sabato 30 aprile 2011

ANARCHICINI: (1) ANARCHICI ITALIANI VOLONTARI IN SPAGNA: GIUSEPPE BIFOLCHI (1895-1978); ANTONIO CIERI (1898-1937); VINCENZO PERRONE (1899- 1936 )- .ERNESTO BONOMINI ( 1903-1986) - ;TOMASO SERRA (1900-1985) ERNESTO BONOMINI ( 1903-1986)- PIO TURRONI (1906-1983)- UMBERTO MARZOCCHI

                                                                                     
FUORIUSCITI ANARCHICI DURANTE IL FASCISMO: Il fenomeno del fuoriuscitismo politico era di già stato molto diffuso, come si è visto prima (diapositiva n., 41) tra la fine del secolo XIX e i primi decenni del XX. Durante il fascismo, dato il clima fortemente persecutorio della dittatura contro gli oppositori, esso aumentò considerevolmente. Lo stato d’animo degli esiliati era ancora ben espresso dalle parole della famosa canzone di Pietro Gori:” Stornelli d’esilio” . 
Canzone da commentare: “O profughi d’Italia alla ventura / si va senza rimpianti né paura / Nostra patria è il mondo intero / Nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta. /  Dei miseri le turbe sollevando / Fummo da ogni nazione messi al bando /  Nostra Patria è il mondo intero /  Nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta / Dovunque uno sfruttato si ribelli / noi troveremo schiere di fratelli /  Nostra patria è il mondo intero / Nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta. /  Raminghi per le terre e per i  mari /  per un’idea lasciammo i nostri cari / Nostra patria è il mondo intero / Nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta. /  Passiam di plebi vari tra i dolori, / della nazione umana precursori / Nostra patria è il mondo intero / Nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta. / Ma torneranno, Italia, i tuoi coscritti /  ad agitar la face dei diritti /   Nostra patria è il mondo intero / Nostra legge è la libertà / ed un pensiero / ribelle in cor ci sta.
                                                                                                                               VOLONTARI ANARCHICI IN SPAGNA
ANONIMI VOLONTARI/E  ANARCHICI   NELLA GUERRA DI  SPAGNA : Tra gli anarchici,  che da tutto il momdo andarono a combattere in Spagna , molti erano italiani che assieme a Carlo Rosselli e i militanti di Giustizia e Libertà, nei primi di agosto del 1936,formarono la  “ Sezione Italiana “ collegata con le milizie della CNT/FAI spagnolo. (cfr. brano)
Brano da commentare: “   Nella loro grande maggioranza gli antifascisti italiani affluiti a Barcellona provenivano da tuti i settori del movimento anarchico. Seguivano per importanza numerica, gli affiliati di “Giustizia e Libertà”.  Poco dopo la gamma delle rappresentanze politiche s’ arricchiva con l’arrivo di alcuni elementi della A.R.S. ( Azione Repubblicana Socialista), di repubblicani, di alcuni comunisti dissidenti. Nel già folto stuolo dei primi volontari (ché tali di fatto già si consideravano) opinioni e intenzioni divergevano. Ripartiti in diversi hotels della città, essi vivevano, commossi, inebriati, la risurrezione spirituale d’un trapasso improvviso della vita  di esuli perseguitati, a quella  dei nuovi cittadini d’una  capitale della Rivoluzione, ancora avvolta nell’atmosfera  ardente della formidabile lotta stradale. Condividevano gli entusiasmi e le speranze della popolazione, assistevano allo scaturire dei primi germogli d’una vita che si era appena osato sognare, vedevano partire le prime tribù trascinate dai Durruti, dai Sanz, dagli Ascaso, dai Garcia Oliver. E gli impulsi dell’animo lottavano con la riflessione. Gli anarchici non iscritti nel “Gruppo Internazionale “ della Colonna Durruti propendevano per la costituzione di un battaglione prettamente anarchico e desideravano partire immediatamente . L’impossibilità di ottenere subito armi frustrava questo proposito. Ma essi avevano già proceduto ad arruolarsi nelle Milizie Confederali. … ( Camillo Berneri,  Promemoria  su” Le basi della Colonna”, 1936  )
 Questa colonna ebbe  il suo battesimo di fuoco sul Monte Pelato, dove morirono, tra gli altri, gli anarchici VINCENZO PERRONE, MICHELE CENTRONE, FOSCO FALASCHI  e il repubblicano  MARIO ANGELONI.. Quando i  giellisti, nel dicembre 1936, formarono separatamente il “Battaglione Matteotti,” la maggior parte degli anarchici continuò a combattere nelle file confederali della CNT, mutando il nome di "Sezione Italiana" in " Battaglione Internazionale  della Divisione Ascaso".  Motivo di tale rottura fu essenzialmente la irriducible avversione al  "ministerialismo anarchico" e alla "militarizzazione"  degli anarchici italiani, mentre essi erano  invece visti favorevolmente da " Giustizia e Libertà . Tale rottura comunque non implicò  la fine dei rapporti personali e della stima reciproca tra i due gruppi (cfr. brano)
Brano da commentare:   “ Provando a chiudere, ci pare non si possa imputare la frattura che si produsse in seno alla Sezione  Italiana all’una o all’altra parte. Durante i mesi passati insieme al fronte erano andate emergendo, nelle due principali anime del gruppo, analisi inconciliabili della partecipazione al conflitto e della realtà spagnola. Fin quando fu possibile si convisse; ma le tensioni andarono aumentando con il passare delle settimane finché non si arrivò al punto di rottura. Il movimento anarchico e quello giellista, si ricordi quanto già detto riguardo ai rapporti negli anni dell’esilio, pur avendo spesso dialogato e collaborato, si erano sempre dimostrati gelosi ciascuno della propria identità. Non deve sorprendere quindi che, da dicembre, si decise di continuare ciascuno per la propria strada. […]  I mesi trascorsi insieme al fronte non si cancellarono in un momento, anche Aldo Garosci avrebbe ricordato dei buoni rapporti che sopravvissero alla scissione  del gruppo. Nonostante l’abbandono, aver fatto parte della Sezione  Italiana, rimase per molti membri di GL  un motivo di vanto.  Pur dividendosi sul piano militare, anarchici e  giellisti mantennero spesso rapporti più che cordiali. ….” ( Enrico Acciai, Antifascismo, Volongariato e guerra civile in Spagna …. )
Bibliografia: Errico Acciai, Antifascismo, Volontariato e Guerra Civile in Spagna, La sezione Italiana della Colonna Ascaso. Edizione Unicopli,  2016, p. 56 pp. 222-223
                                                                        

GIUSEPPE BIFOLCHI (1895-1978) . Giuseppe Bifolchi  partecipò alla guerra di Libia  (1911-1912) dove fu nominato sergente. Durante la Prima guerra Mondiale fu promosso ufficiale. Nel dopo guerra divenne anarco-individualista e  poi anarco-comunista.  Con l’ascesa al potere del fascismo espatriò in Francia dove venne a contatto con  Machno, Archinov , Ida Mett ed altri e aderì alla “piattaforma organizzativa anarchica”. Partecipò alle attività del Comitato di difesa pro Sacco e Vanzetti e conobbe  Durruti e Ascaso durante il loro soggiorno a Parigia Con la sua compagna Argentina Gantelli  si trasferì prima a Bruxelles, dove fu redattore  del mensile anarchico “Bandiera Nera” e poi in Spagna. Allo scoppio della guerra civile  fu, come capo dei fucilieri,  uno  dei primi  miliziani della Colonna “Francisco Ascaso” , di cui divenne comandante in sostituzione di Carlo Rosselli, quando questi, assieme   al gruppo di “Giustizia e Libertà; lasciò la Colonna. Durante i fatti del maggio 1937 partecipò alla difesa delle sedi della Fai dall’assalto degli stalinisti.  Tornato in  Belgio  ,  all’inizio della seconda guerra mondiale fu estradato in Italia e inviato al  Confino (Ponza, Ventottene, e infine Renicci). Partecipò alla Resistenza e in qualità di sindaco di Balsorano, il paese dove era nato,  ebbe vari scontri  verbali con i comandi alleati, che a causa della loro ottusità, bombardarono il paese nonostante che i tedeschi non ci fossero più. Nel 1970 emigrò negli Stati Uniti dove stette circa sette anni.  Morì nel 1978 in Italia.
Brano da commentare: “ Arrivai in Spagna un anno fa, una quindicina di giorni dopo le giornate insurrezionali di Barcellona, non in qualità di reporter, ma di rivoluzionario al quale si offriva un’occasione unica: quella di battersi contro il fascismo con le armi alla mano, a viso aperto. Avevo proclamato per tanti anni la mia fede antifascista rivoluzionaria; cosa sarebbe stata questa affermazione se in presenza del fatto rivoluzionario me ne fossi  restato inerte e contemplativo?  Una farsa di cattivo gusto che la mia coscienza anarchica respinse con disprezzo. […] La  Colonna italiana si costituì alla  caserma di Predalbes , oggi Michele Bakunin, in meno di 15 giorni. Quando salì al fronte di Huesca per incorporarsi nella “Colonna Francisco Ascaso” essa sfilò per Barcellona in mezzo a due ali di popolo in preda a un entusiasmo indescrivibile ….”  (Intervista a Giuseppe Bifolchi nell’agosto del 1937)
Bibliografia:  Intervista a Giuseppe Bifolchi nell’agosto del 1937 in  Rivista Storica dell’Anarchismo anno 2 numero 1 ,  gennaio/giugno 1995 p. 74
                                                                          
     ANTONIO CIERI (1898-1937) Nato a Vasto in Abruzzo partecipò alla prima guerra mondiale dove per il suo valore divenne prima sergente e poi ufficiale degli Arditi. Nel 1920, lavorando come disegnatore tecnico  presso le ferrovie dello  Stato ad Ancona partecipò all’insurrezione contro l’invio dei bersaglieri in Albania . Nel 1921 fu uno dei primi ad aderire agli Arditi del Popolo e nel 1922 combatté vittoriosamente, a Parma, , accanto a Guido Picelli,  contro la spedizione fascista di Italo Balbo. Nel 1923 fu licenziato dalle Ferrovie per le sue idee libertarie e nel 1925 con moglie figli si trasferì in Francia. Divenuto amico di Camillo Berneri pubblicò, il quindicinale “ Umanità Nuove”, che poi in un breve giro di tempo, dovette cambiare più volte nome per evitare la chiusura  da parte dell’ autorità. Nel 1935 partecipò al Convegno d’intesa degli anarchici italiani emigrati in Europa, tenuto a Satourville in Francia.
Brano da commentare: “ Disseminato da una selva di bandiere nere e rosso-nere, fra una mareadi fiori rossi, sfilò sabato 17 corr., per le vie di Barcellona, la salma di un eroe, il compagno Antonio Cieri, cittadino del mondo. Quanti accorsero a rendere omaggio al combattente audace? Non possiamo precisarlo. Possiamo dire soltanto che a vista d’occhio fu impossibile circoscrivere l’immensità del corteo […] Migliaia e migliaia, silenziosi e commossi, i cittadini barcellonesi han fatto ala al passagggio della salma, portata a spalla  da compagni scesi dai fronti, ove si lotta e si muore per la libertà del mondo intero. E nel cielo soleggiato e purissimo di questa terra generosa, si espandevano superbe - forti, dolorose e promettenti - le note  dell' Hijo del pueblo" e quelle di "Squilla la tromba". ....” ( I funerali di Antonio Cieri, Guerra di  classe 1 maggio 1937)
Bibliografia: in   Gianni Furlotti, Parma Libertaria, Introduzione di Maurizio Antonioli,  BFS, 2001, p. 157

Nel 1936, rimasto vedovo, Cieri affidò i suoi due figli a  Giovanna Berneri, e partì  per la Spagn, dove  era  scoppiata la rivoluzione, in seguito  al tentativo di colpo di stato  franchista. Si distinse per il suo valore in numerosi combattimenti. Nel 1937 successe a Giuseppe Bifolchi come comandante della colonna italiana. Morì, colpito alla schiena,  ad Huesca  per mano, secondo la testimonianza di Tomaso Serra, di un sicario stalinista.  (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Tornai nella casa che avevamo occupata e dove c’eravamo in una quindicina di compagni sentendomi molto stanco . Mi sdraiai un poco e fu così che sentii la conversazione che  si svolgeva tra Cieri e gli altri. Si progettava di fare una ispezione nel posto dove erano le mitragliatrici passando lungo la trincea. Così si decise di andare e Cieri si avanzò per primo seguito da Raimondi, Gaby e un altro. Un minuto dopo si udì un colpo di rivoltella.  Qualcuno di noi si precipitò fuori per vedere che cosa era accaduto e accadeva.  Non si udirono altri colpi. Raimondi e Gaby stavano tornando indietro con il corpo di Cieri. Ne fummo sconvolti e sgomenti ma ci chiedemmo cosa fosse accaduto senza per altro riuscire a darci una risposta. Non riuscimmo ad accertare nulla ma a distanza di tempo, di anni, si è venuti a dedurre che il criminale, l’assassino, non poteva essere che Raimondi (elemento proveniente dalla Russia e spacciatosi per dissidente per meglio lavorare sordamente contro i rivolizionari che non fossero affiliati al suo partito, il bolscevico). Non era il primo colpo alla nuca da buon stalinista e chekista. ….” ( Tomaso Serra,  Memoriale ) 
Bibliografia: in   Gianni Furlotti, Parma Libertaria, Introduzione di Maurizio Antonioli,  BFS, 2001, p. 155-156 . Cfr.  ora ancheCostantino Cavalieri, L’anarchico di Barrali, (quasi) cento anni di storia per l’anarchia anarchia . Biografia di Tomaso Serra, detto il “ Barba”, Juan Fernandez, Pinna Joseph, Tomy Casella …. (1900-1985) Editziones Arkivu bibrioteka “T. Serra” Guasila., 2016, pp.  1053-1054
                                                                                      
TOMASO SERRA SENZA BARBA E CON BARBA
 TOMASO SERRA (1900-1985) detto ”il Barba”. Nacque a Lanusei . Muratore e contadino emigrò a 16 anni nel Nord Italia e poi in Francia e  in Svizzera, dove entrò per la prima volta a contatto con l’anarchismo e conobbe Luigi Bertoni , a cui fu sempre molto legato.  Con l’avvento del fascismo continuano le sue peregrinazioni  per l’ Europa subendo per le sue idee vari arresti e ed espulsioni. (cfr. brano)

Brano da commentare :“  In merito al segnalato anarchico, denominato il Barbone si comunica che costui è stato identificato nel noto e pericoloso  sovversivo Serra Tomaso di Silverio e di Mameli  Paola, nato a Lanusei – Nuoro il 23.3. 1900, operaio già espulso dalla Francia, Belgio e Svizzera. Costui vive clandestinamente, girovagando per la Germania e Svizzera perché sa di essere ricercato da quelle polizie. Risiede però attualmente a Zurigo presso la Pension Maccioni della Brauerstrasse ove è rientrato di recente da Basilea.  Trae i proventi di sussistenza dai sussidi che riceve da comitati e conoscenti anarchici. E’ individuo esaltato e ritenuto capace di atti inconsulti …
 Bibliografia:  Costantino Cavalieri, L’anarchico di Barrali, (quasi) cento anni di storia per l’anarchia anarchia . Biografia di Tomaso Serra, detto il “ Barba”, Juan Fernandez, Pinna Joseph, Tomy Casella …. (1900-1985) Editziones Arkivu bibrioteka “T. Serra” Guasila., 2016, pp.  365-366-367
TOMASO SERRA VOLONTARIO IN SPAGNA

  Nel 1936  Serra si unì  agli anarco-sindacalisti nella Colonna Ascaso in un batteria dedicata a MICHELE SCHIRRU (1899-1931) anarchico sardo fucilato  a Roma al Forte Braschi per avere tentato di  uccidere  Mussolini).  Partecipò a diversi scontri con i franchisti tra cui la battaglia di Almudevar, dove apparve evidentela volontà dei vertici militari del Fronte Popolare Repubblicano, che subivano l'influenza  del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, di usare , come sottolinea Costantino  Cavalieri nel suo libro su Tomaso Serra, le milizie anarchiche come "carne da macello" col duplice fine  di strombazzare la loro presunta " inefficacia" di fronte all'opinione pubblica interna ed estera  e al tempo stesso di costringere i pochi sopravvissuti alla militarizzazione" (cfr. brano)
Brano da commentare: “ Nel mese di  novembre ci fu l’azione di  Amuldevar. Iniziammo i preparativi fin dal 10 novembre 1936, occupando le posizioni adatte e i posti di installazione delle mitragliatrici e il piazzamento della batteria. Avevamo solo una cinquantina di obici e non tutti efficienti. L’ attacco nostro venne concordato anche con il comando dello Stato  Maggiore della guerra di Madrid e serviva ad alleggerire l’attacco nemico che mirava  [a] conquistare la capitale. Ma attendevamo i rifornimenti delle munizioni. Fu un’attesa spasmodica e lunga, fino al punto che si pensò, pensammo tutti, a un tradimento. Quando albeggiava iniziò un concentrico attacco nemico contro le nostre postazioni. Un colpo centrò la mia postazione e rovesciò il cannone al quale ero addetto e che non potevo usare per mancanza di  munizioni.  I compagni credettero che il colpo del cannone nemico mi avesse distrutto la vita , ma quando accorsero in mio aiuto e mi portarono al pronto soccorso si constatò che non avevo subito neppure una [scalfittura ]. Ritornammo sul posto di combattimento e dovemmo usare i fucili messicani per difenderci ed occupare le nostre posizioni decise prima di questa battaglia. L’intervento dell’aviazione come i rifornimenti delle munizioni non ci fu e dovemmo lottare con i pochi fucili e con le poche munizioni della fucileria che avevamo , per diversi giorni  esponendoci e andando anche avanti. Constatammo che quella era la politica del governo di fronte popolare che funzionava da freno e da controrivoluzione e naturalmente eravamo gli anarchici a doverne subire le conseguenze. La battaglia per la conquista di Almuvedar fallì proprio per calcoli stabiliti dallo stato maggiore militare e da quello politico. Tra ii morti Filippo Pagani, Luigi Crisali, Vincenzo Mazzone, Giuseppe Li Voli, Vittorio Golinelli e Silvestrini. Tra i feriti: Gozzoli, Morino, Tomassini e Pannò.  Per tre giorni abbiamo sostenuto le posizioni anche con tempo avverso ma la notte del 20-21 ci siamo sganciati mantenendo le posizioni strategiche più importanti lasciandole ai compagni spagnoli che ci dettero il cambio…..” ( Tomaso Serra, Memorie )
 Bibliografia:  Costantino Cavalieri, L’anarchico di Barrali, (quasi) cento anni di storia per l’anarchia anarchia . Biografia di Tomaso Serra, detto il “ Barba”, Juan Fernandez, Pinna Joseph, Tomy Casella …. (1900-1985) Editziones Arkivu bibrioteka “T. Serra” Guasila., 2016, pp.  365-366-367


 Nel 1937, assieme ad altri compagni, fu arrestato dai comunisti e rischiò di essere fucilato in una  loro prigione privata all'interno dell' Hotel Falcon, e , poi grazie alle pressioni  dei suoi compagni , trasferito alla prigione  del carcere Modelo, dove incontrò, tra altri,  l’anarchico svizzero , ALBERT MINNIG.     Scarcerato andò  in Francia , dove fino al 1940 fu detenuto nel  campo di concentramento a Le Vernet. Estradatato in Italia nel 1941  fu condannato al confino a Ventotene per 5 anni e poi trasferito a Renicci , da dove fuggì nel 1943 insieme ad altri anarchici.  Partecipò alla Resistenza tra le file di Giustizia e Libertà sotto il comando di Emilio Lussu.
 TOMASO SERRA

 Nel 1947 tornò in Sardegna dove lavorò come contadino  e nel 1968 fondò a Barrali la Collettività Anarchica di  Solidarietà (CAS) ispirandosi  a quanto   gli anarchici spagnoli avevanogià fatto, dopo la vittoria del franchismo, in Francia (  come per esempio  la COLONIA DI AYMARE  (cfr.  Infra post: LOS COLECTIVIZADORES .. )cfr. brano)
Brano da commentare: “ In questo nome [ Collettività Anarchica di Solidarietà] vi  è tutto un programma: sociale, politico ed economico. Sull’esempio dei compagni spagnoli in  terra di Francia sta sorgendo anche in  Italia un’opera che per fine la creazione di una comunità agricola e artigianale prettamente  libertaria, dove gli anarchici di lingua italiana ( o di qualunque altra provenienza) potranno vivere nel loro ambiente, ispirato all’autogoverno comunitario nel rispetto assoluto della libertà individuale e dell’autosufficienza economica che scaturisce dal comune lavoro: Ma lo scopo principale di questa comunità è di creare un punto d’appoggio per quei compagni anziani, vittime della società capitalistica, che , dopo anni di lotte e operosa attività, si trovano nella tragica alternativa : suicidarsi o peggio, finire i loro giorni in un ospizio gestito dal clero …..” (  Tomaso Serra, Barrali, novembre 1960 )
Con il passare degli anni, oltre al proseguire nel sostegno morale e materiale ai compagni detenuti ed ex detenuti,  il centro divenne sempre più , anche grazie  alla collaborazione di altri compagni un luogo  “d’incontri , di riflessioni e di conoscenze”. Importante anche, all’interno del CAS , la funzione tuttora attiva dall’ Archiviu-bibrioteka de kurtura populhari", che dopo la morte di Tomaso avvenuta nel 1985  assunse il nome di "S'arkiviu-bibrioteka T. Serra“. (cfr. brano) 
Brano da commentare: “ … “ La collettività Anarchica di Solidarieta’ di Barrali oggi Collettività Anarchica di Solidarietà “ Tomaso Serra”, continua l’opera che con Tomaso è iniziata e che insieme per lunghi anni abbiamo continuato a portare avanti garantendo solidarietà umana e materiale ai compagni anarchici detenuti, diffondendo la stampa anarchica, garantendo la libera informazione a tutti attraverso la possibilità di poter consultare e leggere la pubblicistica anarchica internazionale, che da sempre la Collettività Anarchica di solidarietà ha raccolto ponendola a disposizione di tutti coloro che ne fossero interessati, attraverso un servizio  biblioteca effettuato nei locali della Collettività, biblioteca che in questo ultimo periodo per volontà  della Collettività nelle persone di Tomaso e  di Sebastiano Sias è stata trasferita a Guasila presso la redazione di Sardegna Contras al fine di costituire una unica biblioteca con la già esistente presso  tale redazione , progetto che ormai da molti anni Tomaso,  Sebastiano e i redattori della testata anarchica Sardegna Contras stavano realizzando . […]  Il nostro ricordare Tomaso quindi non vuole essere espresso attraverso parole di commiato scritte su un foglio di carta e destinate a un rapido oblio, ma si concretizza nel garantire che Barrali continui a vivere ed essere un punto di riferimento per tutti i compagni anarchici e libertari” ( C.A.S. Tomaso Serra Redazione di Sardennia  Contras”. Gli anarchici sardi. )
 Bibliografia:  Costantino Cavalieri, L’anarchico di Barrali, (quasi) cento anni di storia per l’anarchia anarchia . Biografia di Tomaso Serra, detto il “ Barba”, Juan Fernandez, Pinna Joseph, Tomy Casella …. (1900-1985) Editziones Arkivu bibrioteka “T. Serra” Guasila., 2016, pp.  1041-1042

Concludo infine ricordando le ultime parole espresse da Tomaso Serra prima di morire.
Brano da commentare“  “…. Il sottoscritto  Serra Tomaso asserisce che al mondo non vi sarà mai la pace, mai amore, mai  felicità tra gli uomini, per l’ingiustizia esistente  tra il  ricco e il povero;  tra lo sfruttatore e lo sfruttato,  perché non abbiamo che un fronte di parassiti di fronte al mondo del lavoratore. E’ umiliante che nel XX secolo con lo sviluppo della scienza e del progresso vi siano ancora degli uomini incapaci di reagire, e ad incamminare il genere umano verso la retta via, da dove vivere  in un mondo dove tutto sia di tutti come il sole che ci irradia di luce e di calore; e l’acqua che è a portata di tutti e dei pesci che ci elargiscono i  fiumi e i mari ; lo stesso dicasi dei prodotti del sottosuolo. Non devono esistere  patrimoni di nessuno. Tutto deve essere di tutti come il sole, la luce e l’acqua. Tutti dobbiamo vivere tutti come gli uccelli senza frontiere, senza barriere da un capo all’altro  dell’emisfero. Un mondo nuovo di fratelli gestito fraternamente con amore, autogestito ed autodistribuito lavorando autonomamente senza padroni o caporali. Così non ci saranno più guerre ed i criminali spariranno dalla circolazione. Non ci sarà bisogno di carabinieri: un ordine nuovo in cui ognuno sarà cosciente che non essendo derubato non ruberà a nessuno perché non ci sarà  più lo sfruttato e lo sfruttatore. La pace sarà in tutto il mondo. Amare il prossimo come se stessi. Viva la pace, evviva la libertà. ..”  (Parole di Tomaso Serra 6 giorni prima di morire nel 1985  a causa di un tumore alla bocca). 
 Bibliografia:  Costantino Cavalieri, L’anarchico di Barrali, (quasi) cento anni di storia per l’anarchia anarchia . Biografia di Tomaso Serra, detto il “ Barba”, Juan Fernandez, Pinna Joseph, Tomy Casella …. (1900-1985) Editziones Arkivu bibrioteka “T. Serra” Guasila., 2016, pp.  1043-1044


VINCENZO PERRONE (19. -1936) ,   ferroviere anarchico,  nato a Salerno nel 1923  per  le sue idee antifasciste venne licenziato e nel 1926 fu tra i primi ad essere inviato al confino dove rimase sino al 1932 Per sfuggire alla sistematica persecuzione fascista si  recò prima in Francia e poi in Tunisia. Anche in esilio f, però, u costantemente  sorvegliato sia  dalla polizia politica italiana che da quella locale, il che, tra l’ altro rendeva impossibile  la ricerca del lavoro. Nel 1936 fu tra i primi ad accorrere in Spagna. Morì, come si già detto, nella battaglia di Monte Pelato  in cui 150  volontari antifascisti respinsero l’attacco di 700  franchisti.
Brano da commentare:   “…  Non credete cari zii che la vita per noi esiliati sia la medesima dei francesi. Anche qui siamo sotto il controllo continuato della polizia. Per noi stranieri il lavoro non se ne trova e se un padrone piglia uno straniero a lavorare prende diverse migliaia di lire di multa e poi  gli italiani sono sempre disprezzati e tenuti lontani. Io ho lavorato a Parigi sette giorni e mi sono sempre arrangiato per vivere facendo ogni cosa. Adesso son tre mesi vivo con una brava giovane lavoratrice. Ha lasciato il marito per me ed è essa che mi dà da vivere. Altri come me esiliati mangiano un paio di volte alla settimana e molti dormono per  la strada.  Vi giuro che quello che dico è la verità altrimenti vorrei crepare…” ( lettera di Vincenzo Perrone  ai coniugi Allegretti  vecchi amici del padre)
Bibliografia : in  Giuseppe Galzerano, Vincenzo Perrone, Galzerano editore,  1999 p. 92
                                                                          
ERNESTO BONOMINI

ERNESTO BONOMINI ( 1903-1986)   anarchico antimilitarista , con l’avvento del fascismo, fuggì in Francia, dove nel 1924 , sparò  a Nicola Bonservizi, capo dei fascisti italiani in Francia, che , ferito gravemente, morì alcuni giorni dopo.  Bonomini fu condannato da un tribunale francese a parecchi anni di lavoro forzato e rilasciato nel 1932.  (cfr. brano) 
Brano da commentare: “  … Semilinciato al momento dell’arresto, Bonomini dichiara il 20 ottobre 1924, dichiara di  avere voluto vendicare, con il suo atto, “tutte le vittime del fascismo” e dice di non nutrire alcuna simpatia per il comunismo perché i suoi “compagni anarchici sono perseguitati dalla dittatura di Mosca nella stessa guisa che quelli italiani sono perseguitati dalla dittatura fascista”. Malgrado le testimonianze a suo favore di Bloch e Blum e l’abile difesa dell’avvocato Torrès, viene condannato a 8 anni di lavori forzati e a 10 di divieto di soggiorno, scampando alla pena  capitale perché è ancora forte in Italia “l’indignazione sollevata dal barbarico eccidio di Matteotti  “ da parte della Ceka fascista” ( R. Bugiani -  G. Ciao Pointer- M. lenzerin,  DBAI  : Ernesto Bonomini
Bibliografia:  R. Bugiani -  G. Ciao Pointer- M. lenzerin,  Ernesto Bonomini in Dizionario biografico

Nel 1936 Bonomini raggiunse la Spagna per partecipare alla rivoluzione sociale spagnola e svolse vari incarichi per conto della  FAI iberica.  Dopo le giornate di maggio del 1937 fu sistematicamente perseguitato dagli stalinisti, ma restò egualmente In Spagna e difese dalle calunnie sparse contro di loro dal partito comunista spagnolo molti compagni, tra cui anche  Joaquin Ascaso, ex presidente del Consiglio di difesa dell' Aragona ( cfr. post sul MINISTERIALISMO ANARCHICO ...)  Dopo la vittoria del franchismo e del fascismo internazionale andò in Francia dove fu rinchiuso in un campo di concentramento, da cui riuscì a evadere grazie all'aiuto di compagni esterni, tra cui Giliana Berneri. Trasferitosi negli Stati Uniti collaborò  con la nota  rivista italo- americana, L'Adunata dei Refrattari, come si deduce, tra l'altro, da una sua lettera a Giovanna  Caleffi Berneri il 12 settembre 1944. (cfr. brano)
Brano da commentare: "  ,,, " Figurati che da quando fummo tagliati fuori da tanti buoni compagni collaboratori quasi tutto il lavoro di redazione è caduto sulle sue ( riferimento a Raffaele Schiavina/Max Sartin) spalle. Per conseguenza aiutarlo come posso è il mio desiderio ed occuparmi della corispondenza è particolarmente una delle mie attività ..." ( lettera di Ernesto Bonomini a Giovanna Caleffi, New York 1944)

Bibliografia : in  Giovanna Caleffi Berneri, Un seme sotto la neve,  Carteggi e scritti. Dall’antifascismo in esilio alla sinistra eretica del dopoguerra ( 1937-1962) a cura di Carlo De Maria, e nota conclusiva di Goffredo Fofi , Biblioteca Panizzi, Archivio famiglia Berneri. Aurelio  Chessa, 2010 p. 69

 Non tornò in Italia neanche dopo la fine della seconda guerra mondiale, pur restando in  contatto epistolare con Giovanna Caleffi Berneri al fine, tra l'altro, di chiedere accoglienza nella rivista da lei diretta, Volontà di un articolo anticastrista scritto da un profugo cubano, ex miliziano nella rivoluzione sociale spagnola, Abelardo Iglesias Saavedra. In questa lettera Bonomini si fece portatore di una visione della questione cubana, per quegli anni, assai impopolare negli ambienti della sinistra italiana , inclusa anche una parte del movimento anarchico. Una tesi, quella sostenuta da Bonominii che oggi, per quanto ne so,  è stata riconosciuta,  unanimamente , tra gli anarchici, come storicamente e politicamente fondata  (cfr. brano)
Brano da commentare: "....  La passione militante, malgrado dispiaceri intimi, non mi ha neppure disertato e una volta di più nella mia lunga vita movimentata mi trovo nella mischia faccia a faccia con gli assassini di Camillo. Ritrovandomi infatti a Mianmi, dopo un'assenza di un paio di anni fra i compagni della California, mi son visto in una posizione privilegiata per prendere subito  contatto con i compagni cubani che in questi ultimi mesi incominciarono ad arrivare per sfuggire la repressione totalitaria scatenatasi contro di loro dal regime castro-comunista.   [...] Sulla situazione cubana esiste generalmente ignoranza e confusione. Bisogna informare e chiarificare. Una volta di più un minuscolo e discreditato partito comunista con l'appoggio onnipotente del governo di Mosca, ha usurpato una rivoluzione popolare che non  aveva fatto e strangolato lo slancio delle masse. L'apparato propagandistico bolscevico ben organizzato e sovvenzionato crea confusione partigiana e falsifica la verità. Dobbiamo, secondo me, reagire il meglio che possiamo e denunciare la truffa della Rivoluzione Cubana, rantolante, invece, sotto la più liberticida, sanguinaria e bestiale repressione totalitaria.  ..."   ( Lettera di Ernesto Bonomini a Giovanna Caleffi , Miami, 7 gennaio 1962)    

Bibliografia : in  Giovanna Caleffi Berneri, Un seme sotto la neve,  Carteggi e scritti. Dall’antifascismo in esilio alla sinistra eretica del dopoguerra ( 1937-1962) a cura di Carlo De Maria, e nota conclusiva di Goffredo Fofi , Biblioteca Panizzi, Archivio famiglia Berneri. Aurelio  Chessa, 2010 p. 302 e 303. e per la risposta di Giovanna Caleffi cfr. pp. 305-307
 
 

PIO TURRONI (1906-1983)   Nato a Cesena da una famiglia operaia politicizzata . Nel 1923 segue in Belgio i suoi fratelli  , che battutisi più volte con i fascisti e  gravemente feriti, ,   avevano dovuto  infine , dopo l’ascesa al potere di Mussolini,  emigrare all’estero.  Trasferitosi, tre anni dopo, a Parigi, partecipò alle manifestazioni di protesta  per Sacco e Vanzetti.   In questo periodo conobbe  BERNARDO CREMONINI , sulla cui attività doppiogiochista,  (cfr. qui, post CAMILLO BERNERI . ESILIO….) e convisse , per circa tre anni,  con la figlia di questi Nara,  il che non impedì  al Cremonini di denunciare all OVRA   informazioni e progetti  sovversivi di Turroni,  tra cui i preparativi per un attentato a Mussolini.  Trasferitosi a  Brest   Turroni dette vita al Gruppo Edizioni Libertarie  e  anche un’ attività artigianale, come ricorda RENE’ LOUCHE (1899-1989 ) (cfr. brano)
Brano da commentare: ”  Dall’instaurazione del fascismo in Italia, numerosi furono quelli che preferiendo l’esilio alla dittatura di Mussolini passarono la frontiera e vennero a stabilirsi in Francia. Io mi ricordo di Pio Turroni e di Nara la sua compagna. Di Mario Gialuca e di Pascal, che un po’ più tardi venne a raggiungerli a Brest . Turroni avviò una impresa artigianale di costruzioni che gli permise di venire in aiuto ai suoi compatrioti, esiliati come lui, e più tardi a dei compagni spagnoli … “ ( René Louche , Libertaires, mes compagnons de Brest …. )
Bibliografia : René Louche , Libertaires, mes compagnons de Brest et d’ailleurs, Preface de Léo Ferré, Edition La Digitale ,  1983, p. 86                                                                       
                                                  
Nel 1936 alla notizia del tentato colpo di stato  dei generali ribelli Pio Turroni partì per la Spagna e si arruolò nella Colonna Ascaso . Drante uno scontro con i franchisti fu ferito  e  curato nell’ ospedale di Barcellona. Tornato al fronte fu ferito una seconda volta.  In convalescenza a Barcellona lavorò in stretto contatto con Camillo Berneri e svolse diversi incarichi come mediatore tra spagnoli  e i volontari italiani.  Nelle giornate di maggio del 1937 partecipò con altri compagni italiani alla difesa della Telefonica  attaccata  da guardie d’assalto e stalinisti . A distanza di anni Turroni  contestò le menzogne di Carlo Vidali , tenute in una trasmissione televisiva sugli eventi spagnoli .  (cfr. brano)
Brano da commentare: “ “ Nell’intervista fatta dal giornalista Marco Cesarini sforza – morto in seguito – al senatore comunista Vittorio Vidali , già combattente nella guerra civile spagnola del 1936-1939, trasmessa sul secondo canale televisivo nella serata di martedì 3 ottobre scorso alle ore 22 , si è potuto ascoltare falsità di ogni genere, evidente bluffismo, dimenticanze interessate […]    Ci accontentiamo di segnalare solo che una prova chiara è quella che dopo che fallirono gli attentati franchisti per conquistare Madrid nel novembre 1936 – ai primi del mese e  dopo all’inizio del 1937, furono in maggio di quell’anno mandate, in funzione antianarchica sul fronte di Aragona la brigata Garibaldi ed altre brigate internazionali e spagnole, per farvi una offensiva che dimostrasse che gli anarchici, le loro formazioni  che dal luglio del 1936 erano inchiodate dai franchisti nelle loro posizioni iniziali erano dei poltroni.- - Vidali ripetè la storiella che di notte i miliziani anarchici sguarnivano il fronte per andare a dormire con le loro donne , cosa assolutamente falsa, ridicola (Randolfo Pacciardi nel suo libro sul Battaglione Garibaldi si accontenta di scrivere che gli anarchici abbandonavano il fronte per l’ora del mezzogiorno e andare a mangiare). Di fronte a due affermazioni del genere anche il meno sprovveduto, se non altro, si potrebbe e dovrebbe  domandare cosa ci facevano in faccia  a quei “vuoti” le truppe franchiste, che pur favorite da tutto il mondo reazionario, finirono per vincere la guerra dopo circa tre anni. […]  L’attacco, l’offensiva della Garibaldi e altre brigate internazionali e spagnole mirava allo sfondamento e sfaldamento del fronte Aragonese nel settore di Huesca e a provare, ripeto, che gli anarchici erano dei disorganizzati, inetti, incapaci d’ardire. Incominciò il 12 giugno e fu disastrosa per il formidabile sbarramento e fuoco franchista a causa di che la brigata Garibaldi e le altre impegnate non fecero un solo passo in avanti ; e dovettero retrocedere con gravi perdite dopo reiterati inutili attacchi. […] La speculazione politica contro i miliziani e le formazioni anarchiche, architettate dalle gerarchie staliniste ormai imperanti su tutta la Spagna  repubblicana terminava così in un disastroso bagno di sangue . [ …” ] Del resto nessuno di noi ha dimenticato che nel 1936 e negli anni che seguirono fino allo scoppio della guerra mondiale eravamo in pieno parossismo e follia stalinista e che Stalin non avrebbe mai tollerato che in Europa e nel mondo si fosse creato un nuovo mito rivoluzionario. Quindi non ci ha sorpreso sentire Vidali addirittura scandalizzato che allo slogan dei comunisti “vincere la guerra” gli anarchici rispondessero con quello  di “guerra e rivoluzione”. ( Intervista  a Pio Turroni in A Rivista Anarchica n. 69 ottobre 1978)
Bibliografia : Pio Turroni , Quando il boia commemora le sue vittime  in A Rivista Anarchica n. 69 ottobre 1978 
Dopo l’ascesa al potere di Franco, Turroni , come tanti altri antifranchisti, emigrò in Francia , dove, dopo alcuni mesi di prigione con l’accusa di “spionaggio” e di agire contro la sicurezza dello Stato,  fu rinchiuso nel campo di concentramento  di Remoulins.  Dopo alcuni tentativi falliti ,  riuscì finalmente , nel 1941, a  evadere   e imbarcarsi  , passando attraverso il Marocco,  per il  Messico., dove  visse per circa due anni.                                                                                
CESARE ZACCARIA, GIOVANNA CALEFFI , PIO TURRONI
 NEL 1943 tornò in Italia e contribuì
, nell' Italia del sud, insieme, a  GIOVANNA BERNERI e CESARE ZACCARIA   (cfr. post GIOVANNA BERNERI) alla diffusione delle idee anarchiche. tramite volantini, manifesti, giornali , tra cui Rivoluzione Libertaria  e più tardi Volontà, poi trasformata in rivista.   E all’inizio degli anni  50 fu uno dei fondatori del gruppo editoriale dell ‘ Antistato.   (cfr. brano)
Brano da commentare : “ Il gruppo editore che per classificarsi si è intitolato all’ Antistato, si è costituito per spontanea iniziativa di compagni che hanno sentita la necessità di una specifica difesa di quei principi fondamentali sui quali riposa e si definisce  tutta la costruzione ideologica dell’anarchismo., e lo rendono a sé stante e bastante, senza  bisogno di prendere  a baliatico movimenti spuri e farsi da questi rimorchiare.  Un anarchismo senza pencolamenti verso l’incanto del numero e senza ritorni accomodanti su posizioni già  da tempo abbandonate perché inquinate da risucchi autoritari veicolati dal marxismo ….”

Nel 1965  Pio Turroni fu uno dei protagonisti della scissione dalla  Federazione anarchica italiana  (FAI)  ritenendo che essa, dopo  il Congresso di Carrara di quell’anno  ,  avesse adottato una struttura troppo centralizzata e pertanto si dette vita a un’altra associazione  chiamata  “ Gruppo di Iniziativa Anarchica”  (GIA) con un suo proprio giornale “ L’Internazionale”. Turroni . Nel 1982  un anno prima di morire Turroni affidò la gestione dell’  “Antistato” al  “ Gruppo Giovanile Libertario “ milanese.

 
UMBERTO MARZOCCHI

Mi sembra infine importante ricordare, attraverso  la testimonianza di UMBERTO MARZOCCHI (cfr. post:  (2) UNIONE SINDACALE ITALIANA....... ) gli  effetti della introduzione della militarizzazione  "da caserma" accettata dalla corrente "gubernamentalista" della CNT, sui volontari anarchici italiani . (cfr. brano) 
Brano da commentare: “… Noi ci eravamo recati in Spagna con dei propositi ben chiari, e anche se antifascisti intendevamo rimanervi quali rivoluzionari e anarchici. Nessun raggiro e nessuna prepotenza ci avrebbe obbligati ad essere i soldati di un governo, e tanto meno di quel governo che si era lasciato prendere la mano per un lato dai borghesi dei ceti medi: funzionari, professionisti, commercianti, piccoli proprietari, attirati dal Partito  Comunista con la formula del Fronte Popolare allargato, e per l’altro lato dai bolscevichi che esercitavano sul governo una pressione indecente con il ricatto delle armi russe. […] se non si otteneva dal comando l’autorizzazione di riorganizzare la Colonna in corpo franco   , indipendente politicamente ed in condizione di agire con ampia libertà di movimento, da  utilizzarsi in colpi di mano e in operazioni marginali, che avrebbero  permesso di mantenere il carattere combattente e rivoluzionario al tempo stesso, meglio valeva che ognuno di noi riprendesse la sua libertà, rendendosi utile in qualche collettività anarchica o dove meglio credesse. "
 Come è noto, tale proposta  dei volontari italiani di dare vita ad azioni di guerriglia  , che in qualche modo richiama quanto durante la resistenza antinazi-fascista  sarà poi messo in atto dai partigiani non fu accettata  e  iniziò , tra loro, una  certa  volontaria e talvolta involontaria dispersione . [….] Molti furono gli anarchici che rimasero in Spagna fino alla fine delle ostilità, fino alla disfatta e all’esodo immane. Molti furono anche  gli anarchici italiani incarcerati, trattenuti in prigione senza conoscere il motivo della loro detenzione; molti quelli che s’incorporarono nelle formazioni anarchiche spagnole e subirono di queste le sorti; molti quelli che rimasero nelle collettività agricole e industriali fino al loro violento scioglimento ….” ( Umberto Marzocchi,  Una parentesi rivoluzionaria degli…)
Bibliografia:  Umberto Marzocchi,  Ricordando  Camillo Berneri e gli avvenimenti della rivoluzione spagnola del 1936-1937. Una parentesi rivoluzionaria degli anarchici italiani in Spagna.  in Camillo Berneri nel cinquantesimo della morte Ed. Archivio Famiglia Berneri, Pistoia,  1986,  p. 75, 76, 79-80
 



 
 
 








NOTA. GUARDARE DOPO QUESTO POST  " ANARCHICI ITALIANI VOLONTARI IN SPAGNA (2)



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