sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: "LOS COLECTIVIZADORES", IL CONSEJO REGIONAL DE DEFENSA DE ARAGON (1936-1937) ,JOAQUIN ASCASO ( 1906-1972) , LA COLLETTIVITA DI AYMARE. (1939-1967)



                                                                           


“LOS COLECTIVIZADORES”.  In Catalogna e in Aragona,  subito dopo  aver fatto fallire il Golpe  militare   contadini e operai dettero inizio alla collettivizzazione delle industrie, della terra, dei trasporti, dei servizi pubblici, dei commerci  e anche di caffè e alberghi, ecc.  Giustamente il fenomeno delle collettivizzazioni spagnole è stato definito come” il più grande esperimento  autogestionario  della storia umana”
Brano da commentare: “ Ferocemente calunniate dagli avversari (comunisti in testa), praticamente ignorate per lungo tempo dagli storici, o all’opposto, idealizzate dalla maggioranza dei commentatori anarchici, le collettivizzazioni rappresentano una realtà contraddittoria in cui si rivela più netta che sul terreno “militare” o “politico” la posta della lotta in corso. E attraverso le collettivizzazioni che si attacca, con la trasformazione dei rapporti di produzione, l’intero ordine sociale, si capovolge l’intera vita economica, si demolisce l’intera piramide gerarchica della società; facendo allegramente “tabula rasa” non solo dei “sacrosanti “ princìpi della proprietà privata, ma anche di quei princìpi-considerati a loro volta “ sacrosanti” dei partiti cosiddetti d’”avanguardia”- che giustificano la divisione tra dirigenti ed esecutori. [….]In un grosso moto d’entusiasmo, i lavoratori, scavalcando i “tutori” si lanciano nella collettivizzazione delle industrie, dei trasporti, dei servizi pubblici, dei commerci e persino dei luoghi di spettacolo e di caffè, alberghi, ecc. … ( da Carlos Semprun  Maura, Libertad. Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna )

Bibliografia: Carlos Semprun  Maura, Libertad. Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna ) Eleuthera 1996 p. 69 e p. 70
                                                                              

A sedici anni Abel Paz fu tra i giovani libertari che  coraggiosamente, nelle giornate di maggio del 1937,  difesero la Centrale telefonica e alcune delle principali sedi anarchiche di Barcellona dall’assalto degli stalinisti. Alcuni giorni dopo quei tragici fatti  si recò con altri compagni e compagne  nella collettività agricola di Cervia e su questa sua esperienza diretta ha lasciato una suggestiva testimonianza diretta  del fenomeno delle collettivizzazioni. (cfr. post “ STORICI ANARCHICI)
Brano da commentare:   …Mi interessa anche sottolineare la partecipazione della donna alla vita sociale e del lavoro. La struttura che si era data la collettività l’aveva liberata dal peso della conduzione della casa. Prima della guerra, la maggioranza delle donne doveva pensare alla casa e ai propri lavori, ma da quando si era costituita la collettività il lavoro della casa si era ridotto di  parecchio. La biancheria per esempio , se una voleva, veniva lavata nella lavanderia comune, questo accadeva soprattutto per le lenzuola, i vestiti da lavoro, i pantaloni, ecc.  Poi c’erano i bambini che erano accolti a scuola dove mangiavano. Così con la diminuzione del lavoro domestico, le donne che lo volevano potevano partecipare al lavoro collettivo:  qualcuna faceva parte delle squadre di lavoro, altre lavoravano nella cooperativa […]  Senza proporselo, cioè senza imporlo, la dinamica della vita collettiva aveva trasformato il carattere della famiglia e soprattutto la condizione della donna.” (Abel Paz, Spagna 1936)
Bibliografia: Abel Paz, Spagna 1936, op. cit. pp. 201-202  
 
 
Inoltre un problema prioritario per i paesi e i villaggi collettivizzati era quello scolastico. Nonostante le difficoltà e gli ostacoli posti dalla guerra ( come per es. la penuria di insegnanti dovuta al fatto che molti di essi erano al fronte a combattere) il costante impegno delle popolazioni locali e dei sindacati operai (soprattutto della CNT) e  delle “Juventudes Libertarias” fece fronte a questo problema nel migliore modo possibile  (cfr. primo brano ) applicando nelle scuole e nelle colonie  i principi fondamentali di una pedagogia libertaria: 1) metodo razionalista opposto a quello dogmatico religioso e statalista; 2)  educazione integrale nel senso di un superamento della divisione tra lavoro manuale e intellettuale , tra gioco e  lavoro,  tra arte e tecnica,  e teso allo sviluppo di tutte le complesse sfaccettature  della personalità umana; 3) la  coeducazione dei sessi ritenuta dalla Chiesa e da molti “benpensanti” oscena e peccaminosa ; 4) assenza di premi e di castighi, generatori  di una mentalità e comportamento   egoistici e competivivi nel senso peggiore di questa parola (cfr. secondo brano). 
Brani da commentare: 1)    Approfittammo della rivoluzione per avere migliori locali affinché i bambini si potessero trovare in un ambiente più sano e più ampio. Con l’aiuto della popolazione locale, occupammo edifici con grandi giardini, traendone vantaggi. Diversi sindacati si presero l’impegno sociale di fornirci i materiali necessari: tavoli, banchi, lavagne e tutto l’occorrente. Ne guadagnarono molto i bambini e, di conseguenza, gli insegnanti ….” (JOSE’ XENA, La scuola ) ; 2) “ La scuola era a Monzon  sulla riva del  Cinca, in un edificio alto e soleggiato, con annesso un grande orto, fornito di un deposito d’acqua che serviva anche da piscina . Scopo della  scuola era creare tra gli stessi figli dei collettivisti una nuova leva  cosciente e capace di continuarne l’opera. [ …]  L’impiego del tempo e la vita sociale erano:  dalle 7  e 30 alle 8  ginnastica; alle 8 colazione; fino alle 9 pulizia delle camere e di tutta la dipendenza; dalle 9 alle 12 lezione; nel pomeriggio dalle 14 lezione; tra le  16 e le 20 gli alunni si dedicavano al disegno plastico e ad altre attività manuali come l’agricoltura che permetteva di completare gli studi botanici ed aiutava il sostentamento delle colonia scolastica. Il sabato pomeriggio si tenevano conferenze in cui gli alunni stessi parlavan. Si preparavano anche brevi rappresentazioni teatrali a contenuto sociale ed educativo, che venivano poi date ogni domenica in un diverso paese della comarca. Negli intervalli qualche ragazzo parlava al pubblico di quanto aveva appreso a scuola . […] Malgrado i risultati lusinghieri che la scuola prometteva, dovette chiudere in capo a pochi mesi, venendole a mancare l’appoggio materiale delle collettività, in quanto queste erano state semidistrutte dalle truppe controllate dai bolscevichi. A questo si aggiunse poi la ritirata di Aragona … ( Due compagni di Monzon , Le collettività, la scuola, la federazione di collettività)
Bibliografia:  Primo brano : JOSE’ XENA, La scuola e  secondo brano:Due compagni di Monzon , Le collettività, la scuola, la federazione di collettività) in  Chi c’era racconta. La rivoluzione libertaria nella Spagna del 1936 , Zero in condotta 1996 p. 61 e pp. 44-45 
  LA DISTRUZIONE DELLE COLLETTIVITA.  (cfr. brano) Lo scontro,  che aveva avuto come prologo  quanto avvenuto nei primi mesi del 1937 nel Levante (cfr. post: "La Columna de Hierro" ....)  tra le forze della controrivoluzione e quelle rivoluzionarie, ormai, dopo il "majo sangriento, di molto indebolite,   , giunse al suo apice con il nuovo governo filo-comunista di Juan Negrin (cfr. brano)
 Brano da commentare: Esordio ( début) 1937, il nuovo Stato era ormai in condizione di dare battaglia alle forze della rivoluzione. La sua parola d’ordine era stata sino ad allora:” Prima di occuparsi della rivoluzione, bisogna vincere la guerra”. La consegna ora era: " Prima di vincere la guerra bisogna schiacciare  la rivoluzione”. Un leader  del Partito socialiste unificato di Catalogna aveva dichiarato: “ Prima di prendere Saragozza, bisogna prendere Barcellona”. Bisogna dire che queste consegne riscuotevano molto consenso ( audience ) all’interno dei partiti repubblicani, dell’ala destra del partito socialista e dei settori economici della classe media, inclusi i piccoli commercianti e i piccoli proprietari . … (José Peyrats, Une révolution  pour horizon…)

Bibliografia: José Peyrats, Une révolution pour horizon. Les Anarcho-Syndacalistes espagnols, 1869-1939., Edition CNT-RP & Libertalia, 2013, p. 263

 
  Il governo  decise di sciogliere con la forza le collettivizzazioni libertarie in Catalogna e nell'Aragona e  investì di questa ingloriosa missione l'XI divisione al comando dello stalinista Enrique Lister .    Le sedi anarchiche e gli spazi di sociabilità dei villaggi furono incendiate, numerosi    anarchici e contadini colletivizzati  furono arrestati e tra di essi parecchi furono uccisi. Nei  sopravissuti crebbe, oltre al pianto e alla rabbia, la consapevolezza che erano stati puniti per avere desiderato e in parte realizzato, anche se per breve tempo, un mondo più libero, più eguale, più fraterno.  La brutale violenza con cui questa operazione fu eseguita,  fu, secondo Lister, ordinata dallo stesso governo, che poi negò e scaricò la colpa su di lui. (cfr. primo brano).
Brano da commentare:  " Mi spiegò  ( Indalecio Prieto , ministro della difesa) che il governo aveva deciso di sciogliere il Consiglio d'Aragona ( nota mia: principale promotore delle collettivizzazioni contadine ed operaie. si veda  più avanti,) ma che temeva che gli anarchici rifiutassero d'obbedire a questo ordine, e siccome, oltre alle forze di polizia del Consiglio, si trovavano laggiù tre divisioni dell'esercito, egli aveva proposto al Consiglio dei  ministri, e il Consiglio aveva accettato, d'inviare sul posto una forza militare in grado di assicurare la realizzazione della decisione governativa. [...] Mi dichiarò che non ci sarebbero stati ordini scritti per la missione di cui mi si incaricava, comunicati sulla realizzazione della stessa; che si trattava di un segreto tra il governo e me, che io dovevo liquidare senza esitazioni, procedimenti burocratici o legalisti, tutti coloro che avessi ritenuto utile liquidare, che avevo dietro di me tutto il governo (dalle memorie di Enrique Lister, citate da Carlos Semprun  Maura in Libertad. Rivoluzione e … )  
  Bibliografia: Carlos Semprun  Maura, Libertad. Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna , Eleuthera , 1996,  pp. 208

Diversa fu, invece,  la versione di Prieto data a  Mariano Vasquez e a Cipriano Mera, in cui il ministro della difesa attribuì  tutta la responsabilità delle persecuzioni  contro i villaggi  collettivizzati aragonesi  a Lister  e implicitamente al partito comunista. ( cfr.  infra  post su   CIPRIANO MERA)
 
  Bisogna inoltre tenere conto che solo a stento i vertici della CNT (= Confederacion Nacional  del Trabajo, sindacato anarchico), in nome della lotta "unitaria antifascista", riuscirono a trattenere, così come avevano di già fatto durante le "giornate di maggio",  i combattenti "cenetisti"    al fronte e ad impedire loro ad andare in soccorso delle loro "mogli" ( tali non per la chiesa o per lo stato),  delle loro sorelle,   dei loro genitori e dei loro figli (cfr. secondo brano )
 Brano da commentare:   " Le divisioni cenetistas che tenevano il fronte di Aragona ( la 25, la 26, la 28, senza contare i resti della 29, ex poumista, posti sotto gli ordini del libertario  Miguel Garcia Vivancos) sarebbero piombate o no sulle truppe comuniste? I soldati lo desideravano ardentemente, ma il CN della CNT e il CP della FAI intervennero per impedire che si scatenasse una guerra civile, chiesero alle truppe di pazientare ancora e di non intraprendere nulla senza l'assenso dell'Organizzazione, poiché un atto di disperazione avrebbe consegnato rapidamente il territorio repubblicano a Franco. Le truppe cenetistas dunque non si mossero .. " ( Cesar M. Lorenzo in Carlos Semprun  Maura, Libertad. Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna
Bibliografia: in  Carlos Semprun  Maura, Libertad. Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna , Eleuthera , 1996,  pp. 208-209 e nota 21 
Per molti di questi cenetisti la resa dei conti con gli stalinisti, comunque, arrivò più tardi a Madrid nel marzo 1939 , sotto la guida di Cipriano Mera.  
                                                                               

 La distruzione delle collettività nel 1937 portò anche  alla eliminazione del  Consejo Regional de Defensa de Aragon” che è bene ricordare   fu, durante la rivoluzione sociale spagnola, l’unica istituzione politico-amministrativa ,  vicina al modello di autogoverno ispirato ai principi comunisti-libertari . Esso fu fondato nell’ ottobre 1936  sulla scia della vittoria popolare contro i militari ribelli,  e con il sostegno   della CNT e UGT  aragonese e delle milizie antifasciste della “Colonna Durruti”,   Roja y Negra” ,  “Centuria Malatesta” Cultura y  Accion” ed altre.  La sua sede fu dapprima  fissata a Sarinena e poi a  Caspe. Il presidente eletto fu  JOAQUIN ASCASO ( 1906-1972)  Muratore e sindacalista , aveva partecipato alla insurrezione militare e civile  di Jaca del dicembre del 1930, assieme all’anarchico pittore e scultore RAMON ACIR e poi alla insurrezione anarchica del 1933. Nel 1936 partecipò come rappresentante del sindacato delle costruzioni al  Congresso di Saragozza della CNT.  A luglio di quell’anno combatté a Barcellona contro i  militari ribelli e poi seguì  Durruti, e poi Ortiz, in Aragona, dove  presiedette il  Consejo  Regional de  Defensa  sino a quando. 10 mesi dopo,  esso fu sciolto con la forza dalle truppe staliniste  di  Lister , mandate dal governo del  Fronte Popolare, a chiudere le collettività aragonesi e catalane. ( cfr brano). 

Brano da commentare: “ La giustificazione di quest’operazione (le cui “durissime misure” turbarono anche alcuni elementi del PC) fu che tutti i collettivi era stati  costituiti con la forza, e Lister stava semplicemente liberando i contadini. C’erano state forti pressioni, e senza dubbio era stata usata la forza in alcune occasioni, nel “fervore” dopo l’insurrezione. Ma il fatto stesso che ogni villaggio fosse un misto di collettivisti e individualisti dimostra che i contadini non erano stati affatto costretti a entrare nelle fattorie collettive con la minaccia delle armi. Si calcola  che vi fossero circa 200000 persone nei collettivi e 150.000 individualisti.” (Anthony Beevor, La guerra civile spagnola…)

Bibliografia: Anthony Beevor, La guerra civile spagnola, Bur Storia, 2006 p. 343

 
  Ascaso   venne arrestato con la falsa accusa di avere contrabbandato gioielli. Scarcerato  a causa della infondatezza dell’accusa dovette comunque fuggire in Francia  a causa di una sistematica persecuzione stalinista nei suoi confronti.. Si trasferì infine  in Sudamerica dove scrisse un   libro di memorie, che non ho letto e che in Italia, per quanto ne so, non è stato   pubblicato. Ne cito un breve brano. ( cfr. primo brano). Un giudizio positivo sul "Consejo de Aragona"si trova  nel libro su Durruti di Abel Paz (cfr. secondo brano)
Brani da commentare: 1)Guiado siempre de un entusiasmo objetivo, sentia en mi trajectoria el intenso dolor de que al pueblo, precisamente a mi pueblo-la tierra aragonesa donde  mis energias adquirieron desde la ninez la savia anarquista-, se arrebatase sin mas ni mas el fuero de su autonomia, tan dificilmente alcanzado a fuerza de sangre, de teson combativo, de fervor revolucionario ….”  ( Joaquin Ascaso ),  2) “ Per la prima volta nella storia sociale una regione affrontava l’azione rivoluzionaria al di fuori dei partiti politici e prendendo come base l’assemblea considerata come organismo sovrano. Con questo , il regime che stava nascendo in Aragona era il più vicino al comunismo libertario. Il gesto era audace: mentre la rivoluzione batteva in ritirata in tutta la Spagna, l’ Aragona si proponeva come il suo polo più avanzato. Si stava per ripetere in Aragona lo stesso fenomeno che in Russia fu l’Ucraina? La presenza di Durruti richiamava fatalmente la personalità di Nestor Makhno”.. ( Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola
Bibliografia:   Primo brano in  Joaquin  Ascaso Budria. Un activista anarquista  in  w.w.w. Memoria libertaria. Org/spip.php?article1093. Secondo brano  in Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola vol 2  La Fiaccola, Zero in Condotta, Biblioteca Franco Serrantini 2000 p. 150-151
  Nel 1968 la stalinista Dolores Palumbo , detta "la Passionaria" non si fece scrupolo a rilanciare la calunnia  del contrabbandodi Joaquin Ascaso  di gioielli all'estero. (cfr. brano)

Brano da commentare:  “ ( La Passionaria tentò di riprendere le accuse nel 1968, sostenendo che era fuggito in Sudamerica dove viveva nel lusso grazie al suo bottino. In realtà lavorava come inserviente in un hotel in Venezuela)

Bibliografia: Anthony Beevor, La guerra civile spagnola, Bur Storia, 2006 p. 343

 
                                                  
LA COLLETTIVITA’ ANARCO-SINDACALISTA DI AYMARE (1939-1967)
                                                               
MILIZIANO
Come è noto molti anarco-sindalisti catalani  e aragonesi della CNT andarono a combattere, subito dopo la vittoria sul tentativo di colpo di stato dei generali nel luglio 1936, nella colonna di  miliziani guidata da Durruti. Anche dopo la morte di Durutti e la sofferta militarizzazione della Colonna , che divenne  poi nota come 26° divisione, essi continuarono eroicamente a  combattere sino alla caduta di Barcellona nel 1939.
                                                                
PROFUGO
Dopo la disfatta numerosi di questi ex combattenti furono costretti a lasciare la loro terra e, dopo un denso di pericoli,  viaggio, raggiungere la Francia, dove venivano rinchiusi in  campi di concentramento, in cui le condizioni di vita erano ai limiti , quando andava bene,  della mera sopravvivenza.
                                                              
AYMARIANO
Con l’appoggio della CNT e di altre associazioni libertarie, servendosi , in un primo momento, di  mediatori francesi, venne comprato un terreno , situato nell‘ Haute Bouriane, con l’intento di fondare una collettività rurale , a cui si dette poi il nome di “colonia di Aymare, che si prefiggeva lo scopo di ospitare gli invalidi della guerra antifascista e far rivivere , il più possibile, l’esperienza delle collettività anarco-sindacaliste spagnole realizzate in durante la rivoluzione sociale .  La storia di questa  “collettività può essere suddivisa in tre o quattro fasi, distinte tra loro a seconda dei mutamenti del contesto storico circostante ( per es. si pensi al lungo periodo dell’occupazione nazista in Francia o alle difficoltà finanziarie della fine degli anni sessanta). Il periodo più proficuo per la “colonia di Aymare"  fu comunque, se non vado errato, tra il 1950 circa e i primi anni sessanta quando vi affluivano soprattutto nei mesi estivi numerosi giovani della FIJL e  autorevoli visitatori stranieri, tra cui, per esempio, AUGUSTIN SOUCHY (cfr. brano)
Brano da commentare: “… La Colonia d’ Aymare si estende su una prateria attorniata da foreste. Veri castagneti, foreste di foglie (feullis) et di  abeti sulle cime  (cretes) che si estendono ( s’etirent )  lontano, danno al paesaggio un aspetto incantevole. La colonia è una antica terra signorile. L’edificio principale è un castello del XVI secolo dalle mura di un metro di spessore eretto nello stile dell’epoca. Il terreno, con le sue dipendenze e i 120 ettari di foreste, praterie e campi, fu conquistato alla fine delle guerre civili spagnole nel 1939 dalla Confederazione del Lavoro, cioè l’organizzazione sindacale della Spagna […] La collettività è della stessa natura delle migliaia nate durante la guerra civile in tutti  gli angoli (coins) della Repubblica. Tutte le persone della collettività vivono in comunione di beni. Non si è pagati che per il congedo settimanale di cui ognuno può beneficiare una volta all’anno. […] Tutti gli affari della Collettività sono discussi e decisi in assemblee generali. La biancheria, i vestiti e tutte le cose necessarie quotidiane sono comprate in comune per tutti. Ogni compagno ottiene gli abiti di cui ha bisogno “ (Augustin Souchy, La  société libre , Darmastadt) )
Bibliografia: Augustin Souchy, La  société libre , Darmastadt in Olivier Hiard, Une collectivité anarchosyndacaliste espagnol dans le Lot, AYMARE 1939-1967, Les editions libertaires 2014 pp. 144/145 e p. 147 (traduzione italiana mia) . Le mie figurine sono ispirate al bellissimo disegno  di Bruno Loth sulla copertina di questo libro.
 
 
 
 
 


 



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