sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: LIBERTARI CONTRO FRANCO: FRANCISCO PONZAN VIDAL, SCIOPERO GENERALE 1951, BERNABE’ LOPEZ CALLE, (1899- 1949), MARCELLI MASSANA (1918- 1981)


Deve , a mio parere, essere considerata a tutti gli effetti  lotta contro il franchismo anche quella praticata in Francia contro il nazifascismo dagli anarchici spagnoli esuli in quel paese dopo la vittoria di Franco. Era opinione comune di quei combattenti  che la disfatta del nazifascismo avrebbe determinato la caduta di Franco, che era riuscito ad instaurare la sua dittatura solo con  l' aiuto militare  di Hitler e Mussolini . Tra  i combattenti spagnoli che combatterono in Francia svolse un importante ruolo  FRANCISCO (PACO) PONZAN VIDAL ( 1911-1944). Giovane maestro nel villaggio di Huesca e poi di Mazaricos, Francisco Ponzan Vidasl aderì alla Confederacion Nacional de Trabajo (CNT) e , durante la rivoluzione spagnola, fece parte  del Consiglio Regionale di difesa di Aragona. Al culmine del conflitto a Barcellona tra stalinisti e cenetisti, nel 1937 fu arrestato dalla polizia del partito comunista e condannato a morte. Venne salvato dall’intervento di alcuni suoi compagni e si  unì alla “Colonna  Roja y Negra, incorporata , dopo la militarizzazione, nella 28 esima divisione, comandata da GREGORIO JOVER.  All’interno di  questa divisione fece parte, con il grado  di  luogotenente,  di un gruppo di  guerriglieri chiamato “Libertadores” che eseguirono, sino al 1939   rischiose azioni di  salvataggio dei compagni e compagne residenti nelle zone nemiche. Rifugiatosi in Francia, intraprese da lì , sino allo scoppio della seconda guerra mondiale, numerose azioni, in Spagna,  finalizzate soprattutto a salvare quei compagni, detenuti nelle prigioni franchiste, che, condannati a morte, erano in attesa di essere fucilati. Fu però respinto dal Consiglio Generale del Movimento Libertario in esilio  un progetto di  Ponzan, scritto verso la fine del 1939, per un significativo ampliamento della guerriglia in Spagna contro il regime franchista (cfr. brano).
Brano da commentare: …” Se si tiene conto dei compagni residenti laggiù e quelle dozzine di essi residenti in Francia, è  possibile costituire in Spagna dei gruppi d’azione provinciali, regionali e locali nei grandi centri. Si può sviluppare una propaganda intelligente capace di suscitare un grande interesse. E si può preparare il materiale necessario all’azione. E’ un’impresa di tre o quattro mesi. In seguito, si può definire degli obiettivi precisi per ogni gruppo, e decidere il momento in cui passare all’azione. E si può fare saltare lo stesso giorno tutti gli emettitori o tutte le centrali elettriche, distribuire manifesti e  sopprimere  tutta la circolazione di treni distruggendo le 550 locomotive che essi possiedono. E si può fare ciò che si vuole dando ai due clans la sensazione che esiste la più forte organizzazione di tutto il proletariato. E si può in definitiva salvare l’anarchismo internazionale. Io non voglio entrare nei dettagli, mi  attengo alla proposta nella sua globalità, ed è probabile che non ci si prenda sul serio. Ma si è pronti a tutto, per portare a compimento questo progetto (anche) da soli, o quantomeno una parte di esso. E poco importano i  procedimenti  utilizzati, perché noi non abbiamo che le nostre coscienze e i nostri morti, e noi vogliamo che essi non abbiano nulla di cui rimproverarsi” ( progetto di Ponzan  presentato al Consiglio Generale del Movimento Libertario spagnolo  verso la fine del ‘39)
Bibliografia: in  Antonio Sola Tellez, Le reseau d’evasion du groupe Ponzan,  Editions Coquelicot, 2008 pp. 135-136. (traduzione in italiano mia)
 Determinato a continuare azioni di sabotaggio anche contando solo sul suo gruppo di guerriglieri, nel maggio 1940, Ponzan fu ferito, in Spagna, in uno scontro con soldati franchisti, ma riuscì egualmente  a ripassare la frontiera francese. Dopo l’occupazione tedesca di Parigi, collaborò a una rete di evasione, chiamata  Reseau Pat   O’  Leary, organizzata dagli inglesi, ma poi  più nota come “Gruppo Ponzan”, che, in complesso,    riuscì  a salvare migliaia  di persone, tra cui ebrei e   militari alleati ( o prigionieri evasi o piloti di aerei abbattuti) e chiunque volesse unirsi all’esercito della France Libre. E a quei compagni libertari che  accusavano Ponzan e i suoi compagni di combattere per una causa , quella della resistenza francese, che non aveva nessun rapporto diretto con loppressione del popolo spagnolo  sotto Franco, Ponzan rispondeva che sebbene  fosse grande il suo amore per la Spagna “ la sua patria era il mondo intero”. (cfr. brano)
Brano da commentare:    No se hora de lamentarse de nada, señores,, sino el momento de las decisiones. No es la patria francesa la que estaá en juego; es la libertad, la cultura, la paz… No somos nosotros  qiuenes estamos en peligro: es el mundo. Y no olden que quando se fusila a un hombre existe la posibilidad de que  un día se fusile a toda la humanidad “ (parole dette da  Paco Ponzan nel 1940)
  Bibliografia: in www.portaloaca.com.../516-la-historia-de-Francisc.... 
Arrestato nel 1942  Ponzan fu dapprima ritenuto una persona sospetta senza documenti e condannato a pene relativamente miti, ma poi, la Gestapo,  con la collaborazione di agenti segreti franchisti  lo riconobbe come capo della rete d’evasione e venne fucilato nell’agosto del 1944. 
                                                                     
Ma come è noto,  nonostante  la vittoria sul nazifacismo, quanto avevano sperato gli esuli anarchici spagnoli non si realizzò. Invece di essere travolto dagli avvenimenti bellici il regime dittatoriale di Franco ottenne, nel dopoguerra, anche grazie alla benevola. protezione esercitata nei suoi confronti dalla chiesa cattolica, il consenso delle democrazie occidentali (inclusa l’Italia repubblicana , nata dalla  resistenza antifascista) .Comunque , per molti anni, la resistenza al franchismo continuò sia con azioni di guerriglia soprattutto in Catalogna sia con frequenti  scioperi, tra il 1943 e il 1947, nelle città, più industriali, come Barcellona, Cadice, Manresa, Matarò, Bilbao,  Alcoy, Chiva , Alicante, Valencia, Siviglia ecc.  e anche nelle campagne dove vi furono forme di protesta come il rifiuto di consegnare il raccolto alle autorità preposte.  L' ultimo grande sciopero generale in Spagna, che , coinvolse, per più giorni,  diverse città,  lo si ebbe nella primavera del 1951. Ogni attività lavorativa fu sospesa. Ma pur dovendo concedere agli scioperanti alcuni miglioramenti economici, il regime sul piano politico riuscì a sopravvivere ,  sia  per il crescente consenso al franchismo da parte delle  "democrazie occidentali" ( dal 1950 l'ONU annullò le deliberazioni adottate contro il regime di Franco)  sia grazie a una feroce repressione degli operai  che più si erano esposti durante lo sciopero e  dei militanti dei movimenti clandestini, ancora attivi. 
Brano da commentare: “Lavoratori: centinaia di compagni sono stati detenuti per la loro partecipazione nello sciopero. Il governo fascista pretende di ridurre così la protesta cittadina contro il carovita. Rafforziamo, allora, la nostra solidarietà verso i detenuti e le loro famiglie: Contro Franco e la Falange. Viva la libertà !”  (CNT-Comitato ProDetenuti –AIT.)
Bibliografia: in  Massimiliano Ilari, La giustizia di Franco. La repressione franchista ed il movimento libertario spagnolo (1939-1951),  ed. Camillo Di Sciullo, 2005 pp.  174-175
                                                                             
Nel  1951 sussisteva ancora , sebbene in fase di netto declino, anche una guerriglia rurale particolarmente nella  Bassa Andalusia dove  operava quello che restava della banda del leggendario  guerrigliero libertario,  BERNABE’ LOPEZ CALLE, anche  noto  con i nomi di ““Comandante Abrio di “Fernando”, ucciso nel 1949 a causa della delazione di una spia infiltrata nel gruppo.  Bernabè Lopez Calle, ex guardia civile  , che nel 1936 ,  divenne anarchico, aveva combattuto prima come  miliziano e poi, dopo la militarizzazione,  come comandante della  61  brigata mista su vari fronti sino a quando , nel 1939,  dopo essere stato per un breve periodo di tempo prigioniero in un carcere stalinista, da cui riuscì a fuggire, si unì alle truppe di  Cipriano Mera e come comandante della  70 brigata confederale fu tra i primi a reagire contro i militari comunisti insorti contro la  cosiddetta Giunta Casado. Dopo la vittoria di Franco , Bernabé Lopez  fu arrestato e restò sino al 1944 in una prigione franchista, da dove fu scarcerato nel 1944. Appena poté sfuggire alla vigilanza speciale, cui era sottoposto, raggiunse le zone  dove si era accesa la guerriglia e presto divenne il comandante di un relativamente  numeroso gruppo  guerriglieri antifascisti, tra cui vi erano oltre che  anarchici, anche comunisti, socialisti e repubblicani, e sino alla sua morte, tenne in scacco le truppe fasciste. Il figlio JOSE’ LOPEZ CALLE morì un anno dopo durante un’azione.
Brano da commentare : “  Quest’uomo di dimensioni eccezionali si convertirà nel guerrigliero più famoso e leggendario di quelli che operarono in quella indomita ed ardente regione ( l’Andalusia). Sebbene contando sul  valore, la tenacia e le azioni temerarie di un “Raya”, un Antonio “el Carbonero”, i fratelli Quero, un Vilche o un Dominguez  Maximiliano, tra molti altri , Bernabé unirà al valore comune di tutti quelli che lo precedettero la sua grande capacità strategica, cambiando rapidamente la natura e la fisionomia della guerriglia, dotandola di organizzazione, efficacia, coordinamento e mobilità, cose delle quali finora aveva mancato ( Cipriano Damiano, La resistencia libertaria )
Bibliografia : in  Massimiliano Ilari, La giustizia di Franco. La repressione franchista e il movimento libertario spagnolo 1939-1951, Centro Studi Libertari Camillo di Sciulo, 2005 p. 130
                                                           
Un altro leggendario capo guerrigliero libertario fu MARCELLI MASSANA (1918- 1981) detto “Pancho”. Con la sua banda combatté  nella provincia del Bages e soprattutto nel Berguedà.  Durante la rivoluzione sociale spagnola combatté come miliziano nella  famosa colonna  libertaria  Tierra  y Libertad “ sul fronte di  Madrid e poi , col grado di tenente nella colonna “Carot y Castan2 sul fronte di Aragona. Molto anmato riuscì grazie alla sua astuzia e all’ appoggio  d ai campesinos che abitavano in quelle zone, da cui era molto amato, riuscì ad uscire dalle sue pericolosissime imprese  ( per es. sabotaggi  e assalti  agli uffici delle  fabbriche e delle miniere dove i lavoratori e le lavoratrici subivano i peggiori abusi e molestie ) sempre vincitore sui suoi nemici  e con nessuna perdita da parte dei suoi uomini.  Nel 1951 però la repressione si fece così feroce nei confronti della  popolazione civile  locale, sospetta di simpatizzare con i guerriglieri, che per non danneggiarla, Massana decise di sospendere le attività e  andare, con la sua compagna  Maria Calvò,  in esilio in Francia. La zona comunque restò ancora per lungo tempo evitata il più possibile dalle guardie franchiste, in quanto considerata poco sicura.
Brano da commentare: “  Come era Massana? Era un uomo alto e forte, di 27 anni, sicuro di sé, generoso e sentimentale.  E’ facile  capire la sua popolarità e la leggenda che nacque tra la gente, soprattutto nel Bergadà. Del resto le sue imprese erano spettacolari come quella  con il capitano della guardia civil di Berga che aveva giurato di non avere pace fino a che non avesse liquidato Massana. Massana informato che l’ufficiale era  al bar Colon (di  Berga)  vi si presentò. La guardia prendeva un caffè e un bicchiere seduto a un tavolino. Massana prese un carajillo (una sorta di ponche alla livornese) al banco e prima di andarsene pagò la consumazione del capitano della Benemerita. Questi al momento di pagare seppe di essere stato ospite proprio dell’uomo che voleva catturare. Il capitano uscì in strada disperato, ma come è logico il Pancho era già sparito. Pochi giorni dopo qualcuno, che aveva molto senso dell’umorismo, dedicò all’ufficiale una canzone trasmessa da Radio Andorra, una trasmittente che a quell’epoca  era molto ascoltata “ ( da " Il  maquis in Catalogna" )
Bibliografia:  Il maquis in Catalogna, traduzione e cura di Luigi Lembo, Circolo Culturale Anarchico Goliardo Fiaschi Carrara,  2011 pp. 25-26
 
 
 
                                                                  


                                                                            

 


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