sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: * MUJERES LIBRES 1 " : LUCIA SANCHEZ SAORNIL (1895- 1970), MERCEDES COMAPOSADA (1900-1994), AMPARO POCHY GASCON (1904-1966 o 1968); ADA MARTI’ (1915-1960); LOLA ITURBE (1902-1990); SARA BERENGUER (1919-2010), PEPITA CARPENA (1919-2005); ANTONIA FONTANILLAS (1917-2014) ; SUCESO PORTALES CASAMAR (1904-1999); ESTORACH SOLEDAD ( 1915-1993) ; CONCHA LIAÑO GIL (1916-2014)


                                           
                                   
    MUJERES LIBRES:   Organizzazione femminista anarchica nata, in Spagna, nell’aprile 1936  e riunita attorno a una rivista  con il medesimo nome.  Di solito le aderenti a questa organizzazione erano convinte, di essere più utili  nelle retrovie, però ve ne furono  anche di quelle che  per tutto il corso della guerra, combatterono al fronte.  Il rapporto tra la FAI, la CNT e le “Mujeres Libres”, nonostante il sostegno dato a loro da EMMA GOLDMAN , non fu  facile,  anche perché , al contrario delle sezioni femminili  marxiste o cattoliche che erano subordinate ai loro partiti, diretti da uomini, esse rifiutarono sempre di rinunciare  alla propria autonomia. 
Brano da commentare: “Vivi  in un paese dove le donne  furono costrette ad una vita oscura e insignificante , considerate poco più che semplici  cose dedite esclusivamente al lavoro domestico e alla cura della famiglia? Non c’è dubbio che tu abbia pensato molte volte con disgusto a tutto questo e, quando hai visto la libertà di cui disponevano i tuoi fratelli, gli uomini della tua casa, tu abbia provato un po’ di pena  d’essere donna. Sappiamo per certo che qualche volta hai sofferto nel desiderare di prendere parte a una discussione sulla quale, mentre gli altri le giravano attorno senza comprenderla, tu che vedevi chiara la soluzione, ricevevi per tutta risposta un acido:”Ehilà, le donne in cucina!” […] Dunque, Mujeres Libres  si schiera contro tutto ciò che ti ha fatto soffrire. Vogliamo che tu goda della stessa libertà dei tuoi fratelli; che nessuno abbia il diritto di guardarti dall’alto in basso; che la tua voce s’oda con lo stesso rispetto con la quale si ascolta quella di tuo padre. Vogliamo che tu raggiunga , senza dare importanza a ciò che la gente possa dire, quella vita indipendente che  diverse volte hai desiderato. Ora devi  tenere conto del fatto  che ogni cosa necessita lavoro; che le cose non si ottengono da sole e, inoltre che , occorre per conseguirlo, la partecipazione di altre compagne [..] In poche parole hai bisogno di lavorare in comune con le altre, il che vuol dire che devi creare un gruppo di donne . E se a questo punto, vuoi il nostro aiuto   e che ti aiutiamo ad orientarti con la nostra esperienza, questo gruppo deve chiamarsi Mujeres Libres     (da   Mercedes Comaposada  Tierra y Libertad   -1937  )
Bibliografia: in Mary Nash, Mujeres libres. Donne libere. La fiaccola, 1991, pp. 57-58 .  Nota: La fig. 1 è un bellissimo "collage" originario delle "Mujeres Libres". Guardandolo mi è venuta la voglia di fare anch'io un piccolo "collage" con alcune figurine in creta di donne che ho fatto  per la rivoluzione spagnola inclusa  un'anziana Emma Goldman (seconda da sinistra in basso). Le ho ricolorate tutte in bianco e nero, ( che è venuto un pò violetto) con il computer, per ricollegarmi meglio all'originale.
 Alcune delle principali esponenti di questo gruppo” furono LUCIA  SANCHEZ SAORNIL (1895- 1970), MERCEDES COMAPOSADA (1900-1994), AMPARO POCHY GASCON (1904-1966 o 1968  secondo  altre fonti) , LOLA ITURBE (1902-1990), a cui si aggiunsero presto  PEPITA CARPENA(1919-2005), SARA BERENGER (1919-2010 ) e tante altre.
                                                             
LUCIA SANCHEZ SAORNIL


LUCIA SANCHEZ SAORNIL ( 1895-1970) poetessa e militante anarco-femminista. Nata  in un quartiere povero di Madrid, orfana di madre, si dovette occupare del padre e della sorella Conception, afflitta da una grave malattia che richiese cure e assistenza nel corso di tutta la sua vita. Frequentò un corso di pittura nell’ Accademia delle Belle Arti di San Fernando  e si avvicinò all’  “ultraismo”, avanguardia artistica letteraria spagnola , che univa in sé elementi provenienti dal dadaismo,  futurismo, surrealismo, ecc. Pubblicò a partire dal 1918  alternando il suo nome a quello  fittizio di Luciano de San Saor, poesie, dal contenuto principalmente  erotico  e omosessuale, su varie riviste d’arte, tra cui “ Los Quijotes”, Grecia , Tableros e altre.   Dal 1916 Lucia Saornil  lavorò come telefonista, che , se apparentemente rappresentava un livello superiore rispetto alle operaie che lavoravano in fabbrica , tanto da meritare, di fronte all’opinione pubblica, l’appellativo di “signorine telefoniste”, soggiacevano a condizioni di lavoro particolarmente dure. (cfr. brano)

Brano da commentare: “ Nelle prime ore del pomeriggio c?era poco lavoro, e le telefoniste approfittavano del momento per bere. La sete era l’unica risorsa per abbandonare per due minuti l’alta sedia girevole, puledro di tortura durante otto lunghe ore […] Mi assegnarono al servizio notturno; dieci ore incommensurabili, tre delle quali –non per questo più corte – le passavamo su delle amache, di modo che alcune dormivano, intanto che ci raccontavamo segreti a bassa voce; altre russavano sonoramente, come se volessero dissimulare il mormorio della conversazione, poiché il divieto di parlare arrivava fino a lì[…] Alle cinque del pomeriggio infuriava il servizio; alle otto di notte le telefoniste ansimavano di fatica; i nervi giocavano la loro parte. Talvolta[capitava] una risposta sgradevole [ rivolta a un abbonato] e mezz’ora dopo una chiamata nell’ufficio del capo, che si traduceva con due ore di sovraccarico sulla giornata” (  Sanchez Saornil, Veinte ãnos de psicologia femenina a través de una profesìon in Mujeres libres n. 2 giugno 1936)

Bibliografia: in Michela Cimbalo, Ho sempre detto noi. Lucia Sanches Saornil, femminista e anarchica nella Spagna della Guerra Civile, Viella, 2020 p. 78

Attratta dalle idee anarchiche si impegnò attivamente nella militanza anarco-sindacalista  nella CNT sino a quando nell’aprile  1931, a causa della sua   attività, fu licenziata dalla Compañia Telefonica Nacional de Espana Ciò, comunque, non le impedì , poche settimane dopo,  di appoggiare dall’esterno  uno sciopero, particolarmente duro, sostenuto dalle lavoratrici e dai lavoratori della “Telefonica”, subendo anche un arresto da parte delle “guardia de asalto” con l’accusa di “disordine pubblico”, durante una manifestazione di protesta di fronte al grande palazzo della Telefonic Per tutti gli anni trenta Lucia Saornil svolse una intensa attività giornalistica all’interno della redazione del quotidiano “ CNT”, dove affrontò, spesso, con lo pseudonimo “ Companera X”  la “questione femminile” (fr. brano)

 Brano da commentare: “ […]  scavare, approfondire, denudare la causa, distruggerla, , è il compito che la storia riserva alla donna […] Bisogna […] lasciare da parte tutta la falsa saggezza maschie, accantonare tutta la sua scienza politica e socialee cercare la verità nel fondo delle nostre coscienze. Bisogna scuotere la scacchiera e  cominciare una nuova partita. Tutti i valori attuali sono falsi, tutti. E non vale cambiare le nomenclature, è necessario modificare l’essenza e le viscere delle cose. Accettare qualcosa dell’esistente  sarebbe dare per buona la formula sociale che rese possibile la nostra schiavitù per secoli […] non possiamo reclamare la nostra libertà,  ribellandoci contro l’ingiustizia secolare che ci ha tenute postergate, senza tenere in conto che su questa stessa ingiustizia è edificato ciò che ci circonda “. (  Companera X, Ante la guerra y ante  el fascio, in CNT 29/08/1934)

Bibliografia: in Michela Cimbalo, Ho sempre detto noi. Lucia Sanches Saornil, femminista e anarchica nella Spagna della Guerra Civile, Viella, 2020 pp. 137-138

Nell’aprile del  1936 Lucia  Saornil fondò assieme a  Mercedes Comaposada e a  Amparo Poch y Gascon il gruppo  delle “Mujeres libres” e nel maggio uscì il primo numero della rivista  Mujeres libres e dal second[o numero tenne una rubrica fissa, “Giornate di lotta” dove erano riportate le  attività sindacali  delle lavoratrici operaie e contadine.Il 19 luglio  1936 reagì al tentativo di colpo di Stato franchista prendendo parte, secondo quanto riferisce Lola Iturbe  ai combattimenti del  Quartel de la Montana a Madrid e poi andò al fronte  come corrispondente di guerra  per conto del quotidiano CNT .   Tornata a Madrid si dedicò a tempo pieno al consolidamento del gruppo delle “ Mujeres Libres” , che dopo un  breve periodo di disorientamento dovuto allo scoppio della guerra civile, divenne sempre più motivato ( cfr. primo brano)  e attento a evitare di ripetere e mantenere la vecchia mentalità e i  comportamenti della società borghese, come per esempio alcuni matrimoni  celebrati all’interno dio atenei e sindacati anarchici scimmiottando quelli prerivoluzionari religiosi o civili. . (cfr. secondo brano)

Brani da commentare: 1) “  Poteva sembrare che quest’avvenimento   [la guerra civile] avrebbe rovinato i nostri piani quando, al contrario, anche se forse per vie distinte, dava un impulso più accelerato alla nostra azione, ed apriva condizioni più favorevoli alla nostra propaganda […]  Instantaneamente cominciarono a svilupparsi nelle donne due virtù ad esse immanenti, ma che esse non conoscevano nella loro ampia forma sociale: la solidarietà e l’emulazione …” ( Lucia Sanvchez Saornil,  La mujer en la  Guerra Civil y en la Revolution. La Agrupaciòn Mujeres Libres in CNT n. 531, gennaio 1937); 2) “Presso l’archivio di un certo Ateneo Libertario, abbiamo preso visione di un gran numero di atti matrimoniali, certificati dai  compagni del Comitato, in qualità di rappresentanti dello stesso. Sicuramente , alla stregua di questo Ateneo, simili atti si possono trovare certificati presso qualunque sindacato o negli uffici di un battaglione confederale. […] Se in passato  abbiamo affermato che per l’unione di due esseri bastava il libero consenso di entrambi e che un certicato matrimoniale non significava altro che un contratto di vendita, quale spiegazione possiamo trovare a queste assurde cerimonie , così frequenti presso gli organismi sindacali ?… Noi non ci stanchiamo, non ci stancheremo mai, di ripetere che stiamo facendo la rivoluzione, che è giunto il momento di passare dalla parola ai fatti, che alla facile verbosità di ieri bisogna pur farsi onore oggi, se non vogliamo perdere  il nostro credito di rivoluzionari  e di anarchici. Se la rivoluzione è  riforma dei  costumi  cominciamo da qui, ma subito; mettiamo in pratica tutto ciò che fino a ieri rappresentavano le nostre aspirazioni, la nostra legge, i nostri principi. L’altro giorno abbiamo detto che la Rivoluzione sarebbe cominciata da noi stessi. E se non facciamo così perderemo la  rivoluzione sociale: la nostra mentalità borghese non avrà fatto che rivestire di abiti nuovi i vecchi concetti, conservandoli per intero. Bisogna fare attenzione a queste piccole cose. A volte sono le migliori spie della mancanza di capacità rivoluzionaria. “  (Lucia Sanchez SaornilHoras de la Revolucion .  Pubblicata dal Sindacato CNT dell’ Alimentazione,  1937)

Bibliografia: Primo brano: Pier Francesco Zarcone, Mujeres Libres vol. 1 Comunismo anarchico al femminile nella Spagna rivoluzionaria, Quaderni di Alternativa Libertaria p. 41. Secondo brano  in Mary Nash, Mujeres libres. Donne libere. La fiaccola, 1991, pp. 116-117


Nel 1937 si trasferì a Valencia  dove conobbe América (Mery) Barroso, che recitava in spettacoli di propaganda rivoluzionaria , insieme  alla sorella Irene, fondatrice di una compagnia teatrale  della CNT-UGT) e visse con lei  tutto il resto della sua vita.   Nel maggio del 1938 fu eletta segretario generale della sezione spagnola di Solidarietà Internazionale Antifascista (SIA), un'organizzazione franco-spagnola che sosteneva gli antifascisti spagnoli durante e dopo la rivoluzione. Un incarico che tra l’altro le assicurò una salda amicizia fisica ed epistolare con Emma Goldman.  Dopo la vittoria di Franco, Lucia e America si rifugiarono in Francia, ma durante l’ occupazione tedesca , tornarono clandestinamente in Spagna, dove dovettero essere molto attente non solo a che non si scoprissero i loro precedenti rivoluzionari , ma anche la loro relazione amorosa, in quanto dal 1954 l’omosessualità divenne , nel regime franchista, un vero e proprio reato ereditato dalla famigerata legge repubblicana, mai abrogata, “  de vajos y maleantes” , estesa anche all'omosessualità.

Morì di cancro nel 1970. Sue erano le parole dell' inno Mujeres Libres

Canzone da commentare: “Puño en alto mujeres del mundo / hacia horizontes preñados de luz / por tutas ardientes / los pies en la tierra / la frente en lo azul / Affirmando promesas de vida / desafiemos la tradición Modelemos la arcilla caliente / de un mundo que nace del dolor /  iQue el pasado se hunda en la nadal! / iqué nos importa el ajer ! / Queremos escribir de nuevo / la palabra MUJER /  Puño en alto mujeres del mundo / hacia horizontes prenados de luz / , por rutas ardientes / adelanteadelante, / de cara a la luz ( Himno de Mujeres libres , parole di Lucia Sanchez Saornil  ) .  .  Traduzione italiana: “ Pugno levato, donne iberiche / Verso orizzonti gravidi di luce / Per strade roventi / con i piedi per terra / e la fronte in cielo / Proclamando promesse di vita / sfidiamo la tradizione / Modelliamo la calda argilla / Di un mondo che nasce dal dolore / Che il passato sprofondi nel nulla ! Che ci importa di ciò che è stato / Vogliamo riscrivere / la parola DONNA / Pugno levato donne del mondo / Verso orizzonti gravidi di luce / Per strade roventi, avanti, avanti , / con lo sguardo rivolto alla luce .

Bibliografia: in  Martha  A. AckelsbergMujeres libres , Zero in condotta  2005 p. 9
  


                                                                                  
     MERCEDES COMAPOSADA GUILLEN (1901-1994)  Figlia di un noto militante socialista lavorò , assai giovane,  come montatrice nell’industria cinematografica e aderì al sindacato  degli spettacoli della CNT.  Al tempo stesso studiava all’Università e  divenne avvocato. Conobbe  Lucia Sanchez Saornil e Amparo Poch  y Gascon e con loro fondò nel 1936 il gruppo delle  mujeres Libres “. Collaborò a numerose pubblicazioni anarchiche su temi sindacali e femministi.  Dopo la vittoria di  Franco, si trasferì a Parigi con il suo compagno Baltasar Lobo, scultore libertario , amico di Pablo Picasso, di cui lei divenne segretaria. Morì a Parigi nel 1994 .  Pubblicò diversi scritti, tra cui “ Los artistas espanoles de la Escuela de Paris “.
Brani da commentare: 1) Nel 1933 andai con Orobon Fernandez ad una riunione di uno di questi  sindacati. […] C’era anche  Lucia ( Sanchez Saornil). Volevano che tenessi una lezione, poiché non avevano insegnanti. Ma per il comportamento di qualche compagno questo sembrava impossibile. Non prendevano sul serio le donne. C’è un detto che dice “ Le donne in cucina e a fare la calzetta “ No, fu impossibile: in quel posto le donne non osavano quasi aprire bocca “;  2)  “ Avevamo un milione di persone contro. Tutte le maggiori rivoluzionarie, Alessandra Kolontai, Rosa Luxemburg, Clara Zetkin avevano cercato di fare qualcosa con le donne; ma tutte scoprirono che all’ interno di un partito, di una organizzazione (rivoluzionaria) già esistente sarebbe stato sempre impossibile  Ricordo di avere letto , a questo proposito, un dialogo tra Lenin e Clara Zetkin in cui lui lediceva “ Si, tutto quello che dici sull’emancipazione delle donne va molto bene. Un obiettivo molto buono, ma che non va bene per questo momento “ Gli interessi di un parti to hanno sempre priorità su quelli delle donne “ ( Intervista a Parigi 1982)  );  3)  “ Una cosa che volevamo  fosse ben chiara  era che la donna  è un individuo, che ha valore indipendentemente dall’essere o meno madre. Ma nonostante questo, allo stesso tempo, volevamo  essere sicure che ci fosse un posto per le madri […] Quello che volevamo, almeno, erano delle madri coscienti. La gente doveva poter scegliere se voler avere figli, come e quando, e sapere come crescerli . […] E non c’era motivo per cui avrebbero dovuto essere figli propri, dovevamo farci carico dei figli degli altri, degli orfani, per esempio ..” ( Mercedes Comaposada, intervista a Parigi 1982)
Bibliografia: in  Martha  A. Ackelsberg, Mujeres libres , Zero in condotta  2005 p. 129 (primo brano) ; 130 (secondo brano); p. 227 (terzo brano)
                                                                                          
AMPARO POCH Y GASCON  (1904-1966). Nata a Saragozza. Nonostante  una certa diffusa  ostilità nei confronti delle   donne  che frequentavano l’università di medicina , si laureò e divenne medico /pediatra.  Si impegnò per migliorare le condizioni di salute e di vita  del proletariato . Criticò  il matrimonio monogamico opponendo ad esso  l’amore libero e bisessuale. Sostenne , inoltre, il diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e della  maternità. Durante  la guerra civile fu nominata dalla ministra della  sanità,  Federica Montseny, direttrice generale . Diresse anche  il    Casal de  la dona trabajadora “, dove si svolgevano corsi di formazione professionale finalizzati all’emancipazione della donna.   Dopo l’ avvento del franchismo diresse l’ ospedale di Varsavia a Tolosa, in Francia, dove si era rifugiata. Uno dei suoi scritti , per quei tempi più innovativo, fu “Ninos” sul complesso rapporto affettivo tra la madre e il  bambino. Un tema che affrontò  anche in articoli sulla rivista del gruppo “ Mujeres libres (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Verso la fine del primo anno le prime impressioni iniziano a farsi strada nell’indefinita coscienza del piccolo . Lo stesso svezzamento ha il valore di una feroce repressione , di una proibizione, di una interferenza, sull’instabile volontà del piccolo di un’altra volontà matura e decisa. [….]  In realtà , il compimento di qualsiasi necessità fisiologica rappresenta per il bambino un certo godimento, del quale noi non ci ricordiamo più, perché in seguito alla coazione esterna è rimasto bruscamente relegato al livello più basso della nostra coscienza.  Ci sono altre piccole cose che rappresentano un piacere per il bambino, piacere che tu, donna ignori,  ma che reprimi senza sosta, fino a che il gesto non  sparisce, provocando nel bambino un infinito dolore [ ….] Il neonato gode già di certi piaceri, ed appena acquisiti si sente forzato a rinunciarvi. Questo non è altro che l’annuncio di come più tardi nuove e più dolorose repressioni  andranno livellando poco a poco la sua personalità con l’esterno. Rimani all’erta, donna. Questa repressione deve avere un limite, se non vuoi che la personalità dell’uomo futuro si perda in assoluto e diventi un pallido riflesso dell’esterno e a volte nemmeno questo . Rimani all’erta , affinché l’”anima” e la mente del bambino conservino un colore proprio, mantengano un’ impronta personale. Concedi al bambino la prospettiva del cammino prezioso ed unico del libero arbitrio, lontano da ogni costrizione “ ( Amparo Poch y Gascon, in Mujeres Libres , Barcellona 1937)
Bibliografia :  In Mary Nash, Spagna 1936-1939, La fiaccola, 1991 pp. 142-143
                                                                             
                                                                                    
 ADA MARTI'

 ADA MARTI’ (1915-1960), ( sopranominata “ Pell roja) . scrittrice , giornalista e animatrice di diversi gruppi libertari, tra cui la “Federacin Estudiantil de Consciencias libres”. Grazie alla sua cultura e alle sue conoscenze filosofiche e psicologiche scrisse su diverse riviste  libertarie, tra cui “ La Revista Blanca” e la serie “ La Novela Ideal “ ( cfr. post sulla  REVISTA BLANCA”) . All’inizio della rivoluzione sociale spagnola , frequentò assiduamente  le riunioni  della “ Casa CNT-FAI ,)dove tra l’altro conobbe  il miliziano José Maria Lunazzi, miliziano della Colonna Durruti  con cui ebbe una relazione amorosa sino  a quando lo lasciò , perché , dopo la militarizzazione,  lui aderì all’  esercito repubblicano.  Collaborò assiduamente  con  il gruppo  Mujeres Libres scrivendo vari  articoli per la rivista omonima. (cfr. brano) 
Brano da commentare: “ … Ogni volta che parla in pubblico una donna, sia o no del settore  sindacale o ideologico al quale appartengo io, che in fondo, molto in fondo al mio subcosciente sono un’ingenua, vedo aleggiare davanti ai miei occhi, resi un po’ scettici dalle esperienze passate, la piccola luce ardente e puerile di un’illusione. Mi dico : “ Chissà che questa …… “ e speranzosa accorro ad udirla. Però quasi sempre (si badi che dico quasi sempre) , terminato l’ascolto, giungo alla conclusione, per me sgradevolissima, che quella donna, quella compagna nella quale avevo riposto momentaneamente le mie speranze non aveva detto niente di nuovo, o quanto meno non lo aveva fatto usando parole che altri non avessero già usato, parole rivelatrici, almeno in forma latente, di una personalità reale, autentica e soprattutto femminile. Una personalità, magari , non ancora formata, con angoli da smussare, con lineamenti difettosi r di una tale consistenza da non poter essere considerati definitivi ma … finalmente una personalità.  […] Che la personalità sia soprattutto femminile! Perché questo è ciò che importa: saper essere donna, essendo donna. Non come  nel passato, femmina. Niente più. Da femmine a donne. Da schiave a compagne: Da amanti ad amiche nel senso più puro della parola. Per loro e per noi. Soprattutto per loro. Non per quelli che già vivono ((non sempre abbastanza raffinati per apprezzarlo), ma per quelli che devono ancora nascere, e che dovranno nascere da noi. Almeno per quelli che da noi dovranno nascere, siamo obbligate a coltivare quella personalità alla quale alludevo prima. Almeno per questo, compagne …” (Ada Martì, Mujeres Libres n. 10)
Bibliografia:  Maria Nash, Mujeres Libres . Donne libere. Spagna 1936-1939, La Fiaccola  1991, pp. 76-77
Ada Martì , durante le giornate di maggio del 1937 a Barcellona,  lottò , al fianco degli  Amigos de Durruti”, per la difesa delle conquiste rivoluzionarie del 1936  (cfr.  post LE GIORNATE DI MAGGIO DEL 1937 ), contro le guardie d’assalto e gli stalinisti. Nel 1939 ,  con la vittoria di Franco, fuggì  in Francia dove fu  reclusa in un campo di concentramento insieme ad altri esuli spagnoli Durante la seconda guerra mondiale visse in clandestinità. Nel dopoguerra ebbe, con due amanti diversi, un danese e un russo ,due figli , di cui il primo, Federico,  morì nel 1959 durante un intervento chirurgico, la seconda,  Claudia,  si fece suora. Ada Martì, afflitta da una grave depressione,  morì nel 1960 per una sovradose 
                                                 
DOLORES ITURBE ARIZCUREN ( nota come LOLA ITURBE e anche come KIRALINA ) (1902-1990) . Di famiglia proletaria, dopo un periodo , sino ai sette anni,  di vita in campagna dove la mamma l’aveva affidata a una coppia di contadini, tornò a vivere dalla sua mamma biologica  a Barcellona. A 9 anni iniziò a lavorare duramernte e verso i 14 anni aderì alla CNT  (Confederacion Nacional de Trabajo) partecipando ad attività di soccorso  ai detenuti politici e venendo a contatto con molti noti anarchici, tra cui Durruti, Ascaso, Vivancos ed altri. All’inizio degli anni  venti diventò la compagna dell’anarchico JUAN MANUEL MOLINA.e quando questi dovette fuggire  prima in Francia e poi in Belgio per non essere arrestato dalla polizia spagnola , Lola  lo seguì in esilio. Nel 1936 fu una delle cofondatrici del gruppo  Mujeres Libres  e , tra l’altro, lavorò nel Casal de la dona treballadora . Dopo le giornate di maggio del 1937 si impegnò, su incarico delal CNT  per la liberazione degli anarchici e dei poumisti arrestati dagli stalinisti.  Dopo  l’ascesa al potere dei franchisti Lola e il suo compagno andarono in Francia e collaborarono con il gruppo di  Francisco Ponzan  Vidal ( cfr. post LIBERTARI CONTRO FRANCO (1)). Dopo la seconda guerra mondiale Juan Manuel Molina tornò spesso clandestinamente in Spagna per continuare la lotta antifranchista sino a quando nel 1946 fu arrestato e condannato a sei anni .  Lola per mantenersi  tornò a lavorare come pantalonaia dedicandosi comunque al tempo stesso alle attività in esilio delle Mujeres Libres. Nel 1979 Lola e il suo compagno  tornarono in Spagna. 
Brano da commenatare: “Solo il regime comunista libertario può dare una soluzione magnifica ed umana al problema dell’emancipazione femminile. Con la distruzione totale della proprietà privata, soccomberà anche questa morale ipocrita di cui siamo succubi, saremo liberi con l’unico limite di non nuocere alla libertà altrui. L’amore ed il rispetto per il prossimo saranno l’unica morale accettabile. Godremo dell’amore nella completa libertà dei nostri desideri, rispettando le più diverse forme di convivenza amorosa e sessuale” ( Kyralina ( Lola Iturbe) “ Temas femeninios. El comunismo anarquico libertarà a la mujerTierra y Libertad 2. n. 11 giugno 1933) pp. 197-199
Bibliografia: in  Martha A. Ackelsberg, Mujeres Libres,  Zero in condotta, 2005 p. 67
SARA BERENGUER (più nota come SARA GUILLEN (1919-2010) .  Iniziò a lavorare a 12 anni. Nel Luglio 1936 opponendosi al tentativo golpista dei militari partecipò attivamente al comitato rivoluzionario della barricata di Las Cortas a Barcellona e le fu assegnato il  rischioso compito  della distribuzione delle armi.  Adempì anche importanti incarichi nel comitato locale della  FIJL e nell’Ateneo Libertario dove insegnava  ai ragazzi di strada.  Durante le giornate del maggio 1937 a Barcellona combatté contro gli stalinisti.  Nel 1938 come membro della SIA (Solidaridad Internacional Antifascista) e delle Mujeres Libres difese , insieme ad altre compagne,  sino a quando fu possibile, El Casal de la  Dona Treballadora,  dall’ attacco della Guardia d’ Assalto, ordinato dal Governo Repubblicano, sempre più sotto sottomesso agli stalinisti, che aveva infine deciso ,pur essendo ormai prossimo alla sconfitta, , di  liquidare definitivamente a Barcellona  tutto ciò che poteva ancora ricordare   le conquiste libertarie dei primi anni della rivoluzione.  Dopo la vittoria di Franco  si rifugiò con il suo compagno JESUS GUILLEN IN Francia, dove parteciparono, durante la seconda guerra mondiale, alla Resistenza contro i nazisti , Nel dopoguerra partecipò a gruppi d’azione antifranchisti e la sua casa di Bézieers divenne luogo di passaggio per tutti i militanti che clandestinamente si recavano in Spagna. Espulsa nel 1965  dalla CNT, insieme ad altri compagni, tra cui Cipriano Mera e Octavio Alberola,   continuò insieme al marito a militare nel movimento anarchico nel Frente Libertario e nella SIA.  Tra i vari libri dedicati  da lei , in particolare alle mujeres libres, io conosco solo Femmes d' Espagne en lutte. Le courage anonyme au quotidien de la guerre civil à l'exil, Atelier de création libertaire, 2011 ( inedito in italiano) .
Brano da commentare: “ Innanzitutto io non sono anarchica, perché essere anarchico è molto di più di ciò che sono riuscita ad essere e non dico di essere femminista, perché non lo sono, io sono una militante libertaria  femminile ( feminin), non sono per il dominio delle donne sugli uomini.  Femminista  è come  dire  machista , ma al femminile. Io mi sono sempre battuta insieme a degli uomini, non contro di loro, ma contro l’oppressione. La mia lotta va ben al di là, essa riguarda  egualmente gli uomini. I due sessi devono conquistare la pari libertà . No, io non sono una femminista, io sono donna. La libertà delle donne è la condizione della libertà dell’uomo e viceversa. La libertà, come la sentiamo noi , libertari. Essa  non mira a sostituire gli uomini dalle donne nella gerarchia dello sfruttamento ma a sopprimere lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sia esso maschio che femmina. Non è che insieme e non  opposti gli uni agli altri che  ci arriveremo. E’ in ciò che noi ci distinguiamo da quelle che si richiamano al femminismo e che non rimettono in questione le fondamenta di questa società “ (Jacinte Rausa, Entretien avec Sara Berenguer, febbraio 1977)
 Bibliografia: Jacinte Rausa,, Entretien avec Sara Berenguer , 20 fevrier 1977 in Sara Berenguer in Wikipedia versione francese (traduzione italiana mia). Cfr. anche Jacinte Rausa,  Graine d’Ananar : Sara Berenguer,  Editions du monde Libertaires , Editions Alternative Libertaire, 2000 . Cfr. anche Eulalia Vega, Pioniere e rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna (1931-1975) , Zero in Condotta, 2017 pp.  33-36; 114; 121-122; 155-156; 161 ; 168-169; 177-178; 184-186;  195; 198-199; 209-211; 235-237
 Sara Berenguer è anche nota in Spagna per  le sue composizioni poetiche e letterarie (  Nel 1977 in occasione della Settimana Confederale Durruti  Sara Berenguer si recò sulla tomba di Durruti, insieme alla compagna di lui, Emilienne  Morin e la figlia Colette (cfr. infra post BUENAVENTURA DURRUTI 1: LOS SOLIDARIOS........ ) e recitò un commovente poema. Tra le sue tante poesie e poemi scelgo di inserire in questo post, per motivi di spazio,  la sua composizione più breve, nonostante che tutte quelle che sono riuscito a rintracciare su Internet siano molto suggestive e interessanti, e particolarmente , a mio parere, " El cristo detras del telon ". (cfr. brano)
Poesia da commentare: “ No me importa lo que digan /si lo que he dicho es cierto / No me importa lo que harán, / sino lo que quedó hecho. / Las palabras poco sirven, / lo que sirven son los hechos “ ( Sara Berenguer, El decir de la Gente )
Bibliografia: in http://poetassigloveintiuno.blogspot.it/2011/10/5016-sara-berenguer...                                                                         
                                                                                


JOSEFA ( detta PEPITA) CARPENA AMAT (1919- 2005) . Iniziò a lavorare a 12 anni  e  a 14  aderì allla Confederación Nacional de Trabajo (CNT)  e  militò in Juventudes Y Ateneos e poi  nella FIJL ( Federación  Ibérica Libertarias, dove apprese a  leggere  e a scrivere e a farsi una cultura  attraverso la lettura di romanzi ( tra cui L’ Emilio di Jean Jacques Rousseau,  Germinal, di Zola, Papà Goriot di Balzac) e di  saggi di pensatori anarchici come   Anselmo Lorenzo,  Ricardo Mela, Bakunin e altri) . Per la sua influenza, sebbene giovanissima , sulle sue  compagne di lavoro, il padrone della fabbrica dove lavorava, la licenziò, ma grazie alle proteste del suo sindacato fu costretto a riassumerla. Durante la rivoluzione sociale spagnola, Pepita Carpena,  aderì  al gruppo delle Mujeres Libres, dove lavorò , nel comitato regionale, al  segretariato della propaganda. ( cfr. brani da commentare)
Brani da commentare:   1)  “… La necessità di un movimento specifico di donne si è manifestata con tale forza , nel 1936, per la grande effervescenza di attività politiche d e sociali in piena guerra civile. Ciò nonostante molte delle nostre amiche avevano già preso coscienza della loro condizione di doppia schiavitù come operaie e come donne, e aderivano al movimento sindacalista della CNT che riuniva le migliori condizioni ideologiche. Per questo il loro nome , Mujeres Libres, donne libere da pregiudizi. La nostra lotta sindacale ha continuato nella FIL dove discutevamo di tutti i problemi riguardanti la condizione della donna: tanto i problemi relativi alla sessualità quanto i problemi sociali. La cultura rappresentava una gran parte delle nostre attività perché a quell’epoca erano poche le donne che potevano permettersi il lusso di studiare mentre la maggior  parte di noi  sapeva appena leggere e scrivere. Quasi tutte, all’età di dodici anni, dovevamo andare a lavorare; le condizioni di vita delle operaie erano così terribili che sole, e autodidatte,, avevamo imparato le nozioni elementari che ci mancavano. La maggior parte di  noi si formò nel movimento femminile di Mujeres Libres e consideravamo che la lotta dovesse essere tanto degli uomini quanto delle donne. Per iniziare c’era la lotta più urgente, quella delle operaie, e poi ancora ognuna di noi doveva lavorare nel proprio ambito di riferimento, nelle proprie case,  nel proprio ambito quotidiano, dovevamo estirpare i pregiudizi di tanti anni anni di tradizione cristiana. Siamo riusciti nei sindacati ad imporci in quanto militanti, però imporre l’emancipazione totale dell’individuo , questa è un’ altra storia ...... " ( testo di un articolo di Pepita Carpena letto durante l’intervista con Isabella Lorusso il marzo 1997 a Marsiglia);   2) “ Secondo le mie deduzioni ed analisi, ritenevo che uomini e donne uniti dovessero lottare per l’emancipazione sociale nella mia mente non consideravo tutto ciò femminismo,  ma a onor del vero, devo dire che ho cambiato idea.  Una cosa è la teoria, un’altra è la pratica, e, disgraziatamente, il peso dei pregiudizi così diffusi in Spagna non risparmiava alcuni sindacalisti [..] Vorrei  che i giovani libertari dell’epoca ricordassero la decisione presa allora di costituire una segreteria  delle  donne in seno alla FIJL, decisione che secondo me fu un’ aberrazione, poiché ritenevo si trattasse di una segregazione su base sessuale che non aveva nulla a che fare  con la nostra ideologia. Avevo 17 anni, ma le mie idee di allora continuano ad essere quelle di oggi, continuo a non capire una decisione del genere, come non concepisco il motivo per cui i  compagni non vollero mai integrare Mujeres Libres nella CNT (come avevano fatto con la FIJL ), nonostante il sostegno dato alla nostra causa da Emma Goldman.  Subito dopo quella decisione entrai in Mujeres Libres e, …. ( Pepita Carpena, Avevo sedici anni );
Bibliografia:  Primo brano in  Isabella Lorusso, Donne contro, Interviste a dieci donne anarchiche, marxiste, e femministe incontrate tra la Catalogna, la Francia e l’Italia dal marzo 1997 al febbraio 2013,  CSA editrice,  2013 pp. 41-42.  Secondo brano in Pepita Carpena: Avevo 16 anni in  Spagna 1936. L’Utopia è storia. Volontà 1996 pp.165-166 . Cfr. anche  Pamela Galassi, La donna più pericolosa d’America. Il femminismo anarchico nella vita e nel pensiero di Emma Goldman,  La Fiaccola 2014, p. 64 e  Graine d’ Ananar : Pépita Carpena, Editions  Alternative Libertaire, 1998.       

 Nel 1938,  suo marito, Pedro Perez,  noto anarco-sindacalista e  commissario politico  della 121 brigata  della  26 divisione (ex Colonna Durruti ), morì combattendo al fronte. Fino al 1999 , oltre a tenere numerose conferenze e a collaborare a varie pubblicazioni anarchiche svolse l'incarico di archivista e responsabile del CIRA (Centro Internazionale di Ricerche sull'anarchismo) di Marsiglia. In tale ruolo partecipò spesso a convegni e incontri internazionali, ove ebbe l'occasione di incontrare numerose giovani compagne, da cui ebbe, per le sue idee assai avanzate, grande stima e considerazione. (cfr. brano)  Dopo la vittoria  di Franco, Pepita  fuggì in Francia e dopo  un  breve e infelice matrimonio con un francese, si unì all’anarchico  Julian Martínez.  Fino al 1999 , oltre a tenere numerose conferenze e a collaborare a varie pubblicazioni anarchiche svolse l'incarico di archivista e responsabile del CIRA (Centro Internazionale di Ricerche sull'anarchismo) di Marsiglia. In tale ruolo partecipò spesso a convegni e incontri internazionali, ove ebbe l'occasione di incontrare numerose giovani compagne, da cui ebbe, per le sue idee assai avanzate, grande stima e considerazione. (cfr. brano) 

Brano da commentare: « Pepita: Sì, certo. Una volta ero a Venezia a un incontro sull’ anarchia e venne verso di me una ragazza svedese e mi disse che la sorprendeva che io alla mia età potessi essere così radicale sui temi del femminismo, e le dissi: « « Io non sono un caso isolato, perché sono state le mie antenate che hanno fatto un lavoro straordinario sulla liberazione della donna. Donne come Flora Tristan, Clara Zetkin, la Kollontai, avanzate tanto nel tema del sindacalismo quanto del socialismo.» E si creò un dibattito fantastico. Fu in piazza e fu molto più produttivo dei dibattiti che avevamo fatto al chiuso nei locali. Isabella: Più bello e più informale. Pepita: Sì, più informale e più intimo. Lei mi abbracciò e mi disse : « Pepita, per l’età che hai, per la maniera con la quale affronti la questione delle donne sei un modello di vita per me» Mi emozionai molto, anch’io pensavo che in Svezia le cose fossero più avanzate in tema di femminismo». ( Pepita Carpena, intervistata da Isabella Lorusso,  marzo 1997, Marsiglia)
Bibliografia: in  Isabella Lorusso, Donne contro, Interviste a dieci donne anarchiche, marxiste, e femministe incontrate tra la Catalogna, la Francia e l’Italia dal marzo 1997 al febbraio 2013,  CSA editrice,  2013 p.40
                                  

SUCESO PORTALES  CASAMAR (1904-1999) Modista e anarco-sindacaliista  militò sin dal 1934 nella CNT. Nel 1936 fu una delle iniziatrici (termine da loro preferito rispetto a quello di fondatrici) del gruppo Mujeres Libres divenendo, in quello stesso anno, segretaria del Sottocomitato delle Mujeres Libres a Valencia.  (cfr. brano)
Brano da commentare:  Isabella : Tu perché facesti parte di questa organizzazione politica? Suceso: Perché era un’organizzazione di donne anarchiche e completava la mia formazione politica. Avevo sempre fatto parte di gruppi libertari, ma all’interno dei circoli anarchici mancava un vero dibattito sulla condizione delle donne. I compagni erano e sono i beneficiari di una cultura patriarcale che li ha sempre voluti protagonisti della storia. Noi donne dovevamo organizzarci autonomamente., lottare dentro e fuori delle nostre case, dentro e fuori le sedi dei partiti. Avremmo voluto incanalare le nostre energie in altre direzioni, partecipare maggiormente alla vita politica del paese, ma i compagni non ci diedero scelta e noi decidemmo di cambiare le nostre vite prima di cercare di cambiare il mondo.  […] Isabella: Che relazione avevate con le altre donne dell’organizzazione? Suceso  :  Con le altre militanti di Mujeres Libres molto buone, sincere e cordiali; con le altre donne chje militavano nella sinistra radicale anche. Ovviamente, avevamo problemi con le donne di classe media; la maggior parte di loro era franchista e quando iniziò la guerra seguirono i loro interessi di classe piuttosto che quelli di genere. Una donna borghese in casa può essere sottomessa al proprio uomo, ma fuori legittima i soprusi della classe dominante a cui appartiene. A noi interessavano le donne che lottavano dentro e fuori la società, dentro e fuori le mura domestiche. Per questo per noi era importante che imparassero a leggere e a scrivere: perché fossero autonome  e indipendenti, libere e ribelli. Dovevamo lottare contro tutto e tutti, e soprattutto contro la tradizione cattoica che imponeva alle donne il silenzio e la rassegnazione. […] Isabella: Ci furono molte donne che decisero di combattere al fronte ?  Suceso:
Sì, furono tante ma noi di Mujeres Libres pensavamo che era più importante che le donne imparassero a leggere e a scrivewre piuttosto che a imbracciare un fucile. Lottammo più nella “retroguardia”, diciamo, pensavamo ci fosse bisogno di un lavoro più radicale da fare, nelle case e nella società. Quando iniziò la guerra molte donne decisero di combattere, ma poi alle milizie si sostituì un esercito organizzato e le donne decisero di occuparsi d’altro. Isabella : Voi, come gruppo di Mujeres Libres vi occupavate anche di sessualità, di prevenzione, di anticoncezionali.  Suceso: In quell’epoca parlare di anticoncezionali era come parlare di pornografia. Per questo le donne avevano tanti figli: perché non sapevano controllare  la natalità” ( Suceso Portales intervistata da Isabella Lorusso in  Donne contro..)
Bibliografia: in Isabella Lorusso, Donne contro. Interviste a dieci donne anarchiche, marxiste e femministe incontrate tra la Catalogna, la Francia e l’Italia dal marzo 1997 al febbraio 2013,  CSA editrice, 2013, p. 61, 62,63, 67
 Nella zona di Guadalajara  Suceso Portales incentivò  il movimento delle collettivizzazioni rurali e fece intensa propaganda libertaria femminile tra le contadine.  Collaborò attivamente anche al periodico Mujeres Libres con alcuni articoli, tra cui uno sulla morale  del sesso maschile e  del sesso femminile. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Dos cosas empiezan a desplomarse en el mundo por inicuas: el privilegio de la clase que fund la civilizacin del parasitismo, de donde naci el monstruo de la guerra, y el privilegio del sexo macho, que convirti a la mitad del género humano en seres autnomos y  a la otra mitad en seres esclavos, creando un tipo de civilizacin unisexual: la civilizacin masculina, que es la civilizacin de la fuerza y que ha producido el fracaso moral a través de los siglos. (…) ( Suceso Portales,  Necesitamos una moral para los dos sexos, in  Mujeres Libres, II  Año n. 10, julio 1937)
Bibliografia:  in Ricke Merighi, Mujeres Libres. Un’esperienza di femminismo libertario in Quaderni di Donne  & Ricerca, 2004 , p. 22
Alla fine della guerra Suceso Portales  si rifugiò a Londra dove, oltre a mantenere rapporti con il movimento clandestino spagnolo che operava in Spagna,   contribuì alla  ricostituzione delle  Mujeres Libres e della loro rivista.
                                                                                    

ESTORACH SOLEDAD (  1915-1993)  Nata ad Albatrrech  era figlia di un maestro che le comunicò un grande amore per la lettura e per i viaggi.  Alla morte del padre decise di lasciare il suo paese e trasferirsi a Barcellona. Arrivata a Barcellona , fece diversi lavori ( domestica,  commessa, e infine operaia in una fabbrica chimica ) ma suo scopo principale fu istruirsi e conoscere compagni impegnati politicamente. Aderì   alla CNT/FAI  e alla FIJL ( “Federacin Iberica de Juventudes Libertarias )  , ma già nel 1934 Soledad si accorse che in tali organizzazioni poche erano le donne  riuscivano ad integrarsi completamente, e dette vita, insieme a Concha Liano ed altre, all' "Agrupacin Cultural Feminina , CNT "( Gruppo Culturale Femminile)“. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Per lo meno in Catalogna, la posizione predominante era che dovevano partecipare sia gli uomini che le donne. Ma il problema era che gli uomini non sapevano come fare per integrare le donne come militanti. Gli uomini e anche molte donne continuavano a considerarle come di secondo ordine. Per la maggioranza degli uomini, credo, la situazione ideale era quella di avere una compagna che non si opponeva alle sue idee ma che nella vita privata fosse più o meno come le altre. […] Quello che succedeva era che le donne venivano una prima volta, magari si affiliavano anche, ma dopo non le vedevamo più. Così molte  compagne arrivarono alla conclusione che sarebbe stata una buona idea formare un gruppo a parte per queste donne.  A Barcellona, il movimento era ampio e potente, e c’erano molte donne nei sindacati di qualche ramo, soprattutto in quello tessile e in quello della confezione. Ma anche in questo sindacato era raro che qualche donne parlasse. Iniziavamo a preoccuparci per la quantità di donne che stavamo perdendo. [… * Nel 1935 facemmo un appello a tutte le donne del movimento  libertario. Non riuscimmo a convincere le militanti più anziane, che occupavano un posto d’onore fra gli uomini, così decidemmo di concentrarci soprattutto sulle compagne più giovani. Chiamammo il nostro gruppo  Gruppo Culturale Femminile , CNT “ ( Soledad Estorach,   intervista, Parigi , gennaio 1982) 
Bibliografia:  Martha Asckelsberg, mujeres libres. L’attualità della lotta delle donne anarchiche nella rivoluzione spagnola, Zero in condotta, 2005  p. 183 
Già alcuni mesi prima del tentativo di  colpo di Stato  dei militari del 19 luglio 1936 Il Gruppo Culturale Femminile,  ( Agrupacin Cultural Feminina) , CNT si unì al gruppo delle Mujeres Libres di Madrid , il cui fine  era  l’emancipazione e la libertà della  donna partendo da temi quali il lavoro, la maternità, la sessualità, l’educazione dei figli , ecc.. Nelle giornate del 18 e del 19 luglio  e in quelle  successive Soledad Estorach, dopo un primo momento di sgomento, partecipò attivamente alla lotta contro le truppe nazionaliste  ribelli .  Durante la guerra civile  Soledad Estorach svolse un ruolo di primo piano  nel gruppo “ Mujeres Libres  nei quartieri proletari di Barcellona e si dedicò in particolare alle attività del “  Casal de la Dona Traballadora  In cui si tenevano diversi corsi per la formazione lavorativa delle donne ed una preparazione socio-culturale.  Insieme ad altre donne, tra cui Pepita Carpena,  Soledad , fece , inoltre, numerosi viaggi in Catalogna e in Aragona contribuendo alla formazione di collettività rurali. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Quando arrivavamo in un paese la prima cosa che facevamo era andare al Comitato Provvisorio e convocare un’assemblea generale per tutto il paese . Spiegavamo con grande entusiasmo quale doveva essere il nostro paradfiso. Poi era la volta di un dibattito ed alla maniera dei contadini, domandavano, discutevano, ecc. Il giornoi dopo iniziavamo ad espropriare la terra, a formare dei gruppi di lavoro. Noi li aiutavamo a formare un sindacato, a creare questi gruppi di lavoro …. […]  E nel frattempo, andavamo anche a lavorare nei campi, per fargli vedere che eravamo gente normale e non estranei che non sapevano nemmeno quello che stavano portando loro, Ci ricevevano sempre a braccia aperte. Per loro dire Barcellona era come dire Dio … La gente ci chiedeva: “ A Barcellona fate tutti così? “ E se gli rispondevamo di era fatta, non avevamo bisogno di nessuna parola di più” ( Soledad Estorach, intervista , gennaio 1982) 
Bibliografia:  Martha Asckelsberg, mujeres libres. L’attualità della lotta delle donne anarchiche nella rivoluzione spagnola, Zero in condotta, 2005  p. 155

Dopo la vittoria franchista si stabilì in Francia salvo  un breve  ritorno clandestino in Spagna nel 1945.  Malata da molti anni di cuore morì a  Parigi nel 1999.
                                                                            
CONCHA  LIAÑO GIL (1916-2014)   Nacque in Francia da una famiglia di nobili decaduti ( il nonno materno, proprietario terreno , fu alcade di Madrid) , il padre ,  abbandonò la famiglia quando era ancora una bambina.     Passò l’infanzia a Barcellona  dove studiò prima nella scuola francese e poi  dalle monache salesiane. A 15 anni aderì alla FIJL ( Juventudes  Libertarias) e  divenne la compagna di ALFREDO MARTINEZ  (cfr. post. LE GIORNATE DI MAGGIO ‘37) . Nel 1935 insieme  a  Soledad Estorach e  ad altre  fondò l’ Agrupacin Cultural Femeninba de Barcelona e nel 1936 , pochi mesi prima dell’inizio della guerra civile,  il gruppo si fuse con le Mujeres Libres , di cui divenne un’ autorevole esponente e fervente propagandista.. (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Eravamo in maggioranza donne del popolo, operaie. Il nostro livello intellettuale, eccettuando 4 o 5 lottatrici, non era molto elevato, in quanto a preparazione accademica propriamente detta, ma lo era riguardo a noi stesse ed al senso comune, all’intelligenza innata, il giusto criterio di giudizio; in questo -  mi si perdoni l’immodestia, eravamo insuperabili. E nel desiderio di aiutare le nostre compagne di sesso, anche Il nostro sforzo si dirigeva verso il fare loro intendere che dovevano sforzarsi per uscire da questa obbrobriosa condizione di assoggettamento che indignava, ma senza contrapposizioni. Facendo uso della ragione. E credo che in questo nostro atteggiamento, naturale e spontaneo, senza ostentazioni di superiorità, risiede uno dei motivi della nostra incredibile captazione di volontà. Si contagiavano della nostra mistica senza che ci sentissimo superiori ad esse. In seguito comprendevano che fra noi non ci sono leader né la pretesa di imporre criteri da parte di alcuna. Solidarietà fraterna ed umana era la tendenza nel nostro ambiente e nelle nostre relazioni” ( Concha  Liaño,  SobreMujeres Libres )
Bibliografia: in  Pier Francesco Zarcone, Mujeres Libres volume I Comunismo anarchico al femminile nella Spagna  rivoluzionaria,  Quaderni di Alternativa Libertaria,  pp. 44-45
Nelle vittoriose giornate del 18 e 19 luglio  1936 e in quelle successive Concha Liaño fece parte del Comitato  rivoluzionario del barrio barcellonese di San Martino e  delle Juventudes Libertarias del Hospital de San Pedro.  Sin dalla prima giornata di lotta Concha Liaño svolse un ruolo importante impossessandosi dell' edificio Camb, sede  del " Fomento del Trabajo  Nacional " e divenuta poi la "Casa CNT-FAI " " il luogo più emblematico" delle organizzazioni libertarie catalane. (cfr. brano) 
Brano da commentare:  "Le cose andarono in questo modo: stavamo alzando una barricata proprio a lato dell' edificio Cambò, in via Laietana, ma non avevamo armi. Allora io dissi " siamo senza armi, perché non saliamo su con cubetti di porfido?"  Avevo una piccola pistola , una 65 mm. in madreperla, tutta argentata, davvero bellina  anche se piccola ... andai al portone dell'edificio, suonai e venne fuori il portiere, in ciabatte e pantaloni di lana e gli dissi " Senta, apra la porta" e lui "No, non posso farla entrare!"  Allora gli dissi " Senta, apra la porta" e lui " No, non posso farla entrare" [...] E allora  gli dissi: " Va bene, allora sparo alla serratura e apro io, scelga " E così aprì e non si fece più vedere, sparì, e non ci vedemmo più. Io salii sulla terrazza dell'edificio, la scala era molto bella, e dall'alto urlai ai compagni che lavoravano alla barricata : " Guardate che ci cattureranno come topi! Prendete i cubetti di profido e venite qua su" E mi diedero retta. E così prendemmo l'edificio Camb. E i compagni libertari, quelli delle Juventudes Libertarias, non se ne andarono più da lì. Occuparono un locale al primo piano e rimasero lì per tutto il resto del tempo, ma la persona che aprì ed entrò per prima fui io" ( testimonianza di Concha Liano in Eulalia Vega, Pioniere e rivoluzionarie, op. cit. )
 Bibliografia: Eulalia Vega, Pioniere e rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna (1931-1975) , Zero in Condotta, 2017, p. 107. Cfr. anche su Concha  Liaño, pp. 53-59; 79-81;  88-89; 106-108; 126; 154-155; 166; 170-171; 176; 183-184; 196-197; 208-209; 243-245

Dopo la vittoria del franchismo , nel  1939 ,  Concha Liaño si recò in Francia e militò nella resistenza francese come staffetta.  Nel 1948 si stabilì definitivamente con la figlia di 5 anni nel Venezuela. Morì a Caracas nel 2014.                              
     
ANTONIA FONTANILLAS ( 1917- 2014) Nata a  Barcellona da una famiglia anarchica di lunga data (il nonno, MARTIN BORRAS JOVER  (1845-1894) ,  fu amico di Malatesta e morì suicida in carcere  e la nonna, FRANCISCA SAPERAS ( 1851-1933) fu coinvolta nel  1896 nel processo di  Montjuich.  Quando Antonia  aveva appena otto anni , la famiglia si trasferì in Messico, dove frequentò la scuola primaria e si formò una cultura libertaria sia nella biblioteca di casa e sia  nella biblioteca della mera di commercio , di cui il padre era portiere. (cfr. brano)
Brano da commentare:  “ … dopo avere divorato tutta la narrativa che c’era in casa, che consisteva in tutto quanto veniva pubblicato da La Revista blanca e da altri editori come Estudios o altro ancora provenienti dall’Argentina , da edizioni popolari di classici russi o francese, ci buttammo su ogni genere di romanzo di cui era ampiamente fornita una biblioteca pubblica che potevamo frequentare […] Ricevevamo Novela Libre e Novela Ideal , che ci prendevano  soltanto mezz’ora di lettura. Oggi ci sembrerebbero forse ingenui e puerili, ma credo che a quell’epoca abbiano svolto una funzione educativa, sui problemi sociali e sulla necessità di lottare contro l’ingiustizia e le convenzioni.  […]  Dal 1904-1905 cominciò a diffondersi a Barcellona la corrente neo-malthusiana , cui aveva dato inizio in Francia Paul Robin, tramite la rivista e le edizioni Salus Y Fuerza pubblicate da Luis  Buiffi e animate  anche da José Prat […]  Questa corrente venne ampliandosi, facendosi più varia e suggestiva con la comparsa ad Alcoy , nel 1923,  della rivista Generacion consciente, della quale fu asse portante, insieme all’editore Luis Pastor, Isaac Puente […] Un altro personaggio di spicco di quel periodo, minore di età che si occupava di argomenti del genere ed era più specializzato nell’ambito psico-sessuale, fu il giovane e colto Félix Marti Ibanez. Rivolgendosi ai suoi coetanei, scrisse un romanzo stupendo che mi colpì molto, Io ribelle, nel quale tratta il tema della gioventù che cerca di dare un significato alla propria vita. …"
I Fontanillas  restarono in Messico  sino all’ espulsione del padre, JOSE’ FONTANILLAS,  da quel paese , per avere partecipato a una  conferenza clandestina anarchica nel  1934. Tornata a Barcellona  Antonia aderì alla CNT e divenne un’attiva militante delle Juventudes Libertarias. Immediatamente dopo  la vittoriosa opposizione  del  proletariato di Barcellona  , nel luglio 1936,  al golpe franchista,  Antonia , dopo un fallito tentativo di partire come volontaria miliziana per una spedizione a Majorca, in procinto di cadere nelle mani dei militari ribelli, si impegnò sempre più nelle attività della Gioventù libertaria .  Non frequentò in quel periodo le Mujeres Libres,  a cui preferì in quegli anni organizzazioni miste, come la Gioventù libertaria,  e di cui apprezzò , solo più tardi, il significativo ruolo  svolto, in quegli anni da quella organizzazione (cfr. brano)
Brano da commentare: “  Partecipai alle due visite al fronte  che vennero organizzate dalla Gioventù libertaria. […] C’erano giovani donne e donne un po’ adulte, come Carmen Quintana o forse Olimpia Gomez, che sicuramente appartenevano anche all’associazione Mujeres Libres; comunque, in quell’occasione non si presentarono in questo modo perché è chiaro, la grande maggioranza delle compagne che formavano i gruppi di Mujeres Libres erano lavoratrici inserite nella CNT oppure anche nella Gioventù Libertaria o negli Atenei, benché ci fossero anche delle semplici donne di casa, che la situazione della guerra e della rivoluzione, aveva riscosso dal loro torpore. Si sentirono motivate, attive, creative, solidali, piene di voglia di fare cose e di imparare e Mujeres Libres fu il corogiolo che fuse tutte queste volontà, le aiutò a realizzarsi, a paratecipare, a istruirsi, a utilizzare le proprie capacità. […] Mia zia e anche Miranda appartenevano a Mujeres Libres. Io le credevo donne di un’altra generazione, o perlomeno trentenni, e che questo era il motivo per cui non erano inserite nella Gioventù Libertaria. Conoscevo la loro rivista, ma mi accorsi a malapena di quello che facevano. L’avrei scoperto più tardi: durante l’esilio mi sarei resa conto di quello che c’era stato fra di loro, ragazze della mia età o ancora più  giovani.”  ( Antonia Fontanillas)
Bibliografia: Tutti e due i brani sono tratti da  Antonia Fontanillas, Sognando Maiorca in  Spagna 1936. L’utopia è storia in  Volontà , trimestrale n. 2, 1996, p. 136-137- 138.  e pp. 147-148. 

Dopo l’ascesa al potere di Franco, la famiglia Fontanillas decise di restare in Spagna e Antonia si decicò a una intensa attività clandestina contro la dittatura, collaborando anche con diversi articoli, tutti firmati sotto psedonimi,  su Solidaridad obrera e Ruta,  rispettivamente organi di stampa della Cnt  e della Gioventù libertaria. Fu incaricata anche di  fungere da collegamento con i prigionieri  politici detenuti e  fu appunto svolgendo tale ruolo che conobbe Diego Camacho (Abel Paz) di cui divenne la compagna. Dopo la liberazione di Diego decidono, nel 1953 di fuggire clandestinamente in Francia,  ma continuarono , anche in Francia il loro impegno contro il franchismo.militando nelle  Juventudes Libertarias e nella CNT in esilio.  Dopo la separazione nel 1958  da Diego Camacho, Antonia Fontanillas lavorò come operaia a Dreux  nell' impresa Comasec e  fu, tra altre cariche, eletta delegata del personale e del  Comitato di fabbrica  come rappresentante del sindacato comunista francese della CGT , di cui, tuttavia se ne distaccò gradualmente non condividendone la struttura e i metodi   . (cfr. brano) 
Brano da commentare: " Ritengo che la nostra base di formazione libertaria ci forniva forza e dignità, oltre che capacità di argomentazione per poterci difendere di fronte ai padroni, nonostante le difficoltà linguistiche, meglio di quanto potessero fare i francesi che, senza alcuna valida ragione, accettavano il licenziamento accontentandosi di un preavviso settimanale o mensilew. Per me era questione di dignità non accettare e in due occasioni dovettero fare marcia indietro " ( Testimonianza di Antonia Fontanillas in  Eulalia Vega, Pioniere e rivoluzionarie ..., op. cit. )
 Bibliografia: Eulalia Vega, Pioniere e rivoluzionarie. Donne anarchiche in Spagna (1931-1975) , Zero in Condotta, 2017, p. 269.  Cfr. anche su Antonia Fontanillas : pp. 24-29; 67-69; 113-114; 122-123; 130-131; 139-140; 171-172; 222-225, 265-271  ed anche Claudio Venza, Ricordando Antonia Fontanillas. Una compagna instancabile e solidale in  A. Rivista Anarchica, n. 396 marzo 2015, pp. 16-18
  Dal 1960 visse in Francia   con il suo nuovo compagno Antonio Cañete, che in una missione clandestina in Spagna nel 1966, fu catturato dalla polizia franchista e detenuto per tre anni in prigione. Dopo la morte di lui nel 1979, Antonia Fontanillas si dedicò ad una intensa attività culturale sino alla sua morte avvenuta nel 2014 a Dreux.

                                                                                  

 
 
 
 
                                                                  
 
 

 
 

 
 
 
 
                                                                   
 
 
 
 
 
 
 
 

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