sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: VOLONTARI FRANCESI IN SPAGNA (1), ANTOINE JIMENEZ (1910-1985), EMILE (LOUIS) COTIN (1896- 1936), LOUIS MERCIER VEGA (1914-1977); GEORGETTE KOKOCZINSKI (1908-1936);, CHARLES CARPENTIER ( 1904-1988) FRANCISCO FERRER (1909-1937); “ JUDHIT”; SIMONE WEILL (1909-1943) , LOUIS BERTHOMIEU (m. 1936)

 
ANTOINE GIMENEZ (1910-1985) Il suo vero nome era  Bruno  Salvadori, nato a Chianni in provincia di Pisa) . Anarchico lo divenne prestissimo, (anzi come precisò lui un “ribelle”) dopo uno scontro  con fascisti suoi coetanei, “grazie” al quale conobbe Errico Malatesta.  Perseguitato dai fascisti nel 1930 andò in  Francia, ma ben presto cominciò ad essere braccato anche dai poliziotti di quel paese e così anche in Spagna e in Portogallo.  Fu solo assumendo, per sempre, una nuova identità, quella appunto di Antoine Gimenez, che potè stabilirsi definitivamente in Spagna e nel 1936 partecipò alla rivoluzione spagnola combattendo nell gruppo internazionale della Colonna Durruti. Fu in quel contesto rivoluzionario e  grazie agli stretti contatti con tanti compagni e compagne della Colonna Durruti che la sua coscienza politica e il suo anarchismo si rafforzarono sempre più .  Dopo il 1939 si stabilì definitivamente in Francia , dove dopo avere partecipato alla resistenza  francese, svolse numerosi  mestieri e scrisse poesie , racconti e i suoi ricordi della guerra di Spagna  nel bel libro “ Souvenirs de la guerre d’Espagne, 19 juillet 1936-9 février 1939,  ora tradotto in italiano col titolo: ” Amori e rivoluzione”. 
Brano da commentare: “ Nel 1936 ero quello che oggi è convenuto definire un emarginato: qualcuno che vive ai margini della società e del codice penale. Credevo di essere un anarchico. In realtà ero solo un ribelle. [….] A Pina de  Ebro, vedendo organizzare le collettività, ascoltando le conferenze di certi compagni, partecipando alle discussioni con gli amici,  la mia coscienza, addormentata dopo la partenza dall’Italia, si risvegliò. [….] Quarant’anni dopo, guardandomi attorno, vedo continuare la lotta per il potere, altrettanto aspra, altrettanto incoerente. […] Vedo la Terra, la mia patria, vedo l’umanità, la mia famiglia, lentamente avvelenata dallo spirito di lucro, dall’interesse sordido di alcuni, che vanno verso la morte, la distruzione totale e, pensando a voi- amici miei scomparsi nella lotta per un Ideale di uguaglianza assoluta, di libertà totale – mi dico: avevate ragione, solo una società libertaria può salvare gli uomini e il mondo”  Antoine Gimenez,  Amori e rivoluzione,  La Baronata, 2007 p. 209 e p. 213
 Bibliografia: Antoine Gimenez, Amori e rivoluzione, La Baronata 2007 pp. 209 e 213                                                                               
                                                             EMILE (LOUIS) COTIN
EMILE (LOUIS)  COTIN (1896-  1936) ebanista anarchico.  Nel febbraio del 1929  , dopo avere assistito, durante uno sciopero,  a una violentissima  repressione poliziesca  contro dei manifestanti operai, Cotin sparò  al presidente del consiglio, Georges Clemenceau,  ferendolo leggermente. Durante il processo rivendicò la sua azione con estrema fierezza  (cfr. brano) 
Brano da commentare:  … sono anarchico, cioè antiautoritario, anticlericale, antimilitarista e antiparlamentare…. Non comprendo la società attuale … è autoritaria e genera unicamente disgrazie. Questa autorità è sempre stata uno spauracchio nelle mani dei governanti a detrimento della massa. Considero tutti i governanti  responsabili di tutte le guerre che hanno generato l’assassinio di milioni di individui” (  tratto da Emile Cotin,  dichiarazione durante il processo  )
Bibliografia:  Antoine GimenezAmore e rivoluzione. Ricordi di un miliziano in Spagna (1936-1939) ,Edizioni La Baronata 2007, p. 225  

Condannato a morte la sua pena fu commutata a 10 anni grazie  a una intensa campagna di mobilitazione  popolare a suo favore.  Circolò  con successo anche una canzone intitolata “ Gloire a Cotin”. Liberato nel 1924 , per motivi di salute e con l’ infamante  etichetta  di “deficiente mentale”,  , fu rimesso però, poi, più volte in prigione  con l’accusa di   “sovversivismo”.  Nel 1936 partì per combattere in Spagna  nel gruppo internazionale della  Colonna Durruti. Morì eroicamente nella battaglia di Farlete.
                                                             
            

LOUIS BERTHOMIEU  (? -  1936)    Capitano  durante la  prima guerra mondiale e   poi ufficiale,  nell’esercito coloniale francese,  nel 1936, viveva  a Barcellona in una comunità di zingari.   Dopo l’inizio della rivoluzione sociale spagnola Berthomieu, insieme a Charles Ridel  (Louis Mercier Vega  ) e a Charles Carpentier,  fondarono il Gruppo Internazionale della  Colonna Durruti  e  a lui , data la sua esperienza militare e al suo carisma personale, , fu delegato  il comando del gruppo. Durante   un’ azione di guerriglia , nei pressi di Perdiguera, Berthomieu  rimase isolato  , con pochi compagni, dal resto del gruppo e  preferirono  farsi saltare con la dinamite piuttosto che cadere prigionieri.   E’ inoltre da tener conto la netta opposizione di Louis Berthomieu alla partecipazione degli uomini del gruppo  ad esecuzioni dei prigionieri   (cfr. brano)
Brano da commentare : “….. Il capitano Berthomieu era inflessibile sul contegno in città e sul comportamento degli uomini nel contesto della guerra.  Un mattino, all’appello, due uomini erano assenti : dove potevano essere? Non vi erano state ricognizioni la notte precedente e, in ogni modo , non era il loro turno. Nessuno li aveva visti nonostante le ricerche in città. Verso le dieci rientrarono, felici come bambini che hanno fatto una birichinata e che si sono assai divertiti. […] Si scusarono con i compagni e con Louis, poiché dissero, furono colti di sorpresa, decidendo all’ultimo momento di partecipare come volontari all’esecuzione di prigionieri che avevamo fatto nel corso di una precedenti perlustrazione ( nei primi mesi di guerra, nessuna delle due parti faceva prigionieri. Coloro che si arrendevano erano fucilati, a più o meno breve scadenza). Louis si adirò, la mascella contratta. Camminava in lungo e in largo nel locale adibito ad ufficio e camera da letto. Poi sbraitò : “ Adunata generale e in fretta! “ Mezz’ora dopo eravamo tutti davanti al posto di commando ne Louis prese la parola : “  Compagni, siamo venuti da tutti i paesi della terra a lottare per una causa giusta e umana. Noi combattiamo, ma non assassiniamo. Domani, non voglio che si possa dire che il Gruppo Internazionale diretto da Louis Berthomieu fosse un’ unità di carnefici. Due tra  voi hanno partecipato volontariamente a un plotone di esecuzione, che ha fucilato i prigionieri che abbiamo fatto. Se siete d’accordo con loro, ditemelo, io partirò. Se no, vi domando di escluderli dal gruppo. A voi decidere.” Votammo l’esclusione all’unanimità, dopo avere a lungo discusso sul nostro diritto di proibire ciò che avevano fatto, poiché  queste erano le loro scelte. Trovammo un terreno d’intesa, riconoscendo il diritto di vivere e di morire con persone che condividevano il nostro modo di vedere e di giudicare gli atti della vita” ( Antoine Gimenz,  Amori e rivoluzione…  )
Bibliografia:  Antoine Gimenez, Amori e rivoluzione. Ricordi di un miliziano in Spagna  , Edizioni la Baronata , 2007, pp. 48-49. 
                                                                        
GEORGETTE KOKOCZINSKI ; CHARLES CARPENTIER,  FRANCISCO FERRER ; JUDHIT
                                                  
 Tra i  molti  suoi compagni, volontari in Spagna, mi limito a ricordare:  GEORGETTE KOKOCZINSKI (1908-1936); CHARLES CARPENTIER ( 1904-1988),  FRANCISCO FERRER (1909-1937); la compagna  “ JUDHIT”;. 1) Georgette Kokoczinski. Col nome di “ MIMOSA”, iniziò  una carriera artistica , recitando  durante le feste e le riunioni libertarie. Nello stesso tempo prese il diploma di infermiera e allo scoppio della rivoluzione sociale in Spagna si recò in Spagna come volontaria nella Colonna Durruti. Fu uccisa a Perdiguera  il 16 ottobre 1936. 2) Charles Capentier
 figlio di un operaio , trovandosi, durante la prima guerra mondiale, in una zona occupata dai francesi fu deportato in un campo di concentramento. Rimpatriato  in Francia grazie alla Croce Rossa  , perché aveva appena  9 anni ,  a 12 anni cominciò a lavorare come operaio tessile. Fece poi numerosi altri lavori   e nel 1924 iniziò a frequentare  gli ambienti anarchici . Svolse il servizio militare  nel Sud Marocco dove vi era una rivolta capeggiata  dal capo delle tribù del Rif.   Fu congedato col grado di caporale mitragliere. Tornato a Parigi, divenne attivo nel movimento anarchico e sindacale.  Nel 1930 divenne amico dell’anarchico Charles Ridel (Mercier Louis Vega)    e nel  1936 andarono in Spagna per combattere il franchismo e furono tra i fondatori del gruppo internazionale della Colonna Durruti. Fu ferito durante un’ operazione di guerriglia grazie alla quale fu conquistato Sietamo. Dopo una breve licenza in Francia per curarsi tornò  in Spagna  e partecipò  alla cruentissima battaglia di Perdiguerra, dove  morirono numerosissimi compagni ( tra cui  Georgette Kokoczinski  ( vedi sopra).  Nel 1937 , durante le tragiche giornate  di Maggio a Barcellona, lottò  insieme ad altri compagni della Colonna contro gli stalinisti  le guardie d’assalto catalane. Dopo quell’amara esperienza tornò insieme a Ridel in Francia , pur non rinunciando ad aiutare  il proletariato spagnolo inviando armi. Durante la seconda guerra mondiale fu arruolato e riuscì a stento a salvarsi dall’accerchiamento tedesco. Nel 1943  lavorò in una  istituzione  governativa di Vichy, impegnata nel soccorso operaio, senza rinnegare però le sue idee politiche e mantenendo, per quanto possibile,  i rapporti con i suoi vecchi compagni.  Morì nel 1988. 3) Francisco Ferrer,nipote di  Francisco Ferrer y de la Guardia, (vedi post a suo nome), militò nel reparto di squadre d’assalto della Colonna Durruti.  Nel 1937, ferito al fronte, stava passando un periodo di convalescenza a Barcellona, quando  una pattuglia di poliziotti stalinisti,lo uccisero vigliaccamente.4) Di questo  ignobile assassinio fu testimone la sua cara amica  “ YUDITH”, che fu dapprima identificata con GIUDITTA SIMONETTI e ora invece, più verosimilmente, per quanto ne so,   con GIUDITTA ZANELLA (1855-1966) , compagna dell’anarchico  torinese  ILARIO MARGARITA. Al pari di JIMENEZ  anche essi facevano tutti parte del Gruppo Internazionale della Colonna Durruti, tra cui vi erano alcune squadre speciali di "commandos" chiamati Hijos de la noche (Figli della notte), La Banda Negra, Los dinamiteros , Los gorros negros ecc. , particolarmente esperte nella tattica guerrigliera (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Un giorno sono gli Internacionales che, approfittando di un guado esistente nelle vicinanze di Aguilar, attraversano il fiume Ebro sorprendendo il nemico nelle sue ltrincee, assaltandole e facendo prigionieri coloro che le difendevano; il giorno dopo sono quelli della Banda Negra che guadano il fiume e occupano il posto di comando fascista di Fuentes de Ebro, facendo 59 prigionieri (tra cui diversi ufficiali) e ottenendo un eccellente bottino di guerra. Più tardi sono Los Hijos de la Noche che penetrano per molti chilometri nelle linee nemiche per ritornare all’alba sfiniti ma contenti per aver catturato , come bottino, migliaia di capi di bestiame.” (Abel Paz,  Durruti e la rivoluzione spagnola)
Bibliografia:  (Abel Paz,  Durruti e la rivoluzione spagnola, Biblioteca Franco Serantini La Fiaccola Zero in condotta,  vol. 2 , 2000, p. 101                    
                                                                                
                                                                                   
                                                                
SIMONE WEIL (1909-1943) filosofa, insegnante, operaia, contadina, sindacalista rivoluzionaria, mistica. . Abbandonò il ruolo di insegnante nel “Lycée de Jeunes  Filles” di Rouan  per  vivere dal 1934 al 1935 l’esperienza di operaia nella Renault. Nell’agosto del 1936 andò in Spagna a combattere nelle milizie confederali della CNT e più precisamente nella colonna Durruti. Dopo circa una settimana dovette lasciare il fronte per una grave ustione alla gamba che si era fatta cucinando al buio e dopo un periodo passato nell'ospedale di Sitges, dove rischiò  l'amputazione della gamba,  tornò in Francia. (cfr. brano)
Brano da commentare :Per quanto fosse stato doloroso,  l’incidente  l’aveva salvata. Poco dopo il gruppo internazionale, fu decimato a Perdiguerra. Pochi si salvarono. Molte donne si erano unite al gruppo, dopo che c’era stata Simone: furono tutte uccise a Perdiguerra. Durante le giornate che lei aveva passato al fronte, non c'erano stati, in quella zona, dei veri combattimenti” [...] Quando la rividi dopo il suo ritorno e lei mi raccontò la sua avventura bellica, ricordo di averle detto (con l'intenzione di convincerla a non ripartire per la Spagna e spinta anche dalla considerazione in cui la tenevo) che il suo compito non era di uccidere la gente. Non lo negò, ma non mi disse neppure che si era proposta di non servirsi delle armi. Mi disse invece: " Per fortuna, sono così miope che non c'è pericolo che io uccida qualcuno, anchese gli sparo addosso", Per una volta almeno era contenta della sua mancanza di abilità. Ciò che voleva, partecipando a quella guerra, era innanzitutto essere presente al pericolo. ...." ( Simone Pétrement, La vita di Simone Weil .
Bibliografia: Simone Pétrement, La vita di Simone Weil, Adelphi, 2010, pp . 370-371. Approfitto dell’occasione per ricordare che Simone Pétrement, "amica del cuore" di Simone Weil, è stata, anche, un’insigne studiosa dello gnosticismo cristiano. Sull' esperienza  di Simon Weil nella guerra di Spagna, cfr. Domenico Canciani, Gli intellettuali francesi e la guerra di Spagna: impegno personale, passioniideologiche e riflessione etica. Il caso di Simone Weil e di Claude Aveline, in  La guerra civlespagnola tra politica e letteratura a cura di Gigliola Sacerdoti Mariani Arturo Colombo Antonio  Pasinato, Shakespeare and Company, 1995 pp.  27-49
                                                                                           
Simone Weil   , nel 1938, scrisse  sulla sua  esperienza bellica  una lettera a Georges Bernanos, , dopo avere letto il suo libro I grandi cimiteri sotto la luna   In questa lettera essa, espresse, tra  l’ altro,  un  giudizio complessivo sulla CNT  (Confederacion  Nacional de Trabajo ) e sul comporamento violento di alcuni suoi compagni  provenienti dalla Francia  per combattere in Spagna (cfr. brano)
Brano da commentare: “…, Dall’infanzia, le mie simpatie sono andate ai raggruppamenti che si richiamavano agli  strati più disprezzati della gerarchia sociale, finché non ho preso coscienza del fatto che questi raggruppamenti sono di natura tale da scoraggiare  ogni simpatia. L’ultimo ad avermi ispirato un po’ di fiducia, è stato la CNT spagnola. Avevo viaggiato un  po’  in Spagna - piuttosto poco- prima della guerra civile, ma abbastanza per sentire l’amore, che è difficile non provare, per questo popolo; avevo visto nel movimento anarchico l’espressione naturale della sua grandezza e dei suoi difetti, delle sue aspirazioni, quelle più e quelle meno legittime. La  CNT, la FAI erano un miscuglio sorprendente, dove si accettava chiunque e dove di conseguenza, erano a stretto contatto l’immoralità, il cinismo, il fanatismo, la crudeltà, ma anche l’amore, lo spirito di fraternità, e soprattutto la rivendicazione dell’onore, che è così bella negli uomini umiliati; credevo che quanti arrivavano là animati da un ideale avrebbero avuto la meglio su quanti erano spinti dal gusto della violenza e del disordine. ….“ ( Simon Weil, Lettera Bernanos,  (primavera, 1938 ? )
Bibliografia: Simon Weil, Sulla guerra. Scritti 1933-1943        Pratiche P Editrice pp. 49-50 
Sempre nella lettera a Bernanos, la Weil , inoltre, faceva alcune profonde riflessioni su quanto la guerra e l’uso quotidiano della violenza  incidesse negativamente sulla psiche di coloro che vi partecipavano.  La pubblicazione di questa lettera, nel 1954,  sulla rivista  Témoins , su iniziativa di Albert Camus,   ferì profondamente  gli animi dei suoi antichi compagni di lotta  sopravvissuti, tra cui   CHARLES RIDEL ( LOUIS MERCIER VEGA)  E CHARLES CARPENTIER . Recentemente  Daniel Aiache , nel suo libro La révolution  défaite,,  riassume  brevemente i termini della questione.  (cfr. brano )
Brano da commentare: “ … Molti hanno la sensazione che essa  ( Simone Weil) si esprima a detrimento dei suoi compagni per suscitare la simpatia dello scrittore  (Bernanos) e di far credere a una medesima identità di vedute. Questa logica la spinge ad estremizzare   il quadro che essa fa dei miliziani . Così, essa dichiara che essa ha conosciuto “ dei francesi che erano immersi in quest’atmosfera impregnata di sangue con evidente piacere “ . O ancora: “ Si parte come volontari, con idee di sacrificio, e si va a finire in una guerra che somiglia a una guerra di mercenari …” Frasi scritte con la forza della verità della testimonianza , ma fuori da ogni realtà, poiché lei non ha assistito che a un numero estremamente ridotto di combattimenti e che il gruppo internazionale non riscuoteva nessun compenso in denaro ( ne touchait la moindre solde) […] Infine, la maggior parte si sentono traditi  (flouées) da questa dichiarazione: Lei (Bernanos) è monarchico, discepolo di Drumont  - Che cosa importa? Lei, mi è senza confronto, più vicino dei miei compagni delle milizie di  Aragona – di quei compagni, che pure, amavo." […] La filosofa, che sempre si era basata il più possibile alla realtà dei fatti, se ne allontana qui perché un altro tipo di verità gli sembra essenziale dimostrare .   Personalmente ho avuto  la sensazione che quando le autorità temporali e spirituali hanno separato una categoria di esseri umani  da coloro per i quali la vita umana ha un prezzo, non c’è niente di più naturale per l’uomo che uccidere. Quando si sa che è possibile uccidere senza rischiare né castigo né biasimo, si uccide; o , perlomeno, si circondano di sorrisi incoraggianti coloro che uccidono.” scrive essa egualmente a  Georges Bernanos  (Daniel Aiache, La révolution défaite)  
Bibliografia:  Daniel Aiache, La révolution défaite.  Les groupements révolutionnaire parisiens face à la révolution espagnole,  Noir et Rouge, 2013 pp. 111-113 Per quanto riguarda poi il famoso caso del “piccolo falangista”  , la cui esecuzione era stata attribuita, nella lettera della Weil a Bernanos,  a un ordine di Durruti , cfr.  Les gimenelogues, Retour sur la lettre de Simone Weil à Bernanos  in http://gimenolgues.org/spip.php?article 402, dove sulla base di uno scritto del padre del ragazzo viene escluso che la sua  esecuzione sia stata ordinata da Durruti. Cfr. anche Phil Casoar, Ariel Camacho, Le petit phalangiste, revue XXI, octobre-novémbre-december 2010 p. 94-107 , che però io non ho letto.
 
Durante la seconda guerra mondiale, Simone Weil partecipò alla Resistenza contro il nazi-fascismo e morì  a 34 anni di tubercolosi, aggravata anche dai frequenti digiuni volontari in solidarietà a tutti coloro che soffrivano a causa della guerra.                                                                   
                                               
                                                                          

CHARLES RIDEL o LOUIS MERCIER VEGA (1914-1977) Il vero nome di Louis Mercier Vega era Charles  Cortvrint  ed era nato a Bruxelles. Renutente alla leva  si rifugiò a Parigi e aderì all’Union Anarchiste.  Dal 1936 al 1937 scrisse sui giornali libertari col nome di  Charles Ridel. Allo scoppio della rivoluzione  in Spagna vi si recò e combatté  sul Fronte di Aragona nel Gruppo Internazionale della Colonna Durruti. All’inizio della militarizzazione tornò in Francia dove svolse un’intensa propaganda  di informazione  sulla Spagan rivoluzionaria, assumendo sempre più una posizione  critica nei confronti dei vertici delle organizzazioni anarchiche spagnole. Nel 1938  fondò assieme a Maria Luisa Berneri la rivista Revision. Dal 1939 visse in Sudamerica , ove  cambiò nuovamente identità e divenne definitivamente   il “cileno” Louis Mercier Vega.  Nel 1942  combattè in Africa nelle forze francesi libere.  Negli anni cinquanta e sessanta collaborò a diverse riviste libertarie, tra cui l’italiana  Volontà. Nel 1958 creò assieme a Helmut Rudiger e ad altri la Commission Internationale de Liason Ouvriére e poi la rivista internazionale in quattro lingue, Interrogations. Si uccise  nel 1977 anche per il grande dolore provato per la morte della sua compagna,  Eliane Casserini.
Brano da commentare: “.. L’accettazione degli anarchici, di ricostituire un governo ufficiale repubblicano,  col pretesto che non fungerà che da facciata mentre il potere effettivo sarebbe mantenuto dal     movimento sindacale è il primo passo verso una specie di capitolazione. Lo Stato ufficiale si rigonfierà rapidamente, grazie  alla mobilitazione di tutti gli elementi contro-rivoluzionari o non rivoluzionari. la sua  debole forza iniziale sarà prontamente solidificata dall’intervento sovietico e dagli intrighi delle potenze dette democratiche. Il carattere sociale della guerra civile si manterrà grazie alle conquiste della rivoluzione libertaria, ma ogni misura governativa diminuirà il potere operaio, fino agli avvenimenti del maggio 1937,  in cui lo scontro tra rivoluzionari e controrivoluzionari  si concluderà con la vittoria della coalizione delle forze borghesi e staliniane, favoritedall’ambiguo atteggiamento dei “ministri” anarchici..” ( Louis Mercier Vega, La pratica dell'utopia)
Bibliografia: Louis Mercier Vega, La pratica dell'utopia, Edizioni Antistato, 1978, p. 120 traduzione italiana de L’increvable anarchisme,   Edition Analis 1988 pp.  89-90.

Per concludere questo post cito, infine,  un testo,  scritto da  Louis Mercier Vega ( Charles Ridel) nel 1956 dove  egli ricorda  l’atmosfera di fraterna amicizia ed estrema solidarietà tra i miliziani , pur se provenienti da paesi  e tradizioni diverse (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Nelle fosse (=trous)  scavate al fianco delle colline d’ Aragona, degli uomini vissero fraternamente e pericolosamente, , senza bisogno  di speranza perché  vivevano  pienamente , coscienti  di  essere  ciò che avevano voluto essere E’ un dialogo con loro, un dialogo con i morti  che noi abbiamo tentato perché rimanga, della loro verità, di che  aiutare i sopravissuti e i viventi . Bianchi, il ladro che offrì i prodotti dei suoi frutti per comprare delle armi. Staradolz , il vagabondo bulgaro che morì  con nobiltà (= en  seigneur ) .   Bolchakov , il makhnovista, che sebbene  privo di cavallo,  perpetuò l’Ucraina ribelle .  Santin il bordolese di cui i tatuaggi rivelavano  l’ assillo (= hantise)  di una vita pura. Giua, il giovane intellettuale (= penseur) di Milano venuto  a bruciarsi all’aria libera.  Jimenez  dai molteplici nomi che mostrò la potenza di un  corpo debole. Manolo,  il cui  coraggio (=  intrepidité)  ci fece misurare  quanto fossero ridicole le nostre audacie.  Di tutti questi e  di migliaia di altri , non restano che  tracce chimiche , residui di corpi bruciati  (flambés à l’essence ), e il ricordo di una fratellanza. La prova ci è stata data di una vita collettiva possibile, senza dio né padrone, dunque con uomini  così come sono e nelle condizioni di un mondo così come gli uomini lo fanno …” (  Charles Ridel,  Refus de la légende  )
Bibliografia:  Charles Ridel,  Refus de la légende  in  http:// gimenologues.org/spip.php?article254 (traduzione italiana mia : ho messo tra parentesi  termini francesi , che spero di non avere frainteso).

 
 


 

                                                                 

Nessun commento:

Posta un commento