961 divenne direttore.  Nel 1999 ricevette il più importante premio letterario olandese. Numerose sono le sue opere saggistiche e storiche. Mi limito a citare , perché è quello che ho, il suo bel libro,  Bakunin e gli altri. Ritratti contemporanei di un rivoluzionario, Zero in condotta, 2002. Dalla prefazione di Arthur Lehnin traggo le seguenti osservazioni (cfr. brano)

Brano da commentare: “ I testi qui raccolti – frammenti di lettere, articoli, note , memorie, documenti diversi, rapporti di polizia- riguardano tutti la persona di Bakunin. Sarebbe quindi inutile cercare in questo libro delle esposizioni sulla sua teoria politica, sebbene, e specialmente nel caso di Bakunin, sia estremamente difficile separare le idee e le attività da quella che viene chiamata la “vita privata”. Tutti i documenti sono prodotti da contemporanei. Fatta qualche eccezione , questi ultimi hanno tutti conosciuto Bakunin personalmente. […] E’ inutile dire che le testimonianze non contribuiscono tutte allo stesso modo alla biografia di Bakunin. […] Infine vi si troveranno dicerie  e informazioni poco attendibili, se non completamente erronee  o calunniose. Le abbiamo inserite non soltanto a titolo di curiosità, ma anche perché questi commenti hanno essi pure  contribuito all’immagine che di Bakunin si sono plasmati i suoi contemporanei, e persino i nostri, malgrado le smentite fornite da lungo tempo e da fatti irrefutabili. Ricordiamo soltanto che la voce diffusa di frequente, e secondo la quale, Bakunin sarebbe stato un agente russo, ha direttamente influito sulle sue attività politiche. Se questo libro  può suscitare un certo interesse, è proprio perché l’opinione contemporanea o anche la leggenda  costruita attorno alla sua persona, hanno lasciato tracce visibili nella storia. …” ( Arthur Lehning , Prefazione a Bakunin e gli altri… febbraio 1976 )

Bibliografia: Arthur Lehning, Bakunin e gli altri. Ritratti contemporanei di un rivoluzionario, Zero in condotta, 2002 pp. 21 e 22                                                                

                                                                                  
 

ANNA GÖTZE (1875-1958)   fu una delle fondatrici nel 1919 dello Spartakusbund.  All’inizio del 1920 aderì all’anarchismo e svolse un ruolo importante nella FAUD, insieme ai suoi figli, Irma e  Nante. Dopo l’ascesa al potere del nazismo fu detenuta nel lager di Ravensbruck per 8 anni, dove la trovò la figlia, quando anch' essa, reduce dalla guerra civile di Spagna, vi fu rinchiusa dalla Gestapo. Entrambe riuscirono a fuggire da lì nell’aprile del 1945.    Anna Götze fu tra i primi avversari dei nazisti ad essere rinchiusa in un campo di concentaramento  e subì  nella sua esistenza  il disumano  regime  concentrazionario imposto nei lager  prima dalle SA e poi dalle SS. (cfr. brano)  
Brano da commentare: “ Dal momento della salita al governo dei nazionalsocialisti nel gennaio ‘33 al marzo successivo, quando venne ufficialmente “inaugurato” il lager di Dachau, furono istituiti una quarantina di Campi di  custodia preventiva ( Schutzhaftlager) , sotto il controllo delle Sa, “allestiti essenzialmente con finalità politiche, per l’internamento cioè di avversari del regime nazionalsocialista, di anarchici e di elementi  cosiddetti Asociali, la maggioranza di questi luoghi di detenzione si trovava a Berlino o nei suoi immediati dintorni. In un secondo tempo queste prigioni provvisorie – come quella in un polverificio nel quartiere di Porz-Hochkreuz di Colonia – e i campi di concentramento informali (wilde Konzentrationslager) controllati dalle Sa vennero quindi  progressivamente chiusi tra l’estate del ‘33 e l’inverno del ‘34; tali luoghi di sevizie contro i detenuti “sovversivi” avevano prefigurato l’orrore dei successivi campi di sterminio tanto che il capo della Gestapo, dopo avere visitato un carcere sotterraneo delle Sa di  Wuppertal, ebbe a dichiarare che “Hieronymus  Bosh e Pieter Bruegel non hanno mai visto un orrore simile “. Con l’apertura delle nuove strutture, a partire da quella di Dachau, la loro gestione passò quindi alle SS e il 4 luglio 1934 venne istituito nell’ambito dell’ Ufficio centrale dell’ organizzazione SS, con sede a Orjanjenburg presso Berlino, l’ispettorato per i campi di concentramento. All’ingresso dei primi lager fu posta la celebre scritta "Arbeit macht frei": il lavoro rende liberi. Le misure coercitive vennero quindi affiancate dalla martellante propaganda nazista per la quale “il nemico è sempre caratterizzato come uno che non lavora, che non conosce la dignità del lavoro, che ostacola la produzione” ( in Marco Rossi, Asociali e renitenti al lavoro nella Germania nazista ....)
Bibliografia: Marco Rossi, Asociali e renitenti al lavoro nella Germania nazista  in  Riesenfeld, Rossi, Souchy, Theissen, Walter, Wilhelms, Piegarsi vuol dire mentire,     Zero in Condotta 2005 pp. 88-89.                                                                           

RUDOLF MICHAELIS ( 1907-1990) restauratore  delle antichità del Vicino Oriente,   membro del FAUD,  sindacato anarchico tedesco e amico  di Bonaventura Durruti, nella cui Colonna combatté, più tardi , durante la guerra civile in Spagna. Esercitò anche le funzioni di responsabile della GFB ( Gilde freiheitilicher Bücherfreunde = Gilda del libro libertario) sezione culturale della FAUD. Lavorò al Museo di Stato di Berlino e partecipò a diverse spedizioni archeologiche  in Oriente. Partecipò clandestinamente al Congresso dell’ AIT ad Amsterdam nel 1933 dove conobbe , divenne amico di Rudolf Rocker e di Helmut  Rüdiger. Per la sua  ostilità nei confronti del nazismo, che stava sempre più consolidando il proprio potere nella società tedesca, fu licenziato dal museo e arrestato  e rinchiuso in prigione.  Appena fu libero fuggì con  sua moglie, Margaret Gross Michaelis, che già era stata , un anno prima,  in Spagna per un servizio fotografico in Spagna,  dove si stabilì a Barcellona e fondò con altri compagni tedeschi. Nel 1934 si separò da Margaret Michaelis.  Durante le giornate del luglio 1936 partecipò ai combattimenti contro  i militari “ribelli” e alla espugnazione delle sedi naziste a Barcellona.  Combattè   i franchisti prima come delegato del gruppo , composto da  anarchici tedeschi nella” Colonna  Ascaso” e, poi,  come delegato nella “Colonna Durruti “.   Durante le giornate di maggio del 1936  fu arrestato dagli stalinisti e liberato, solo, nel febbraio del 1938. Dopo la vittoria di Franco, lasciò la Spagna per poi tornarvi clandestinamente nel 1939.  Scoperta la sua vera identità fu arrestato dai franchisti e condannato  a 30 anni di prigione. Nel 1944 fu liberato, ma sottoposto sino al 1946 ad una rigorosa sorveglianza poliziesca. Grazie alla nuova situazione internazionale, poté , infine, lasciare la Spagna e si stabilì nella Germania dell’Est, dove subì, anche in quel paese , una sistematica persecuzione, alla quale, talvolta, riuscì a sfuggire, assumendo false identità. Nel 1995 pubblicò un libro sulla sua esperienza spagnola, che purtroppo non ho letto. 
Brano da commentare: “…. I fatti tra la CNT ed i compagni tedeschi emigrati nasce una stretta collaborazione nel lavoro assiduo di propaganda  antinazista. Questi tedeschi fuggiti in Spagna si riuniscono nel Deutsche Anarcho-syndacalisten “(DAS) e pubblicano il quindicinale Soziale Revolution. Dei corrieri riallacciano i contatti con i compagni rimasti in Germania. Nei mesi che seguono, alcuni attivisti raccolgono fondi e contattano tecnici e specialisti utili alla rivoluzione spagnola. Il sogno, però , dura poco. In Germania, il movimento è quasi decapitato: la Gestapo arresta, uno dopo l’altro, i membri dei diversi gruppi. [….] La rivoluzione spagnola ha un epilogo tragico e molti compagni sono costretti ad abbandonare la resistenza attiva.  La maggior parte di  essi è dietro le sbarre o rinchiusa in campi di concentramento. …. ( Augustin Souchy in “ Piegarsi vuol dire mentire , Zero in Condotta, 2005
Bibliografia:  in  Augustin Souchy,  Germania, il nazismo in marcia in  Riesenfeld, Rossi, Souchy, Theissen, Walter, Wilhelms, Piegarsi vuol dire mentire,  Zero in Condotta 2005 p. 11-12
                                                   
MARGARETH GROSS MICHAELIS  (1902-1981). Nacque in una famiglia ebraica a Dziedice in Austria. Studiò fotografia a Vienna. Nel 1929 incontrò RUDOLPH MICHAELIS ,  restauratore  delle antichità del Vicino Oriente e membro del FAUD,  sindacato anarchico tedesco.. Nel 1932 Margareth  fece un viaggio a Barcellona dove  scattò nei quartieri più poveri della  città numerose fotografie dal contenuto fortemente critico- sociale . Tornata in Germania , nel 1933, sposò Rudolf Michaelis e in sieme dovettero, all’avvento del fascismo al potere , fuggire dalla Germania. la dovette lasciare  nel 1933, all’avvento del nazismo. Si stabilirono  a Barcellona,  ma , nel 1934, si separò da Rudolph, e nel 1936 partecipò a un viaggio a Valenza con Emma Goldman, Athur Lehning ed altri per  visitare e fotografare le  nuove collettività aragonesi. Durante la guerra civile lavorò, sempre come fotografa,  per il Commissariato di propaganda della Generalità di Barcellona. Alla fine del 1937 per sfuggire alle persecuzioni degli stalinisti andò in Francia e infine si recò  in Australia, dove nel 1960 sposò Albert George Sachs e lavorò con lui nel suo commercio di quadri  a Melbourne.  Rudolph, invece, si trasferì con la sua nuova famiglia in Germania Est.
Brano e foto da commentare: “ Fu un pomeriggio pieno di emozioni. Arrivò un suonatore di fisarmonica che si sedette davanti alla pensione e cominciò a suonare. Poco dopo tutti i bambini di Mediodia lo avevano circondato. Una triste e terribile immagine. Le statistiche suppongono che tra il 90% ed il 95% dei bambini del Barrio Chino soffrono di sifilide. Numerosi bambini con il naso appiattito, calvi, ciechi, con delle stampelle. Era il volto oscuro di Barcellona. Il Barrio Chino è la vergogna di tutta la Catalogna. I bambini sono una denuncia silenziosa” (commento di Margaret Michaelis a quella foto scattata durante  il suo viaggio a Barcellona nel  1932)
 
La foto di Margareth Michaelis  mi ha fatto venire la voglia di riprodurla a modo mio in creta



In effetti scene di estrema miseria  e di  insopportabile degrado urbano e sanitario erano assai ricorrenti nel cosiddetto  Barrio Chino , quartiere proletario e sottoproletario , situato  al centro della città. Questo nome gli fu dato dalla stampa borghese, nonostante l’assenza di immigrati cinesi,   per evocare  la miseria e la insalubrità delle “China-town di Londra e delle città nordamericane.  Il raccapriccio e la ripugnanza, che suscitava questa zona, soprattutto di giorno, perché di notte si trasformava in un equivoco e attraente “ luogo di vizi e di piaceri” era diffuso   sia  tra i  borghesi benpensanti di Barcellona  che  tra i  gli intellettuali progressisti di sinistra.,Il totale risanamento di tutto il vecchio cittadino auspicato sia dalla destra che dalla sinistra ( cfr. per esempio,  il progetto apparentemente illuminato del Gruppo di architetti e tecnici  catalani ( GATCPAC) , con l’appoggio di  Le Corbusier) prevedeva incondizionatamente la costruzione  di larghe strade, al posto . degli stretti vicoli, carichi di storia, eal tempo stesso l’ espulsione dal centro della classe operaia , che ancora vi abitava e  anche degli anarchici , che in quei quartieri avevano fatto il centro delle loro lotte. Tali progetti  borghesi illuminati, ma anche alquanto classisti,  furono accantonati,  con lo scoppio della rivoluzione sociale spagnola, che almeno sino al maggio del 1937, in quei luoghi diede vita a  un urbanismo rivoluzionario, che rinnovò completamente il modo di vivere e di relazionarsi . (cfr. brano) 
Brano da commentare:  … “ Tra luglio 1936 e il maggio 1937 i comitati rivoluzionari di quartiere permisero dunque alle comunità operaie di impadronirsi del  contesto edilizio  ( environnement bâti ) e di esercitare un nuovo potere sul loro quotidiano […] La festa rivoluzionaria cominciò seriamente  nelle strade il 21 luglio (ironia della sorte: quel giorno là i leaders anarchici optavano per una divisione del potere con gli altri gruppi del fronte popolare) . E i gruppi di operai, spesso organizzati tramite ( via) i comitati rivoluzionari locali, occuparono i quartieri dell’ élite, le proprietà della Chiesa, i bureaux d’affari, gli hotel e i palazzi dei ricchi. […]  Uno degli obiettivi centrali del progetto urbanistico rivoluzionario fu l’espansione dei servizi pubblici barcellonesi […] Degli spazi che erano stati concepiti per l’uso esclusivo dei borghesi furono collettivizzati e posti soto il controllo dei comitati rivoluzionari armati locali e dei sindacati. Furono utilizzati a fini solidari e non gerarchici. Il Ritz di Barcellona divenne  l’ Hotel Gastronomico numero uno, ristorante comunitario sotto il controllo dei sindacati ch foirniva dei pasti ai membri delle milizie, ai diseredati dei barrios del centro-città, agli artistyi di cabaret e agli operai. Delle case private dei membri dell’élite furono anche trasformati in ristoranti pubblici o in abitazioni per i senza tetto, i rifugiati, le persone anziane e quelli che vivevano in alloggi superpopolati. Nello stesso tempo, dei comitati speciali furono fondati su  scala ( à l’échelle) dei quartieri per offrire delle opportunità d’impiego ai disoccupati, particolarmente nei progetti edilizi. […] Questo aiuto ai disoccupoati assicurò la quasi totale scomparsa della mendicità dopo il mese di luglio. Le nuove priorità della città rivoluzionaria trasformarono anche gli  sterili ( "oisifs") spazi borghesi   in spazi socialmente utili. Alla fine del luglio 1937, in più dei numerosi 
locali collocati negli hôtels particolari, sei nuovi ospedali erano stati fondati, ivi compresa una maternità creata in un vecchio hôtel. Vi fu ugualmente un’espansione considerevole dell’insegnamento. […] Delle biblioteche pubbliche e delle scuole furono fondate nelle case dei ricchi e le collezioni di libri privati furono spesso socializzati e raggruppati per creare nuove biblioteche pubbliche o scolastiche. Un antico dancing fu convertito in una scuola, ciò che rifletteva l’ atteggiamento morale della CNT: Nel proseguimento delle iniziative culturali assunte dalla CNT/FAI prima della guerra civile, gli anarchici svilupparono i loro corsi per adulti negli ateneos di quartiere, di cui un grande numero poté aumentare le loro attività e concernere più persone sia traslocando nelle case che appartenevano ai benestanti, o alla Chiesa, sia ingrandendo i vecchi locali…..” ( Chris  Ealham, Barcellone contre ses habitants….)
Bibliografia:   Chris  Ealham, Barcellone contre ses habitants. 1835-1937. Quartiers ouvriers de la revolution, Les réveilleurs de la nuit, 2014, pp. 63-64-p. 67-68- 69-70 (traduzione italiana mia). E’ un libro diviso in due parti Geographie imaginaire. Idéologie, espace urbain et contestation du Barrio Chino de Barcelone 1835- 1936 e  Le mythe de la foule enragée. Classe, culture et espace révolutionnaire a Barcelone 1936-1937.  . Io l’ho trovato molto interessante.e spero che trovi presto un editore , in Italia.

Le notevoli trasformazioni apportate nei barrios proletari e sottoproletari dall’urbanismo rivoluzionario e il conseguente clima solidaristico e festoso  che emanava da essi suscitò, come è noto, l’entusiasmo di tutti quei volontari stranieri  che nei primi mesi della rivoluzione giungevano a Barcellona.  Mi limito tra essi a citare George Orwell, Emma Goldman,   Giuseppe Bifolchi, Umberto Tomassini, Nills Latt e tanti tanti altri. Purtroppo dopo le giornate di maggio del 1937 , quando la controrivoluzione operata dal governo e dagli stalinisti giunse al suo comune,  le testimonianze  dei volontari stranieri cambiano tono e tutti sono unanimi, chi, prima o dopo,  nel constatare  il declino della rivoluzione e il ritorno, ancora prima della vittoria di Franco,  al contesto  sociale reazionario e classista degli anni precedenti il 19 luglio del 1936-   (cfr. brano)
Brano da commentare: “ … A partire dal maggio 1937, uno Stato repubblicano ricostruito estese  il suo potere sul paesaggio urbano e i vecchi privilegi e i vecchi tirmi urbani furono riaffermati. Il Ritz s' impose di nuovo come il "migliore  hôtel della città” et le chic  proletario passò definitivamente di moda. Le vetture re gli altri attributi dei ricchi, così come gli abiti di alta moda., divennero sempre più visibili.   Questa tendenza fu percepita da Orwell, tanto (alors)  più per gli sviluppi locali che notò, dopo un periodo al fronte : “ Un  profondo mutamento si era prodotto nella piccola città (sic!)… La divisione normale della società in ricchi e poveri, classi superiori e classi inferiori, si riaffermava.” e i mendicanti tornavano sulle strade. “ ( Chris  Ealham, Barcellona  contro i suoi abitanti)
Bibliografia: Chris Ealham, Barcellona contre ses.... , op. cit. p. 83 . ( traduzione italiana mia) . Cfr. anche George Orwell, Omaggio alla Catalogna, il saggiatore, 1964, pp. 140-141. 
 
 
 
 
                                                                                                                                                       




Nessun commento:

Posta un commento