Brano da commentare: “ Quando la guerra
scoppiò, io mi trovavo a Vienna, in visita dal gruppo comunista anarchico
fondato da Rudolph Grossmann (Pierre Ramus). Anche se la polizia sapeva che si
trattava di un gruppo di kropotkiniani e di tolstoiani non violenti, eravamo
senza sosta esposti alla repressione. Poco tempo dopo gli inizi delle ostilità,
io fui dunque arrestato e espulso verso il mio paese di origine. Si incatenò la
mia mano destra alla mano sinistra di un
compagno di sventura. Non ci si tolse le catene neanche durante la notte. […]
Sul mio mandato d’arresto, marcato da una croce rossa, era scritto :
Attenzione, anarchico!” … ( Augustin Souschy, Attenzione Anarchico…)
Bibliografia
: Augustin Souchy , Attention : anarchiste ! Une
vie pour la liberté Editions du monde libertaire ,
2006 p. 12 (traduzione italiana mia)
Augustin Souschy , durante gli anni di guerra, per sottrarsi alla incombente chiamata alle
armi, approfittò, essendo momentaneamente in libertà, per fuggire clandestinamente
in Svezia e poi in seguito a continue espulsioni
, in Norvegia e in Danimarca, dove venne
in contatto tra gli altri con Albert
Jensen e la sua compagna Elise Ottesen Jensen , pioniera dei diritti della
donna.
Dopo la guerra, nel 1919 , fu uno dei
fondatori del sindacato anarchico
“Freie Arbeiter Unions Deutschland " (FAUD), che
indirizzava le proprie attività in varie direzioni (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Noi altri sindacalisti,
minoranza sull’ala sinistra del movimento operaio, diffondiamo le
nostre idee di un socialismo libertario e federalista nelle riunioni
pubbliche, nel settimanale Der syndikalist (stampato
in media in 80 mila copie) e dalla
pubblicazione delle opere di Bakunin, Kropotkine , J.
H. Mackay , Domela Nieuwenhuiis, Rudolph Rocker
e altri socialisti
libertari e anarchici. Noi pubblicavamo
anche tutta una collana sull’emancipazione sessuale, per l’abolizione delle
pene contro l’aborto e per una libero
controllo delle nascite. Noi partecipavamo al “
Bureau anti-militarista “, la cui sede era in Olanda e partecipavamo
attivamente al movimento europeo “ Mai più la guerra” che sviluppò una intensa
propaganda soprattutto in Francia e in Inghilterra. Senza
dubbio non abbiamo mai raggiunto il nostro scopo, l’abolizione del
militarismo, ma i social-democratici e i comunisti, molto più forti, non sono
riusciti meglio nelle loro “
( Augustin Soucy, Vorsicht: Anachist ! Ein Leben fuer die Freiheit (1977)
Bibliografia : Augustin Souchy , Attention : anarchiste ! Une vie pour la liberté Editions du monde libertaire , edizione francese, 2006 p. 53 (traduzione italiana mia)
Per conto della FAUD Augustin Souchy nel 1920 fu inviato in Russia come osservatore del Secondo Congresso Mondiale del Comintern, dove restò per sei mesi e incontrò tra gli altri Lenin e Kropotkin. Assistette nel 1921, verso la fine di quel viaggio di studio, all’involuzione del processo rivoluzionario e alla sistematica repressione di tutti i dissidenti del regime bolscevico. (cfr. brano da commentare)
Brano da commentare: “ Noi (sommames ‘?) il governo russo, in nome del socialismo, di liberare i detenuti social democratici, i socialisti rivoluzionari e gli anarchici. Siccome le nostre iniziative restavano vane, noi organizzammo delle petizioni pubbliche e denunciammo nella nostra stampa il percorso reazionario intrapreso dalla rivoluzione russa sotto il dominio del Partito comunista. Noi risentivamo tutto l’oltraggio che era fatto attraverso queste persecuzioni, al movimento operaio internazionale. Con quale diritto si poteva combattere i governi reazionari dei paesi capitalisti quando nel cuore stesso del movimento operaio socialista, nel paese dove i comunisti erano arrivati al potere, dei combattenti rivoluzionari erano perseguitati, rinchiusi, trattati inumanamente, deportati in Siberia o anche (bien même) fucilati. E tuttavia si parlava ancora del “tovarisch”(compagno) Lenin, si dava ancora del tu ai comunisti, li si chiamava ancora con il nome familiare di “compagno”, si credeva ancora all’unità ideologica di tutte le tendenze del movimento operaio, noi vedevamo ancora nella fede al socialismo, il legame ideologico che univa tutti e nel capitalismo privato il nemico borghese comune. La mia simpatia andava alla madre russa, io speravo che nel paese di Bakunin, Dostoyesky, Tolstoine Kropotkin, la libertà e il socialismo avrebbero ben finito per realizzarsi ( se faire jour). Come potevo io, come potevamo noi prevedere che la tirannia imposta da Lenin si sarebbe mantenuta durante più di mezzo secolo – chi sa quanto tempo ancora? E avrebbe messo il popolo russo in catene? …” ( Augustin Souschy, Attention Anarchiste!...)
Bibliografia: Augustin Souschy, Attention Anarchiste!
Une vie pour la libertè. Mémoires, Les editions du monde libertaire,
2006, pp. 43-44
Ritornato
in Germania Souschy partecipò
attivamente al 14° Congresso della Faud, dove individuò come elemento
caratterizzante dell’anarcosindacalismo, l’azione diretta. (cfr. brano da
commentare)
Brano da commentare: La liberazione dallo
sfruttamento e dall’oppressione può essere raggiunta solo attraverso il
continuo intervento diretto della classe operaia rivoluzionaria, che trova la
sua espressione nell’azione diretta.
L’individuo deve impegnare tutta la sua
persona nella lotta di classe per portare a termine con successo l’azione
diretta. Se gli operai che lavorano nelle fabbriche si allontanano dalla lotta
immediata e lasciano la guida della lotta a funzionari eletti, non solo cessa
l’azione diretta, ma viene messo in discussione anche l’esito della lotta e il
movimento operaio viene sviato dal momento che gli viene tolta dalle mani la
sua liberazione. Se si vuole realizzare il principio secondo cui la liberazione
della classe operaia deve essere opera degli stessi lavoratori, allora ciò può
avvenire solo attraverso l’azione diretta, alla luce della quale si può ridurre
a una semplice formula: se vuoi la liberazione, allora devi agire in prima
persona. I mezzi di azione diretta sono molteplici: lo sciopero nelle sue varie
forme, la resistenza passiva, il sabotaggio su piccola e grande scala, il
boicottaggio, l’ etichettatura, l ‘ostruzione, le manifestazioni, il rifiuto
del servizio militare e dei doveri imposti dallo Stato e dall’ordine sociale
capitalista, l’occupazione delle fabbriche e lo sciopero generale. Tutti questi
mezzi di lotta devono essere utilizzati nella lotta di classe rivoluzionaria. …”
( Risoluzione al punto 5 di Augustin Souchy, Erfurt 19-22 novembre 1922)
Bibliografia: in Hartmut Rübner,
L’anarcosindacalismo in Germania, Affermazione, ascesa e declino (1892-1933)
. Prefazione di David Bernardini,
Edizioni Malamente, pp. 71-72
Dopo l’ascesa al potere dei nazisti,
Souchy si trasferì prima a Parigi e poi, nel luglio del 1936 in
Spagna, dove restò per tutto il tempo della rivoluzione spagnola
svolgendo importanti incarichi per conto della CNT spagnola, tra cui quello di
“segretario internazionale”. (cfr. primo brano) Fu un
fervente ammiratore e sostenitore delle collettivizzazioni operaie e contadine
e partecipò nel 1938 al Congresso di Valenza delle imprese agricole e industriali collettivizzate. ( cfr. secondo brano)
Brani da commentare:1) “ Qualche settimana prima dello scoppio della
guerra civile, ero venuto in Spagna per un giro di conferenze. Devo a questa
coincidenza che nella notte storica dal 19 al 20 luglio e nei giorni seguenti
stavo sulle strade di Barcellona dalla parte dei combattenti spagnoli […] fino
a quando, nel gennaio 1939, un giorno prima della caduta di Barcellona, dovevo
abbandonare precipitosamente la città. Dalla lotta difensiva contro il colpo di
stato militare si era sviluppata una rivoluzione, una profonda rivoluzione sociale.
Gli anarchici non si accontentavano della semplice difesa della democrazia
formale, ma passarono in tutte le parti del paese, dove avevano sconfitto il
colpo di stato, al contrattacco. Secondo loro, i mali del militarismo e il
pericolo del fascismo potevano essere eliminati dall’istituzione di un ordine
sociale socialista e libertario. Di questo nuovo e libero ordine avevano
certamente idee diverse rispetto ai socialdemocratici e comunisti. […] I
latifondi e le aziende private non dovevano, secondo loro, essere
nazionalizzati, ma gestiti direttamente dai dipendenti … Nel corso di poche
settimane era cambiata la struttura proprietaria, il settore privato era stato
trasformato in una economia collettiva. “ ( Augustin Souschy., Paul Folgare, .
Collectivizacione … Barcellona 1937) ; 2)“ … Io ero presente a
questo congresso in quanto osservatore. Istintivamente, i miei pensieri
rivoluzionari tornarono agli anni 20, nella Russia post-rivoluzionaria.
Zinoviev e Lenine a Mosca avevano cercato di farmi credere che il possesso e la
gestione delle imprese ai lavoratori non avrebbero portato che a un capitalismo
collettivo piccolo borghese. Questo congresso di Valenza avrebbe forse aperto i
loro occhi, se questi due corifei del comunismo di Stato vi avessero partecipato.
E se noi avessimo vinto la guerra civile, allora il collettivismo spagnolo
sarebbe oggi una terza alternativa tra il capitalismo privato da una parte e il
capitalismo di Stato dall’altro. “ ( Augustin Souschy, Attention
anarchiste!...)
Bibliografia: Primo brano in Leonhar Schäfer, A las barricadas.
Testimonianze anarchiche e antifasciste internazionali, Edizioni Erranti, 2019,
p. 98 . Secondo brano in Augustin Souschy, Attention Anarchiste!
Une vie pour la libertè. Mémoires, Les editions du monde libertaire,
2006, p. 98
Dopo la disfatta della rivoluzione spagnola fu detenuto per due anni di detenzione in Francia nei campi di concentramento sino alla sua fuga in Messico dove visse a lungo ( 1948 - 1952 ), Nel 1966 tornò in Germania e si dedicò a numerosi viaggi di studio e propaganda tramite una lunga serie di conferenze basate sui più grandi eventi ed esperimenti più o meno libertari, di cui fu testimone diretto ( Spagna Cuba, , Svezia, Italia, Israele, Yugoslavia, Argentina, Madagascar, Honduras, Jamaica, Etiopia, Portogallo. Morì a Monaco nel 1984 , a 91 anni.
FIGURINE di Wartenberg in fase di colorazione
GERHARD
WARTENBERG (pseudonimi da lui usati : = HW.GERHARD;
ÄGIDE e G. BERG) nato a Tannroda (Turingia) nel 1904 e morto nel campo di concentramento (
Konzentrationslager) di Sachsenhausen (presso Berlino) nel 1942. Ancora
studente, a diciotto anni, frequentò gruppi
anarco-sindacalisti, scrivendo sui loro giornali, tra cui Der
Bakunist , rivista per l’anarchismo scientifico e pratico”. Si laureò in
Chimica all’ Università di Lipsia ( 1926) e ottenne il dottorato di Chimica
Applicata nel 1928. Dopo alcune
esperienze lavorative , di cui la più interessante , se ho capito bene,
fu in una società di produzione di film a Mosca. Tornato in Germania visse con la moglie Käte Pietzuch, anche lei anarcosindacaista e
la figlia Ilse nata nel 1931, a Berlino ,dove
strinse rapporti di profonda amicizia con Rudolf Rocker, Milly Witkop, Sollie Steimer, Senya Fleshin ed Emma Goldman. Dedicatosi
completamente alla propaganda politica e
anarcosindacalista Wartenberg svolse incarichi
assai impegnativi, tra cui quello di responsabile editoriale
delle riviste Der Syndacaliste
, Arbeiter-Echo e Die
Internationale, rivista della Freie Arbeiter-Union Deutschlands (Faud) , su
cui scrisse, nel 1931, un interessante
articolo, dove affrontò, in modo diverso da quello anarchico tradizionale, il problema dello Stato (cfr. brano da
commentare)
Brano da
commentare: “ Lo Stato ha assunto necessarie funzioni sociali, è cresciuto
nella società. Naturalmente non mi viene mai
In mente di negare la lentezza , la dipendenza della regolamentazione,
il burocratismo, il comportamento autoritario e gli altri danni con cui lo
Stato svolge questa funzione. Ne voglio in alcun modo negare che , oltre a
queste funzioni sociali, lo Stato continui a svolgere il suo vecchio ruolo
oppressivo, compiacente al capitale. Ma voglio richiamare l’attenzione sul
fatto che oggi lo Stato ha assunto in larga misura funzioni il cui adempimento è necessario e il
cui mancato adempimento porterebbe alla disorganizzazione e alla fame. […] Se un tempo lo Stato veniva definito un
oppressore che doveva essere affrontato direttamente, oggi può essere definito
un imbroglione che vuole mascherare la sua esistenza di sfruttatore e
oppressore assumendo alcune funzioni sociali.
Mentre in passato si poteva parlare della sua abolizione come di una
cosa negativa, oggi si deve tenere conto del fatto che questi compiti necessari devono continuare ad
essere svolti in qualche modo. Mentre in passato c’erano anarchici che
chiedevano la dissoluzione della società in piccoli gruppi indipendenti, con il
diritto illimitato di secessione, di separazione, oggi dobbiamo pensare a una organizzazione sociale libera e
federalista per il periodo di transizione, come previsto dall’idea dei
consigli. Mentre in passato si poteva
parlare semplicemente di Stato, oggi dobbiamo distinguere tra Stato di polizia (Stato
fascista) e Stato “sociale”.
Naturalmente non ci dichiariamo a favore di quest’ultimo, anche lo preferiamo
allo Stato fascista, ma dobbiamo combatterlo in modo diverso- questo è il
nocciolo della questione. […] Oggi la
maggior parte della popolazione è fedele allo Stato e lo è anche gran parte della forza lavoro. Il primo
compito è quello di mostrare loro i danni palesi e occulti causati dallo Stato. Tuttavia questo non può essere
fatto dipingendo un’immagine dello Stato che non è più valida, ma presentando
le cose come realmente sono . …” ( articolo di Gehrard Wanteberg, pubblicato su
“ Die Internationale” aprile 1931)
Bibliografia: in Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo
in Germania. Affermazione, ascesa e declino, prefazione di David
Bernardini, Edizioni Malamente, 2025, p
. 86 e p. 90
A me sembra, ma è un’opinione del tutto personale, che tale
concezione dello Stato sia, in qualche modo affine a quella espressa da Camillo
Berneri in articolo pubblicato nel 1922.
(cfr. brano da commentare)
Brano da commentare: “ Il nemico è là: è lo
Stato. Ma lo Stato non è solo un organismo politico, strumento di conservazione
delle ineguaglianze sociali: è anche un organismo amministrativo. Come
impalcatura amministrativa lo Stato non si può abbattere. Si può cioè smontare
e rimontare, ma non negarlo, poiché ciò arresterebbe il ritmo della vita della
nazione, che batte nelle arterie ferroviarie, nei capillari telefonici, ecc.
Federalismo! E’ una parola, E’ una formula senza contenuto positivo. Che cosa
ci danno i maestri? Il prsupposto del federalismo: la concezione antistatale,
concezione potrebbe attirare su di noi l’attenzione di molti che non politica e
non impostazione tecnica, paura dell’accentramento e non progetti di
decentramento. Ecco invece un tema di studio.: lo Stato nel suo funzionamento
amministrativo. Ecco un tema di propaganda: la critica sistematica allo Stato
come organo amministrativo accentrato , quindi incompetente ed irresponsabile.
Ogni giorno la cronaca ci offre materia alla critica: milioni sperperati in
cattive speculazioni, in lungaggini burocratiche, polveriere che saltano in
aria per incuria di uffici “competenti”; ladrocini su larga e piccola scala,
ecc. ecc. Una sistematica campagna di questo genere potrebbe attirare su di noi
l’attenzione dimolti che non si scomporrebbero affatto leggendo Dio e lo
Stato.” ( Camillo Berneri, Anarchismo e federalismo in Pagine libertariedi
Milano del 20 novembre 1922)
Bibliografia: Contributo ad un dibattito sul federalismo in Scritti scelti di Camillo Berneri,
Pietrogrado 1917 Barcellona 1937; a cura di Pier Carlo Masini e Alberto Sorti,
Sugar editore, 1964, p.55. “Quest’ articolo si trova ora anche con
questo titolo in Zero in condotta, 2013, p. 76 e in Camillo Berneri, Anarchia e società
aperta. Scritti editi e inediti a cura di Pietro Adamo. M&B Publishing,
2001 p. 111
Proprio a causa del
suo ruolo di responsabile editoriale Wartenberg nel 1933
fu condannato a due mesi di
prigione “ per violazione della legge
sulla stampa e per incitamento alla disobbedienza”. Per evitare il carcere fuggì illegalmente in Olanda. Tornato in
Germania visse clandestinamente , senza rinunciare all’impegno politico diretto in particolare contro il nazismo in
ascesa. Di quegli anni antecedenti di poco dalla presa di potere del
nazismo quando ancora sopravviveva un
barlume di speranza nel rovesciamento della situazione a favore del
proletariato rivoluzionario, Wartenberg scrisse, nel 1932, un articolo in occasione del decennale della
fondazione dell’Internazionale
anarcosindacalista ( AIT o in tedesco IAA). (brano da commentare)
Brano da commentare: ” Nel novembre 1918,
quando il potere politico cadde nelle mani del proletariato tedesco, [ nota
mia, cfr. in questo blog il post: LA
REPUBBLICA DEI CONSIGLI OPERAI DI BAVIERA (1918-1919)] , questo non seppe
darsi altro che un’assemblea nazionale da eleggere, nella quale i
partiti borghesi avevano la maggioranza. Ci si accontentò della democrazia
politica, si lasciarono distruggere quasi completamente le prime organizzazioni
consiliari e non si pensò neppure lontanamente a prendere il potere economico
ai capitalisti e ai grandi proprietari terrieri attraverso l’espropriazione
delle aziende. A dire il vero non tutti i lavoratori erano imbevuti di falsa
coscienza borghese. I sindacalisti, che prima della guerra rappresentavano solo
una piccola organizzazione con alcune migliaia di aderenti, occupavano un posto
di rilievo tra i rivoluzionari. Nel periodo rivoluzionario 1919-1921 si possono
contare all’incirca 100.000 sindacalisti
organizzati anche se la loro influenza si estendeva su milioni di lavoratori.
Nei diversi scioperi generali, specialmente in quelli dell’industria mineraria
e dell’industria pesante, queste forze erano predominanti. Ma l’imperante
socialdemocrazia si rese conto che doveva soffocare tutte le forze politiche
organizzate del proletariato usando massicce schiere di mercenari. E quando
alla fine del 1923 fu stabilizzato il corso del
marco, mentre si consolidò la repubblica di Weimar, i movimenti
effettivamente rivoluzionari si trovarono in una situazione estremamente
difficile. […] Negli ultimi anni la
borghesia tedesca si era quasi completamente trasferita nel campo fascista,
mentre la socialdemocrazia era stata respinta dalla direzione dello Stato.
L’opposizione del proletariato si faceva appena sentire, poiché un grande
scoramento aveva preso piede dal tempo della rivoluzione tentata nel dopoguerra
con terribili delusioni, spaccature, ecc. E’ un fatto che una certa volontà di lotta è emersa solo
ultimamente intorno alla primavera del 1932.
[…] Noi disponiamo ancora oggi
in centinaia di località della Germania di nuclei di militanti capaci e pieni
di abnegazione, che vendono centinaia di migliaia di giornali, di opuscoli, che
tengono riunioni pubbliche su importanti avvenimenti, che affrontano ogni
lavoro e tengono testa nelle assemblee ad ogni rappresentante delle
organizzazioni avversarie. In parecchie industrie dove i nostri aderenti
dispongono di una maggiore influenza, questi si distinguono fra i primi e i più attivi
negli scioperi e nelle altre lotte. Il movimento anarcosindacalista è in
grado di pubblicare un settimanale “ Der Syndacaliste” (Il sindacalista) un
giornale per i disoccupati che appare ogni due settimane, “Arbeitslose” (Il
disoccupato) è un organo teorico mensile, “Die Internationale” ( L’
Internazionale”). […] Collaborano strettamente con la FAUD organizzazioni
giovanili, la gioventù anarcosindacalista, che pubblica irregolarmente un
organo di stampa, appunto “Junge Anarchisten” ( Giovani anarchici). In tempi
recenti questa organizzazione ha contribuito con una forte attività alla
formazione di gruppi di fanciulli. In questo settore i successi sono abbastanza
grandi, esiste perfino un mensile libertario per fanciulli “Proletarisches Kinderland “ ( Il paese
proletario del ragazzi). Questo movimento giovanile autorizza le migliori
speranze, dal 1918 il rinnovamento dei metodi di studio rappresenta il più
forte fattore per l’abbattimento dello spirito autoritario in Germania. […] E’
da sperare che il proletariato tedesco vinca presto la reazione dominante, e
che apra la via per uno sviluppo della Faud . …” ( Testo di Gehrard Wartenberg in occasione del decennale della
fondazione dell’internazionale anarcosindacalista 1922-1932)
Bibliografia: in Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo
in Germania. Affermazione, ascesa e declino, prefazione di David
Bernardini, Edizioni Malamente, 2025,
pp. 94, 95, 97,98, 99. Per le solite ragioni di spazio ho saltato dei passaggi
importanti di questo testo volendo limitarmi soltanto a quanto si riferiva alla
storia della Faud, rinvio pertanto alla versione integrale originale , che si
trova anche nella rivista mensile, Il
Cantiere, Materiali di intervento dei comunisti anarchici nella lotta di classe
anno 5 , numero 35, 2025, pp. 22-23
Purtroppo , come è noto, le speranze di Wartemberg in uno
sviluppo della Faud e della rivoluzione proletaria non si realizzarono e dopo
la presa del potere di Hitler ( 30 gennaio 1933) si abbatté una efferata persecuzione su tutti
gli oppositori della dittatura nazista. Anche Wartenberg ne fu coinvolto, dopo
il suo arresto nel 1935, che pose fine alla sua clandestinità, seguirono poi
altri arresti e infine la detenzione nel campo di concentramento di Sachsnhausen
dove morì il 23 dicembre 1942. Il giorno prima di Natale, la Gestapo convocò
Käte Pietzuch e consegnando le ceneri del marito le annunciarono che era morto
di polmonite doppia. Si ritiene piuttosto, a mio parere a ragion veduta, che la
causa primaria del decesso furono le inumane condizioni di vita di quel lager
se non un suo premeditato assassinio. (cfr. in questo blog, il post: ERICH
MUSHAM (1878-1934), ; RAPHAEL FRIEDEBERG, ( 1863-1940) …… .)
ARTHUR LENNING (1899-2000) fu uno dei fondatori insieme
a RUDOLF ROCKER e ad AUGUSTIN SOUCHY della
FAUD (Freie Arbeiter Unions Deutschland) ,
le cui linee generali erano esposte nell' Atto di Costituzione del 1919 ( cfr. primo
brano). Importante è inoltre la precisazione
di Lehning sul significato del termine “anarcosindacalismo” (cfr. secondo
brano)
Brani da commentare: 1) “I sindacalisti, in chiaro riconoscimento
dei fatti sopra esposti, sono i principali
avversari di ogni economia monopolistica. Essi
propugnano la socializzazione del suolo, degli strumenti di lavoro,
delle materie prime e di tutte le ricchezze sociali. La
riorganizzazione di tutta la vita economica sulla base del comunismo
libertario, cioè il comunismo fondato sulla formula “ da ognuno secondo
le sue capacità ad ognuno secondo i suoi bisogni". Partendo dal fatto che
il socialismo è un problema culturale che può essere risolto solo dalla
attività creativa del popolo dal basso verso
l’alto i sindacalisti respingono ogni tipo
di statalizzazione che può portare alla peggiore forma di
sfruttamento e cioè al capitalismo di Stato e mai al
socialismo..” (Atto di costituzione della FAUD 1919); 2) “ Vorrei, adesso,
mettere in chiaro il significato del termine
anarcosindacalismo, il cui utilizzo, quasi sempre vago, nella
letteratura sulla teoria e sul movimento sindacalista rivoluzionario non aiuta
la comprensione né della teoria né dei
fatti. Bisognerebbe, credo, applicare il termine anarcosindacalismo soltanto
alla dottrina e al movimento di carattere sindacale rivoluzionario o unionismo
industriale, che preconizzano come fine rivoluzionario e socialista la scomparsa
dello Stato e del capitalismo, la ricostruzione della società, sulla base del
federalismo, da parte delle organizzazioni economiche della classe operaia, affrancate
dal giogo di ogni potere, sia dello Stato che di un Partito politico. […] C’ è un solo terreno per la preparazione
pratica della rivoluzione ed è quello dell’organizzazione dei lavoratori, non
per sfruttare tle organizzazione a beneficio del suo raggruppamento ideologico,
ma per renderla atta a condurre la lotta verso un società libertaria. Gli
anarchici si rifiutavano di dirigere i lavoratori, perché non volevano
diventare un partito politico, restava così loro un solo ruolo da svolgere,
quello di cooperare coi lavoratori affinché potessero dirigersi da sé e gestire in comune la vita economica,
politica e sociale del paese.” ( Arthur Lehning, L’anarcosindacalismo …)
Bibliografia: Primo brano trovato
su Internet/ Google alla voce “ Freie Arbeiter Union Deutschlands “ (FAUD) in
lingua tedesca p. 2. Tradotto in italiano da me con aiuti. Secondo brano
in Arthur Lehning , L’anarcosindacalismo scritti scelti a cura di
Maurizio Antonioli, BFS edizioni,
1944, pp. 87, 88, 90. Cfr. anche Hartmut Rübner, L’anarcosindacalismo
in Germania. Affermazione, ascesa e declino, prefazione di David
Bernardini, Edizioni Malamente, 2025,
pp. 53-55
Dal 1930 al 1935 fu segretario dell’AIT ( Associazione Internazionale dei Lavoratori) fondata nel 1922 a Berlino. Si impegnò con successo anche nel campo letterario e artistico fondando la rivista "I 10". Fondò, insieme ad altri, nel 1927l’ International Institut voor Sociale Geschiedenis di Amsterdam (IISG), di cui nel 1961 divenne direttore. Nel 1999 ricevette il più importante premio letterario olandese. Numerose sono le sue opere saggistiche e storiche. Mi limito a citare , perché è quello che ho, il suo bel libro, Bakunin e gli altri. Ritratti contemporanei di un rivoluzionario, Zero in condotta, 2002. Dalla prefazione di Arthur Lehnin traggo le seguenti osservazioni (cfr. brano)
Brano da commentare: “ I testi qui raccolti –
frammenti di lettere, articoli, note , memorie, documenti diversi, rapporti di
polizia- riguardano tutti la persona di Bakunin. Sarebbe quindi inutile cercare
in questo libro delle esposizioni sulla sua teoria politica, sebbene, e
specialmente nel caso di Bakunin, sia estremamente difficile separare le idee e
le attività da quella che viene chiamata la “vita privata”. Tutti i documenti
sono prodotti da contemporanei. Fatta qualche eccezione , questi ultimi hanno
tutti conosciuto Bakunin personalmente. […] E’ inutile dire che le testimonianze
non contribuiscono tutte allo stesso modo alla biografia di Bakunin. […] Infine
vi si troveranno dicerie e informazioni poco
attendibili, se non completamente erronee
o calunniose. Le abbiamo inserite non soltanto a titolo di curiosità, ma
anche perché questi commenti hanno essi pure
contribuito all’immagine che di Bakunin si sono plasmati i suoi
contemporanei, e persino i nostri, malgrado le smentite fornite da lungo tempo
e da fatti irrefutabili. Ricordiamo soltanto che la voce diffusa di frequente,
e secondo la quale, Bakunin sarebbe stato un agente russo, ha direttamente
influito sulle sue attività politiche. Se questo libro può suscitare un certo interesse, è proprio perché
l’opinione contemporanea o anche la leggenda
costruita attorno alla sua persona, hanno lasciato tracce visibili nella
storia. …” ( Arthur Lehning , Prefazione a Bakunin e gli altri… febbraio
1976 )
Bibliografia: Arthur Lehning, Bakunin e gli altri. Ritratti contemporanei di un rivoluzionario, Zero in condotta, 2002 pp. 21 e 22







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